Inarcò il collo per osservare il proprio corpo disteso sul letto.
La luce bianca che filtrava dalle persiane illuminava la pelle nuda, la pancia distesa, i seni abbandonati verso l’esterno, il ciuffo di peli sul pube folto e scuro, circondato da una ricrescita sempre più fastidiosa.
I pensieri vagavano tra la giornata appena conclusa e le incombenze della successiva. Solo quando la mano di suo marito prese ad accarezzare con giusta delicatezza la zona dell’ombelico, un sussulto di caldo piacere cominciò a scioglierle il basso ventre, gonfiando appena ed inumidendole la figa.
Lui le prese tra le labbra un capezzolo, scendendo con il palmo tra le sue gambe. Represse una smorfia di fastidio quando il dito indelicato le scostò troppo bruscamente le grandi labbra, rimestando velocemente prima di entrare completamente dentro.
Si immedesimò in ricordi di passati e soddisfacenti amplessi con lui, del cazzo del suo uomo gonfio e paonazzo dopo averlo succhiato e leccato per lunghi minuti prima di farselo scivolare dentro in modo che le massaggiasse con efficacia il punto più sensibile.
Ma l’erezione che sentì farsi strada a fatica quella sera non era di certo al massimo della sua forma, e le spinte decise riuscivano a stimolarla ben poco.
Assecondò i suoi movimenti come meglio poteva, accarezzandogli con affetto la schiena e i glutei che si tendevano ad ogni colpo.
Poco prima che lui venisse, cominciò a sentirlo piacevolmente duro dentro di lei, ma non ebbe tempo di godere di quella sensazione che lui si ritrasse per sborrarle copiosamente sulla pancia.
Poverino, era da un po’ che non si svuotava le palle.
Era un bravo marito, e a volte era anche piacevole come amante, ma dopo essersi abituata a Ricky non riusciva proprio più ad accontentarsi.
Specialmente dopo aver scopato con lui solo pochi giorni prima.
Era convinta di aver superato la cosa, di essersi immedesimata in modo completo nel ruolo di moglie e madre appagata. Poi quel messaggio:
-Passo per lavoro proprio dalle tue parti? Un caffé?
-Passo per lavoro proprio dalle tue parti? Un caffé?
La prima volta era stato solo un piacevole caffè.
La seconda volta aveva ceduto nell’arco di dieci minuti.
-Mi manca tanto il tuo odore, il tuo sapore…
Le si sciolsero le gambe al suono della voce di lui, alla vista della sua bella bocca carnosa. Afferrò la sua lingua con la propria, aprendo le gambe alla sua mano che frugava sotto la gonna e tra le mutande.
Il suo respiro era affannoso, incontrollato.
-Ti sono mancato? Ti è mancato il mio cazzo?
Le denudò con forza un seno, strizzandole con violenza il capezzolo.
Con l’altra mano si sbottonò in fretta i pantaloni, tirando fuori un cazzo grosso e di marmo, solcato da vene gonfie e marcate.
-Si mi sei mancato… mi è mancato.
Lo afferrò con delicatezza, godendosi la vista della sua mano piccola che a stento riusciva a gestire quell’arnese.
Lo masturbò lentamente mentre lui si distendeva sul divano. Osservò la pelle scura scoprire la cappella, le palle ondeggiare ad ogni movimento.
-Forza, succhia.
Le prese la testa e le fece ingoiare il cazzo in un solo colpo, soffocandola.
Era annebbiata dal piacere, dalle sensazioni forti che le sconvolgevano la mente: la mancanza di aria, i conati di vomito a stento ricacciati, le lacrime che colavano sulle guance, le dita che la penetravano inzuppandosi dei suoi umori.
-Dio che bocca!
Lui si strinse il cazzo alla base per godere al meglio, lasciandole alla fine il controllo dei movimenti -
-Vieni qui che ti voglio scopare.
La rigirò sul divano, portandole le ginocchia all’altezza della testa per inchiodarla senza possibilità di movimento con la figa esposta al suo piacere.
Indirizzo appena la cappella, per poi sorreggersi sulle braccia lasciando che fosse il suo peso a far entrare il cazzo dentro.
Lei sentì quel coso dischiuderla e dilatarla con forza, e mordendosi un labbro soffocò un urlo di dolore mentre la sua carne molle si adattava alla rigidità imponente di lui.
-Piano piano piano, ti prego, piano!
Il dolore divenne tutt’uno con il piacere, se possibile esaltandone le diverse sfumature.
Inarcò la schiena grugnendo oscenamente, mentre lui le gonfiava il ventre riempiendola completamente.
Rialzò la testa per godere dello spettacolo, delle labbra tese e del clitoride esposto e arrossato.
Una densa schiuma bianca contornava quel grosso cazzo quando cominciò con la prima fuoriuscita, per poi colare lentamente fino a formare una macchia scura sul tessuto chiaro del divano.
Il piacere era una cosa unica, localizzato solo con il suo essere.
Urlò trai denti quando il primo orgasmo la raggiunse, seguito da altri due in rapida successione mentre lui la rigirava in ogni modo per riuscire ad affondare meglio che poteva il cazzo dentro di lei.
-Ti fa godere così tuo marito? Ti fa sentire così piena? O il suo cazzo neanche lo senti eh? Vero?
Sentire quelle parole la faceva sprofondare ancora di più in turbine di eccitazione velata di senso di colpa.
Si sentiva oscena, si sentiva un tutt’uno con la parte oscura di sé che l’aveva sempre spaventata.
Si sentiva completa.
-Non mi venire dentro, sono a rischio!
Troppo tardi.
Sentì il cazzo gonfiarsi ancora di più e, dopo un attimo di rigida immobilità, i fiotti caldi che le raggiungevano la cervice.
Un ultimo orgasmo travolgente la fece urlare di gioia
7 commenti:
Primo post lungo da cellulare...
Mi hanno bloccato internet al lavoro, e la mia vita da blogger ha subito un duro colpo :(
accidenti, che bastardi!
comunque c'è la prima parte che si ripete, dovresti cancellare...
bel post signor viaggiatore :))
Aggiustato in po'
Però così non è proprio vita :(
molto bello, malinconico quanto basta.
Grazie amici ;)
'stardi....
ma chi?
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