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venerdì 19 aprile 2024

TEMPO

Non ho tempo per vivere, ma trovo il tempo per rubarmi tempo.

Negli ultimi anni ho cercato di “normalizzare sempre più la mia vita, con poche fughe verso quel lato più torbido e sregolato che tanta influenza aveva su di me qualche tempo fa.

Meno viaggi e meno tempo libero hanno contribuito a non lasciarmi deviare, ma il richiamo a volte riesce a superare le barriere compatte del buon senso e dei pensieri concreti.

Così come mi manca il tempo per gestire dei blog, fermarmi e fissare qualche pensiero, mancano anche il tempo e le energie per gestire rapporti virtuali con altre donne, per non parlare dello spazio per ritagliarsi un momento di incontro reale.


La Alice del post precedente è stato un caso fortuito (Destino???)

Trenta minuti di prova su un sito per donne sposate, dopo aver letto un articolo di giornale che ne parlava, per poi venir contattato da una che vive ad un paio di km da dove lavoro.

Simpatica, schietta, senza inibizioni, è stato facile buttarsi in un incontro alla cieca, riconoscersi (per fortuna senza conoscersi) e riconoscere l’attrazione dei nostri corpi, seppur in pochi minuti rubati all'aperto.

Poi i mesi passano, e non si riesce ancora a organizzare un incontro come si deve.

 

In parallelo c’è la questione della Nuova Collega...

Caso più critico, molto pericoloso e di difficile gestione.

Conoscenze comuni, molto ampie e radicate, occhi puntati dei restanti colleghi a causa della confidenza precedente il suo arrivo, si aspetterebbero subito qualcosa, difficile sfuggire.

Dal canto mio poi non penso/pensavo a qualche possibile implicazione, nonostante la forte intesa intellettuale e goliardica quando si tratta di scherzare sul sesso.

Sono rimasto perplesso però qualche giorno fa, quando al venerdì pomeriggio mi ha chiesto se la raggiungevo dopo il lavoro al solito wine bar, perché lei stava andando a raggiungere “gli altri”.

Convinto che come al solito gli altri fossero i nostri colleghi, l’ho raggiunta, salvo poi trovarmi davanti due coppie di suoi amici storici.

<<AH lui è quello della trasferta di cui mi raccontavi! >>

Sorrido presentandomi soffocando la perplessità. C’erano altri tre uomini in trasferta con lei e me, perché io sarei quello “particolare”?

In più ora siamo tre coppie, e un paio di battutine di uno dei suoi amici sulla mia situazione sentimentale lasciano intendere che ci stia provando con lei.

Mi sento a disagio, risuonano troppi allarmi.

 

E poi c’è “La Ciclista”.

Questo è un caso veramente anomalo, ma che mi incuriosisce molto...

mercoledì 10 aprile 2024

LA TANA DI ALICE

Alice non ricorda di essere stata bambina.

La sua vita è pesante, i suoi passi dolenti.

Alla soglia dei cinquanta i capelli sono ancora ramati, la pelle bianca è liscia e morbida, ma l’occhio tradisce tutta la sfiducia che le tormenta il cuore

 

Un giorno si sveglia e si rende conto che i suoi sogni sono stati rubati, che la sua vita non le è mai appartenuta.

 

E’ tardi per rimpiangersi.

Non è mai tardi per riprovarci.

 

La raccolgo nel bosco che ha l’aria smarrita.

La prendo per mano, e insieme saltiamo il fosso.

 

Ha il fiato corto, il cuore veloce, ma la mia lingua la conforta, tra le sue labbra e tra le sue gambe.

 

Siamo pazzi, siamo invincibili.

Ci siamo persi nell'attimo in cui ci siamo incontrati.

 

Non posso seguirti al di là, piccola Alice, i miei sogni sono contati.

Di lacrime seccate non mi resta che sale.





 

giovedì 20 gennaio 2022

21 days challenge

Ho deciso di provare una bella sfida:

21 days challenge... 21 giorni senza orgasmo.


Che sarà mai? Mi dicono alcuni.
Beh, per uno che ha una media di un orgasmo al giorno non è sicuramente una cosa semplice.

L'idea di base è che l'ORGASMO SPASMODICO, il tipico orgasmo maschile oppure il veloce orgasmo clitorideo femminile, comporti una spreco di energie e non permetta un controllo profondo dell'atto sessuale ed un incanalamento efficace di energie sessuali.

Inoltre c'è il rischio di assuefarsi alla masturbazione e al porno, perdendo la capacità di coltivare una profonda ed intensa vita sessuale con il partner.

In più c'è tutto il discorso tantrico dell' ORGASMO INTERNO maschile, che pare sia di un'intensità grandissima e che dia enormi benefici fisici all'uomo, ma questo devo ancora riuscire a comprenderlo.

La cosa difficile è che durante la pratica bisogna tenere alta la tensione sessuale, facendo sesso e masturbandosi senza mai andare oltre il limite.


Oggi siamo al settimo giorno, e la cosa diventa veramente dura...


Questa mattina al suono della sveglia avevo una bella erezione mattutina. Mi sono voltato verso il corpo caldo di Lei facendo percepire la situazione e stuzzicandola un po'.
Scostate le mutande ho apprezzato una piacevole umidità e cedevolezza della carne, quindi con poco sforzo, mi sono ritrovato dentro di lei piacevolmente stretto in una caldo e liquido abbraccio.

Dieci minuti esatti, dieci minuti tra un post-poni e l'altro della sveglia, dieci minuti di movimento lento fino a premere con forza la pancia contro il suo culo morbido, concentrandomi a fondo sulle sensazioni della mia cappella che premeva e accarezzava dentro di lei.

Poi basta.
Stop.

Alzarsi di corsa con ancora il cazzo umido per prepararsi al lavoro e ad una giornata di ulteriore sofferenza.



(Neanche la corsa e la doccia fresca in pausa pranzo è servita a molto)







 


giovedì 15 giugno 2017

Soddisfazioni

Una delle mie (tante, troppe) fantasie erotiche riguarda le due ragazze delle pulizie che lavorano nella mia ditta.

Della prima ne ho già parlato, ed è decisamente la migliore: carnale, riccia, sguardo sfrontato e culo generoso.
Un po’ grezza, ma è questo che ne esalta il fascino sessuale.
La seconda è arrivata da poco. Più giovane, 20/25 forse?, meno erotica ma comunque attraente, specie con quelle belle tute sformate che le fasciano il culo (non di certo tonico) quando si piega a novanta.

Decisamente impossibile concludere qualcosa con entrambe, né con la prima, anche se sembrerebbe più fattibile, né con la seconda che pare molto riservata e molto fidanzata.

Ma poi...

Una mattina particolarmente ricca di voglie e fantasie galoppanti, mi sono ritrovato con il cazzo troppo duro per poterlo lasciare rinchiuso nei jeans scomodi.
Decido che si necessita di una bella sega liberatoria nei bagni, alzandomi in fretta verso il corridoio.

I jeans piuttosto grandi, io che di certo non sembro Rocco, fatto sta che non mi preoccupo molto di nascondermi, neanche quando la ragazza più giovane spunta dai bagni puliti e mi incrocia.

Ciao
Ciao...

E subito vedo il suo sguardo che si abbassa, attraversato all'improvviso da un lampo di... sorpresa? Interesse? Sicuramente di comprensione.

Mi guardo e noto che in effetti la punta del cazzo preme con decisione all'altezza del taschino  (quello che non si capisce mai a che minchia serva, talmente è stretto e profondo), rendendo ovvio che non è qualcosa che ho in tasca a creare quello strano e pronunciato gonfiore.

La cosa mi piace, mi eccita ancora di più.
La sega successiva sarà veramente soddisfacente.

Chissà lei che pensieri si sarà fatta, e se un minimo di fantasie erotiche sia in fondo riuscito a causarle.
Me la vedo bene stesa sul letto, in uno di questi pomeriggi caldi e umidi, ad affondare le proprie dita in una bella figa pelosa e cicciotta, sognando magari di essere presa da dietro contro il muro piastrellato dell’antibagno da un cazzo voglioso di esplorare quella figa grondante.


Ma le donne le pensano queste cose???

lunedì 5 giugno 2017

Cedimenti

-Vieni a pranzo da me? Oggi mangio a casa da sola...

-(No forse è meglio di no, ho del lavoro da finire, poi in pausa volevo starmene tranquillo all'ombra leggendo un libro, perché la buona e sana solitudine introspettiva è la miglior scelta di vita possibile, e basta con queste storie infruttuose e complicate, che in fondo c’abbiamo la nostra età – tu specialmente – e dovremmo pensare a mantenere in ordine le nostre vite...)Ma certo! Ci vediamo all’una?


Ero stato bravo.
E anche se i suoi  occhi azzurri quel giorno racchiudevano il cielo, e la loro limpidezza lasciava intravedere squarci di paradiso, ce ne eravamo rimasti a debita distanza.
Avevamo mangiato, riso, bevuto sotto il sole allegro di maggio lì sulla terrazza, cercando ogni tanto conforto all’ombra di un vecchio ombrellone sbiadito e facendo finta di essere in vacanza lontano.

Il tempo era quasi scaduto, e da lì a poco sarei dovuto rientrare al lavoro. Facile quindi rilassarsi e abbassare le difese.

Fu sufficiente per lei appoggiare le sue gambe sulle mie, con i polpacci nudi e i piedi scalzi. Forse senza malizia, ma solo per rilassarsi bevendo l’ultimo bicchiere.
E forse senza malizia, le accarezzerai la linea snella della gamba, per poi massaggiarle piano la pianta del piede cercando i nodi di tensione che le ingarbugliavano la vita.

E fu in quel momento, senza che neanche mi offrisse il caffè, che tutto precipitò.

Fu un attimo, naturale, sporgersi verso il suo sporgersi e incontrare la sua lingua, così tanto desiderata in fin dei conti.

- Ci vedono! Andiamo dentro.

E’ incredibile come il ricordo più vivo è più forte siano le sue parole sussurrate, cariche di desiderio e di promesse, poi mantenute.
Forse perché il resto fu un turbine di vestiti e poi di corpi, di pelle, di gemiti e urla soffocate tra le lenzuola.

Il suo orgasmo nella mia bocca.
Il mio sulla sua pancia.

In sostanza, un altro ritardo al lavoro.

venerdì 5 maggio 2017

Il Labirinto del Porno-Fauno

Il “Labirinto” era un lungo e intricato corridoio sul quale si aprivano cubicoli con scomodi letti, zone buie con glory hole, e una stanza più ampia verso la fine, con delle strane amache ginecologiche appese al soffitto con delle catene, catene sulle quali erano presenti delle fasce per inserire i piedi e tenere le gambe divaricate e il sesso esposto all'utilizzatore di turno.

Il cambiamento di atmosfera in quella parte del locale era netto.

Gli scarsi avventori sembravano particolarmente timidi nel resto del locale, nel bar, nella sala cinema, nella sauna e nel bagno turco oscurato (anche qui una sorta di labirinto, ma troppo scomodo per praticare).
Nel labirinto invece le luci erano basse e tendenti al viola, posizionate a livello del pavimento per poter illuminare il cammino e vedere a grandi linee le parti basse del corpo, ma lasciando in ombra visi ed espressioni.
Alcuni angoli erano poi particolarmente bui, e spesso si vedevano guizzare corpi bianchi che si intersecavano e accarezzavano.

Si fermò in uno di questi angoli particolarmente buio, sul quale si aprivano tre piccoli loculi contenenti uno stretto letto-panca di simil pelle nera.
Subito tre uomini si fecero avanti, palpando e ansimando, protendendo i loro cazzi già duri e pronti.
Incredibilmente tutti bei cazzi: uno un po’ più lungo, un altro un po’ più largo, uno con una cappella davvero grossa e ben fatta. Si chinò avanti per prenderli in bocca a turno, mentre mani irruente allargavano il culo cercando altre vie di piacere.

La cosa andò avanti per qualche minuto, ma la scomodità del posto e ancora un certo impaccio e imbarazzo dei giocatori fece disperdere il gruppo dopo poco.

Ancora un giro per il locale, un bagno veloce nell’idromassaggio, una sosta davanti alla stanza cinema illuminata da uno scadente porno muto, poi si fermò nella sala delle “amache”, lasciando cadere l’asciugamano a terra ed esponendo il corpo nudo alla luce, in quel tratto più intensa.
Subito un uomo piuttosto insignificante, timido e impacciato, si avvicinò proponendo il suo cazzo.
L'offerta venne subito accettata, e il cazzo preso in mano. Lo segò per qualche attimo per ammirarlo e saggiarne la consistenza, poi si chinò prendendolo in bocca con calma.
I rantoli dell’uomo non lasciavano dubbi sugli effetti positivi di quelle attenzioni.

L’azione in corso attirò subito un altro uomo, decisamente un maschio alfa rispetto al primo, molto curioso assistere a queste dinamiche.
Il secondo uomo era sulla cinquantina, capelli grigi legati in un codino,  decisamente stempiato e con la pancia prominente.
Porse senza tanti preamboli il suo cazzo... ed era veramente bello, fatto apposta per essere venerato. Lungo più di una ventina di centimetri, largo da riempire per bene il palmo e con un cappella grossa dal bordo netto e ben definito.

Non si poteva far sfuggire una simile bellezza, e in poco tempo tutto l’azione si concentrò su quel grosso pezzo di carne, tanto che ”il rivale” si defilò in fretta senza dire niente.

Inginocchiarsi di fronte a quel cazzo, coccolarlo, percorrerlo in tutta la sua lunghezza con la lingua, proseguendo sulle belle palle gonfie, per poi ammirarlo lucido e teso in tutte le angolazioni, era un piacere infinito.
Il pompino proseguiva per un tempo lunghissimo,  senza segni di cedimento da parte dell’uomo.

Era grosso, ma alla fine bisognava provarlo per bene.

Non una parola; due bustine di gel spalmate per bene sul culo; l’abbandono a pancia in sotto sull'amaca; il culo esposto in alto in un chiaro invito.

L’uomo si fece prendere da un attimo di agitazione, armeggiando confusamente tra quelle cosce aperte con il suo cazzo proteso e ben inumidito.
Senza tante cerimonie diede una serie di colpi secchi all'imboccatura dello sfintere, strappando gemiti di dolore alla sua povera vittima sacrificale che ondeggiava su quella specie di altalena mentre veniva violata.

Quella cappella era veramente grossa, e i colpi decisi e poco gentili strapparono mugolii e gemiti di dolore sempre più forti.

Incredibile come il farsi scopare nel culo in quel modo provochi uno stato di trance, di mollezza e sfiancamento in ogni muscolo del corpo già dopo pochi attimi.
Poco a poco il piacere si fece strada, quando il cazzo invadente riuscì a trovare il suo spazio tra la carne arrossata massaggiando le parti interne più sensibili.
I rantoli di godimento si fecero ritmici seguendo i colpi profondi.


Quasi non si accorse, e comunque non riuscì a reagire, quando l’uomo si sfilò dal suo corpo e si portò all'altezza del viso stravolto, masturbandosi convulsamente fino a sborrare sulla guancia e sulle labbra del suo giocattolo di piacere, a cui non rimase che cercare il proprio godimento finale masturbandosi velocemente con la mano.

giovedì 23 febbraio 2017

Primavere timide lungo argini isolati

Sembra quasi che una timida primavera si affacci all'orizzonte.

Qualche nebbia appiccicosa e invadente ancora.
Qualche sbuffo di neve sulle cime più alte, che spinge in basso un vago odore di freddo gelido.

Ma ormai la testa è proiettata verso giorni caldi, verso pelle nuda che si colora. 
Si programmano gite spensierate in lontane spiaggette isolate, cercando sguardi complici tra occhiate lascive e carezze languide.

Tanta voglia di esibizionismo, di voyeurismo nei boschetti nascosti.
Perché il sesso all'aria aperta è sempre bello, e quando è condito dal fascino e dai brividi dell'ignoto, lo è ancora di più.




lunedì 16 gennaio 2017

Una tacca per il nuovo anno

Da quanto tempo esiste Viaggiatore Immaginario?

Sette, otto anni credo. Ho perso le prime tracce insieme alla caduta di Splinder.
Ovvio che in questo lasso di tempo l'aspetto monotematico di questo blog un po' mi sia venuto a noia, sia nel raccontarlo che, forse, nel viverlo.

L'inizio anno però è sempre stato un momento ricco di stimoli e di dinamismo. La prospettiva della fine dell'inverno, l'euforia del vecchio lasciato alle spalle e delle nuove possibilità che ci aspettano all'orizzonte... Non so esattamente quale sia la causa.

Anche quest'anno qualcosa si muove: fantasie, voglie, sogni ad occhi aperti, piccoli momenti di trasgressione rubati alla quotidianità.

E poi c'è il Destino, io lo rispetto sempre, e non ignoro i suoi segnali.
In questo periodo continuo a ripresentarsi il tema delle "quarantenni separate", con le loro turbe, le loro storie, i loro capricci estetici e sessuali.

Il tema ricorrente nei miei incroci recenti è la depilazione intima.

Sembra che a queste balde giovani rinnovate, si sia aperto un nuovo scenario per quanto riguarda l'aspetto della loro amica, scoprendo il piacere dell'assenza totale di pelo.
Curiosamente, queste considerazioni capitano in un periodo in cui ho riscoperto il piacere della vulva villosa (ma curata, ovvio), trovando addirittura noiosa e quasi ridicola la moda della figa-bambina decantata da molti.


In realtà la "categoria" (bruttissima parola, lo so) delle mie coetanee separate mi è quasi totalmente sconosciuta. Troppo pericolose quelle che conosco, forse ancora più pericolose quelle da conoscere!

Però il pensiero di queste donne che si depilano mi eccita.
Mi eccita il pensiero contorto che loro se la depilino per stupire i nuovi amanti, che pregustino già l'effetto che avrà su un uomo nuovo e sconosciuto che ben presto, si spera, farà scorrere la propria lingua tra quella tenera carne liscia e pulita.





Foto di Viaggiatore Immaginario









venerdì 8 aprile 2016

E poi il destino beffardo ci guarda , in un aprile che s’illude d’esser già estate

Una massa nera sovrasta la città.

Avvicinandomi vedo comparire la trama intricata dei lampi al suo interno, ed è una scena impressionante, bellissima.
L’aria è tiepida, umida ed elettrica. Tra poco verrà giù il finimondo, c’è solo da sperare che non grandini.

Ma non siamo mica a luglio, no?

Ti devo paccare. ..il temporale ha fatto danni ... Però sarebbe stato meraviglioso ascoltare il suono del temporale totalmente nudi dentro la macchina...

Si sarebbe stato bello.

Avevo voglia di abbandonarmi, di sentire il tuo corpo nudo e caldo sopra il mio, di affondare il viso tra i tuoi capelli per respirare il tuo odore mentre lo scroscio dell’acqua all'esterno allontanava ogni forma di pensiero contrario.
Potevo già sentire la scossa di piacere che avrei provato al momento di penetrarti, quando la tua mano sicura mi avrebbe guidato dentro di te, dentro quel sesso caldo e umido di cui comincio a perdere il ricordo.
Afferrare quel culo così perfetto, spingerti verso di me mentre la mia bocca cercava i tuoi seni.

E’ facile scacciare la tentazione, mantenere il controllo restando alla larga dal pericolo.
Ma quando molli i freni, ti lasci trasportare e oltrepassi il confine della reticenza, allora diventa doloroso vedersi portare via all'improvviso l’oggetto del desiderio.

Ma è il Destino a condurci l’una dall'altro.
Ed è il Destino a tenerci lontani.

Non l’ho mai forzato.

Non lo farò ora.

giovedì 7 aprile 2016

L'ho già detto che amo le rosse?

Credo di essere stato segnato dalla mia professoressa di italiano delle scuole medie, una donna austera e regale di cui non ricordo un sorriso, con la pelle bianchissima spruzzata appena di lentiggini leggere intorno al naso e due occhioni indagatori che erano per me impossibili da sostenere.

Quegli occhi mi hanno guardato come nessuno prima, e in quello sguardo ho visto per la prima volta un barlume del vero me stesso.
Ho visto quello che potevo essere, quello che potevo dare, e anche per questo sono passato dall'essere uno svogliato ragazzino avverso alla lettura e all'approfondimento al diventare il migliore della classe in italiano (come maschio... le femmine hanno sempre una marcia in più!).

Dopo?

Quel modello di donna non l'ho più ritrovato nelle mie amanti. Forse non lo vorrei neanche, mi spaventa l'idea di intaccare quella figura.

La Matta un po' si è avvicinata a questo stereotipo: più grande di me, non rossa ma castana rossiccia (in un certo periodo proprio tinta di rosso vivo), occhioni azzurri, pelle bianca, tratti affilati e lentiggini sul corpo.
Ma quella luce? 
Quell'intelligenza che si manifestava nelle parole, nei gesti, nei lunghi silenzi ben cadenzati?
No, quella no. Neanche lontanamente.



Tutto questo perché mi è venuto in mente?
Perché guardavo questo blog con le sue foto che mi piacciono sempre, perché questa donna ha una luce sua che mi ha sempre rapito e ipnotizzato:










mercoledì 17 febbraio 2016

Tu, mia musa di pomeriggi annoiati

Le poche luci riescono a stento a tenere fuori il buio della sera.
Qualche monitor abbandonato, i corridoi al di là dei vetri, la mia lampada da scrivania schermata di verde.

La musica e la penombra mi isolano sempre di più, lasciandomi vagare tra i miei pensieri.
Sono comodo, rilassato, eccitato.
Scorro filmati porno, immagini di nudo. Vago in rete in cerca di racconti erotici, di spaccati di vita altrui, di buchi della serratura dietro i quali nascondermi crogiolandomi nel mio desiderio.

Alzo gli occhi e la vedo entrare con il necessario delle pulizie.
Sfortunatamente insieme al suo collega.

Sul mio monitor scorrono immagini di cazzi enormi che penetrano a fatica giovani donne dai visi distorti di piacere.
Lei è dal lato opposto non può vedere, a meno che non indovini qualcosa dal riflesso sulle vetrate alle mie spalle.

Dovrei forse interrompere?
No, mi piace il rischio.
Cos’accadrebbe se vedesse cosa sto facendo?
Rimarrebbe schifata e scandalizzata? Oppure un brivido di eccitazione contagerebbe anche lei?
Tengo sotto controllo il suo sguardo, ma questo è sempre abbassato sulle superfici da pulire.

Oggi è un giorno particolare, sono venuto al lavoro in tuta, e il fatto di avere un indumento così leggero e informale, veloce da togliere, amplifica i miei pensieri osceni.
Mi accarezzo piano sotto la scrivania, godendo della sensazione del mio cazzo che si indurisce pur costretto negli slip stretti.
Lei è ormai alla scrivania accanto la mia, quindi chiudo la finestra dove la ragazza di turno ha ormai estratto abilmente le ultime gocce di sperma dal cazzo che la sovrasta, godendomi lo spettacolo del suo culo generoso avvolto in un paio di jeans sformati.

E’ trasandata ultimamente, o forse ingrassata. Ha un’aria di sciatteria e noncuranza mista ad alterigia che mi eccita da morire.

Percepirà il mio sguardo scivolare umido lungo la curva della schiena?

Immagino il calore in mezzo a quelle cosce.
Immagino il pelo riccio e nero come la sua testa, denso e profumato di odori forti.

Mi alzo lentamente e le passo dietro, dirigendomi con calma verso i bagni.
Ho voglia di brividi più intensi, ho voglia di rimescolare le sensazioni sterili che invadono l’aria stanca della sera.
In bagno mi tolgo in fretta pantaloni e mutande, rimirando il mio cazzo semi eretto libero nell’aria fredda del locale.
Mi accarezzo ancora un attimo, immaginando lei inginocchiata sulle mattonelle  sudicie in attesa di farmi sentire la sua lingua.

Rimetto solo i pantaloni, e con le mutande in tasca ritorno al mio posto.
Il cazzo preme sulla stoffa leggera, delineando perfettamente la sua forma: il bordo della cappella, la vena prominente.
Gli sguardi dei due comunque rimangono lontani, soprattutto di lei, sempre ligia e concentrata sul suo lavoro.

Mi risiedo e continuo a fantasticare, accompagnando i miei sogni ad occhi aperti con un deciso massaggio del dito indice sulla cappella sempre più gonfia.
La premo, la stringo, trastullandomi dell’effetto quasi doloroso della stoffa e godendo del mio essere depravato e inopportuno.


Ma intanto lei è passata al alto opposto del locale, ormai quasi completamente nascosta ai miei occhi...



Tanto vale tornarsene a casa.

martedì 2 febbraio 2016

Homo Erettile

Essere uomini è davvero duro.

Ringrazio il cielo di essere stato previdente: doccia accurata, mutande sportive nere, calze anch'esse sportive ancora nuove e in buono stato (confesso di avere un rapporto complicato con le calze, a causa della pessima abitudine di girare sempre scalzo, sporcandole e usurandole così in maniera sproporzionata.)

Quando mi sono presentato per la seconda seduta di fisioterapia, in cui avrei effettuato la prima sessione di tecarterapia, ero già predisposto per passare il mio tempo con il ragazzo della volta precedente. Così quando si è presentata quella giovane  in camice bianco, poco più che ventenne, sono rimasto un po’ spiazzato...

Sarà mica lei a seguirmi?

“Prego signor Vì, si accomodi pure”

Oh cazzo.
Venti minuti di piacevole massaggio al ginocchio e alla coscia, con la sua mano incredibilmente morbida e vellutata che segue e asseconda il lavoro dello strumento.
La sua espressione assorta e concentrata, con il labbro inferiore carnoso e sporgente, estremamente sensuale, a poche spanne dalle mie parti intime...

Ce la posso fare.
Si, ce la posso fare.

Profughi siriani...
Intervento in Libia...
E’ giusto convogliare fondi verso la Turchia per la gestione immigrati?
La frattura della rotula deve essere molto dolorosa, ma forse è peggio il crociato, sicuramente entrambi...
Che poi Renzi fa bene a far girare le palle ai Crucchi, tanto l’alternativa a fare i bravi è vederli farsi i comodi loro e non ottenere mai niente...
E comunque chi è quello stronzo che ha messo incinta la Meloni???

No! La Meloni ingravidata no cazzo!!!

Naufragi primarie in Iowa Salvini al Family Day rottura scomposta del perone...

“Bene, per oggi basta. Possiamo già fissare una seconda seduta per giovedì?”

No.
Io non ce la posso fare.

Mi do malato.

mercoledì 27 gennaio 2016

Gennaio sta scivolando via, inesorabilmente malinconico

Non riesco a riprendermi, a ritrovare una mia dimensione, un mio posto.
Vagando pigramente tra le vecchie cartella di fotografie ho ritrovato questa, datata 2010 e pubblicata sul vecchio blog Splinder.



Questi sei anni di blog sono trascorsi in un attimo, e riguardando i vecchi post a volte mi sembra di aver progredito l’equivalente di sei giorni.


In realtà 6 anni sono un’eternità
Io in 6 anni sono nato e sono diventato "grande", attraversando trionfalmente quell'evento epocale che era il passaggio dagli anni settanta agli ottanta.
Da paffuto bambolotto sono diventato un ragazzino che andava a scuola! Con la sua cartella! Anche in bici! E che da lì a pochi mesi avrebbe cominciato le scorrerie sul Ciao dell’amico (ancora come passeggero per un paio d’anni) scorrazzando per i campi del paesello.

Gli anni settanta, gli anni ottanta...vi rendete conto?

E come rievocare ere mitologiche, periodo d’oro dell’umanità.
A volte sento dentro l’atmosfera di quelle giornate spese tra gli scaffali del supermercato dei miei, con la radio in diffusione e quelle canzoni che conosco perfettamente , ma di cui non saprei mai tirar giù un elenco.
Ora ho bruciato gli “Anni Zero” come se fossero un veloce intramezzo tra un tempo e l’altro di un triste sceneggiato Mediaset. E metà degli “Anni Dieci” se ne sono andati senza che qualcuno sia stato ancora in grado di classificarli con un etichetta almeno lontanamente evocativa.

Se non con quella di “Gli anni della crisi”.

Propositi per il 2016?

Godermi il 2016 cazzo.

lunedì 28 dicembre 2015

Merry Fuckin' Christmas

Non pensavo di essere così vulnerabile, a te.
Sarà la malinconia dei ricordi, i canoni della ricorrenza che mi riportano a sentimenti passati.
Eppure l'aria mi sembrava opprimente, la percezione di un me reale aleatoria.
Tutto diverso, tutto così uguale...

Anche noi?

Bastavano pochi passi, un sorriso di circostanza, un saluto e un bacio per sentire ancora il tuo profumo, per scambiare due parole guardandoti negli occhi.

Ma non ne ho avuto il coraggio, perché ancora una volta mi riscopro debole e insicuro. 

Inadeguato agli altri.

E così mi sono ritrovato da solo, scontento, e sicuro di aver sbagliato di nuovo.
E affrontare i giorni di festa con questo peso non mi andava.
Così forse mi sono comportato ancora più da stupido, dicendoti per messaggio quello che mi passava per la mente.

Perché poi? 
Perché rischiare di turbare la tua vita ormai tranquilla, lontanissima da me?
Per cosa se so benissimo di non voler niente da te?

Forse solo perché farti gli auguri era importante, era il minimo segno di rispetto per quello che mi hai dato...

e per quello che ti ho tolto.





mercoledì 16 dicembre 2015

E poi aspetti l'inverno e il gelo del mondo per riprovare a sentirti vivo

Breve pausa dal letargo forse?

Eppure non mi credevo in pausa, per nulla, molto attivo fisicamente e intellettualmente, per quanto mi consentano alcuni vincoli impellenti.
Ma forse questo dinamismo dimostra, come non mai, la presenza di un lato a sé stante ben definito, quel lato oscuro e folle che a volte mi sembra di percepire in modo così netto, e che solo un infantile senso di negazione e di autoprotezione mi porta a identificare come un’entità separata.

Sono sempre io.
Sono solo mio.

E la strada, la notte, il freddo, mi riportano piacevolmente in me.
Vorrei soltanto vagare per questi luoghi abbandonati a sé stessi, godere del piacevole tepore donatomi dall'alcol, aumentarne il livello oltre il limite di guardia, magari trovando un pub dimenticato dal mondo in cui potermi sedere al bancone per chiacchierare di tutto e di niente con il barista di turno.

Esistono ancora posti del genere?
Credo di si, la solitudine dell’uomo è sempre di moda.

Guardo il cellulare, un messaggio della Cacciatrice mi avverte che i suoi piani sono stati stravolti dal lavoro, e che sarà impossibile incontrarci.
Peccato?
Sollievo?

Ineluttabilità.

La voglia di ignoto si rafforza. 
Vorrei perdere la strada del ritorno, farmi trasportare da asfalto sconosciuto.
Ripenso a corpi caldi che ho incontrato tempo fa. Ricordi di seni morbidi e pieni, fica calda e umida che mi accoglieva e mi sfamava, il culo soffice che si divaricava sotto la mia presa mentre affondavo dentro di lei, dentro di loro.
Voci e odori che si mischiano e si sommano nei miei ricordi. Sensazioni tattili  che avvolgono i sensi e rafforzano la mia erezione sterile.

Sale la voglia di perdizione, mi seduce attraversando gli angoli bui delle periferie.

Riconosco il pulsare vivo della bestia che vive di notte: un organismo unico fatto di una moltitudine umana apparentemente disconnessa, ma in realtà perfettamente in sincronia con una ben determinata tensione vibrante diffusa dell’aria.
La vedo nei movimenti lenti tra le ombre dei parcheggi poco illuminati, lungo i viali deserti, oppure nei viottoli stretti pronti a perdersi nei campi.
Riconosco queste dinamiche, riconosco il ritmo che assume chi ne è parte.

E’ affascinante, a tratti inquietante.

L’attrazione è forte, ma il gioco è farsi lacerare da essa.
Immagino me stesso fermarsi nel cono d’ombra giusto, attendere con trepidazione l’auto che si affianca.
Il terno al lotto, il tiro cieco a cui non ci si può più sottrarre.
Affrontare l’altro uomo che si avvicina al finestrino, estraendo senza cerimonie il cazzo semi eretto, già posizionato all'altezza dei tuoi occhi.
Sei pronto a prenderlo in mano?
Sentire la carne morbida e calda riempirti il palmo?
Conosci alla perfezione le sensazioni che stai dando scoprendo poco a poco la cappella gonfia, tirando a fondo la pelle per spremere al massimo l’erezione mentre lo avvicini alla bocca.
E’ un bel cazzo?
E’ grosso?
Ti piace vero?
Senti il tuo ano che pulsa e si schiude, mentre l’eccitazione ti invade?
Potresti accoglierlo facilmente, sentirti aprire e usare come una puttana, segarti lentamente con una mano e sostenerti con l’altra al muretto scrostato, per non crollare sotto i lunghi affondi.

Vedi tutto in un attimo, come un gabbiano che sfiora la superficie dell’oceano per assaporare il potere magnetico e l’intensità viva ed aliena che risale prepotente da quegli abissi.


Ma il tuo mondo è aria e nuvole.. e il leggero tocco di un’ala che ti porta lontano.

venerdì 20 novembre 2015

Poi d’autunno le foglie si vestono a festa, per andare a morire

L’aria che sale dal fiume è fredda, soprattutto la sera.
Non è più tempo per spogliarci nudi sotto le stelle, e divorare a vicenda corpi lucidi e accaldati.
Vorrei andare in letargo, e forse lo sono già.
Vorrei scivolare in una nido accogliente, anestetizzato dal tepore e cullato da odori familiari.

Mi sta stretta un’autovettura nascosta nelle ombre della città, anche se tu trovi il tuo spazio tra le mie gambe, accoccolandoti comoda per prendere in bocca quel mio cazzo con cui forse trovi una sintonia migliore che con me.
Sono insofferente, non riesco a prenderti come vorrei. Mi sfuggi, sembra che tu non voglia abbandonarti e perdere il controllo della situazione. Io vorrei esplorare con calma il tuo corpo, in ogni sua parte, dai piedi lunghi e nervosi, su per le gambe e fino alle pieghe della tua figa così liscia e morbida da non parer vera. Vorrei toccarla e penetrarla calmo, con una e poi con due dita, capirla, conoscerne a fondo la consistenza e la reattività. Scendere poi al perineo, leccarlo e massaggiarlo fino solleticare l’ano in previsione del momento in cui verrà dischiuso in modo appropriato.
Invece sei famelica, mi scopi, resisto, ti scopo, giriamo contorcendoci e scontrandoci.
Alla fine mi abbandono sul sedile, lasciando che sia tu a scoparmi mentre accolgo la tua lingua nervosa nella mia bocca.
Lascio che tutto finisca, il più presto possibile.
E’ quasi come togliermi un peso, chiudere i conti con qualcosa che mi è capitato di dover fare, quasi un obbligo.

Follia, ovvio.

Eppure qui non ci sono sbocchi, e a parte il piccolo brivido dell’avventura e la follia dei giochi clandestini, prevale la sensazione di buttarsi a capofitto verso un dirupo di guai e dolori.

Letargo.
Vorrei andare in letargo.

Svegliarmi a primavera che tutto è nuovo e pieno di colori.

venerdì 18 settembre 2015

Sempre le estati scivolano via, troviamo un modo per farle restare

Deja vù.
Ancora questo viale, questi portici piastrellati e lucidi, quest’aria di paese in quest’angolo di città.
L’attesa, l’aspettativa, l’incertezza.
Siamo in una bolla sospesa nel tempo.
Due figure sfocate perse nel buio del parco.
Belli, non so se per le nostre singolarità, o per la scintilla che attraversa il vuoto tra di noi.
Mi sento alienato, uno scatto oltre la percezione della realtà, dov’è la tua mano?
Saranno le anime dei matti, forse è perché  le sento grattare da dentro i mattoni.
Questo locale è fuori dal tempo, le persone ci sono sempre state, e temo non andranno mai.
Sento scivolare addosso i loro sguardi, sembrano sorridere grati al nostro arrivo, come se li liberassimo da una sorta di apatia.
La ragazza mi porge il bicchiere, che forse abbonda troppo d’alcool.
Ghiaccio? Non hai niente per raffreddarmi?
No, scusa, possiamo solo vagare in tondo, a volte l’albero non fa il bosco e non ha senso perdersi se non s’appartiene al mondo.
Potrei portarti  nel buio e nel silenzio, ma i tuoi sorrisi mi chiedono aspetta! Non è oggi il nostro giorno.

Hai freddo?

No, abbracciami.