lunedì 12 dicembre 2011

di uomini sospesi tra cielo e terra

Ho ritrovato la mia serenità.

Era adagiata mollemente su di una cresta innevata, su di una lama frastagliata che fendeva mari di nebbia rivelandomi nuovi mondi di luce e di aria.

L’ho afferrata con soddisfazione, in precario equilibrio su quel mare grigio e turbinante i cui abissi, spalancati su vite indefinite e lontane, cercavano con profonda malizia di sedurre il mio spirito inquieto.

Ma la vertigine è poi solo questo: il lontano ricordo del distacco dell’anima dal corpo, il sentirsi afferrare e strappare da quel mucchio di carne ed ossa che può essere prigione prima che casa.

Non è paura.
La paura è ben altra cosa.
Può arrivare, anche violenta, ma solo se ci si rifiuta di ascoltare il sussurro dell’oblio, impedendogli di risuonare con le nostre memorie innescando la consapevolezza.

2 commenti:

lafrancese ha detto...

quando arriva...credo che si debba affrontare...
assolutamente.
la fuga non è la salvezza.

Viaggiatore Immaginario ha detto...

poi se fuggi ti perdi tutto il divertimento ;)