mercoledì 22 aprile 2015

FKK über alles

Ed io che al Nord mi aspettavo di trovare un clima nordico, non già sudic(i)o...

Fa caldo invece, anche standosene nudi nel dehor, con solo un asciugamano intorno alla vita, a godersi le luci al neon blu e fucsia e la musica da discoteca tamarra.

Che chic, che classe.

Devo ammetterlo, non riesco a sciogliermi e rilassarmi neanche dopo venti minuti di sauna. Provo allora con l’idromassaggio, godendomi i getti sulla schiena e sulle gambe e l’ottimo punto di osservazione sulle grandi vetrate del locale.
All’interno un gruppo di uomini ,quasi tutti con un bicchiere in mano, affonda sui divani guardando con aria inebetita i televisori che all’unisono trasmettono i risultati e le interviste delle partite di calcio.
Due splendide ragazze nude sbucano da una porta ridendo e parlando tra di loro, dirigendosi poi verso la sala principale e l’area bar.
Il contrasto tra i corpi giovani e perfetti delle ragazze, contrapposto all’accozzaglia di brutti uomini che si riversa per il locale, rende il tutto ancora più grottesco e alienante.

Esco dalla vasca prima di cominciare a sciogliermi, e intanto rifletto sulla totale assenza di eccitazione che accuso. Eppure nel pomeriggio la voglia di un corpo femminile era intensa e prepotente, così come la curiosità di sperimentare un locale del genere.
Ma ormai dovrei saperlo bene, conoscere la distanza tra il sesso immaginato e la vita reale.

Rientrando passo davanti alla sala “cinema”, dove su un grosso LCD passano un mediocre filmetto porno. Un uomo seduto sulla poltrona se lo sta facendo succhiare da una flessuosa bionda, che mentre armeggia espone il culo aperto verso di me.
Due cinesi siedono in fondo alla piccola sala, guardando i due o forse il film. Trovo le loro facce ridicole, e forse ancora più ridicola è l’espressione di autocompiacimento del perfetto impiegatuccio teutonico che ostenta le sue performance sessuali in pubblico.
Proseguo verso il bar in cerca del conforto di un Campari. Diverse ragazze mi sorridono facendo cenni d’invito, altre se ne stanno tra di loro con aria quasi insofferente o almeno distaccata.
Già si capisce quali siano le migliori imprenditrici di sé stesse.
Vedo una bellissima mora, alta e magra con delle grosse mammelle dall’aria pesante, che si  dirige verso le camere con l’ennesimo cliente. E’ la più attiva, ci sa fare. Attira lo sguardo degli uomini e li approccia lei, giocando con loro e seducendoli con facilità.

Mi godo il mio drink e osservo le dinamiche.

Ci sono tanti cinesi, sembrano in gruppo. Un altro gruppetto sembra di arabi, o giù di lì.
In generale sono brutti uomini, flaccidi, pelosi, calvi e sudaticci.
Qualche bel ragazzo, ma pochi.
Sono indeciso sul tornarmene in albergo, godermi ancora qualche ora di tranquillità con il mio libro e un po’ di musica. Però mi sembra quasi di buttare via un’occasione, ho paura di pentirmene.
Vicino a me una graziosa biondina si siede con aria annoiata senza degnarmi di uno sguardo, sembra scocciata. Ha un bel nasino a punta e gli occhi dal bel taglio che sembrano verdi in questa luce strana.
Mi avvicino chiedendole perché è arrabbiata, mi sorride e cominciamo a scambiare un po’ di battute.

-Di dove sei, bla bla bla, io Italia, io Romenia (cazzo fatemi scappare, eppure non sembrava), che confusione, troppa gente, hai ragione e bla bla… allora? Prendiamo una camera?

Le guardo le gambe toniche, accavallate con fare protettivo, così come protettivo e di chiusura è il gesto di incrociare le braccia sul petto e di mantenere il busto leggermente voltato dall’altra parte.
Però è carina, e ha delle belle tettine e l’aria da furbetta.

-Si dai, andiamo in camera.

Si alza e va a prendere una delle chiavi. Dopo poco torna con aria ancora più imbronciata.

-Troppa gente, sono tutte occupate, dobbiamo aspettare cinque minuti, ok?

-Eh, ok.

Rimaniamo seduti a disagio, scambiando solo un paio di parole. Non le piace la Germania, le manca la Romania, dell’Italia ha sentito parlare bene della Sardegna.
Comincio ad elaborare un piano di evasione studiando con la coda dell’occhio la via di esfiltrazione più rapida, e facendo mentalmente il punto sulle azioni da fare per potermi ritrovare fuori dal locale in tempi rapidi.

-Vado a vedere su a che punto sono.

Vai dolce ragazzina "estica", sei molto carina mentre sculetti su per le scale, ma il segnale di mission-aborted suona all’impazzata nella mia testa.
Sgattaiolo negli spogliatoi e mi infilo al volo jeans e maglioncino, riconsegno chiave all'energumeno incazzato (per definizione) all'ingresso e... via nella pioggerellina tiepida di questa ridente ed efficiente metropoli barbara.


Il mio unico rimpianto: non aver portato le scarpe da running e potermi godere una corsa all’alba fino a Marienplatz, tutto preso com’ero dal programmare una notte di bagordi.

Devo rivedere le mie priorità.

mercoledì 15 aprile 2015

La distanza dell'affetto

Convergiamo verso l’uscita della ditta e ci incolonniamo, loro tre ed io,  per immergerci in questo fantastico sole primaverile.
Le prime due deviano a destra, io e lei ci dirigiamo a sinistra, verso il viale alberato.
Cammino in silenzio stringendo il mio libro con il solito moto di nervosismo e impazienza al pensiero che la mia panchina preferita possa essermi sottratta da qualcuno.

All'attraversamento pedonale la affianco, guardandola con un sorriso di sfida e ricevendone uno troppo forzatamente distaccato e noncurante.

-Guarda che non ti seguo, non ti preoccupare

Risata sprezzante di lei

-Ne sono certa

-Vieni a rilassarti un po’ con me su una panchina? Mica vorrai chiuderti in ufficio anche durante la pausa come sempre?

Mantiene un atteggiamento di distacco, quasi di sfida. Eppure non è per me, ma per quelli che potrebbero vederla.

-Non credo proprio. Devo andare a spostare la macchina se no mi becco la multa.

Mi colpisce il distacco, o meglio, la mancanza di vicinanza a livello fisico, o comunque a livello di manifestazioni esplicite, che ci caratterizza in questi momenti.
Quando ci sentiamo via mail la nostra intesa, la nostra amicizia direi, è forte è viva.
Possiamo non vederci né sentirci per settimane, mesi, poi lei magari si fa viva quando io attraverso un momento negativo, chiedendomi subito se sto bene perché mi ha visto “strano”.

Purtroppo i nostri sessi e, con le implicazione che essi comportano, ci portano a scontrarci con i pregiudizi e gli schemi mentali della gente comune.
Un po' a causa dell'ambiente in cui ci troviamo, un po' a causa dei nostri trascorsi, seppur archiviati per entrambi.


Così mi limito a scriverle che parlare a quattr’occhi con lei mi manca, pur sapendo che i veri noi stessi non andranno oltre poche linee di caratteri impressi su una mail.

mercoledì 8 aprile 2015

Ciclicamente

Stamattina avevo voglia di freschezza, leggerezza. 
Una non troppo celata esigenza di sensualità, anche solo riflessa.
Sarà finalmente la primavera, la voglia di ritrovare l’abbronzatura su questa pelle pallida e soffocata dalla pesantezza dell’ inverno, di riscoprire la libertà della vita all'aria aperta.

In realtà la voglia la sentivo già ieri sera, perso a vagabondare nella periferia silenziosa sotto la limpida luce di una luna a tre quarti.
Avrei avuto voglia di perdermi in qualche anfratto buio, ritrovando anime inquiete come me per condividere un po’ di perdizione.


Come ho già detto più volte, tutti noi abbiamo un Passeggero Oscuro che ciclicamente torna a farci visita, a pretendere i suoi cinque minuti di gloria.
Il mio è impertinente, pretenzioso.
Con il passare del tempo mi rendo conto dell’inevitabilità di questi cicli, della necessaria accettazione di questo pegno.
E’ qualcosa che esula dalle nostre vite di tutti i giorni, dai nostri legami e dai nostri limiti. 

Vuole, pretende la sua indipendenza, la sua emancipazione nella nemesi dei nostri canoni ortodossi.

A volte lo riesco a sfamare con poco, anche solo un brivido di audacia nel freddo della notte.
Altre volte mi spinge a osare di più, a valicare i confini che mi portano a percorrere strade tanto familiari e confortevoli sul momento, quanto lontane e inaccettabili al sorgere di un nuovo giorno.


E allora sono partito per la mia giornata consapevole della mia frivolezza, sapendo già che è solo questione di tempo...

e di occasioni giuste al momento giusto.



venerdì 3 aprile 2015

A volte ritornano

La Cacciatrice s'è rifatta viva.
Così, all'improvviso, come se avesse salutato tutti la sera prima.

E' entrata con non chalance, salutando cordiale e dispensando sorrrisi.
Si è seduta lontana da me, quasi all'altro capo del tavolo, parlando un po' con questo e un po' con quello per aggiornamenti vari e convenevoli.

Ma i suoi occhi felini schizzavano in continuo verso di me, ne sentivo il peso addosso anche mentre ero girato, e se li incorciavo il sorriso aperto che mi rivolgeva non lasciava presagire niente di buono.
La maggior parte delle persone non la conosceva, non conosceva l'elemento per quello che è, e percepivo il generale stupore per questa ragazza dal fisico statuario e dall'aria selvaggia che si era introdotta come una tempesta di vento nel gruppo.

La cacciatrice si avvicina cauta alla sua preda, la tattica è collaudata, e di fatti dopo poco me la sono ritrovata seduta a fianco con i suoi occhi piantati dentro i miei.

-Come stai ? Che novità mi racconti?

E che novità ti racconto? Che forse è passata un'intera vita dall'ultima volta che ti ho vista? O che forse non è cambiato proprio niente?
Tra i vari discorsi allude a qualche incontro più tranquillo, un caffé dopo il lavoro, un aperitivo, una cena con la vecchia banda del divertimento.
Le sorrido sincero, le dico che mi piacerebbe, ma già so che non accadrà.

E' successo con altre ragazze e donne simili a te, ma quelli erano mondi a sé stanti, vite parallele. 
Qui si parla di far incontrare dimensioni che, per puro equilibrio chimico, devono restare assolutamente separate.

Magari un giorno troverò la formula magica per fondere questi elementi senza scatenare una reazione distruttiva a catena, e allora forse, chissà... 

potresti ottenere finalmente questa tua preda.


mercoledì 1 aprile 2015

Corro all'orizzonte,
lontano argine allo sguardo,
per frenare la deriva dei pensieri.

Niente importa,
se sai dove tornare.




(foss'anche questo blog)