mercoledì 28 settembre 2016

Parole al Vento (D'Autunno)

L'altro giorno parlavo con un utente di Tumblr di quanto il mondo dei blog sia in declino, ricordando i tempi d'oro di Splinder, Libero ecc. 

Affermiamo di avere poco tempo, di non riuscire a seguire una pagina complessa aggiornando con post, link interessanti o immagini degne di nota.
Forse è vero, ma forse quello che è aumentato a dismisura è il flusso di inutilità che ci bombardano attraverso i social attuali.

Facebook, certo, ma lo stesso Tumblr mi rendo conto essere un tritacarne impazzito di post per lo più uguali a sé stessi e di pessima qualità.
Non mi tiro indietro: ne sono rapito io stesso. Ed il risultato è sempre quello di infondermi un subdolo senso di noia generalizzato, che si ripercuote su tutte le mie "attività da tempo perso", incluso questo blog.

Che poi questo luogo era dedicato al coltivare (o rielaborare) piccoli pensieri e avvenimenti legati alla sfera più oscura e nascosta della mia vita, spesso coincidente con la sfera sessuale.
Sento la mancanza di questi momenti, di queste fughe nel conforto dell'ombra.

Dovrei concentrarmi di più sulla cura dei momenti, dei pensieri, delle parole.
Accudire i piccoli piaceri, le fantasie, farli crescere e godere della loro compagnia.

Sarà l'autunno a reclamare la sua dose di introspezione?



giovedì 1 settembre 2016

L'estetica della figa

-Hai proprio una bella figa, lo sai? Nettamente la migliore nei dintorni...

Le parole di suo marito le risuonavano in testa.
Con una mano, inarcando il collo in avanti per vedere meglio, sfiorò il rado ciuffetto di pelo scuro che sovrastava il clitoride. Un sottile manto di peluria le ricopriva anche le grandi labbra, al momento sgonfie e chiuse.

Quei giorni di spiaggia naturista le avevano fatto confrontare seni e soprattutto peni di ogni forma e dimensione, mentre aveva sempre pensato alla figa non come ad un tratto distintivo di una donna.
Né bella né brutta.
C’era e basta.

Voltò la testa per guardarsi intorno.
A sinistra, poco lontano, una coppia sulla cinquantina. Lui magro e abbronzatissimo, con la pelle un po’ troppo invecchiata dal sole. Se ne stava seduto fumando con gusto, con lo sguardo perso nel blu del mare. Lei decisamente più bianca e in carne, sdraiata di pancia con il florido sedere esposto all’aria.
A destra una coppia più giovane, lui sicuramente. Lei oltre i quaranta, una bionda amena e dai tratti troppo marcati e troppo nordici. Leggeva supina, e il monte di venere rasato di fresco risaltava sullo sfondo del mare.
In effetti non era una bella figa, troppo… inconsistente, ecco.
Dischiuse leggermente le gambe, passando orgogliosa un dito tra le grandi labbra, sfiorando appena la carne morbida e abbronzata.
Il lui della coppia di sinistra era decisamente più giovane della compagna, strano abbinamento. Sembravano insieme per caso.
Più mediterraneo come aspetto, una faccia da bravo ragazzo con i capelli neri e la barbetta incolta.
Mentre le osservava di nascosto, lui si portò una mano al cazzo scappellandolo.

Un bel cazzo, non ci aveva fatto caso.

Lui lo sistemò di traverso sulla pancia, e già così arrivava all’altezza dell’ombelico, per un calibro che difficilmente la mano di lei avrebbe potuto circondare.
L’uomo scacciò degli inesistenti granelli di sabbia, e quando lei alzò lo sguardo verso il suo viso era sicura che i loro occhi si fossero incontrati dietro le lenti scure.

Tornò a pensare all'estetica della figa, girandosi verso il sole calante e divaricando soddisfatta le gambe per abbronzare al meglio quella parte.
Il caldo piacevole della sera incombente la fece appisolare dopo breve.
Si ridestò dopo qualche minuto, ricoperta da un sottile strato di sudore. Forse aveva sognato, sentiva un brivido tra le gambe e aveva i capezzoli ritti verso il cielo.
Si mise a sedere, cercando di mostrare indifferenza mentre passava un dito dal perineo al clitoride.
Le grandi labbra erano gonfie e discostate, e le piccole si intravedevano lucide di umori.
Assaporò per un attimo il piacere del proprio tocco, fino a quando un’ombra la distrasse.
L’uomo giovane passò davanti a lei, sul bagnasciuga, gettò un’occhiata attenta durante il passaggio: figa, tette, viso, per poi dirigersi verso la sua compagna, con il cazzo turgido e scappellato che ondeggiava ostentatamente.

Lei sospirò alzandosi un po’ imbarazzata e a disagio. Meglio andarsi a fare una doccia e poi raggiungere il marito per la cena, pensò.

Si diresse nella pineta e verso l’edificio dei bagni, entrando nella parte con le docce riservate alle donne, anche se in quel posto non si badava molto alla separazione dei sessi, essendo tutti nudi abitualmente.
Appoggiò la borsa da mare su un ripiano, dirigendosi verso una cabina… quando lui entrò.

-Ciao, sei italiana vero?

-S..si, perché?

Lui la guardò sorridente, aveva una bel fisico asciutto, con la giusta dose di peluria sul petto e sul pube. Non palestrato ma in forma… e quel cazzo era proprio bello!

Posso fare la doccia con te?

Le veniva quasi da ridere, ma allo stesso tempo le vacillarono le gambe dall’eccitazione.

-Sei bella.

Le si avvicinò dandole una bacio sulla guancia, sfiorandole la gamba con il cazzo ormai semi eretto.
Lei abbasso d’istinto lo sguardo, senza dire niente, e lui fu abile e deciso a prenderla dolcemente per i fianchi stringendola a sé.

Una donna entrò in quell’istante, ma nessuno dei due si mosse mentre l’intrusa entrava nella sua cabina come niente fosse.

-Andiamo dentro dai. Le disse

Il tempo si dilatò all’infinito durante un battito del suo cuore.
Vide quel corpo avvinghiato al suo, vide quelle mani dare piacere alla sua figa ormai troppa gonfia e bagnata, vide quel cazzo fantastico penetrarla e riempirla fino a farla godere senza controllo.

Si fece condurre dagli eventi, da quell’aria di normalità nell’essere nudi e nel vivere costantemente sotto la presenza palpabile della sessualità  che la accompagnava tutto il giorno.



Afferrò la mano di lui ed entrò decisa dentro la cabina, richiudendo accuratamente la porta dietro di sé.