Le poche luci riescono a stento a tenere fuori il buio della sera.
Qualche monitor abbandonato, i corridoi al di là dei vetri, la mia
lampada da scrivania schermata di verde.
La musica e la penombra mi isolano sempre di più, lasciandomi vagare
tra i miei pensieri.
Sono comodo, rilassato, eccitato.
Scorro filmati porno, immagini di nudo. Vago in rete in cerca di
racconti erotici, di spaccati di vita altrui, di buchi della serratura dietro i
quali nascondermi crogiolandomi nel mio desiderio.
Alzo gli occhi e la vedo entrare con il necessario delle pulizie.
Sfortunatamente insieme al suo collega.
Sul mio monitor scorrono immagini di cazzi enormi che penetrano a
fatica giovani donne dai visi distorti di piacere.
Lei è dal lato opposto non può vedere, a meno che non indovini qualcosa
dal riflesso sulle vetrate alle mie spalle.
Dovrei forse interrompere?
No, mi piace il rischio.
Cos’accadrebbe se vedesse cosa sto facendo?
Rimarrebbe schifata e scandalizzata? Oppure un brivido di eccitazione
contagerebbe anche lei?
Tengo sotto controllo il suo sguardo, ma questo è sempre abbassato
sulle superfici da pulire.
Oggi è un giorno particolare, sono venuto al lavoro in tuta, e il fatto
di avere un indumento così leggero e informale, veloce da togliere, amplifica i
miei pensieri osceni.
Mi accarezzo piano sotto la scrivania, godendo della sensazione del mio
cazzo che si indurisce pur costretto negli slip stretti.
Lei è ormai alla scrivania accanto la mia, quindi chiudo la finestra dove la
ragazza di turno ha ormai estratto abilmente le ultime gocce di sperma dal
cazzo che la sovrasta, godendomi lo spettacolo del suo culo generoso avvolto in
un paio di jeans sformati.
E’ trasandata ultimamente, o forse ingrassata. Ha un’aria di sciatteria
e noncuranza mista ad alterigia che mi eccita da morire.
Percepirà il mio sguardo scivolare umido lungo la curva della schiena?
Immagino il calore in mezzo a quelle cosce.
Immagino il pelo riccio e nero come la sua testa, denso e profumato di
odori forti.
Mi alzo lentamente e le passo dietro, dirigendomi con calma verso i
bagni.
Ho voglia di brividi più intensi, ho voglia di rimescolare le sensazioni
sterili che invadono l’aria stanca della sera.
In bagno mi tolgo in fretta pantaloni e mutande, rimirando il mio cazzo
semi eretto libero nell’aria fredda del locale.
Mi accarezzo ancora un attimo, immaginando lei inginocchiata sulle
mattonelle sudicie in attesa di farmi
sentire la sua lingua.
Rimetto solo i pantaloni, e con le mutande in tasca ritorno al mio
posto.
Il cazzo preme sulla stoffa leggera, delineando perfettamente la sua
forma: il bordo della cappella, la vena prominente.
Gli sguardi dei due comunque rimangono lontani, soprattutto di lei,
sempre ligia e concentrata sul suo lavoro.
Mi risiedo e continuo a fantasticare, accompagnando i miei sogni ad
occhi aperti con un deciso massaggio del dito indice sulla cappella sempre più
gonfia.
La premo, la stringo, trastullandomi dell’effetto quasi doloroso della
stoffa e godendo del mio essere depravato e inopportuno.
Ma intanto lei è passata al alto opposto del locale, ormai quasi
completamente nascosta ai miei occhi...
Tanto vale tornarsene a casa.