È bastato quel lembo di pelle bianca, risplendente nella penombra e
sufficiente a rischiarare la serata.
La tua mano che scopre appena, con fare distratto.
Il richiamo di quella pelle delicata, tesa sulla curva dell’anca e
facile da sfiorare, per trovare la strada che porta sempre più giù.
La sfioro, l’annuso, voglio vedere fin dove arriva.
Tu rimani immobile, non chiudi il libro, ma solo gli occhi.
Per me è un attimo perdermi, prenderti.
Voglio solo dimenticare questa
stoffa pesante, vedere e leccare, lavar via odori e gusti di una giornata faticosa.
Farli miei.
Sei vittima, non combatti, ti lasci affondare nel soffice divano mentre
ti afferro le caviglie fredde, unendole e spingendole verso l’alto.
La tua figa
è chiusa, ma a me piace forzarla con le labbra e la lingua. Dentro è calda e
acquosa, ancora di più quando mischio la mia saliva al tuo piacere. E io di
quel piacere voglio tirarne fuori anche la più piccola briciola, con un dito,
con due, con la lingua che cerca e che trova il clitoride nascosto.
Le dita sguazzano in una densa crema bianca, che cola sulla pelle
liscia e tesa del perineo e circonda l’ano contratto.
Mi piace, mi eccita.
La spalmo intorno al buco usandola per aiutarlo a
rilassarsi e ad aprirsi. Solo un dito, solo un attimo.
Voglio quelle lacrime di gioia e
di piacere che mi bagnano fino al polso...
È la tua figa che voglio, adesso.