Era
adagiata mollemente su di una cresta innevata, su di una lama frastagliata che
fendeva mari di nebbia rivelandomi nuovi mondi di luce e di aria.
L’ho
afferrata con soddisfazione, in precario equilibrio su quel mare grigio e turbinante
i cui abissi, spalancati su vite indefinite e lontane, cercavano con
profonda malizia di sedurre il mio spirito inquieto.
Ma
la vertigine è poi solo questo: il lontano ricordo del distacco dell’anima dal
corpo, il sentirsi afferrare e strappare da quel mucchio di carne ed ossa che può
essere prigione prima che casa.
Non
è paura.
La
paura è ben altra cosa.
Può
arrivare, anche violenta, ma solo se ci si rifiuta di ascoltare il sussurro
dell’oblio, impedendogli di risuonare con le nostre memorie innescando la consapevolezza.
2 commenti:
quando arriva...credo che si debba affrontare...
assolutamente.
la fuga non è la salvezza.
poi se fuggi ti perdi tutto il divertimento ;)
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