A volte mi capita di estraniarmi dal corpo.
Chiudere gli occhi, per sentirmi scivolar via e vedere me stesso da
un’altra prospettiva.
E se fossimo reali solo perché qualcun altro ci guarda?
Entra poca luce in questa mattina grigia d’autunno.
Le ombre sono più sfumate, i dettagli meno nitidi e più sfuggenti.
Mi piace la mia gamba distesa verso terra, trovo che comunichi il
giusto compromesso tra forza e armonia.
La sfioro con una mano, partendo dal ginocchio e raggiungendo la
depressione dell’anca, sfiorando nel mentre il suo viso con il pollice.
Sospiro appoggiandomi allo schienale della sedia. Il contatto con il
metallo gelido mi strappa un brivido aggiuntivo, proprio quando la mano di lei
mi afferra la cappella per esporre le mie palle alla sua lingua.
Resisto alle ondate di piacere, soprattutto quando le labbra
ricominciano a correre lungo l’arco del mio cazzo al massimo della sua
erezione.
Inclino un po’ la testa di lato per intercettare il riflesso dello
specchio alto e stretto. Troppo piccolo, dovrei metterne di più in casa.
La figura di lei inginocchiata tra le mie gambe ha un che di perfetto,
di puro: le piante dei piedi unite e rivolte verso l’alto; l’arco dei glutei che si apre lento e armonioso, per poi
restringersi deciso all’altezza dei fianchi; la schiena abbronzata, che si
snoda flessuosa fino ad incontrare il bel collo lungo e scoperto.
La visione parziale dello specchio mi dà l’idea di spiare qualcuno
attraverso una porta aperta.
Vedo un corpo abbandonato sulla sedia, e una donna adorante che impugna
e succhia un cazzo lucido di saliva dalla cappella alle palle.
Penso all’idea che quel cazzo non sia il mio, e che quello sia solo il
preludio ad una scopata intensa sul nudo parquet della camera.
Lo ammetto, cerco di far volare i pensieri per contrastare la voglia di
sborrare che mi è salita dopo l’ultimo e vorace affondo.
Mi chino in avanti per raggiungere con la mano il solco tra i glutei. La posizione tende l’ano che si ritrova leggermente estroflesso. Lo
tasto con l’indice, sentendolo gonfio e cedevole, cercando poi di raggiungere la carne
sottostante aperta e bagnata... Ma un altro lampo di piacere mi rimanda indietro.
Mi inarco in avanti con i muscoli tesi, cercando di godere di ogni
millimetro di quella bocca. Ma lei maligna mi lascia, guardandomi con malizia
mentre mi sega con decisione con una mano, massaggiandomi contemporaneamente le
palle con l’altra fino a quando i primi e forti schizzi non sono ricaduti a
terra tra i miei gemiti sommessi.
Chiudo gli occhi.
Le immagini si fermano.
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