Sollevò il capo per osservare il corpo di lei disteso sul letto.
La luce bianca che filtrava dalle persiane illuminava la pelle nuda, la pancia distesa, i seni abbandonati scompostamente verso l’esterno, il ciuffo di peli sul pube folto e scuro, circondato da una ricrescita sempre più antiestetica.
I pensieri vagavano lontano da quella stanza, da quel corpo e dai suoi difetti che solo in parte la penombra riusciva a nascondere.
Non aveva molta voglia di scopare, ma sembrava brutto non farlo, sua moglie sembrava aspettarsi questo.
Le accarezzò la pancia morbida intorno all’ombelico, scendendo poi tra le gambe per cercare la sua apertura.
Sembrava discretamente umida e calda, ed un dito entrò abbastanza agevolmente.
Ripensò a quella volta che andarono a cena per festeggiare uno dei primi anniversari: tutti e due leggermente ubriachi, lei che gli faceva vedere un seno scostando l vestitino nero dall’altra parte del tavolo, ridendo fino alle lacrime. Poi la sosta precipitosa in un parcheggio isolato e tranquillo, dove la scopò precipitosamente nel culo raggiungendo l’orgasmo insieme a lei, affondando il più possibile nelle sue viscere.
Prese a scoparla sull’onda di quel pensiero, sborrandole con soddisfazione sulla pancia dopo qualche minuto di ritmo costante.
Troppa poca libertà di movimento, troppo poco spazio per coltivare la sintonia e far sbocciare le fantasie represse.
Il sesso coniugale era diventato per lui un mondo alieno, quasi estraneo.
Più facile prendersi un paio di ore libere e raggiungere Chiara nel suo negozio “da estetista”.
Un massaggio, un bella scopata, sborrarle sulle tette mentre si impalava da solo sullo strap-on che lei indossava.
Nessuna complicazione… a parte i duecento euro che doveva lasciarle, un po’ troppi per ripetere la cosa più di una volta ogni due o tre mesi.
Poi era arrivata lei, Ale, con la metà degli anni di sua moglie e un corpo da atleta.
Poche tette vero, ma gambe lunghe, un culetto di marmo che si poteva quasi afferrare con una mano e una figa pulita e succosa, esaltata da un piercing sul clitoride fatto apposta per essere stuzzicato con la lingua
Ma soprattutto, con la sua completa e illimitata pazzia.
Il mese scorso erano riusciti a vedersi per un aperitivo in centro.
Bel locale, aria estiva che inebriava, musica alta il punto giusto per isolare dagli altri ma non soffocare i discorsi.
Doveva presentargli la sua “amica del cuore”, una ragazza piacevole di poco più di vent’anni, con un corpo leggermente più morbido e una spruzzata di lentiggini sul naso che facevano venire subito voglia di baciarla.
Tutto sommato era stato tutto poco impegnativo con loro: un paio di bottiglie di Traminer, un giro sotto i portici e un paio di acquisti in un negozio alla moda, dove tutto è molto grigio, le commesse molto fighe e la musica sovrasta ogni cosa.
Poco più di cento euro in totale, con il risultato di vedere due corpi perfetti avvinghiati sui sedili posteriori della sua macchina, incastrata tra molte altre in un angolo buio del parcheggio sotterraneo.
Ad Ale piaceva la figa, forse quanto a lui. Le loro lingue facevano a gara per far godere Lentiggini, e l’effetto combinato non tardò a dare ottimi risultati.
-Da brava, ora sdebitati.
Lui la fece accovacciare a quattro zampe tra le gambe di Ale, facendole sporgere per bene il culo verso l’alto. La figa era ricoperta da un morbido strato di pelo castano che scendeva fino all’inguine. L’accarezzò con il palmo della mano per poi far scivolare dentro il dito medio, rigirandolo da una parte all’altra lentamente.
Lentiggini soffocò un gemito contro la figa perfettamente glabra dell’amica, prendendo a leccare con gusto mentre lui la penetrava agevolmente da dietro.
Com’era stretta e calda… e giovane.
Nonostante l’ambiente stretto e scomodo, il loro incastro era perfetto. Lentiggini alzò il capo verso l’amica mentre l’orgasmo la scuoteva dal di dentro, e Ale si protese con fare famelico verso il cazzo lucido sfuggito agli spasmi della ragazza.
-Vienimi in bocca!
Lo ingoiò afferrandolo per le palle, e facendo passare la pallina d’acciaio del piercing che aveva sulla lingua lungo il frenulo, fino a prosciugare l’ultima traccia di sperma disponibile.
Lui si accasciò sul sedile, con la testa frastornata dall’intensità del piacere provato.
-Così mi uccidi, sei pazza?
La ragazza rise soddisfatta baciando con la lingua sporca di sperma prima lui poi l’amica.
-Come faccio ora a tornare lassù?
Pensò lui con un sospiro, mentre cercava di recuperare i jeans scomparsi sotto il sedile anteriore e le ragazze finivano di girare una perfetta canna di maria