lunedì 29 settembre 2014
martedì 23 settembre 2014
mercoledì 10 settembre 2014
La vita è Dark
Passo dietro il bancone e cerco nel frigo la bottigia di Campari, la base amara, che dà il giusto corpo al tutto.
Due dita di liquido rosso, due dite di Cinzano sempre rosso...
Questo si che è un vero Americano, non il solito fatto con il Martini che ti rifilano tutti.
Acqua tonica poca, appena uno spruzzo, per mitigare l'intensità degli alcolici, e il tocco finale dell'arancia che non può mancare.
Ho sempre preferito questo cocktail rispetto al più classico Negroni, perché il gin proprio non mi convince, mi sa di adolescenti in discoteca, o di ubriaconi da quattro soldi...
Schemi mentali stupidi, di certo.
Mi assaporo il mio aperitivo e mi gusto il veloce stordimento che mi procura...
Oggi ne ho bisogno, oggi potrebbe essere il primo giorno della mia prossima vita.
Questo aperitivo, e un saluto sul blog da parte di una vecchia conoscenza, mi riporta alla miente il mio caro vecchio amico Tazio .
Un blog importantissimo in questi anni, che mi ha aperto dei mondi.
Lo confesso pubblicamente, ritengo tuttora che molto sia inventato, che sia un personaggio di fantasia ben costruito, però lo amavo.
Leggendolo rivedevo un mio possibile futuro...
La sua storia è quella di un erotomane poco più che quarantenne, sconvolto dall'abbandono di Valentina, sua moglie, e perso in un vortice autodistruttivo di sesso e droga. Da questo prima si risolleva alla grande, dimsotrando doti invidiabili, poi dopo innumerevoli alti e bassi, piomba in uno stato di depressione e di smarrimento, interrompendo il racconto.
Per carità, io certi limiti, certe prestazioni e certe... dimensioni! non riuscirò mai a raggiungerle. Però leggendolo mi ponevo degli interrogativi, mi chiedevo cosa avrei fatto, mi chiedevo quanto in basso la vita puo' gettarti... o quanto puoi gettarti tu stesso con le tue mani.
Lo spettro del Viaggiatoretazializzato non è ancora scacciato, forse è dietro l'angolo.
Io per adesso non lo voglio scacciare, non lo voglio demonizzare e disconoscere.
Un po' di Tazio vive in me, e io lo amo profondamente.
Amico ti voglio bene, ritorna.
Due dita di liquido rosso, due dite di Cinzano sempre rosso...
Questo si che è un vero Americano, non il solito fatto con il Martini che ti rifilano tutti.
Acqua tonica poca, appena uno spruzzo, per mitigare l'intensità degli alcolici, e il tocco finale dell'arancia che non può mancare.
Ho sempre preferito questo cocktail rispetto al più classico Negroni, perché il gin proprio non mi convince, mi sa di adolescenti in discoteca, o di ubriaconi da quattro soldi...
Schemi mentali stupidi, di certo.
Mi assaporo il mio aperitivo e mi gusto il veloce stordimento che mi procura...
Oggi ne ho bisogno, oggi potrebbe essere il primo giorno della mia prossima vita.
Questo aperitivo, e un saluto sul blog da parte di una vecchia conoscenza, mi riporta alla miente il mio caro vecchio amico Tazio .
Un blog importantissimo in questi anni, che mi ha aperto dei mondi.
Lo confesso pubblicamente, ritengo tuttora che molto sia inventato, che sia un personaggio di fantasia ben costruito, però lo amavo.
Leggendolo rivedevo un mio possibile futuro...
La sua storia è quella di un erotomane poco più che quarantenne, sconvolto dall'abbandono di Valentina, sua moglie, e perso in un vortice autodistruttivo di sesso e droga. Da questo prima si risolleva alla grande, dimsotrando doti invidiabili, poi dopo innumerevoli alti e bassi, piomba in uno stato di depressione e di smarrimento, interrompendo il racconto.
Per carità, io certi limiti, certe prestazioni e certe... dimensioni! non riuscirò mai a raggiungerle. Però leggendolo mi ponevo degli interrogativi, mi chiedevo cosa avrei fatto, mi chiedevo quanto in basso la vita puo' gettarti... o quanto puoi gettarti tu stesso con le tue mani.
Lo spettro del Viaggiatoretazializzato non è ancora scacciato, forse è dietro l'angolo.
Io per adesso non lo voglio scacciare, non lo voglio demonizzare e disconoscere.
Un po' di Tazio vive in me, e io lo amo profondamente.
Amico ti voglio bene, ritorna.
martedì 9 settembre 2014
Bonjour Madame
“Cosa ti spinge a cercare donne mature?”
Attraverso le nebbie di un avvio di giornata difficoltoso, ripenso a
questa frase buttatami lì tempo fa.
Innanzitutto è fuori luogo: io non incasello e non mi pongo limiti di
età a priori, se una donna è bella lo è a 50 anni come lo è a 20.
Però riconosco che le donne mature (intorno ai 45 diciamo) mi
affascinano molto.
Lo penso mentre mi godo timido sole rossastro, ancora intrappolato tra
le nuvole sopra le colline lontane, con davanti un cappuccino fumante che spero
mi dia la forza di andare al lavoro.
Quando lei entra nel dehor sembra quasi di sentire il mondo intorno a
noi trattenere il respiro per un istante.
Avrà appunto quarantacinque anni, o giù di lì.
E’ alta, flessuosa, ricoperta da stoffe leggere e fresche, che si
muovono con fare ipnotico ad ogni suo gesto.
La prima cosa che mi colpisce sono i suoi capelli, ciocche ribelli di
diverse tonalità di biondo, dal castano chiaro all’oro, che lasciano scoperto
un collo lungo armonioso, per poi scendere più lunghi sul davanti ad
incorniciare il viso.
Ringrazio i raggi del sole bassi e obliqui, che mi obbligano a
nascondere lo sguardo dietro gli occhiali da sole, e illuminano la sua figura
in modo perfetto.
Mentre accavalla le gambe sotto il tavolino, mi godo la vista della
pelle liscia e uniforma del polpaccio, e soprattutto la caviglia fine e il
collo del piede magro e nervoso.
Ma mi piace soprattutto il suo portamento, i suoi gesti noncuranti ma armoniosi
e affascinanti.
Come si aggiusta la maglia leggera e trasparente tirandola sul petto... come scosta le ciocche ribelli dal viso mentre porta alle labbra la tazza del
caffè...
Chissà come fa l’amore.
Chissà quali piaceri sa donare
quel corpo, quelle mani...
Avrò lo sguardo da ebete depravato???
Meglio alzarsi e andare in ufficio, che qui la giornata si fa lunga.
mercoledì 3 settembre 2014
Chi ha paura del buio?
"Leggero..
Devi imparare ad essere leggero."
Sogno di svegliarmi dal sogno per appuntare su un pezzo di carta queste
parole.
L’ennesimo sogno di questo genere, in cui vengo abbandonato e sento il
mondo crollarmi addosso.
In realtà questo non è ancora il risveglio, e gli ultimi tentacoli di
questa irrealtà mi tengono intrappolato.
Quando alla fine riesco ad aprire gli occhi, faccio fatica a trovare
conforto dal mondo che mi circonda.
Tempo fa ho realizzato che la paura dell’abbandono ha tormentato i miei
primi anni di vita.
Intorno ai cinque anni avevo il
terrore che i miei genitori scappassero via la notte abbandonando me e mio
fratello.
Mi addormentavo con questa paura e mi risvegliavo con l’ansia di non
sentirli muovere per la casa.
Avevo rimosso questa cosa, ma qualche tempo fa, parlando di traumi
infantili, mi è tornata in mente.
Eppure crescendo non sono diventato un mammone, o un ragazzo dipendente
dagli altri e sempre in cerca di protezione. Anzi.
Sono sempre rimasto molto indipendente e solitario…
Che sia stata una forma di autodifesa?
Adesso la paura dell’abbandono ha più preso i connotati di una paura
del rifiuto.
Di essere scartato, di non essere all'altezza cosicché altri vengano
preferiti a me.
E’ un circolo vizio pericolosissimo, lo percepisco nettamente.
La paura di qualcosa è in grado di condurci direttamente dove temiamo.
Eppure il tarlo del malessere, del sospetto e della sfiducia avanza
inesorabile ed è difficile da contrastare anche quando lo si riconosce per
quello che é.
Il potere dei sogni poi è devastante, e quando ti alzi con l’affanno e
il cuore accelerato, ancora dubbioso se quelle che ricordi sia realtà oppure
no, le tue difese sono completamente abbassate e ogni inquietudine può farsi
strada indisturbata.
So come devo essere.
Sono consapevole di dove devo andare e di come governare i miei
pensieri…
Ma in questo momento non ci riesco.
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