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venerdì 29 marzo 2024

L'Ospite

 Lei è davanti a me, sul letto.

Siamo inginocchiati uno di fronte all'altra, entrambi nudi.

La guardo con adorazione, è bellissima: sfioro con la punta delle dita l’incavo del collo, la curva del seno, la pancia e l’ombelico.

Respira forte, gli occhi socchiusi e le labbra umide discoste. Il mio respiro si fonde e amplifica il suo mentre afferro con più decisione un seno, strizzando un capezzolo ritmicamente.

 

Lei inarca la schiena, sporgendo in fuori le natiche verso il nostro Ospite, che osserva rapito dietro di lei.

 

Tenendo sempre stretto tra le dita un capezzolo, la avvicino a me per baciarla piano, assaporando le labbra umide con la lingua. L’altra mano le accarezza la schiena, seguendo la colonna vertebrale fino ad insinuarsi tra le natiche, saggiando la carne tesa dell’ano e quella molle e bagnata della sua figa.

 

Le nostre lingue che si cercano aumentano l’eccitazione nei nostro respiri. Lei mugola mentre la mia mano le allarga il sesso saggiandone la resistenza.

Si stacca dal bacio e si china tra le gambe, cercando con la bocca il mio cazzo durissimo. Comincia a leccarlo con calma e attenzione, sporgendo ancora di più il culo bene aperto verso l’alto.

 

Il nostro ospite ci osserva: è in piedi, completamente nudo ed eccitato. La sua mano stringe il cazzo scappellandolo lentamente.

 

Ci guardiamo per un secondo, poi lui fa un passo avanti protendendo una mano tra le gambe di lei.

La sento mugolare e tendersi mentre continua a succhiarmi. Le tengo una mano sulla nuca accompagnandola dolcemente, mentre con l’altra faccio pressione sul bacino per farle sporgere meglio il culo.

 

L’Ospite si accomoda dietro di lei, respirando forte dal naso. Inclina la testa per guardare meglio lo spettacolo che ha di fronte, passando una mano tra le sue gambe e facendo sprofondare lentamente un dito tra le labbra gonfie.

Lei mugola guardandomi negli occhi con aria colpevole, quasi mi chiedesse il permesso di godere.

 

Le dico quanto è bella e quanto mi eccita proprio quando il cazzo di lui le entra completamente dentro, arrivando fino in fondo

La sento gemere e ansimare, stringe il mio cazzo con la mano sostenendosi su di me mentre viene scopata a fondo, lentamente con decisione.

 

<<Ti piace, lo senti?>>

 

<<Dio… si … mia piace…>> mormora la risposta poi riprende a succhiare il mio cazzo tra un gemito e l’altro.

 

Il ritmo prende vigore, i mugolii diventano sempre più piccole grida.

Il cazzo la riempie completamente, prendendosi il giusto spazio dentro di lei tra un colpo e l’altro.

 

<<Godo… godo… >>

 

Si abbandona con il viso sul materasso mentre un fiotto caldo schizza sul lenzuolo.

 

<<Oddio siiiii… è fortissimo!>>

 

Il suo orgasmo mi esplode nel cervello tra un misto di gelosia, angoscia ed eccitazione totalizzante.

 

Il nostro Ospite grugnisce attirandola con forza a se mentre vibra sotto gli spasmi dell’orgasmo, riempiendola a sua volta di caldi fiotti di sperma.

 

Da sopra di lei vedo il cazzo spesso pulsare con le grosse vene gonfie, poi poco a poco scivolare fuori ricoperto di bianca crema di lei e grosse gocce di sperma.

 

Lei si adagia esausta sul letto, ansimando per recuperare fiato.

La accarezzo e la conforto, scivolando tra le sue natiche ed infilando con facilità estrema due dita nella sua figa fradicia e aperta.

 

Poi mi alzo e vado a prenderle qualcosa per pulirsi, non voglio interferire nel riverbero del loro godimento.






 

 

martedì 11 gennaio 2022

La Strada verso la Perdizione (Post perduto tra le bozze)

Avevo scelto il ristorante con cura. Era uno dei più raffinati della zona, soprattutto per la sua rinomata cantina, ma allo stesso tempo era un luogo in cui io e mia moglie eravamo conosciuti, sia dal personale che dai frequentatori abituali.

Lei aveva indossato il vestito lungo verde e nero che adoro tanto. Morbido sul petto e dalla gonna ampia e voluminosa.
Sotto, il corpetto che le avevo regalato e che la stringeva perfettamente dando forma al seno che le gravidanze avevano reso meno tonico rispetto al passato.
I tacchi alti le mettevano in risalto la caviglia e l’inizio della gamba tonica durante ogni passo, soprattutto mentre saliva le scale.
Le feci strada, lasciando poi passare Marco e attendendo qualche secondo prima di seguirli.

Leggevo il nervosismo di lei nella tensione dei movimenti, forse sapeva che sia io che il mio socio le stavamo ammirando il culo guizzante sotto il tessuto leggero.

Attraversammo il locale attirando qualche sguardo. Normale, pensai, eravamo due uomini attraenti ed eleganti nelle nostre camice bianche, al seguito di una donna affascinante e non banale.

Come richiesto, la cameriera ci fece accomodare in uno dei separé, versandoci subito tre calici di champagne.

Mi piace osservare, mi piace godere dell’attesa e crogiolarmi in quel cullare di torbide aspettative.
Sorseggiando il mio rosso ascoltavo i discorsi ininterrotti di lei, sintomo del suo nervosismo, intervallati dagli sproloqui e dai pavoneggiamenti di Marco.

Il buon cibo e soprattutto il buon vino fecero effetto in fretta, sciogliendo l’atmosfera e rendendoci inclini a battute e ammiccamenti.
Sempre più spesso la mano di Valeria si posava sul braccio nudo e depilato di Marco, per rimarcare concetti o apprezzamenti a battute varie.
Io nel frattempo mi godevo lo spettacolo delle sue guance arrossate e degli occhi lucidi con le palpebre già pesanti per l’alcool.
Ad un certo punto lasciai scivolare la mano sotto il tavolo, cercando la pelle morbida della sua coscia sotto la stoffa.
Anziché scostarsi lei aprì leggermente la gamba, lanciandomi di sfuggita un’occhiata compiaciuta mentre ascoltava un qualche discorso sulle ultime vacanze in Spagna del nostro ospite.

-Ehi ragazzi, andiamo a vedere se troviamo qualche bella festicciola in centro?- Proposi ad un certo punto sul finire della cena -Prendiamo solo una macchina, tanto poi ripassiamo tutti di qua.

Mi avviai a pagare (Non volevo permettere di fare la figura dello scroccone), e poi attesi gli altri due per dirigermi alle auto.
Avevo cominciato ad essere vittima della solita urgenza che conosco bene... la voglia di realizzare uno dei miei intenti da depravato.
Valeria e Marco mi seguivano continuando a ridere e parlare, e arrivato alla macchina  potei per qualche secondo guardarli avanzare come una coppia fatta e finita... 

Come se io non esistessi neanche.

Marco afferrò la maniglia della portiera posteriore, mentre Valeria, come d’abitudine, si protese verso il suo posto davanti.

-Ehi! Non lasciamo il nostro ospite da solo! Siediti anche tu dietro Vale!

Per una attimo calò su di noi un leggero velo di imbarazzo, ma grazie alla prontezza di Marco la titubanza di Valeria fu usata a nostro vantaggio

-Ecco si! Non mi lasciate da solo! 
Piagnucolò con finto dispiacere aprendo la portiera a vale per farla accomodare.

Dopo pochi minuti di viaggio l’atmosfera era tornata ciarliera e spensierata come prima.
Nello specchietto vedevo lui parlarle fittamente e farla ridere, ma la musica volutamente alta creava una sorta di schermo invisibile che li isolava in una nuova intimità.
Ad un certo punto vidi il viso di lui avvicinarsi sempre di più a quello di mia moglie, senza smettere di parlare e ridere, fin quando con naturalezza e decisione le sue labbra si posarono sulle sue, mentre una mano le prendeva la nuca attirandola verso quel bacio.

Un attimo indelebile, che si scolpiva nella mia mente

Dopo mesi di pianificazioni e preparazione, avevo ottenuto il mio obiettivo.

La lingua di lui le entrava in bocca, grondante e vogliosa. Lei era senza difese, e ricambiava come poteva con quella lingua delicata che conoscevo bene.

-Vale! Ma che fai? Ti limoni il mio amico? 
Dissi ridendo.
Lei mi guardò disarmata, senza difese nei confronti del languido eccitarsi del suo corpo.

Senza riuscire a rispondere abbandonò la testa di lato con un sospiro, conquistata dai baci di marco sul suo collo candido.

-Che buona che sei Valeria, che morbida...

La mano forte di lui le strizzò un seno insinuandosi poi nel vestito per portare alla luce il capezzolo grosso e sporgente.

-Fabry tua moglie ha voglia, forse tu non le dai abbastanza! 
Disse ridendo

Vale si abbandonò sullo schienale, lasciandosi succhiare i capezzoli uno dopo l’altro.

-Ecco vedi!? Le ho raccontato di quanto ce l’hai grosso e adesso lei non riesce a resistere!

-Non è vero!- Ridendo tra un mugolio e l’altro.

-Fabry ha ragione, vuoi vederlo?

Lo sguardo di lei mentre annuiva, mordendosi le labbra con bramosia, per poco non mi fece sborrare.

Aggiustai lo specchietto per vedere le sua mani aprire i pantaloni, scostarne i lembi e afferrare con difficoltà quel cazzo di almeno 23 cm.
Faceva fatica a circondarlo con una mano tanto era spesso.
Lui le afferrò la nuca e la spinse tra le gambe, invito che Vale accettò di buon grado aprendo la bocca per ingoiare il più possibile quella bella cappella gonfia.

Io continuavo a guidare per la città, le luci entravamo a intermittenza illuminando la testa di mia moglie che si abbassava ritmicamente.
Ad ogni semaforo vetture ignare si accostavano, ma forse grazie ai vetri leggermente oscurati non si accorgevano di niente.

-Spogliati tutta!- Le disse.

-Ehi! Non vorrai mica farti scopare in macchina davanti a tuo marito!

Ormai non la fermava nessuno. Si tolse in fretta vestito e mutande, rimanendo con il corpetto semi abbassato che le faceva uscire il seno.
Con qualche difficoltà si arrampicò sopra marco seduto in centro, e vidi chiaramente la mano di lei afferrare il cazzo e puntarlo sulla figa, aprendosi poco per poco alla sua spinta.

-Oddio, che male! Mi spacchi!- Grugnì contro la sua bocca

Vedevo quella figa che conoscevo così bene tendersi e avvolgere l’asta che entrava piano. Il suo culo esposto alla luce della città cominciò a salire a scendere, prima piano per prendere confidenza con il grosso cazzo che la riempiva, poi sempre più veloce, fino in fondo.

Andò avanti per un tempo infinito, lo sciabordio di quella figa martoriata e i suoi lamenti di godimento diventarono un sottofondo ipnotico al mio vagare per la città, fino all'esplosione di un profondo e liberatorio orgasmo per entrambi, uno dentro l'altra...

Dove ci avrebbero portato quelle strade?









giovedì 1 settembre 2016

L'estetica della figa

-Hai proprio una bella figa, lo sai? Nettamente la migliore nei dintorni...

Le parole di suo marito le risuonavano in testa.
Con una mano, inarcando il collo in avanti per vedere meglio, sfiorò il rado ciuffetto di pelo scuro che sovrastava il clitoride. Un sottile manto di peluria le ricopriva anche le grandi labbra, al momento sgonfie e chiuse.

Quei giorni di spiaggia naturista le avevano fatto confrontare seni e soprattutto peni di ogni forma e dimensione, mentre aveva sempre pensato alla figa non come ad un tratto distintivo di una donna.
Né bella né brutta.
C’era e basta.

Voltò la testa per guardarsi intorno.
A sinistra, poco lontano, una coppia sulla cinquantina. Lui magro e abbronzatissimo, con la pelle un po’ troppo invecchiata dal sole. Se ne stava seduto fumando con gusto, con lo sguardo perso nel blu del mare. Lei decisamente più bianca e in carne, sdraiata di pancia con il florido sedere esposto all’aria.
A destra una coppia più giovane, lui sicuramente. Lei oltre i quaranta, una bionda amena e dai tratti troppo marcati e troppo nordici. Leggeva supina, e il monte di venere rasato di fresco risaltava sullo sfondo del mare.
In effetti non era una bella figa, troppo… inconsistente, ecco.
Dischiuse leggermente le gambe, passando orgogliosa un dito tra le grandi labbra, sfiorando appena la carne morbida e abbronzata.
Il lui della coppia di sinistra era decisamente più giovane della compagna, strano abbinamento. Sembravano insieme per caso.
Più mediterraneo come aspetto, una faccia da bravo ragazzo con i capelli neri e la barbetta incolta.
Mentre le osservava di nascosto, lui si portò una mano al cazzo scappellandolo.

Un bel cazzo, non ci aveva fatto caso.

Lui lo sistemò di traverso sulla pancia, e già così arrivava all’altezza dell’ombelico, per un calibro che difficilmente la mano di lei avrebbe potuto circondare.
L’uomo scacciò degli inesistenti granelli di sabbia, e quando lei alzò lo sguardo verso il suo viso era sicura che i loro occhi si fossero incontrati dietro le lenti scure.

Tornò a pensare all'estetica della figa, girandosi verso il sole calante e divaricando soddisfatta le gambe per abbronzare al meglio quella parte.
Il caldo piacevole della sera incombente la fece appisolare dopo breve.
Si ridestò dopo qualche minuto, ricoperta da un sottile strato di sudore. Forse aveva sognato, sentiva un brivido tra le gambe e aveva i capezzoli ritti verso il cielo.
Si mise a sedere, cercando di mostrare indifferenza mentre passava un dito dal perineo al clitoride.
Le grandi labbra erano gonfie e discostate, e le piccole si intravedevano lucide di umori.
Assaporò per un attimo il piacere del proprio tocco, fino a quando un’ombra la distrasse.
L’uomo giovane passò davanti a lei, sul bagnasciuga, gettò un’occhiata attenta durante il passaggio: figa, tette, viso, per poi dirigersi verso la sua compagna, con il cazzo turgido e scappellato che ondeggiava ostentatamente.

Lei sospirò alzandosi un po’ imbarazzata e a disagio. Meglio andarsi a fare una doccia e poi raggiungere il marito per la cena, pensò.

Si diresse nella pineta e verso l’edificio dei bagni, entrando nella parte con le docce riservate alle donne, anche se in quel posto non si badava molto alla separazione dei sessi, essendo tutti nudi abitualmente.
Appoggiò la borsa da mare su un ripiano, dirigendosi verso una cabina… quando lui entrò.

-Ciao, sei italiana vero?

-S..si, perché?

Lui la guardò sorridente, aveva una bel fisico asciutto, con la giusta dose di peluria sul petto e sul pube. Non palestrato ma in forma… e quel cazzo era proprio bello!

Posso fare la doccia con te?

Le veniva quasi da ridere, ma allo stesso tempo le vacillarono le gambe dall’eccitazione.

-Sei bella.

Le si avvicinò dandole una bacio sulla guancia, sfiorandole la gamba con il cazzo ormai semi eretto.
Lei abbasso d’istinto lo sguardo, senza dire niente, e lui fu abile e deciso a prenderla dolcemente per i fianchi stringendola a sé.

Una donna entrò in quell’istante, ma nessuno dei due si mosse mentre l’intrusa entrava nella sua cabina come niente fosse.

-Andiamo dentro dai. Le disse

Il tempo si dilatò all’infinito durante un battito del suo cuore.
Vide quel corpo avvinghiato al suo, vide quelle mani dare piacere alla sua figa ormai troppa gonfia e bagnata, vide quel cazzo fantastico penetrarla e riempirla fino a farla godere senza controllo.

Si fece condurre dagli eventi, da quell’aria di normalità nell’essere nudi e nel vivere costantemente sotto la presenza palpabile della sessualità  che la accompagnava tutto il giorno.



Afferrò la mano di lui ed entrò decisa dentro la cabina, richiudendo accuratamente la porta dietro di sé.

martedì 30 giugno 2015

Motel (Seconda Parte)

Forse non pensavo a questo, forse immaginavo momenti di tenerezza e tranquillità, farmi scopare lentamente, avvolta da un abbraccio protettivo mentre lo sento entrare piano dentro di me: una mano che stringe un seno, bocca e denti che stringono il capezzolo dell’altro, il respiro che si libera per lasciar posto al piacere...


Invece le sue mani mi afferrano mentre sono ancora umida di doccia, con la pelle fresca, ammorbidita dall’acqua, percorsa da leggeri brividi di freddo che mi fanno sporgere i capezzoli duri e scuri sui seni ancora troppo bianchi dopo questo lungo inverno.
Le mani ruvide mi afferrano il culo, saggiandone la consistenza e scoprendo la carne morbida all’interno, e la sorpresa e il freddo della ceramica contro la quale vengo premuta mi strappano un piccolo gemito, anche se è il dolore della stretta e del leggero morso al lobo dell’orecchio che mi scuote con un brivido profondo e improvviso, che si mescola in risonanza con la scossa causata dal dito che schiude le grandi labbra alla ricerca di quel varco che inesorabilmente comincia a inondarsi. Mi cerca la bocca e la lingua quasi volesse strapparmele, voltandomi con decisione la testa mentre mi preme sempre di più contro il lavabo, cercando l’angolazione migliore per infilare il medio ben bene su per la figa. Mugolo e sporgo il culo per facilitarlo, e un rimescolare liquido accompagna il movimento del suo dito che ormai affonda fino a farmi sentire le nocche nell’incavo delle cosce. Mi sento colare e avvolgere dal piacere mentre le gambe cedono. Mi abbandono sul piano di ceramica cadendo quasi in ginocchio, e allora lui riesce a lavorare meglio e infila a fondo due dita, rigirando la mano e allargando con decisione il culo per avere una visione più diretta.

E’ soddisfatto del lavoro, è soddisfatto del liquido chiaro che lo bagna fino al polso, della figa rossa e aperta che sembra solo aspettare il vero protagonista.

Con il fiato corto mi abbandono alla presa che mi spinge definitivamente in ginocchio, portandomi all’altezza del suo cazzo.
Lui si china ancora e mi bacia rumorosamente afferrandomi per i capelli e bagnandomi di saliva... forse la sua, forse la mia... con voce stridula e spezzata gli dico quanto è bello, quanto mi piace quel cazzo che afferro e stringo ruotando un po’ il polso, facendo scoprire al massimo la cappella.
Lo bacio sulla punta, poi giù seguendo la sua lunghezza, sistemo meglio la presa godendo di quello spessore e di quella consistenza.
Lo vedo tendere gli addominali, spremere tutta la sua erezione con orgoglio puntandomela verso il viso. Mi afferra la testa e me lo guida in bocca, dicendomi che me lo darà tutto e che mi riempirà bocca e figa fino allo stremo.
Mugolo, annuisco, sbavo con la cappella che mi riempie e mi soffoca. La posizione tende il perineo, e sporgo ancora di più il bacino indietro sentendo l’ano dilatarsi e pulsare.
Lui apprezza, è sempre più grosso e più duro, mi punta sul palato e faccio fatica a trattenere i denti. Poi all’improvviso mi spinge via, facendo un passo indietro col fiato pesante mentre quell’asta lucida ondeggia nell’aria.

Si inginocchia e mi gira a quattro zampe, aprendomi ancora per bene il culo. Farfuglio qualcosa sull’uso del preservativo, sul letto e sulla comodità della stanza mentre debolmente cerco di voltarmi, ma le sue mani sono forti, la mia lucidità troppo labile, il pulsare del mio sesso troppo intenso per poterlo ignorare, e allora posso solo cercare di soffocare l’urlo quando sento che si fa strada dentro di me, con la sensazione che mi si stia spaccando in due e che il piacere sia troppo da sopportare.
Senza tante riserve trova il suo spazio dentro di me, poi comincia  a scoparmi con forza facendo scorrere il cazzo per tutta la sua lunghezza avanti e indietro, con affondi potenti che mi spingono a cercare in qualche modo l’appoggio del mobile di fronte e del pavimento.
E’ rude, mi afferra e mi scopa con forza, dandomi la sensazione di essere un oggetto nelle sue mani. Mi volto a guadarlo mentre un altro colpo mi strappa un urlo di godimento misto a dolore... dolore per la  figa dilatata e martoriata, per le dita che afferrano il culo guidando i movimenti, che corrono a cercare i capezzoli stringendoli e tirandoli.
Stremata imploro Dio e imploro quel cazzo di farmi godere ancora, come non mai, come non credevo fossi capace. Lui si esalta e si eccita ancora di più, lo sento gonfio che non so se posso trattenerlo e allora godo colando liquido caldo sulle mattonelle chiare, urlando il suo nome  mentre lo sperma caldo mi colma e condisce il dolce pulsare dell’ orgasmo.

Crollo esausta quando si alza scostandosi da me, ammirando soddisfatto nello specchio il suo corpo magro e il grosso cazzo che pende semi turgido con una bava di sperma  che cola ancora.
Sento il resto di quel seme sgusciare fuori, spinto dagli spasmi dei miei muscoli. Mi rannicchio su un fianco e con una mano accarezzo e raccolgo quello che posso, protestando debolmente che avevo detto di usare il preservativo, che non uso precauzioni, ma lui mi prende per mano alzandomi e spingendomi verso la stanza da letto, dove mi lascio cadere di schiena sulle lenzuola bianche divaricando le gambe giusto in tempo per accogliere il suo corpo caldo e il suo cazzo ancora duro e pronto a ricominciare.

Non ho neanche il tempo di pensare al fatto che non mi sia mai capitato di provare due orgasmi a breve distanza, che già  il mio urlo liberatorio si diffonde nella stanza accompagnato dai colpi veloci dei nostri corpi che si incontrano ritmicamente.


Non è ancora tempo per la calma e la dolcezza... forse dopo. 
Forse.

venerdì 26 giugno 2015

Motel (Prima parte)

La tensione negli ultimi tempi era diventata palpabile, inutile resistergli.
Alla fine mi sono arresa: 

-D’accordo, voglio scopare con te.

Mi abbracciò nel buio del parcheggio deserto, stringendomi a sé e baciandomi dolcemente con la lingua.
La sua mano scese sul mio culo, facendo aderire il più possibile il suo bacino contro la mia pancia, in modo che mi rendessi conto dell’intensità della sua erezione.

Infilai una mano tra i nostri corpi, saggiando la sua consistenza e massaggiandolo sempre più appassionatamente, con i nostri respiri che diventavano affannosi e profondi.

-Dai, tiramelo fuori, non ci vedrà nessuno!
-No no, c’era ancora gente in ufficio.

La magia era rotta, un barlume di lucidità mi era tornato.

-Devo andare che è tardi, mio marito si chiederà che fine abbia fatto.

Lui mi attirò ancora una volta a sé, palpandomi il seno attraverso l’apertura del cappotto.

-Dio che voglia di scoparti!

Mi alzai sulle punte dei piedi schioccandoli un ultimo bacio sulle labbra

-I piaceri vanno rimandati il più possibile per goderseli a pieno.



La settimana dopo mio marito sarebbe stato via per lavoro due giorni, era l’occasione giusta.
Non me la sentivo di tornare a casa da lui dopo averlo tradito con un altro, non ero sicura della tenuta delle mie emozioni.

Lasciai organizzare tutto a lui, rimanendo d’accordo che ci saremmo incontrati nei pressi della tangenziale dopo il lavoro.
Questo un po’ mi preoccupava, non avrei avuto modo di prepararmi a dovere, sarei dovuta stare con lui dopo l’intera giornata in ufficio.
Optai per un abbigliamento semplice: pantaloni di stoffa aderenti, stivali corti con un tacco non eccessivo, e una maglia lunga tutta aperta sulle braccia, ma molto accollata e “casta”.

Arrivai nel parcheggio concordato trovandolo un po’ in anticipo,  avendo io meno problemi di orario.
Arrivò poco dopo, e quando scese dalla macchina gli andai incontro un po’ nervosa.

-Parcheggia, prendiamo la mia. Il motel è qui vicino.

Arrivammo in un struttura ampia e bassa, molto nuova e appariscente.
Le camere erano in un’ala, dotate di accesso indipendente.
Rimasi in macchina ad attendere che lui facesse la registrazione, stringendomi con forza le mani in mezzo alle gambe per dominare la paura e l’eccitazione.
Lo vidi arrivare tutto sorridente con la chiave: ormai era fatta.

La stanza era spaziosa e piuttosto asettica, con il grosso letto che dominava l’ambiente.

Mi prese subito per mano, conducendomi verso il letto  ma lo fermai con un sorriso malizioso.

-Stai calmo, abbiamo tutto il tempo che vogliamo...voglio prima farmi una doccia con tranquillità.


lunedì 16 giugno 2014

Estate e Follia

Casa...marito...figli...
Quel mondo di progetti e di responsabilità era lontano ed effimero. Ne avvertivo appena la presenza, indistinta e offuscata come la costa all’imbrunire vista da un veliero in navigazione verso l’orizzonte.

L’unica cosa di cui mi importava, era quel grosso cazzo che mi riempiva e mi toglieva il fiato.


Mi piacevano quelle nuove sensazioni, mi facevano sentire viva come non mai.
Non è tanto la mancanza di qualcosa nella propria vita, ma un’aggiunta che rende il tutto più splendente ed intenso.
Il nuovo ambiente di lavoro, i colleghi con cui stringere amicizie che poco a poco si trasformano in più o meno velati flirt...
Mi sentivo apprezzata, vedevo i sorrisi e gli sguardi di soppiatto (ma spesso neanche tanto!) e tutto questo mi rendeva ancora più desiderosa di compiacere: ogni mattina curavo il mio aspetto con particolare attenzione, e quando arrivavo in ufficio cercavo di avere una parola gentile ed un sorriso per tutti.

Le pause caffè con Andrea, diretto seppur galante, con i suoi apprezzamenti lusinghieri e le non troppo celate proposte di incontri più approfonditi; le consulenze lavorative di Roberto, attento e paziente di fronte ad ogni mio dubbio... ma soprattutto le pause sigaretta con Giorgio, estroverso e spiritoso.
Giorgio mi ha colpita da subito, accogliendomi con calore quasi fossimo amici da tempo. Non era proprio il mio tipo dal punto di vista fisico, con quella testa rasata, la barbetta incolta e il fisico massiccio. Però il suo carattere coinvolgente ti conquistava subito, e poi... il gonfiore che risaltava dai jeans attillati che era solito vestire, devo ammettere che era quasi ipnotico.
Mi chiedevo se fosse tutta “sostanza”, o magari se ci fosse il trucco... in ogni caso il pensiero si è poco a poco insinuato nella mia testa.

E’ sull’onda di questo entusiasmo  che, dopo varie peripezie,  sono riuscita ad organizzare con loro e con altri nostri colleghi una serata aperitivo sul fiume.
Il caldo dell’estate era ormai alle porte, e la temperatura mite e l’atmosfera quasi di vacanza richiamava voglia di spensieratezza e anche un po’ di trasgressione.
Gli uomini facevano a gara per mostrarsi galanti, offrendo giri di chupito uno dietro l’altro. E a noi donne andava più che bene!
Soprattutto Laura sembrava gradire quell’atmosfera e quelle attenzioni, lei, la “vamp” dell’ufficio, si trovava a perfetto agio al centro dell’attenzione. Come al solito era vestita in modo provocante, con un vestitino a fiori nero che svolazzava intorno alle sue gambe abbronzate e conteneva a stento la sua quinta di reggiseno.
Lei non è di certo una bellezza, e si vede che i 40 li ha già superati da qualche tempo, ma il trucco pesante, i lunghi e vaporosi capelli corvini e il corpo ostentato attirano gli uomini come il miele... e poi con lei mi diverto, e mi aiuta a lasciarmi andare assecondandola nel fare le sciocche.
Anch’io avevo optato per la gonna, ma quella corta di jeans con sopra una canottierina blu semplice e ai piedi sandali alti e aperti.

La sera procedeva bene, e il livello alcolico cresceva. Ad un certo punto mi sono ritrovata a ballare in mezzo al dehor trasformato in pista insieme a Laura, con gli altri intorno a noi che seguivano a tempo. Per un attimo mi sono imbarazzata di essere al centro dell’attenzione con un pubblico che mi osservava, così, d’istinto, ho preso per mano Andrea e l’ho attirato verso di me cominciando a ballare con lui.

Mi girava un po’ la testa, lo ammetto, vedevo tutto intorno a me come attraverso un velo ondeggiante.
Sentivo il calore del corpo di Andrea che mi ballava di fronte, con lo sguardo fisso sul solco dei miei seni stretti nel reggiseno.
Avrei voluto liberarli, sentirmi libera e in pace con me stessa e con il mio corpo.

Laura nel frattempo ballava in mezzo a un altro nostro collega e a Giorgio. Che porca, ad ogni movimento le sue enormi tette rischiavano si saltare fuori in tutto il loro splendore, e gli uomini intorno a lei non sembravano aspettare altro.
Si muoveva in modo esageratamente sensuale, abbracciando prima uno, poi l’altro, rigirandosi e sfiorando i loro pacchi con il sedere abbondante.

Vedendo lo sguardo d’intesa di Giorgio con l’altro ragazzo, una fitta di gelosia mi ha riscosso dal torpore.
Ero di certo meglio io di Laura ... e non solo per i dieci anni di meno!
Con naturalezza mi sono avvicinata a loro, fingendo di voler ballare e scherzare più che altro con Laura, invece mi sono messa di mezzo a lei e Giorgio, riuscendo poco a poco a voltarmi verso di lui e ad attirare la sua attenzione.
Non mi è costata nessuna fatica, appena mi ha avuto nel suo raggio d’azione, si è attaccato a me con una calamita.
Ridevamo e ballavamo, e l’euforia del momento unita all’alcol mi trasportava fuori dalla realtà.

Ad un certo punto la stanchezza ed il giramento di testa sono diventati eccessivi, avevo bisogno di riposarmi e prendere fiato.
Barcollando mi sono allontanata verso il fresco del fiume, e Giorgio, vedendomi andar via, mi si è avvicinato dicendo che se non mi controllava sarei potuta cadere nell’acqua.

In effetti facevo fatica a controllare i movimenti, e lui con naturalezza mi ha afferrata per la vita conducendomi verso una panchina di pietra in una piccola piazzola rivolta verso il fiume ma riparata sugli altri lati da una siepe.
La musica mi ronzava nelle orecchie e il mondo ondeggiava liquido intorno a me, chiudere gli occhi e lasciarmi sostenere da lui era un piacere.
Il braccio che mi cingeva la via era gonfio e muscoloso, lui mi parlava a raffica raccontandomi nonsoché, ma i miei pensieri erano rapiti da una straordinaria consapevolezza delle sensazioni tattili del mio corpo: la stretta intorno alla vita, il calore dei nostri due corpi, il battito accelerato del mio cuore, ma soprattutto un piacevole e diffuso languore che da dietro l’ombelico si diffondeva tra le cosce, serpeggiando poi tra le gambe fino a solleticarmi la zona del perineo, costringendomi a contrarre i muscoli per resistere alle scosse di piccoli brividi di piacere.
Ad un certo punto la mia mano ha cominciato a muoversi da sola, risalendo la sua schiena e tracciando i contorni pronunciati dei muscoli con un tocco leggero e quasi noncurante.
Lui ha continuato a ridere e scherzare, ed io ho risposto sorniona ai suoi sorrisi... probabilmente con le palpebre socchiuse ed espressione non molto lucida!
Mentre superavamo la siepe la mano di lui è scesa dal fianco a cercare la curva del mio sedere. Nessun palpeggiamento o altro, continuava a guidarmi e a sorreggermi, ma la presa era più bassa, e l’interno del suo braccio premeva in diagonale sul mio culo.
Un’ondata di eccitazione per quel segno di confidenza e quasi possesso mi ha fatto sciogliere in un brivido di eccitazione rischiando di farmi cedere le gambe.
Ho chiuso gli occhi appoggiando la testa alla sua spalla con un profondo sospiro di resa...

Avevo fatto un passo oltre un limite ben preciso. Ero in un angolo buio a appartato di un parco con uomo che non era mio marito, eppure la mia figa era fradicia e volevo solo dare soddisfazione al mio corpo senza pensare alle conseguenze.

Ad un certo punto ho alzato la testa, guidata dal soffio caldo del suo alito, e con le mie labbra ho cercato le sue. Lui senza esitare ha colto l’occasione, girandomi e stringendomi contro il suo corpo mentre la sua lingua si faceva strada nella mia bocca con bramosia.

Mi sentivo sciogliere, avevo infranto un muro che per anni avevo eretto con meticolosa determinazione,
andando contro ad istinti e dubbi.
Era come se avessi aperto una breccia in un diga troppo piena, e ora il flusso diventava inarrestabile e travolgente.

Le sue mani mi percorrevano la schiena, scendendo a palparmi con decisione il sedere fino a trovare la pelle nuda delle cosce oltre l’orlo della gonna. Io intanto premevo il bacino contro di lui, cercando di sentire al meglio il rigonfiamento sotto i jeans.
Mugolavo e gemevo mentre la mia lingua si intrecciava con la sua e le sue mani alzavano la gonna per poi cercare di infilarsi oltre la sottile linea del perizoma... mi piaceva, volevo di più, volevo scoprire quel cazzo sconosciuto e sentirlo affondare nella mia figa.

Sei bellissima, mi ecciti da morire... le sue parole sussurrate con voce roca mi procuravano altri brividi di piacere, incoraggiandomi a lasciare andare ogni freno e far mio tutto il godimento possibile che quella situazione mi poteva dare.

Senza dire una parola mi sono seduta sulla panchina, afferrandolo per la cintura ed avvicinandolo a me.
Lui però si è scostato, facendo un passo indietro e guardandomi con sfida. Con attenzione e cautela si è sbottonato i pantaloni, portando alla luce il sottile e teso cotone nero delle mutande.
I contorni del suo cazzo erano ben visibili sotto gli slip, rivelando un bella curva che si allungava alla mia destra.
Mentre passava il palmo aperto su quel rigonfiamento, mi scorrevano davanti agli occhi decine di immagini di me riversa nelle più strane posizioni mentre venivo scopata con foga.

Con delicatezza si è infilato le dita sotto l’elastico, scoprendo poco a poco quella carne morbida e calda.
Non appena liberata, quella grossa asta si è tesa verso di me mostrando tutta la sua bellezza.
Come il suo possessore, quel cazzo era tozzo e largo, con grosse vene pronunciate che ne percorrevano la lunghezza. L’ho stretto alla base con la mano, senza che il pollice riuscisse a toccare le altre dita, per poi attirarlo verso la mia bocca come se fosse un manico fatto apposta per quello scopo.

Dio che bello, pensavo mentre cercavo di avvolgere con tutta la bocca quella cappella enorme.

Avrei potuto succhiare quel cazzo per tutta la notte.
Succhiavo, leccavo il bordo della cappella per poi seguire la linea contorta delle vene fino alla base, spalancando poi la bocca  per afferrare quelle palle gonfie cercando di metterle tutte in bocca.

Basta, voglio scoparti! Solo la sua voce supplichevole mi ha distolta da quel mondo.

Mi sono alzata asciugandomi la saliva che mi colava dal mento.
Ero stordita, frastornata. Guardavo quell’uomo con il cazzo gonfio che si sedeva di fronte a me, togliendomi in fretta le mutandine e abbassandomi le spalline di canottiera e reggiseno per scoprire i mei capezzoli.

Vieni, siediti qui.
Mi ha girata, in modo che gli dessi la schiena, poi mi ha fatta scendere su quel cazzo.
Sentivo la punta grossa premere sulle labbra lucide della mia figa, sfregando su e giù un po’ di volte prima di trovare l’apertura.
Ho sentito quella cappella stupenda allagarmi l’entrata, e trattenendo il respiro mi sono lasciata andare sentendo la mia figa riempirsi come non mai.

Siamo rimasti così per qualche attimo, con le sue mani che mi strizzavano i capezzoli e la mia figa fradicia che avvolgeva a stento tutto il suo cazzo.
Ogni minimo movimento faceva esplodere lampi di godimento straordinariamente intensi e poco per volta la voglia di sentire sempre di più diventava irresistibile, finché i leggeri ondeggiamenti del  mio bacino si sono trasformati in una cavalcata forsennata.


Godo, godo, godo,...  le mie parole uscivano incontrollate mentre contorcevo mi contorcevo su quel cazzo duro e gonfio cercando di farlo sentire dalla mia figa nel miglior modo possibile.
Le sue mani mi premevano e allargavano le natiche, ed ad un certo punto un pollice si è avvicinato all’ano massaggiandolo ritmicamente e spalmando gli abbondanti umori che colavano dopo ogni colpo.
Quando il suo dito è affondato lentamente dentro il mio culo, i miei movimenti sono diventati frenetici, e l’orgasmo è finalmente esploso facendomi vibrare fino alle punte dei piedi e facendomi perdere per qualche istante ogni tipo di controllo su me stessa...

Ma lui non si è fermato...
Con un movimento fluido si è sfilato dalla mia figa sconquassata dalle contrazioni, e con un gesto rapido mi ha alzata e poi riabbassata puntando il suo cazzo sul mio ano pulsante

La mia protesta istintiva è stata soffocata dalla pressione di quel corpo estraneo che dilatava il mio sfintere fino al limite, e dal senso di calore e di piacere profondo che, come una scossa elettrica, mi risaliva lungo la spina dorsale fino a procurare un’esplosione di brividi sulla nuca e sul collo.

Lo sapevo che eri una porca, lo sapevo che ti piace godere... mi sussurrava con voce roca queste parole nell’orecchio, mentre  afferrandomi da dietro le ginocchia mi faceva adagiare all’indietro sul suo petto.

Dio, se passa qualcuno...

Le mie proteste erano solo un sussurro tra i sospiri e i gemiti.
Ero completamente esposta, la schiena adagiata sul suo petto e le gambe aperte e ripiegate, mentre lui mi muoveva lentamente avanti  e indietro, entrando a fondo dentro di me e facendomi sentire distintamente la cappella che premeva sulla parete anteriore della mi figa.
Avrei voluto godere, di nuovo, e la mia mano è scesa a martoriare il clitoride gonfio ed arrossato. Ma lui ormai era al limite, lo percepivo dalla durezza e dalle dimensioni, che quasi mi aprivano in due, ed infatti all’improvviso un suo gemito profondo ha accompagnato le contrazioni ritmiche e i lunghi e caldi fiotti che andavano a riempirmi, finché entrambi stremati ci siamo rilassati seppur stretti in quella strana posizione.

 Dopo un attimo, senza tante cerimonie, mi sono alzata, in pratica nuda nel riverbero della poca luce filtrante dagli alberi fitti.
Mentre sentivo lui rivestirsi dietro di me, ho chiuso gli occhi godendomi l’aria fresca del fiume sulla mia pelle nuda e sudata...   e stupendomi quando, passando la mano da dietro tra la gambe per accarezzare la mia carne martoriata e sensibile, le mie due dita unite sono sprofondate come niente fosse nel mio buchino dolorante e fradicio di sperma, strappandomi le ultime e profonde ondate di piacere.

Solo un pensiero lucido è riuscito a farsi strada tra la nebbia del dopo orgasmo e dell’alcool...


Ne voglio ancora, ne voglio di più.


venerdì 6 giugno 2014

Il Magazzino

Mi ha condotta in un magazzino, tranquillo e intasato di merce.
Lo seguivo e sapevo cosa stava succedendo. Lo sapevamo entrambi, anche se non ci eravamo detti niente.
E’ strano, non è che provassi qualcosa di particolare per lui, o cose del genere. Non c’era neanche una particolare attrazione fisica...
Aveva i tratti tipicamente meridionali: carnagione scura e capelli neri e ondulati, ma due incredibili occhi verdi  da gatto. Erano il tratto più caratteristico e intrigante, perché per il resto non aveva l’aria di avere un corpo fresco e pulito a cui vien voglia di stringersi e affondarvisi dentro.
Attrazione e repulsione, o meglio, non familiarità, che si mescolavano e si sovrapponevano rendendo le mie sensazioni confuse e contrastanti. Eppure un sordo brivido mi stringeva la pancia cingendomi i fianchi e ripercuotendosi  lungo le gambe fino a solleticarmi la pianta dei piedi.
Mentre avanzavamo tra i cumuli di casse e di sacchi la mia mente si chiudeva sempre più, rifuggendo quelle lontani sensazione che il mio corpo cercava di farle arrivare. E’ la solita storia, tutto è nelle mani di questa mia testa, che in un batter d’occhio pone il veto all'abbandono ed al piacere concludendo nel peggiore dei modi momenti che sembrano promettere solo il meglio.

Eppure qualcosa di colpo è cambiato.
Alla fine mi sono detta, ma chi se ne frega!

Lui mi ha condotta in fondo al magazzino e fermandosi, si  voltato verso di me prendendomi una mano e attirandomi a lui.
Le sensazioni mi hanno investita lasciandomi senza fiato. Il suo odore era estraneo e particolare, il tocco delle sue mani ruvido e insolito. E poi all'improvviso ogni pensiero si è spento, il mio corpo si è abbandonato alla prepotenza di quelle sensazioni nuove ed eccitanti. Mi sono lasciata completamente andare.
Lui mi ha baciata con foga, con ruvidezza. La barba dura e folta, appena incolta, mi pungeva e mi irritava. La sua lingua si insinuava con prepotenza tra le mie labbra, tanto che con difficoltà la mia è riuscita poco a poco a riaversi e contraccambiare quel cercare e rimescolare nell'umido delle nostre bocche.
Il brivido intorno all'ombelico si è espanso verso il basso, tra le mie gambe in una calda e umida onda di piacere.
Ero stordita, intontita, cercavo di capire chi fossi e cosa stessi facendo, e mentre lui si staccava di colpo da me sono rimasta con il viso umido alzato e gli occhi chiusi, in cerca di un senso a quelle sensazioni.

Quando ho riaperto gli occhi, lui aveva steso  a terra un grosso cartone pulito. Dritto di fronte a me, con gesti decisi e senza dire una parola, si è tolto la maglietta e sbottonato i pantaloni, appoggiandosi ad una pila di sacchi bianchi alle sue spalle.
Sapevo cosa dovevo fare.
Mi sono avvicinata inginocchiandomi davanti a lui. Ho aperto con aria quasi assente i pantaloni, scoprendo gli slip tesi verso di me. Non appena l’ho liberato il suo cazzo ha svettato dritto verso il mio viso. Ce l’avevo lungo, grosso... avevo la bocca secca e il respiro affannoso.
Il suo odore era forte, non lo conoscevo. Però mi piaceva stringerlo, vedere la pelle che poco a poco scopriva la cappella grossa.
Ho cominciato a muovere la mano lungo tirando in fondo la pelle più che potevo, e intanto con l’altra mano gli accarezzavo e soppesavo le palle grosse e morbide, forse pregustando già quello che potevamo darmi.
Avevo voglia di leccarlo, ma ero titubante. Lui però non resisteva più, e alla fine mi ha attirato il viso verso la punta lucida, dal cui buco pendeva già una chiara goccia trasparente. Senza pensarci me la sono messa in bocca, cercando di seguirne il contorno con la lingua. Era difficile, quel cazzo mi riempiva tutta la bocca, e tenendolo fermo dentro ho cominciato a solleticargli il buchino con la punta della lingua. Lui ha cominciato a gemere, muovendo le anche per intimarmi di essere più decisa. E’ bastato poco, e sbavando e gemendo ho cominciato a pompare con foga... si, mi sentivo porca, e mi piaceva.
Lui era eccitatissimo, lo sentivo dalla durezza. Lo reggevo con entrambe le mani, mentre guidavo la cappella dentro e fuori dalle mie labbra, prendendo solo fiato ogni tanto leccandolo avida fino all’attaccatura delle palle.
Era solo più un turbine di piacere, e senza neanche accorgermi mi sono ritrovata nuda e sdraiata sul cartone. Si è buttato su di me, baciandomi e stringendomi le tette e i capezzoli. Ho trattenuto il fiato mentre la punta del suo cazzo cercava la strada tra le mie gambe, ma alla fine non ha incontrato nessuna resistenza.
E scivolato dentro in un solo colpo, cominciando a scorrere dentro e fuori. Si muoveva ritmicamente mentre mi affondava in bocca la lingua più che poteva. Ad ogni colpo il suo pube batteva contro il mio clitoride, e la punta del cazzo mi arrivava fino in pancia. Godevo, e la prima cosa che ho pensato è stata , Dio, cosa mi sono persa fino ad adesso...
Non ho dovuto neanche toccarmi, il piacere è stato da subito un lento ma continuo crescendo che poco a poco è risalito dalla mia figa riempita come non mai per poi esplodere in un orgasmo completo che dalla testa è sceso in ogni parte del corpo.
Sentendomi venire lui ha acceleratole spinte, affondando di meno dentro di me ma muovendo in fretta la cappella avanti e indietro all'entrata della figa. All'improvviso, con un grugnito, è affondato in tutta la sua lunghezza, è ho avvertito distintamente i primi quattro fiotti caldi che mi hanno inondata.

Ha ripreso fiato è si è rialzato, guardandosi intorno allarmato come se solo in quel momento si fosse reso conto che qualcuno poteva scoprirci.
Ma io non me ne curavano, sollevandomi a sedere guardavo le labbra della mia figa aperte e stropicciate, e un rivolo abbondante di sperma che piano piano colava tra di esse allargandosi sul cartone ondulato...


...da quanto mi era finito il ciclo?

venerdì 26 luglio 2013

Negazioni

<< Quando è arrivato a letto viaggiavo già in bilico tra sogni e realtà…
Braccia e gambe scomposte sul letto sfatto, l’aria fresca della notte ad accarezzare appena il mio corpo nudo e umido di doccia.

I fruscii e i leggeri scricchiolii dei suoi passi sul parquet mi giungono appena, scalfendo un modo di odori e sensazioni che cerco di rievocare e fissare nella mia mente.

Sento il suo respiro caldo, e il tocco lieve delle dita che seguono il profilo del mio fianco, dalla spalla alla coscia.
Ma la mia mente è sconnessa, e il mio corpo freme ancora di sensazioni estranee a queste mura e a queste mani.

“Che bel culo che hai…”

Mi afferra un natica saggiandone la consistenza e  scostandola poco per volta per osservare meglio la mia figa scoperta ed esposta.

Io continuo a farmi cullare dai miei pensieri, lasciandomi trasportare dalla dolce insensibilità del sonno incipiente.
Sento il suo naso sfiorarmi la pelle, e subito dopo il tocco umido della lingua che percorre il solco tra le mie natiche.
Indugia sul mio ano, penetrandolo lentamente mentre con le mani divarica per bene il culo.

Va avanti per un bel po’ leccando con calma intorno, e poi riprendendo a penetrarmi e allargarmi il buco con il solo uso della lingua.

La mia figa si bagna, lo percepisco come un’eco lontana. Una sensazione di calore che si diffonde dal perineo all'addome, facendomi contrarre ritmicamente e involontariamente i muscoli.

Ma la cosa mi procura anche un certo moto di fastidio, in quanto mi distoglie dai miei pensieri.

Mi sfioro un capezzolo, pizzicandolo appena tra due dita per sentirlo inturgidirsi poco a poco. Il gesto mi riporta a poche ore fa, quando nel fresco del sottobosco potevo sentire il cazzo di Alessandro finalmente riempirmi la bocca, fino quasi a soffocarmi.
Mentre lo afferravo dalla base per spingermelo bene in bocca, lui soppesava e palpava i miei seni gonfi martoriandomi i capezzoli… riesco quasi a sentirlo come se accadesse ora.

Era la nostra ultima occasione, probabilmente a settembre non mi rinnoveranno il contratto, e quando ho accettato di uscire a pranzo con lui sapevamo entrambi che dovevamo approfittarne.
Non ci siamo neanche arrivati al solito bar, mi sono ritrovata la sua lingua in bocca già nel parcheggio della ditta, incuranti dei colleghi che ci potevano vedere.
Non ho opposto resistenza, rilassandomi sul sedile comodo della sua macchina con le braccia abbandonate sui fianchi e le cosce dischiuse per dare sollievo alle pulsazioni della mia figa fradicia e gonfia di voglia repressa.

“Portami da qualche parte, voglio scopare”

Non se l’è fatto ripetere, e in un silenzio carico di attese si è diretto verso la collina, oltre il castello.
Deve essere pratico di scappatelle in questa zona, chissà quante colleghe si è già scopato, infatti a colpo sicuro ha imboccato una stradina sterrata e parcheggiato in un tranquillo spiazzo all'ombra dei castagni.
Ci siamo seduti sui sedili posteriori continuando ad intrecciare le nostre lingue, ma volevo di più, volevo l’abbandono totale.

“Voglio stare nuda…”.

L’ho guardato con aria trasognata mentre mi spogliavo completamente, inginocchiandomi poi sul sedile per potermi occupare meglio di lui.
Il suo sguardo è corso lungo la mia schiena inarcata, fino al mio culo esposto verso il finestrino e completamente dilatato.

“...che bel culo che hai…”

Io armeggiavo con i suoi pantaloni, lui armeggiava con il mio culo cercando di raggiungere  l’apertura tra le grandi labbra.
Mentre riuscivo a liberare il cazzo e mettermelo in bocca, lui trovava la strada giusta, infilando il medio in un lago di umori.
 Ho mormorato tutto il mio godimento muovendomi avanti indietro, e facendo così entrare e uscire il suo cazzo e il suo dito per assaporarli al meglio.

“…che troia… che troia… guarda come spompini…”

Mi accompagnava con la mano posata sulla nuca, invitandomi a prenderlo sempre di più. Ma mi mancava il fiato, e solo quel dito non mi bastava più.

“Spogliati anche tu.”

Era il primo uomo oltre mio marito con cui facevo sesso da anni, e la sensazione di estraneità e di eccitazione mi stordiva.
Ha il corpo di un quarantacinquenne, massiccio ma non molto sportivo, con folti peli sulle cosce e sul pube, ma accorciati sul petto ampio.
E’ molto diverso da quello a cui sono abituata, e la cosa mi è piaciuta.

“Adesso scopami.”

Mi sono adagiata  contro la portiera attirandolo a me. Mi baciava con foga, stringendomi i seni che strabordavano dalle sue mani. Ondeggiava il bacino facendo scorrere la cappella tra le mie gambe, forse con l’intenzione di penetrarmi senza l’aiuto delle mani.
Io però non avevo pazienza, e con la mano ho indirizzato il cazzo dentro di me, quasi a volermi scopare da sola. L’ho afferro saldamente dalla base stringendo con forza, e assecondando i suoi movimenti che mi aprivano per bene strappandomi gemiti di godimento.
 Lui voleva sentirmi meglio, e mi ha tolto la mano allargandomi per bene le gambe prima di affondare completamente dentro di me , facendo aderire i nostri bacini.

“Che figa fantastica che hai… mi fai morire…”

Mi scopava bene, con forza. Il suo cazzo mi riempiva e mi provocava scosse di puro piacere aprendosi la strada dentro di me.
Ho puntato un piede sul soffitto dell’auto per rispondere ai suo colpi il meglio possibile, e non perdermi niente di quelle sensazioni.

“Ti piace scoparmi vero? Da quanto tempo volevi farlo?”

Lo stuzzicavo, lo incitavo, la sensazione di essere l’oggetto del suo desiderio mi faceva impazzire.

“Voglio sborrarti dentro, fartelo sentire tutto…”

Ormai non  capivo più niente, sentivo solo i colpi che mi sconquassano e l’orgasmo che onda dopo onda cominciava ad esplodermi da dentro.
Il suo cazzo è diventato talmente duro e gonfio che rischiava di spaccarmi.
Gli ho urlato il godimento in bocca mentre lo sentivo pulsare e schizzarmi dentro, per poi rimanere abbandonata sotto di lui mentre i nostri respiri affannosi piano piano si placavano…



Un altro cazzo mi riporta alla realtà, mentre preme sulle mie cosce provando a strappare un consenso per godere un po’ di me.

No. Stasera non sono tua, stasera non puoi godere di questo corpo.

Mi  scosto e mi copro con il lenzuolo mormorando vaghe e assonate parole di rifiuto.

Ti sento mentre ti volti, percepisco la tua rigidità e il tuo disappunto. Ma non mi importa… anzi, la cosa mi eccita ancora di più, e quando affondo due dita nella figa fradicia, riprendo a sentire suoni e odori di un pomeriggio di sesso clandestino. >>