Casa...marito...figli...
Quel mondo di progetti e di responsabilità era lontano ed effimero. Ne
avvertivo appena la presenza, indistinta e offuscata come la costa
all’imbrunire vista da un veliero in navigazione verso l’orizzonte.
L’unica cosa di cui mi importava, era quel grosso cazzo che mi riempiva
e mi toglieva il fiato.
Mi piacevano quelle nuove sensazioni, mi facevano sentire viva come non
mai.
Non è tanto la mancanza di qualcosa nella propria vita, ma un’aggiunta
che rende il tutto più splendente ed intenso.
Il nuovo ambiente di lavoro, i colleghi con cui stringere amicizie che
poco a poco si trasformano in più o meno velati flirt...
Mi sentivo apprezzata, vedevo i sorrisi e gli sguardi di soppiatto (ma
spesso neanche tanto!) e tutto questo mi rendeva ancora più desiderosa di
compiacere: ogni mattina curavo il mio aspetto con particolare attenzione, e
quando arrivavo in ufficio cercavo di avere una parola gentile ed un sorriso
per tutti.
Le pause caffè con Andrea, diretto seppur galante, con i suoi
apprezzamenti lusinghieri e le non troppo celate proposte di incontri più
approfonditi; le consulenze lavorative di Roberto, attento e paziente di fronte
ad ogni mio dubbio... ma soprattutto le pause sigaretta con Giorgio, estroverso
e spiritoso.
Giorgio mi ha colpita da subito, accogliendomi con calore quasi fossimo
amici da tempo. Non era proprio il mio tipo dal punto di vista fisico, con
quella testa rasata, la barbetta incolta e il fisico massiccio. Però il suo
carattere coinvolgente ti conquistava subito, e poi... il gonfiore che
risaltava dai jeans attillati che era solito vestire, devo ammettere che era
quasi ipnotico.
Mi chiedevo se fosse tutta “sostanza”, o magari se ci fosse il
trucco... in ogni caso il pensiero si è poco a poco insinuato nella mia testa.
E’ sull’onda di questo entusiasmo
che, dopo varie peripezie, sono riuscita
ad organizzare con loro e con altri nostri colleghi una serata aperitivo sul
fiume.
Il caldo dell’estate era ormai alle porte, e la temperatura mite e
l’atmosfera quasi di vacanza richiamava voglia di spensieratezza e anche un po’
di trasgressione.
Gli uomini facevano a gara per mostrarsi galanti, offrendo giri di
chupito uno dietro l’altro. E a noi donne andava più che bene!
Soprattutto Laura sembrava gradire quell’atmosfera e quelle attenzioni,
lei, la “vamp” dell’ufficio, si trovava a perfetto agio al centro
dell’attenzione. Come al solito era vestita in modo provocante, con un vestitino
a fiori nero che svolazzava intorno alle sue gambe abbronzate e conteneva a
stento la sua quinta di reggiseno.
Lei non è di certo una bellezza, e si vede che i 40 li ha già superati
da qualche tempo, ma il trucco pesante, i lunghi e vaporosi capelli corvini e
il corpo ostentato attirano gli uomini come il miele... e poi con lei mi
diverto, e mi aiuta a lasciarmi andare assecondandola nel fare le sciocche.
Anch’io avevo optato per la gonna, ma quella corta di jeans con sopra
una canottierina blu semplice e ai piedi sandali alti e aperti.
La sera procedeva bene, e il livello alcolico cresceva. Ad un certo
punto mi sono ritrovata a ballare in mezzo al dehor trasformato in pista
insieme a Laura, con gli altri intorno a noi che seguivano a tempo. Per un
attimo mi sono imbarazzata di essere al centro dell’attenzione con un pubblico
che mi osservava, così, d’istinto, ho preso per mano Andrea e l’ho attirato
verso di me cominciando a ballare con lui.
Mi girava un po’ la testa, lo ammetto, vedevo tutto intorno a me come
attraverso un velo ondeggiante.
Sentivo il calore del corpo di Andrea che mi ballava di fronte, con lo
sguardo fisso sul solco dei miei seni stretti nel reggiseno.
Avrei voluto liberarli, sentirmi libera e in pace con me stessa e con
il mio corpo.
Laura nel frattempo ballava in mezzo a un altro nostro collega e a Giorgio.
Che porca, ad ogni movimento le sue enormi tette rischiavano si saltare fuori
in tutto il loro splendore, e gli uomini intorno a lei non sembravano aspettare
altro.
Si muoveva in modo esageratamente sensuale, abbracciando prima uno, poi
l’altro, rigirandosi e sfiorando i loro pacchi con il sedere abbondante.
Vedendo lo sguardo d’intesa di Giorgio con l’altro ragazzo, una fitta
di gelosia mi ha riscosso dal torpore.
Ero di certo meglio io di Laura ... e non solo per i dieci anni di
meno!
Con naturalezza mi sono avvicinata a loro, fingendo di voler ballare e
scherzare più che altro con Laura, invece mi sono messa di mezzo a lei e Giorgio,
riuscendo poco a poco a voltarmi verso di lui e ad attirare la sua attenzione.
Non mi è costata nessuna fatica, appena mi ha avuto nel suo raggio
d’azione, si è attaccato a me con una calamita.
Ridevamo e ballavamo, e l’euforia del momento unita all’alcol mi
trasportava fuori dalla realtà.
Ad un certo punto la stanchezza ed il giramento di testa sono diventati
eccessivi, avevo bisogno di riposarmi e prendere fiato.
Barcollando mi sono allontanata verso il fresco del fiume, e Giorgio,
vedendomi andar via, mi si è avvicinato dicendo che se non mi controllava sarei
potuta cadere nell’acqua.
In effetti facevo fatica a controllare i movimenti, e lui con
naturalezza mi ha afferrata per la vita conducendomi verso una panchina di
pietra in una piccola piazzola rivolta verso il fiume ma riparata sugli altri lati
da una siepe.
La musica mi ronzava nelle orecchie e il mondo ondeggiava liquido
intorno a me, chiudere gli occhi e lasciarmi sostenere da lui era un piacere.
Il braccio che mi cingeva la via era gonfio e muscoloso, lui mi parlava
a raffica raccontandomi nonsoché, ma i miei pensieri erano rapiti da una
straordinaria consapevolezza delle sensazioni tattili del mio corpo: la stretta
intorno alla vita, il calore dei nostri due corpi, il battito accelerato del
mio cuore, ma soprattutto un piacevole e diffuso languore che da dietro
l’ombelico si diffondeva tra le cosce, serpeggiando poi tra le gambe fino a
solleticarmi la zona del perineo, costringendomi a contrarre i muscoli per
resistere alle scosse di piccoli brividi di piacere.
Ad un certo punto la mia mano ha cominciato a muoversi da sola,
risalendo la sua schiena e tracciando i contorni pronunciati dei muscoli con un
tocco leggero e quasi noncurante.
Lui ha continuato a ridere e scherzare, ed io ho risposto sorniona ai
suoi sorrisi... probabilmente con le palpebre socchiuse ed espressione non
molto lucida!
Mentre superavamo la siepe la mano di lui è scesa dal fianco a cercare
la curva del mio sedere. Nessun palpeggiamento o altro, continuava a guidarmi e
a sorreggermi, ma la presa era più bassa, e l’interno del suo braccio premeva
in diagonale sul mio culo.
Un’ondata di eccitazione per quel segno di confidenza e quasi possesso
mi ha fatto sciogliere in un brivido di eccitazione rischiando di farmi cedere
le gambe.
Ho chiuso gli occhi appoggiando la testa alla sua spalla con un
profondo sospiro di resa...
Avevo fatto un passo oltre un limite ben preciso. Ero in un angolo buio
a appartato di un parco con uomo che non era mio marito, eppure la mia figa era
fradicia e volevo solo dare soddisfazione al mio corpo senza pensare alle
conseguenze.
Ad un certo punto ho alzato la testa, guidata dal soffio caldo del suo
alito, e con le mie labbra ho cercato le sue. Lui senza esitare ha colto
l’occasione, girandomi e stringendomi contro il suo corpo mentre la sua lingua
si faceva strada nella mia bocca con bramosia.
Mi sentivo sciogliere, avevo infranto un muro che per anni avevo eretto
con meticolosa determinazione,
andando contro ad istinti e dubbi.
Era come se avessi aperto una breccia in un diga troppo piena, e ora il
flusso diventava inarrestabile e travolgente.
Le sue mani mi percorrevano la schiena, scendendo a palparmi con
decisione il sedere fino a trovare la pelle nuda delle cosce oltre l’orlo della
gonna. Io intanto premevo il bacino contro di lui, cercando di sentire al
meglio il rigonfiamento sotto i jeans.
Mugolavo e gemevo mentre la mia lingua si intrecciava con la sua e le
sue mani alzavano la gonna per poi cercare di infilarsi oltre la sottile linea
del perizoma... mi piaceva, volevo di più, volevo scoprire quel cazzo
sconosciuto e sentirlo affondare nella mia figa.
Sei bellissima, mi ecciti da morire... le sue parole sussurrate con
voce roca mi procuravano altri brividi di piacere, incoraggiandomi a lasciare
andare ogni freno e far mio tutto il godimento possibile che quella situazione
mi poteva dare.
Senza dire una parola mi sono seduta sulla panchina, afferrandolo per
la cintura ed avvicinandolo a me.
Lui però si è scostato, facendo un passo indietro e guardandomi con
sfida. Con attenzione e cautela si è sbottonato i pantaloni, portando alla luce
il sottile e teso cotone nero delle mutande.
I contorni del suo cazzo erano ben visibili sotto gli slip, rivelando
un bella curva che si allungava alla mia destra.
Mentre passava il palmo aperto su quel rigonfiamento, mi scorrevano davanti agli occhi decine
di immagini di me riversa nelle più strane posizioni mentre venivo scopata con
foga.
Con delicatezza si è infilato le dita sotto l’elastico, scoprendo poco
a poco quella carne morbida e calda.
Non appena liberata, quella grossa asta si è tesa verso di me mostrando
tutta la sua bellezza.
Come il suo possessore, quel cazzo era tozzo e largo, con grosse vene
pronunciate che ne percorrevano la lunghezza. L’ho stretto alla base con la
mano, senza che il pollice riuscisse a toccare le altre dita, per poi attirarlo
verso la mia bocca come se fosse un manico fatto apposta per quello scopo.
Dio che bello, pensavo mentre cercavo di avvolgere con tutta la bocca
quella cappella enorme.
Avrei potuto succhiare quel cazzo per tutta la notte.
Succhiavo, leccavo il bordo della cappella per poi seguire la linea
contorta delle vene fino alla base, spalancando poi la bocca per afferrare quelle palle gonfie cercando di
metterle tutte in bocca.
Basta, voglio scoparti! Solo la sua voce supplichevole mi ha distolta
da quel mondo.
Mi sono alzata asciugandomi la saliva che mi colava dal mento.
Ero stordita, frastornata. Guardavo quell’uomo con il cazzo gonfio che
si sedeva di fronte a me, togliendomi in fretta le mutandine e abbassandomi le
spalline di canottiera e reggiseno per scoprire i mei capezzoli.
Vieni, siediti qui.
Mi ha girata, in modo che gli dessi la schiena, poi mi ha fatta
scendere su quel cazzo.
Sentivo la punta grossa premere sulle labbra lucide della mia figa, sfregando
su e giù un po’ di volte prima di trovare l’apertura.
Ho sentito quella cappella stupenda allagarmi l’entrata, e trattenendo
il respiro mi sono lasciata andare sentendo la mia figa riempirsi come non mai.
Siamo rimasti così per qualche attimo, con le sue mani che mi
strizzavano i capezzoli e la mia figa fradicia che avvolgeva a stento tutto il
suo cazzo.
Ogni minimo movimento faceva esplodere lampi di godimento
straordinariamente intensi e poco per volta la voglia di sentire sempre di più
diventava irresistibile, finché i leggeri ondeggiamenti del mio bacino si sono trasformati in una
cavalcata forsennata.
Godo, godo, godo,... le mie
parole uscivano incontrollate mentre contorcevo mi contorcevo su quel cazzo
duro e gonfio cercando di farlo sentire dalla mia figa nel miglior modo
possibile.
Le sue mani mi premevano e allargavano le natiche, ed ad un certo punto
un pollice si è avvicinato all’ano massaggiandolo ritmicamente e spalmando gli
abbondanti umori che colavano dopo ogni colpo.
Quando il suo dito è affondato lentamente dentro il mio culo, i miei
movimenti sono diventati frenetici, e l’orgasmo è finalmente esploso facendomi
vibrare fino alle punte dei piedi e facendomi perdere per qualche istante ogni
tipo di controllo su me stessa...
Ma lui non si è fermato...
Con un movimento fluido si è sfilato dalla mia figa sconquassata dalle
contrazioni, e con un gesto rapido mi ha alzata e poi riabbassata puntando il
suo cazzo sul mio ano pulsante
La mia protesta istintiva è stata soffocata dalla pressione di quel
corpo estraneo che dilatava il mio sfintere fino al limite, e dal senso di
calore e di piacere profondo che, come una scossa elettrica, mi risaliva lungo
la spina dorsale fino a procurare un’esplosione di brividi sulla nuca e sul
collo.
Lo sapevo che eri una porca, lo sapevo che ti piace godere... mi
sussurrava con voce roca queste parole nell’orecchio, mentre afferrandomi da dietro le ginocchia mi faceva
adagiare all’indietro sul suo petto.
Dio, se passa qualcuno...
Le mie proteste erano solo un sussurro tra i sospiri e i gemiti.
Ero completamente esposta, la schiena adagiata sul suo petto e le gambe
aperte e ripiegate, mentre lui mi muoveva lentamente avanti e indietro, entrando a fondo dentro di me e
facendomi sentire distintamente la cappella che premeva sulla parete anteriore della
mi figa.
Avrei voluto godere, di nuovo, e la mia mano è scesa a martoriare il
clitoride gonfio ed arrossato. Ma lui ormai era al limite, lo percepivo dalla
durezza e dalle dimensioni, che quasi mi aprivano in due, ed infatti
all’improvviso un suo gemito profondo ha accompagnato le contrazioni ritmiche e
i lunghi e caldi fiotti che andavano a riempirmi, finché entrambi stremati ci
siamo rilassati seppur stretti in quella strana posizione.
Dopo un attimo, senza tante
cerimonie, mi sono alzata, in pratica nuda nel riverbero della poca luce
filtrante dagli alberi fitti.
Mentre sentivo lui rivestirsi dietro di me, ho chiuso gli occhi godendomi
l’aria fresca del fiume sulla mia pelle nuda e sudata... e stupendomi
quando, passando la mano da dietro tra la gambe per accarezzare la mia carne
martoriata e sensibile, le mie due dita unite sono sprofondate come niente fosse
nel mio buchino dolorante e fradicio di sperma, strappandomi le ultime e
profonde ondate di piacere.
Solo un pensiero lucido è riuscito a farsi strada tra la nebbia del
dopo orgasmo e dell’alcool...
Ne voglio ancora, ne voglio di più.