Ed io che al Nord mi aspettavo di trovare un clima nordico, non già
sudic(i)o...
Fa caldo invece, anche standosene nudi nel dehor, con solo un
asciugamano intorno alla vita, a godersi le luci al neon blu e fucsia e la
musica da discoteca tamarra.
Che chic, che classe.
Devo ammetterlo, non riesco a sciogliermi e rilassarmi neanche dopo
venti minuti di sauna. Provo allora con l’idromassaggio, godendomi i getti
sulla schiena e sulle gambe e l’ottimo punto di osservazione sulle grandi
vetrate del locale.
All’interno un gruppo di uomini ,quasi tutti con un
bicchiere in mano, affonda sui divani guardando con aria inebetita i televisori che all’unisono trasmettono
i risultati e le interviste delle partite di calcio.
Due splendide ragazze nude sbucano da una porta ridendo e parlando tra
di loro, dirigendosi poi verso la sala principale e l’area bar.
Il contrasto tra i corpi giovani e perfetti delle ragazze, contrapposto
all’accozzaglia di brutti uomini che si riversa per il locale, rende il tutto
ancora più grottesco e alienante.
Esco dalla vasca prima di cominciare a sciogliermi, e intanto rifletto
sulla totale assenza di eccitazione che accuso. Eppure nel pomeriggio la voglia
di un corpo femminile era intensa e prepotente, così come la curiosità di
sperimentare un locale del genere.
Ma ormai dovrei saperlo bene, conoscere la distanza tra il sesso immaginato
e la vita reale.
Rientrando passo davanti alla sala “cinema”, dove su un grosso LCD
passano un mediocre filmetto porno. Un uomo seduto sulla poltrona se lo sta
facendo succhiare da una flessuosa bionda, che mentre armeggia espone il culo
aperto verso di me.
Due cinesi siedono in fondo alla piccola sala, guardando i due o forse
il film. Trovo le loro facce ridicole, e forse ancora più ridicola è l’espressione
di autocompiacimento del perfetto impiegatuccio teutonico che ostenta le sue
performance sessuali in pubblico.
Proseguo verso il bar in cerca del conforto di un Campari. Diverse ragazze
mi sorridono facendo cenni d’invito, altre se ne stanno tra di loro con aria
quasi insofferente o almeno distaccata.
Già si capisce quali siano le migliori imprenditrici di sé stesse.
Vedo una bellissima mora, alta e magra con delle grosse mammelle dall’aria
pesante, che si dirige verso le camere
con l’ennesimo cliente. E’ la più attiva, ci sa fare. Attira lo sguardo degli
uomini e li approccia lei, giocando con loro e seducendoli con facilità.
Mi godo il mio drink e osservo le dinamiche.
Ci sono tanti cinesi, sembrano in gruppo. Un altro gruppetto sembra di
arabi, o giù di lì.
In generale sono brutti uomini, flaccidi, pelosi, calvi e sudaticci.
Qualche bel ragazzo, ma pochi.
Sono indeciso sul tornarmene in albergo, godermi ancora qualche ora di
tranquillità con il mio libro e un po’ di musica. Però mi sembra quasi di
buttare via un’occasione, ho paura di pentirmene.
Vicino a me una graziosa biondina si siede con aria annoiata senza
degnarmi di uno sguardo, sembra scocciata. Ha un bel nasino a punta e gli occhi
dal bel taglio che sembrano verdi in questa luce strana.
Mi avvicino chiedendole perché è arrabbiata, mi sorride e cominciamo a
scambiare un po’ di battute.
-Di dove sei, bla bla bla, io Italia, io Romenia (cazzo fatemi
scappare, eppure non sembrava), che confusione, troppa gente, hai ragione e bla
bla… allora? Prendiamo una camera?
Le guardo le gambe toniche, accavallate con fare protettivo, così come
protettivo e di chiusura è il gesto di incrociare le braccia sul petto e di
mantenere il busto leggermente voltato dall’altra parte.
Però è carina, e ha delle belle tettine e l’aria da furbetta.
-Si dai, andiamo in camera.
Si alza e va a prendere una delle chiavi. Dopo poco torna con aria
ancora più imbronciata.
-Troppa gente, sono tutte occupate, dobbiamo aspettare cinque minuti,
ok?
-Eh, ok.
Rimaniamo seduti a disagio, scambiando solo un paio di parole. Non le
piace la Germania, le manca la Romania, dell’Italia ha sentito parlare bene
della Sardegna.
Comincio ad elaborare un piano di evasione studiando con la coda dell’occhio
la via di esfiltrazione più rapida, e facendo mentalmente il punto sulle azioni
da fare per potermi ritrovare fuori dal locale in tempi rapidi.
-Vado a vedere su a che punto sono.
Vai dolce ragazzina "estica", sei molto carina mentre sculetti su per le
scale, ma il segnale di mission-aborted suona all’impazzata nella mia testa.
Sgattaiolo negli spogliatoi e mi infilo al volo jeans e maglioncino,
riconsegno chiave all'energumeno incazzato (per definizione) all'ingresso e... via nella pioggerellina tiepida di questa ridente ed efficiente metropoli barbara.
Il mio unico rimpianto: non aver portato le scarpe da running e potermi
godere una corsa all’alba fino a Marienplatz, tutto preso com’ero dal
programmare una notte di bagordi.
Devo rivedere le mie priorità.
