venerdì 27 giugno 2014

Seven(bad)days

Settimana di merda...

Esattamente sette giorni fa, un fastidiosissimo mal di gola mi ha reso le giornate impossibili facendomi precipitare l'umore sotto terra.

Oggi ho ancora qualche strascico, e l'umore non è granché.


Lunedì avrei potuto avere un incontro di sesso clandestino, ma rifiuterò. Non è proprio il caso di infilarsi in queste beghe.

Non è proprio il caso in generale, non c'è più margine per il rischio. 
E soprattutto il campo delle conseguenze non è più una mia esclusiva.

Adesso voglio solo concentrarmi sulle vacanze, al mese che mi separa da loro, e cercare di godermele al meglio.
Vacanze naturiste di nuovo, immerso nella sensualità di corpi nudi e nell'eccitazione di prospettive più o meno remote e fantasiose, ma pur sempre stimolanti e coinvolgenti.

Con questo spirito ottimista e propositivo me ne scappo dalla mia Gray-sad-box, e spero che il fine settimana porti una ventata di positività.

giovedì 19 giugno 2014

Quesiti esistenziali

Forse i miei nuovi pantaloncini da corsa sono un po' sconci...




Ma come fanno i superdotati???

martedì 17 giugno 2014

Penetrazioni Premeditate


"Vuoi continuare a guardare il cellulare? Non dovevamo scopare?"

Rimango un attimo a riflettere su quanto potrebbe sembrare patetica e grottesca questa frase, con tutto il contorno di immaginario che potrebbe trarne un’occasionale spettatore.

A completare il quadro però mancano le scaramucce e le provocazioni di tutta la giornata, e quel momento rubato in un angolo nascosto, con le bocche che cercavano di divorarsi l’una con l’altra e le mie mani che le allargavano le natiche da sotto le mutandine, permettendo al mio indice di stuzzicarle l’ano eccitato e di penetrarlo con incredibile facilità.

Che poi a me il sesso pianificato e premeditato piace tantissimo…

Mi piace quando si decide di andare di su a far sesso, o quando per messaggio si concorda una scopata in pausa pranzo.
Mi piace quando con estrema lucidità si sale in camera, oppure si va un attimo in bagno a rinfrescarsi mentre l’altro si sdraia sul letto aspettando pazientemente.

"Dai non perdiamo tempo, abbiamo solo mezzoretta..."

E infatti in poco tempo siamo nudi e avvinghiati, con la voglia dei nostri corpi che ci toglie il fiato e annebbia la mente.
Lo si vede da come ci gettiamo sui nostri sessi, in un avido sessantanove in cui ti sovrasto affondando il viso tra le tue gambe e il cazzo nella tua bocca.
Passo al tuo culo fantastico, penetrandolo con la lingua e tu,  golosa,  ricambi.

Mi stacco e mi giro, cercando la tua lingua per scambiare con lei reciproche impressioni gustative.

Nel frattempo è naturale scivolarti tra le gambe e penetrarti mentre sei così aperta e bagnata, e la mia cappella già comincia a farsi strada. Ma tu mi fermi, mi dice che vuoi ancora gustartelo, e quasi mi fai morire.

Adoro quando hai voglia di cazzo -quando hai voglia del mio cazzo-  adoro vedere quel desiderio e quella lussuria che s’impadronisce di te, lo stesso desiderio di prenderlo e succhiarlo che spesso ho anche io, così come in pratica sempre ho il desiderio irrefrenabile di leccare e di succhiare il tuo corpo e la tua carne.


Mi metto a cavalcioni sul tuo petto, e ti guardo ipnotizzato mentre lecchi avida dalla punta per scendere  poi lungo l’asta e fino a le palle, che ricopri di un abbondante strato di saliva  cercando di prenderle tutte in bocca.
Alla fine ti dedichi con cura al perineo e all’ano,  massaggiando continuamente e con calma il mio cazzo prossimo ad esplodere.

Facile ironizzare sugli uomini che si depilano queste zone e che non ostentano virile e scimmiesca villosità, vero?
Però poi anche a voi piace leccare dove la pelle e liscia e pulita, quando passare la lingua diventa una vera goduria.
Anche a me ogni tanto piace vedere un bel ciuffetto sulla figa, altroché... ma leccarne una completamente depilata è tutto un altro mondo.

E intanto tu ti agiti, ansimi , lecchi e succhi più che puoi. Io mi giro e ti afferro a pieno palmo la figa umida, assaporandone la consistenza e il calore. Lentamente infilo due dita, muovendole e rigirandole per farti contorcete ancora di più.


Alla fine non resisto (no resistiamo?) più ,  devo scoparti, fino a quando finalmente sento distintamente il tuo orgasmo stringermi ritmicamente il cazzo. Allora mi lascio andare insieme a te, e la tensione elettrica che tutto il giorno ci unisce e crea scintille finalmente si dissolve.

lunedì 16 giugno 2014

Estate e Follia

Casa...marito...figli...
Quel mondo di progetti e di responsabilità era lontano ed effimero. Ne avvertivo appena la presenza, indistinta e offuscata come la costa all’imbrunire vista da un veliero in navigazione verso l’orizzonte.

L’unica cosa di cui mi importava, era quel grosso cazzo che mi riempiva e mi toglieva il fiato.


Mi piacevano quelle nuove sensazioni, mi facevano sentire viva come non mai.
Non è tanto la mancanza di qualcosa nella propria vita, ma un’aggiunta che rende il tutto più splendente ed intenso.
Il nuovo ambiente di lavoro, i colleghi con cui stringere amicizie che poco a poco si trasformano in più o meno velati flirt...
Mi sentivo apprezzata, vedevo i sorrisi e gli sguardi di soppiatto (ma spesso neanche tanto!) e tutto questo mi rendeva ancora più desiderosa di compiacere: ogni mattina curavo il mio aspetto con particolare attenzione, e quando arrivavo in ufficio cercavo di avere una parola gentile ed un sorriso per tutti.

Le pause caffè con Andrea, diretto seppur galante, con i suoi apprezzamenti lusinghieri e le non troppo celate proposte di incontri più approfonditi; le consulenze lavorative di Roberto, attento e paziente di fronte ad ogni mio dubbio... ma soprattutto le pause sigaretta con Giorgio, estroverso e spiritoso.
Giorgio mi ha colpita da subito, accogliendomi con calore quasi fossimo amici da tempo. Non era proprio il mio tipo dal punto di vista fisico, con quella testa rasata, la barbetta incolta e il fisico massiccio. Però il suo carattere coinvolgente ti conquistava subito, e poi... il gonfiore che risaltava dai jeans attillati che era solito vestire, devo ammettere che era quasi ipnotico.
Mi chiedevo se fosse tutta “sostanza”, o magari se ci fosse il trucco... in ogni caso il pensiero si è poco a poco insinuato nella mia testa.

E’ sull’onda di questo entusiasmo  che, dopo varie peripezie,  sono riuscita ad organizzare con loro e con altri nostri colleghi una serata aperitivo sul fiume.
Il caldo dell’estate era ormai alle porte, e la temperatura mite e l’atmosfera quasi di vacanza richiamava voglia di spensieratezza e anche un po’ di trasgressione.
Gli uomini facevano a gara per mostrarsi galanti, offrendo giri di chupito uno dietro l’altro. E a noi donne andava più che bene!
Soprattutto Laura sembrava gradire quell’atmosfera e quelle attenzioni, lei, la “vamp” dell’ufficio, si trovava a perfetto agio al centro dell’attenzione. Come al solito era vestita in modo provocante, con un vestitino a fiori nero che svolazzava intorno alle sue gambe abbronzate e conteneva a stento la sua quinta di reggiseno.
Lei non è di certo una bellezza, e si vede che i 40 li ha già superati da qualche tempo, ma il trucco pesante, i lunghi e vaporosi capelli corvini e il corpo ostentato attirano gli uomini come il miele... e poi con lei mi diverto, e mi aiuta a lasciarmi andare assecondandola nel fare le sciocche.
Anch’io avevo optato per la gonna, ma quella corta di jeans con sopra una canottierina blu semplice e ai piedi sandali alti e aperti.

La sera procedeva bene, e il livello alcolico cresceva. Ad un certo punto mi sono ritrovata a ballare in mezzo al dehor trasformato in pista insieme a Laura, con gli altri intorno a noi che seguivano a tempo. Per un attimo mi sono imbarazzata di essere al centro dell’attenzione con un pubblico che mi osservava, così, d’istinto, ho preso per mano Andrea e l’ho attirato verso di me cominciando a ballare con lui.

Mi girava un po’ la testa, lo ammetto, vedevo tutto intorno a me come attraverso un velo ondeggiante.
Sentivo il calore del corpo di Andrea che mi ballava di fronte, con lo sguardo fisso sul solco dei miei seni stretti nel reggiseno.
Avrei voluto liberarli, sentirmi libera e in pace con me stessa e con il mio corpo.

Laura nel frattempo ballava in mezzo a un altro nostro collega e a Giorgio. Che porca, ad ogni movimento le sue enormi tette rischiavano si saltare fuori in tutto il loro splendore, e gli uomini intorno a lei non sembravano aspettare altro.
Si muoveva in modo esageratamente sensuale, abbracciando prima uno, poi l’altro, rigirandosi e sfiorando i loro pacchi con il sedere abbondante.

Vedendo lo sguardo d’intesa di Giorgio con l’altro ragazzo, una fitta di gelosia mi ha riscosso dal torpore.
Ero di certo meglio io di Laura ... e non solo per i dieci anni di meno!
Con naturalezza mi sono avvicinata a loro, fingendo di voler ballare e scherzare più che altro con Laura, invece mi sono messa di mezzo a lei e Giorgio, riuscendo poco a poco a voltarmi verso di lui e ad attirare la sua attenzione.
Non mi è costata nessuna fatica, appena mi ha avuto nel suo raggio d’azione, si è attaccato a me con una calamita.
Ridevamo e ballavamo, e l’euforia del momento unita all’alcol mi trasportava fuori dalla realtà.

Ad un certo punto la stanchezza ed il giramento di testa sono diventati eccessivi, avevo bisogno di riposarmi e prendere fiato.
Barcollando mi sono allontanata verso il fresco del fiume, e Giorgio, vedendomi andar via, mi si è avvicinato dicendo che se non mi controllava sarei potuta cadere nell’acqua.

In effetti facevo fatica a controllare i movimenti, e lui con naturalezza mi ha afferrata per la vita conducendomi verso una panchina di pietra in una piccola piazzola rivolta verso il fiume ma riparata sugli altri lati da una siepe.
La musica mi ronzava nelle orecchie e il mondo ondeggiava liquido intorno a me, chiudere gli occhi e lasciarmi sostenere da lui era un piacere.
Il braccio che mi cingeva la via era gonfio e muscoloso, lui mi parlava a raffica raccontandomi nonsoché, ma i miei pensieri erano rapiti da una straordinaria consapevolezza delle sensazioni tattili del mio corpo: la stretta intorno alla vita, il calore dei nostri due corpi, il battito accelerato del mio cuore, ma soprattutto un piacevole e diffuso languore che da dietro l’ombelico si diffondeva tra le cosce, serpeggiando poi tra le gambe fino a solleticarmi la zona del perineo, costringendomi a contrarre i muscoli per resistere alle scosse di piccoli brividi di piacere.
Ad un certo punto la mia mano ha cominciato a muoversi da sola, risalendo la sua schiena e tracciando i contorni pronunciati dei muscoli con un tocco leggero e quasi noncurante.
Lui ha continuato a ridere e scherzare, ed io ho risposto sorniona ai suoi sorrisi... probabilmente con le palpebre socchiuse ed espressione non molto lucida!
Mentre superavamo la siepe la mano di lui è scesa dal fianco a cercare la curva del mio sedere. Nessun palpeggiamento o altro, continuava a guidarmi e a sorreggermi, ma la presa era più bassa, e l’interno del suo braccio premeva in diagonale sul mio culo.
Un’ondata di eccitazione per quel segno di confidenza e quasi possesso mi ha fatto sciogliere in un brivido di eccitazione rischiando di farmi cedere le gambe.
Ho chiuso gli occhi appoggiando la testa alla sua spalla con un profondo sospiro di resa...

Avevo fatto un passo oltre un limite ben preciso. Ero in un angolo buio a appartato di un parco con uomo che non era mio marito, eppure la mia figa era fradicia e volevo solo dare soddisfazione al mio corpo senza pensare alle conseguenze.

Ad un certo punto ho alzato la testa, guidata dal soffio caldo del suo alito, e con le mie labbra ho cercato le sue. Lui senza esitare ha colto l’occasione, girandomi e stringendomi contro il suo corpo mentre la sua lingua si faceva strada nella mia bocca con bramosia.

Mi sentivo sciogliere, avevo infranto un muro che per anni avevo eretto con meticolosa determinazione,
andando contro ad istinti e dubbi.
Era come se avessi aperto una breccia in un diga troppo piena, e ora il flusso diventava inarrestabile e travolgente.

Le sue mani mi percorrevano la schiena, scendendo a palparmi con decisione il sedere fino a trovare la pelle nuda delle cosce oltre l’orlo della gonna. Io intanto premevo il bacino contro di lui, cercando di sentire al meglio il rigonfiamento sotto i jeans.
Mugolavo e gemevo mentre la mia lingua si intrecciava con la sua e le sue mani alzavano la gonna per poi cercare di infilarsi oltre la sottile linea del perizoma... mi piaceva, volevo di più, volevo scoprire quel cazzo sconosciuto e sentirlo affondare nella mia figa.

Sei bellissima, mi ecciti da morire... le sue parole sussurrate con voce roca mi procuravano altri brividi di piacere, incoraggiandomi a lasciare andare ogni freno e far mio tutto il godimento possibile che quella situazione mi poteva dare.

Senza dire una parola mi sono seduta sulla panchina, afferrandolo per la cintura ed avvicinandolo a me.
Lui però si è scostato, facendo un passo indietro e guardandomi con sfida. Con attenzione e cautela si è sbottonato i pantaloni, portando alla luce il sottile e teso cotone nero delle mutande.
I contorni del suo cazzo erano ben visibili sotto gli slip, rivelando un bella curva che si allungava alla mia destra.
Mentre passava il palmo aperto su quel rigonfiamento, mi scorrevano davanti agli occhi decine di immagini di me riversa nelle più strane posizioni mentre venivo scopata con foga.

Con delicatezza si è infilato le dita sotto l’elastico, scoprendo poco a poco quella carne morbida e calda.
Non appena liberata, quella grossa asta si è tesa verso di me mostrando tutta la sua bellezza.
Come il suo possessore, quel cazzo era tozzo e largo, con grosse vene pronunciate che ne percorrevano la lunghezza. L’ho stretto alla base con la mano, senza che il pollice riuscisse a toccare le altre dita, per poi attirarlo verso la mia bocca come se fosse un manico fatto apposta per quello scopo.

Dio che bello, pensavo mentre cercavo di avvolgere con tutta la bocca quella cappella enorme.

Avrei potuto succhiare quel cazzo per tutta la notte.
Succhiavo, leccavo il bordo della cappella per poi seguire la linea contorta delle vene fino alla base, spalancando poi la bocca  per afferrare quelle palle gonfie cercando di metterle tutte in bocca.

Basta, voglio scoparti! Solo la sua voce supplichevole mi ha distolta da quel mondo.

Mi sono alzata asciugandomi la saliva che mi colava dal mento.
Ero stordita, frastornata. Guardavo quell’uomo con il cazzo gonfio che si sedeva di fronte a me, togliendomi in fretta le mutandine e abbassandomi le spalline di canottiera e reggiseno per scoprire i mei capezzoli.

Vieni, siediti qui.
Mi ha girata, in modo che gli dessi la schiena, poi mi ha fatta scendere su quel cazzo.
Sentivo la punta grossa premere sulle labbra lucide della mia figa, sfregando su e giù un po’ di volte prima di trovare l’apertura.
Ho sentito quella cappella stupenda allagarmi l’entrata, e trattenendo il respiro mi sono lasciata andare sentendo la mia figa riempirsi come non mai.

Siamo rimasti così per qualche attimo, con le sue mani che mi strizzavano i capezzoli e la mia figa fradicia che avvolgeva a stento tutto il suo cazzo.
Ogni minimo movimento faceva esplodere lampi di godimento straordinariamente intensi e poco per volta la voglia di sentire sempre di più diventava irresistibile, finché i leggeri ondeggiamenti del  mio bacino si sono trasformati in una cavalcata forsennata.


Godo, godo, godo,...  le mie parole uscivano incontrollate mentre contorcevo mi contorcevo su quel cazzo duro e gonfio cercando di farlo sentire dalla mia figa nel miglior modo possibile.
Le sue mani mi premevano e allargavano le natiche, ed ad un certo punto un pollice si è avvicinato all’ano massaggiandolo ritmicamente e spalmando gli abbondanti umori che colavano dopo ogni colpo.
Quando il suo dito è affondato lentamente dentro il mio culo, i miei movimenti sono diventati frenetici, e l’orgasmo è finalmente esploso facendomi vibrare fino alle punte dei piedi e facendomi perdere per qualche istante ogni tipo di controllo su me stessa...

Ma lui non si è fermato...
Con un movimento fluido si è sfilato dalla mia figa sconquassata dalle contrazioni, e con un gesto rapido mi ha alzata e poi riabbassata puntando il suo cazzo sul mio ano pulsante

La mia protesta istintiva è stata soffocata dalla pressione di quel corpo estraneo che dilatava il mio sfintere fino al limite, e dal senso di calore e di piacere profondo che, come una scossa elettrica, mi risaliva lungo la spina dorsale fino a procurare un’esplosione di brividi sulla nuca e sul collo.

Lo sapevo che eri una porca, lo sapevo che ti piace godere... mi sussurrava con voce roca queste parole nell’orecchio, mentre  afferrandomi da dietro le ginocchia mi faceva adagiare all’indietro sul suo petto.

Dio, se passa qualcuno...

Le mie proteste erano solo un sussurro tra i sospiri e i gemiti.
Ero completamente esposta, la schiena adagiata sul suo petto e le gambe aperte e ripiegate, mentre lui mi muoveva lentamente avanti  e indietro, entrando a fondo dentro di me e facendomi sentire distintamente la cappella che premeva sulla parete anteriore della mi figa.
Avrei voluto godere, di nuovo, e la mia mano è scesa a martoriare il clitoride gonfio ed arrossato. Ma lui ormai era al limite, lo percepivo dalla durezza e dalle dimensioni, che quasi mi aprivano in due, ed infatti all’improvviso un suo gemito profondo ha accompagnato le contrazioni ritmiche e i lunghi e caldi fiotti che andavano a riempirmi, finché entrambi stremati ci siamo rilassati seppur stretti in quella strana posizione.

 Dopo un attimo, senza tante cerimonie, mi sono alzata, in pratica nuda nel riverbero della poca luce filtrante dagli alberi fitti.
Mentre sentivo lui rivestirsi dietro di me, ho chiuso gli occhi godendomi l’aria fresca del fiume sulla mia pelle nuda e sudata...   e stupendomi quando, passando la mano da dietro tra la gambe per accarezzare la mia carne martoriata e sensibile, le mie due dita unite sono sprofondate come niente fosse nel mio buchino dolorante e fradicio di sperma, strappandomi le ultime e profonde ondate di piacere.

Solo un pensiero lucido è riuscito a farsi strada tra la nebbia del dopo orgasmo e dell’alcool...


Ne voglio ancora, ne voglio di più.


venerdì 6 giugno 2014

Il Magazzino

Mi ha condotta in un magazzino, tranquillo e intasato di merce.
Lo seguivo e sapevo cosa stava succedendo. Lo sapevamo entrambi, anche se non ci eravamo detti niente.
E’ strano, non è che provassi qualcosa di particolare per lui, o cose del genere. Non c’era neanche una particolare attrazione fisica...
Aveva i tratti tipicamente meridionali: carnagione scura e capelli neri e ondulati, ma due incredibili occhi verdi  da gatto. Erano il tratto più caratteristico e intrigante, perché per il resto non aveva l’aria di avere un corpo fresco e pulito a cui vien voglia di stringersi e affondarvisi dentro.
Attrazione e repulsione, o meglio, non familiarità, che si mescolavano e si sovrapponevano rendendo le mie sensazioni confuse e contrastanti. Eppure un sordo brivido mi stringeva la pancia cingendomi i fianchi e ripercuotendosi  lungo le gambe fino a solleticarmi la pianta dei piedi.
Mentre avanzavamo tra i cumuli di casse e di sacchi la mia mente si chiudeva sempre più, rifuggendo quelle lontani sensazione che il mio corpo cercava di farle arrivare. E’ la solita storia, tutto è nelle mani di questa mia testa, che in un batter d’occhio pone il veto all'abbandono ed al piacere concludendo nel peggiore dei modi momenti che sembrano promettere solo il meglio.

Eppure qualcosa di colpo è cambiato.
Alla fine mi sono detta, ma chi se ne frega!

Lui mi ha condotta in fondo al magazzino e fermandosi, si  voltato verso di me prendendomi una mano e attirandomi a lui.
Le sensazioni mi hanno investita lasciandomi senza fiato. Il suo odore era estraneo e particolare, il tocco delle sue mani ruvido e insolito. E poi all'improvviso ogni pensiero si è spento, il mio corpo si è abbandonato alla prepotenza di quelle sensazioni nuove ed eccitanti. Mi sono lasciata completamente andare.
Lui mi ha baciata con foga, con ruvidezza. La barba dura e folta, appena incolta, mi pungeva e mi irritava. La sua lingua si insinuava con prepotenza tra le mie labbra, tanto che con difficoltà la mia è riuscita poco a poco a riaversi e contraccambiare quel cercare e rimescolare nell'umido delle nostre bocche.
Il brivido intorno all'ombelico si è espanso verso il basso, tra le mie gambe in una calda e umida onda di piacere.
Ero stordita, intontita, cercavo di capire chi fossi e cosa stessi facendo, e mentre lui si staccava di colpo da me sono rimasta con il viso umido alzato e gli occhi chiusi, in cerca di un senso a quelle sensazioni.

Quando ho riaperto gli occhi, lui aveva steso  a terra un grosso cartone pulito. Dritto di fronte a me, con gesti decisi e senza dire una parola, si è tolto la maglietta e sbottonato i pantaloni, appoggiandosi ad una pila di sacchi bianchi alle sue spalle.
Sapevo cosa dovevo fare.
Mi sono avvicinata inginocchiandomi davanti a lui. Ho aperto con aria quasi assente i pantaloni, scoprendo gli slip tesi verso di me. Non appena l’ho liberato il suo cazzo ha svettato dritto verso il mio viso. Ce l’avevo lungo, grosso... avevo la bocca secca e il respiro affannoso.
Il suo odore era forte, non lo conoscevo. Però mi piaceva stringerlo, vedere la pelle che poco a poco scopriva la cappella grossa.
Ho cominciato a muovere la mano lungo tirando in fondo la pelle più che potevo, e intanto con l’altra mano gli accarezzavo e soppesavo le palle grosse e morbide, forse pregustando già quello che potevamo darmi.
Avevo voglia di leccarlo, ma ero titubante. Lui però non resisteva più, e alla fine mi ha attirato il viso verso la punta lucida, dal cui buco pendeva già una chiara goccia trasparente. Senza pensarci me la sono messa in bocca, cercando di seguirne il contorno con la lingua. Era difficile, quel cazzo mi riempiva tutta la bocca, e tenendolo fermo dentro ho cominciato a solleticargli il buchino con la punta della lingua. Lui ha cominciato a gemere, muovendo le anche per intimarmi di essere più decisa. E’ bastato poco, e sbavando e gemendo ho cominciato a pompare con foga... si, mi sentivo porca, e mi piaceva.
Lui era eccitatissimo, lo sentivo dalla durezza. Lo reggevo con entrambe le mani, mentre guidavo la cappella dentro e fuori dalle mie labbra, prendendo solo fiato ogni tanto leccandolo avida fino all’attaccatura delle palle.
Era solo più un turbine di piacere, e senza neanche accorgermi mi sono ritrovata nuda e sdraiata sul cartone. Si è buttato su di me, baciandomi e stringendomi le tette e i capezzoli. Ho trattenuto il fiato mentre la punta del suo cazzo cercava la strada tra le mie gambe, ma alla fine non ha incontrato nessuna resistenza.
E scivolato dentro in un solo colpo, cominciando a scorrere dentro e fuori. Si muoveva ritmicamente mentre mi affondava in bocca la lingua più che poteva. Ad ogni colpo il suo pube batteva contro il mio clitoride, e la punta del cazzo mi arrivava fino in pancia. Godevo, e la prima cosa che ho pensato è stata , Dio, cosa mi sono persa fino ad adesso...
Non ho dovuto neanche toccarmi, il piacere è stato da subito un lento ma continuo crescendo che poco a poco è risalito dalla mia figa riempita come non mai per poi esplodere in un orgasmo completo che dalla testa è sceso in ogni parte del corpo.
Sentendomi venire lui ha acceleratole spinte, affondando di meno dentro di me ma muovendo in fretta la cappella avanti e indietro all'entrata della figa. All'improvviso, con un grugnito, è affondato in tutta la sua lunghezza, è ho avvertito distintamente i primi quattro fiotti caldi che mi hanno inondata.

Ha ripreso fiato è si è rialzato, guardandosi intorno allarmato come se solo in quel momento si fosse reso conto che qualcuno poteva scoprirci.
Ma io non me ne curavano, sollevandomi a sedere guardavo le labbra della mia figa aperte e stropicciate, e un rivolo abbondante di sperma che piano piano colava tra di esse allargandosi sul cartone ondulato...


...da quanto mi era finito il ciclo?