venerdì 26 luglio 2013

Negazioni

<< Quando è arrivato a letto viaggiavo già in bilico tra sogni e realtà…
Braccia e gambe scomposte sul letto sfatto, l’aria fresca della notte ad accarezzare appena il mio corpo nudo e umido di doccia.

I fruscii e i leggeri scricchiolii dei suoi passi sul parquet mi giungono appena, scalfendo un modo di odori e sensazioni che cerco di rievocare e fissare nella mia mente.

Sento il suo respiro caldo, e il tocco lieve delle dita che seguono il profilo del mio fianco, dalla spalla alla coscia.
Ma la mia mente è sconnessa, e il mio corpo freme ancora di sensazioni estranee a queste mura e a queste mani.

“Che bel culo che hai…”

Mi afferra un natica saggiandone la consistenza e  scostandola poco per volta per osservare meglio la mia figa scoperta ed esposta.

Io continuo a farmi cullare dai miei pensieri, lasciandomi trasportare dalla dolce insensibilità del sonno incipiente.
Sento il suo naso sfiorarmi la pelle, e subito dopo il tocco umido della lingua che percorre il solco tra le mie natiche.
Indugia sul mio ano, penetrandolo lentamente mentre con le mani divarica per bene il culo.

Va avanti per un bel po’ leccando con calma intorno, e poi riprendendo a penetrarmi e allargarmi il buco con il solo uso della lingua.

La mia figa si bagna, lo percepisco come un’eco lontana. Una sensazione di calore che si diffonde dal perineo all'addome, facendomi contrarre ritmicamente e involontariamente i muscoli.

Ma la cosa mi procura anche un certo moto di fastidio, in quanto mi distoglie dai miei pensieri.

Mi sfioro un capezzolo, pizzicandolo appena tra due dita per sentirlo inturgidirsi poco a poco. Il gesto mi riporta a poche ore fa, quando nel fresco del sottobosco potevo sentire il cazzo di Alessandro finalmente riempirmi la bocca, fino quasi a soffocarmi.
Mentre lo afferravo dalla base per spingermelo bene in bocca, lui soppesava e palpava i miei seni gonfi martoriandomi i capezzoli… riesco quasi a sentirlo come se accadesse ora.

Era la nostra ultima occasione, probabilmente a settembre non mi rinnoveranno il contratto, e quando ho accettato di uscire a pranzo con lui sapevamo entrambi che dovevamo approfittarne.
Non ci siamo neanche arrivati al solito bar, mi sono ritrovata la sua lingua in bocca già nel parcheggio della ditta, incuranti dei colleghi che ci potevano vedere.
Non ho opposto resistenza, rilassandomi sul sedile comodo della sua macchina con le braccia abbandonate sui fianchi e le cosce dischiuse per dare sollievo alle pulsazioni della mia figa fradicia e gonfia di voglia repressa.

“Portami da qualche parte, voglio scopare”

Non se l’è fatto ripetere, e in un silenzio carico di attese si è diretto verso la collina, oltre il castello.
Deve essere pratico di scappatelle in questa zona, chissà quante colleghe si è già scopato, infatti a colpo sicuro ha imboccato una stradina sterrata e parcheggiato in un tranquillo spiazzo all'ombra dei castagni.
Ci siamo seduti sui sedili posteriori continuando ad intrecciare le nostre lingue, ma volevo di più, volevo l’abbandono totale.

“Voglio stare nuda…”.

L’ho guardato con aria trasognata mentre mi spogliavo completamente, inginocchiandomi poi sul sedile per potermi occupare meglio di lui.
Il suo sguardo è corso lungo la mia schiena inarcata, fino al mio culo esposto verso il finestrino e completamente dilatato.

“...che bel culo che hai…”

Io armeggiavo con i suoi pantaloni, lui armeggiava con il mio culo cercando di raggiungere  l’apertura tra le grandi labbra.
Mentre riuscivo a liberare il cazzo e mettermelo in bocca, lui trovava la strada giusta, infilando il medio in un lago di umori.
 Ho mormorato tutto il mio godimento muovendomi avanti indietro, e facendo così entrare e uscire il suo cazzo e il suo dito per assaporarli al meglio.

“…che troia… che troia… guarda come spompini…”

Mi accompagnava con la mano posata sulla nuca, invitandomi a prenderlo sempre di più. Ma mi mancava il fiato, e solo quel dito non mi bastava più.

“Spogliati anche tu.”

Era il primo uomo oltre mio marito con cui facevo sesso da anni, e la sensazione di estraneità e di eccitazione mi stordiva.
Ha il corpo di un quarantacinquenne, massiccio ma non molto sportivo, con folti peli sulle cosce e sul pube, ma accorciati sul petto ampio.
E’ molto diverso da quello a cui sono abituata, e la cosa mi è piaciuta.

“Adesso scopami.”

Mi sono adagiata  contro la portiera attirandolo a me. Mi baciava con foga, stringendomi i seni che strabordavano dalle sue mani. Ondeggiava il bacino facendo scorrere la cappella tra le mie gambe, forse con l’intenzione di penetrarmi senza l’aiuto delle mani.
Io però non avevo pazienza, e con la mano ho indirizzato il cazzo dentro di me, quasi a volermi scopare da sola. L’ho afferro saldamente dalla base stringendo con forza, e assecondando i suoi movimenti che mi aprivano per bene strappandomi gemiti di godimento.
 Lui voleva sentirmi meglio, e mi ha tolto la mano allargandomi per bene le gambe prima di affondare completamente dentro di me , facendo aderire i nostri bacini.

“Che figa fantastica che hai… mi fai morire…”

Mi scopava bene, con forza. Il suo cazzo mi riempiva e mi provocava scosse di puro piacere aprendosi la strada dentro di me.
Ho puntato un piede sul soffitto dell’auto per rispondere ai suo colpi il meglio possibile, e non perdermi niente di quelle sensazioni.

“Ti piace scoparmi vero? Da quanto tempo volevi farlo?”

Lo stuzzicavo, lo incitavo, la sensazione di essere l’oggetto del suo desiderio mi faceva impazzire.

“Voglio sborrarti dentro, fartelo sentire tutto…”

Ormai non  capivo più niente, sentivo solo i colpi che mi sconquassano e l’orgasmo che onda dopo onda cominciava ad esplodermi da dentro.
Il suo cazzo è diventato talmente duro e gonfio che rischiava di spaccarmi.
Gli ho urlato il godimento in bocca mentre lo sentivo pulsare e schizzarmi dentro, per poi rimanere abbandonata sotto di lui mentre i nostri respiri affannosi piano piano si placavano…



Un altro cazzo mi riporta alla realtà, mentre preme sulle mie cosce provando a strappare un consenso per godere un po’ di me.

No. Stasera non sono tua, stasera non puoi godere di questo corpo.

Mi  scosto e mi copro con il lenzuolo mormorando vaghe e assonate parole di rifiuto.

Ti sento mentre ti volti, percepisco la tua rigidità e il tuo disappunto. Ma non mi importa… anzi, la cosa mi eccita ancora di più, e quando affondo due dita nella figa fradicia, riprendo a sentire suoni e odori di un pomeriggio di sesso clandestino. >>

mercoledì 24 luglio 2013

attimi

aspetta, non c'è fretta di uscire...

fammi vedere...



mi piace quando siamo in mezzo alla gente, estranei se non a noi stessi e con il riverbero del sesso nei nostri sguardi che si rincorrono.

e mi piace sentirti sussurrare al mio orecchio quanto ti eccita sentire il mio sperma colarti tra le gambe mentre parli e sorridi ad altre persone...

attimi perfetti.

mercoledì 17 luglio 2013

voglie di fine giornata...

avrei voglia (ancora) di questo...




Fatto come sai fare te, con gusto e tanta saliva.
Vederti inginocchiare davanti alla mia sedia, sbottonarmi i pantaloni e lasciare che il mio cazzo svetti davanti al tuo viso, sempre pronto, come al solito.

E poi adagiarmi sullo schienale mentre lo avvolgi con le tue labbra, socchiudendo gli occhi e sospirando di piacere.
Perché in fondo è quello il particolare che ci fa impazzire: leggere nei vostri occhi e nei vostri sospiri tutto il godimento che vi procura afferrarlo e succhiarlo.








lunedì 15 luglio 2013

solo una noce di burro

Forse è il primo vero pomeriggio caldo di quest’estate.
La casa è immersa nella penombra, soffocata dall’aria pesante e immobile che ci si appiccica addosso come un velo umido.

Rassetto la cucina con aria distratta, osservando i resti del nostro pranzetto come sempre curato e soddisfacente.
E’ la cura delle piccole cose a dare un senso alla vita, guai a voler andare troppo oltre, cogliere la visione d’insieme o il senso finale.
Una spolverata di spezie e una manciata di semi nell’insalata di zucchine, la giusta cottura del risotto in un brodo leggero che sappia fare il suo ruolo senza eccessiva invadenza, e poi quella noce di burro finale, appena un fiocco, che è la giusta concessione alla voluttuosità del gusto.

Queste giornate possono raggiungere gradi di perfezione assoluta, senza dover condurre a niente di particolare.

Tutto è cominciato per il meglio, con una scopata lenta e umida in una stanza inondata dalla luce del mattino, con le voci dei vicini e i loro passi nel cortile ad un metro da noi.
E il sentirti rispondere al grassone della casa di fronte, che urla da sotto per sapere se ci sei, mentre con una mano ti torturi il clitoride assaporando la punta del mio cazzo che preme e massaggia a fondo le pareti della tua figa, mi fa quasi perdere il controllo e schizzare prima del tempo…

Ripenso a tutto questo in piedi davanti al piano cottura sporco e disordinato, nudo a parte un paio di vecchie ciabatte da camera (invernali, sarebbe il caso di cambiarle) e un paio di pantaloncini da corsa troppo leggeri e troppo trasparenti per nascondere il cazzo che comincia già ad indurirsi.
Metto via il piattino del burro, pulendo il coltello per spalmare con le dita prima di gettarlo nella vasca del lavabo.
Guardo le mie dita sporche e unte, poi guardo te abbandonata sul divano con il tuo vestitino leggero da casa, quello blu a fiori bianchi con le spalline lunghe e fini e i bordi un po’ consumati, tirato su sulle cosce per prendere più aria.

Con lenta noncuranza, quasi noia, mi avvicino e ti guardo...

...mmmhcchefaiii?...

Shhh, non ti agitare che sporchi il divano, qual era quel film in cui usavano il burro? La Loren e Mastroianni forse? Non l’ho mai visto però mi piace l’effetto che fa spalmarlo intorno buco del culo, si presta bene, specie con questo caldo...

Ride, mi insulta, e la pelle raggrinzita si contrae e si distende ritmicamente, lasciando intravedere un interno roseo rispetto all’alone di scuro dell’esterno.
Opero in silenzio e con fare clinico, inserendo un dito unto e rigirando con attenzione saggiando la cedevolezza della tua carne  fino a quando sudore, umori e burro fuso non si amalgamo per bene rendendo l’entrata del mio cazzo un atto assolutamente naturale per il tuo culo.

Ti allargo per bene le gambe, portandoti giusto al bordo del divano, in modo da affondare il più possibile, e sentire la stretta del tuo sfintere fino alla base del cazzo.

E’ fantastico, e mi godo i movimenti dentro il tuo corpo in ogni millimetro.

Mi piace questa posizione, perché mentre ti scopo lentamente il culo vedo la figa aprirsi e richiudersi , quasi un muto richiamo a qualcosa o qualcuno che si occupi anche di lei.

Quanto vorrei un altro cazzo che venga ad occuparsi di te. Vorrei godere così, come adesso, affondato completamente dentro il tuo culo, e poi mettermi da parte, e vedere un grosso cazzo estraneo farti urlare e godere mentre il mio sperma ti cola ancora da dietro.


Ma oggi sono solo fantasie, e i nostri orgasmi caldi e silenziosi sono solo soffio di vento nell’aria immobile del pomeriggio.

venerdì 12 luglio 2013

risvegli

Sono davvero giorni di vita ordinaria, di una routine fatta di impegni, preoccupazioni, doveri che ti cadono addosso senza lasciarti il tempo di capire come cazzo ci sei finito in una situazione del genere.
E la cosa brutta è che in queste condizioni il tempo vola, i giorni scivolano via lasciandomi stordito e confuso, perso tra mille impegni e vicissitudini che non sono altro che la solita vita di un uomo qualunque.

Ma non ho certo voglia di sentirmi qualunque.
Non pretendo di non esserlo, non ho queste aspettative, ma almeno vorrei illudermi di essere in qualche modo particolare.

E questa sottile differenza tra percezione e realtà a fare la differenza...(forse)

Si, è un periodo in cui l’intraprendenza e l’autostima hanno raggiunto dei minimi storici, e soprattutto ha raggiunto i minimi storici la mia attività sessuale.
Non che questo sia conseguenza di avvenimenti negativi, anzi, però comincio a convincermi che una vita concentrata sul sesso voglia dire una vita concentrata su sé stessi, e quando gli altri richiedono (o catturano) tutta la tua attenzione, rischi di perderti.

Stamattina però ho voluto darmi una svegliata, riprendere un po’ l’abitudine di prestare attenzione a me stesso, sia fisicamente che mentalmente:

una sveglia puntata un’ora indietro, una corsa intensa con il fresco dell’alba, tra campi e boschi che ancora trattengono brandelli di notte negli angoli più nascosti; una colazione all’aperto, in completo silenzio e con la sola compagnia di una cane addormentato ai miei piedi...

L’effetto è oltremodo benefico.

Ho bisogno di sentire il mio corpo, perché da troppi mesi l’ho trascurato. E per me il connubio tra corpo e mente è fondamentale, l’uno si nutre dell’altra.

Ho bisogno anche di complimenti, di riscontri, perché la mia autostima e la mia sicurezza sono da sempre labili incerte.
Ed in questo periodo dal lavoro, non solo dalle donne,  non ricevo molto conforto...ma forse mi rendo conto che prima di tutto sono io che non do molto ad entrambi.


C’è molto musica però (come sempre, anche se qua non ne parlo mai), e allora per ridestarmi sempre meglio ne condivido anche un po’...