giovedì 27 ottobre 2016

LUI

Sollevò il capo per osservare il corpo di lei disteso sul letto.
La luce bianca che filtrava dalle persiane illuminava la pelle nuda, la pancia distesa, i seni abbandonati scompostamente verso l’esterno, il ciuffo di peli sul pube folto e scuro, circondato da una ricrescita sempre più antiestetica.
I pensieri vagavano lontano da quella stanza, da quel corpo e dai suoi difetti che solo in parte la penombra riusciva a nascondere. 
Non aveva molta voglia di scopare, ma sembrava brutto non farlo, sua moglie sembrava aspettarsi questo.
Le accarezzò la pancia morbida intorno all’ombelico, scendendo poi tra le gambe per cercare la sua apertura. 
Sembrava discretamente umida e calda, ed un dito entrò abbastanza agevolmente.
Ripensò a quella volta che andarono a cena per  festeggiare uno dei primi anniversari:  tutti e due leggermente ubriachi, lei che gli faceva vedere un seno scostando l vestitino nero dall’altra parte del tavolo, ridendo fino alle lacrime. Poi la sosta precipitosa in un parcheggio isolato e  tranquillo, dove la scopò precipitosamente nel culo raggiungendo l’orgasmo insieme a lei, affondando il più possibile nelle sue viscere.

Prese a scoparla sull’onda di quel pensiero, sborrandole con soddisfazione sulla pancia dopo qualche minuto di ritmo costante.

Troppa poca libertà di movimento, troppo poco spazio per coltivare la sintonia e far sbocciare le fantasie represse.
Il sesso coniugale era diventato per lui un mondo alieno, quasi estraneo.

Più facile prendersi un paio di ore libere e raggiungere Chiara nel suo negozio “da estetista”.
Un massaggio, un bella scopata, sborrarle sulle tette mentre si impalava da solo sullo strap-on che lei indossava.
Nessuna complicazione… a parte i duecento euro che doveva lasciarle, un po’ troppi per ripetere la cosa più di una volta ogni due o tre mesi.

Poi era arrivata lei, Ale, con la metà degli anni di sua moglie e un corpo da atleta.
Poche tette vero, ma gambe lunghe, un culetto di marmo che si poteva quasi afferrare con una mano e una figa pulita e succosa, esaltata da un piercing sul clitoride fatto apposta per essere stuzzicato con la lingua

Ma soprattutto, con la sua completa e illimitata pazzia.

Il mese scorso erano riusciti a vedersi per un aperitivo in centro. 
Bel locale, aria estiva che inebriava, musica alta il punto giusto per isolare dagli altri ma non soffocare i discorsi.
Doveva presentargli la sua “amica del cuore”, una ragazza piacevole di poco più di vent’anni, con un corpo leggermente più morbido e una spruzzata di lentiggini sul naso che facevano venire subito voglia di baciarla.
Tutto sommato era stato tutto poco impegnativo con loro: un paio di bottiglie di Traminer, un giro sotto i portici e un paio di acquisti in un negozio alla moda, dove tutto è molto grigio, le commesse molto  fighe e la musica sovrasta ogni cosa.
Poco più di cento euro in totale, con il risultato di vedere due corpi perfetti avvinghiati sui sedili posteriori della sua macchina, incastrata tra molte altre in un angolo buio del parcheggio sotterraneo.
Ad Ale piaceva la figa, forse quanto a lui. Le loro lingue facevano a gara per far godere Lentiggini, e l’effetto combinato non tardò a dare ottimi risultati.

-Da brava, ora sdebitati.

Lui la fece accovacciare a quattro zampe tra le gambe di Ale, facendole sporgere per bene il culo verso l’alto. La figa era ricoperta da un morbido strato di pelo castano che scendeva fino all’inguine. L’accarezzò con il palmo della mano per poi far scivolare dentro il dito medio, rigirandolo da una parte all’altra lentamente.
Lentiggini soffocò un gemito contro la figa perfettamente glabra dell’amica, prendendo a leccare con gusto mentre lui la penetrava agevolmente da dietro.

Com’era stretta e calda… e giovane.

Nonostante l’ambiente stretto e scomodo, il loro incastro era perfetto. Lentiggini alzò il capo verso l’amica mentre l’orgasmo la scuoteva dal di dentro, e Ale si protese con fare famelico verso il cazzo lucido sfuggito agli spasmi della ragazza.

-Vienimi in bocca!

Lo ingoiò afferrandolo per le palle, e facendo passare la pallina d’acciaio del piercing che aveva sulla lingua lungo il frenulo, fino a prosciugare l’ultima traccia di sperma disponibile.
Lui si accasciò sul sedile, con la testa frastornata dall’intensità del piacere provato.

-Così mi uccidi, sei pazza?

La ragazza rise soddisfatta baciando con la lingua sporca di sperma prima lui poi l’amica.

-Come faccio ora a tornare lassù? 

Pensò lui con un sospiro, mentre cercava di recuperare i jeans scomparsi sotto il sedile anteriore e le ragazze finivano di girare una perfetta canna di maria

mercoledì 26 ottobre 2016

LEI

Inarcò il collo per osservare il proprio corpo disteso sul letto.
La luce bianca che filtrava dalle persiane illuminava la pelle nuda, la pancia distesa, i seni abbandonati verso l’esterno, il ciuffo di peli sul pube folto e scuro, circondato da una ricrescita sempre più fastidiosa.
I pensieri vagavano tra la giornata appena conclusa e le incombenze della successiva. Solo quando la mano di suo marito prese ad accarezzare con giusta delicatezza la zona dell’ombelico, un sussulto di caldo piacere cominciò a scioglierle il basso ventre, gonfiando appena ed inumidendole la figa.
Lui le prese tra le labbra un capezzolo, scendendo con il palmo tra le sue gambe. Represse una smorfia di fastidio quando il dito indelicato le scostò troppo bruscamente le grandi labbra, rimestando velocemente prima di entrare completamente dentro.
Si immedesimò in ricordi di passati e soddisfacenti amplessi con lui, del cazzo del suo uomo gonfio e paonazzo dopo averlo succhiato e leccato per lunghi minuti prima di farselo scivolare dentro in modo che le massaggiasse con efficacia il punto più sensibile.
Ma l’erezione che sentì farsi strada a fatica quella sera non era di certo al massimo della sua forma, e le spinte decise riuscivano a stimolarla ben poco.
Assecondò i suoi movimenti come meglio poteva, accarezzandogli con affetto la schiena e i glutei che si tendevano ad ogni colpo.
Poco prima che lui venisse, cominciò a sentirlo piacevolmente duro dentro di lei, ma non ebbe tempo di godere di quella sensazione che lui si ritrasse per sborrarle copiosamente sulla pancia.

Poverino, era da un po’ che non si svuotava le palle.

Era un bravo marito, e a volte era anche piacevole come amante, ma dopo essersi abituata a Ricky non riusciva proprio più ad accontentarsi.
Specialmente dopo aver scopato con lui solo pochi giorni prima.

Era convinta di aver superato la cosa, di essersi immedesimata in modo completo nel ruolo di moglie e madre appagata. Poi quel messaggio:

-Passo per lavoro proprio dalle tue parti? Un caffé?

La prima volta era stato solo un piacevole caffè.
La seconda volta aveva ceduto nell’arco di dieci minuti.

-Mi manca tanto il tuo odore, il tuo sapore…

Le si sciolsero le gambe al suono della voce di lui, alla vista della sua bella bocca carnosa. Afferrò la sua lingua con la propria, aprendo le gambe alla sua mano che frugava sotto la gonna e tra le mutande.
Il suo respiro era affannoso, incontrollato.

-Ti sono mancato? Ti è mancato il mio cazzo?

Le denudò con forza un seno, strizzandole con violenza il capezzolo.
Con l’altra mano si sbottonò in fretta i pantaloni, tirando fuori un cazzo grosso e di marmo, solcato da vene gonfie e marcate.

-Si mi sei mancato… mi è mancato.

Lo afferrò con delicatezza, godendosi la vista della sua mano piccola che a stento riusciva a gestire quell’arnese.
Lo masturbò lentamente mentre lui si distendeva sul divano. Osservò la pelle scura scoprire la cappella, le palle ondeggiare ad ogni movimento.

-Forza, succhia.

Le prese la testa e le fece ingoiare il cazzo in un solo colpo, soffocandola.

Era annebbiata dal piacere, dalle sensazioni forti che le sconvolgevano la mente: la mancanza di aria, i conati di vomito a stento ricacciati, le lacrime che colavano sulle guance, le dita che la penetravano inzuppandosi dei suoi umori.

-Dio che bocca! 

Lui si strinse il cazzo alla base per godere al meglio, lasciandole alla fine il controllo dei movimenti -

-Vieni qui che ti voglio scopare.

La rigirò sul divano, portandole le ginocchia all’altezza della testa per inchiodarla senza possibilità di movimento con la figa esposta al suo piacere.
Indirizzo appena la cappella, per poi sorreggersi sulle braccia lasciando che fosse il suo peso a far entrare il cazzo dentro.
Lei sentì quel coso dischiuderla e dilatarla con forza, e mordendosi un labbro soffocò un urlo di dolore mentre la sua carne molle si adattava alla rigidità imponente di lui.

-Piano piano piano, ti prego, piano!

Il dolore divenne tutt’uno con il piacere, se possibile esaltandone le diverse sfumature.
Inarcò la schiena grugnendo oscenamente, mentre lui  le gonfiava il ventre riempiendola completamente.
Rialzò la testa per godere dello spettacolo, delle labbra tese e del clitoride esposto e arrossato.
Una densa schiuma bianca contornava quel grosso cazzo quando cominciò con la prima fuoriuscita, per poi colare lentamente  fino a formare una macchia scura sul tessuto chiaro del divano.

Il piacere era una cosa unica, localizzato solo con il suo essere.

Urlò trai denti quando il primo orgasmo la raggiunse, seguito da altri due in rapida successione mentre lui la rigirava in ogni modo per riuscire ad affondare meglio che poteva il cazzo dentro di lei.

-Ti fa godere così tuo marito? Ti fa sentire così piena? O il suo cazzo neanche lo senti eh? Vero?

Sentire quelle parole la faceva sprofondare ancora di più in turbine di eccitazione velata di senso di colpa.
Si sentiva oscena, si sentiva un tutt’uno con la parte oscura di sé che l’aveva sempre spaventata.

Si sentiva completa.

-Non mi venire dentro, sono a rischio!

Troppo tardi. 
Sentì il cazzo gonfiarsi ancora di più e, dopo un attimo di rigida immobilità, i fiotti caldi che le raggiungevano la cervice.
Un ultimo orgasmo travolgente la fece urlare di gioia