venerdì 5 giugno 2015

A giugno il mondo è bello e brillante di colori

E’ stato il destino a scoprire le carte, inutile resistergli, meglio affrontarlo a muso duro e rispondere incalzando:

-Stasera sono a Torino, ci sei per le dieci?
-Beh...così su due piedi?... va bene, un’oretta potrei ritagliarmela... 

E’ il destino che mi ha fatto rimanere a casa con l’animo inquieto, ad attendere davanti al PC in preda a sentimenti di nervosismo e insofferenza.
E lei ha scelto proprio quel momento per scrivermi, rivangare il progetto di una cena tra vecchi compagni per rivederci dopo qualche anno di lontananza.
Alla fine ci ritroviamo a parlare di noi, aggiornamenti e ultime novità personali e su conoscenze in comune.

Mi racconta che si è incontrata con il nostro amico C. per un caffè e poi per un aperitivo, concordiamo sul suo stato di abbandono, su come non riesca a darsi uno slancio e trovare una svolta nella sua vita.
Quante volte abbiamo parlato noi di un incontro per un caffè e due chiacchiere faccia a faccia, le dico, eppure non si riesce mai a combinare.
Lei mi ribadisce che sente spesso il desiderio di realizzare questo incontro...mi parla di sintonia, affinità, dell’esigenza di aprirsi con me.
La capisco, la cosa è reciproca.
Lei è una di quelle poche persone della mia vita che conosce il mio “lato oscuro”, e lo capisce perfettamente, forse molto meglio di me.

Così allora prendo la palla al balzo, e le lancio l’invito per la serata.

E’ puntualissima, addirittura in anticipo di qualche minuto.
Scende dalla macchina tra uno svolazzare di stoffa nera della gonna ampia, da cui spuntano lampi di pelle  bianchissima.
Sopra ha una maglietta nera e una giacchetta semplice sempre nera, con i capelli raccolti alti sulla testa.
Mi guarda con un sorriso sornione e i soliti occhioni verdi dallo sguardo assassino.

La stringo e la bacio e sulle guance. Nonostante i sandali bassi è alta quasi come me... con i tacchi mi metterebbe quasi in soggezione.

-Andiamo a berci qualcosa? Qui a due passi c’è la Divina Commedia.
-Si, però andiamo sotto, all’inferno!

Alla fine optiamo per il piano superiore, con la terrazza all’aperto, quello che una volta doveva essere il Paradiso, anche se ormai, da come ved,o il locale è stato ristrutturato perdendo la sua caratteristica dei tre piani a tema dantesco.
Un Bellini per lei e un Negroni per me, e passiamo così due ore a parlare e ridere in perfetta sintonia.
Il piccolo gioco di allusioni finisce subito, e ci troviamo a parlare schiettamente della nostra vita sessuale, delle esperienze vissute e di quelle che ancora vorremmo provare.

-Dai, organizziamo una serata nel locale Xyyy! Serata a bordo vasca tutti nudi a bere e scherzare, poi se ci si vuole divertire ancora meglio!

Sarebbe bello potersi vivere con serenità serate del genere, come se fosse normale, con la stessa naturalezza con cui si va a fare l’aperitivo il fine settimana.
Le dico che magari prima o poi riusciremo ad organizzare, ma di certo adesso non è il momento.

Mi parla poi del suo nuovo tatuaggio, e del piercing sulla figa che si è fatta (Non sul clitoride ma sopra, che lì le faceva troppa impressione).
Mi piacerebbe vederlo, mi piacerebbe stuzzicarlo con la lingua... lei mi avverte di non provocarla perché rischierei grosso.

-Tu mi piaci, mi piace come sei come persona, come carattere, come pensi. C’è poco da fare!

E’ bello sentirselo dire, questo è innegabile. Ma in fondo in fondo una vocina mi avverte che questa è una ragazza intelligente, e che potrebbe sapere quanto piace agli uomini sentirsi apprezzati.
Del resto ha un fidanzato di dieci anni più giovane di me, brillante e fisicato. Frequenta e ha frequentato molti uomini, nei locali per scambisti e nei privé, avrà quindi provato il fior fiore della fauna maschile del circondario... che potrò mai dare io in più?
Il mio complesso di inferiorità è sempre in agguato, con lei soprattutto, e forse anche per questo mi sono sempre tenuto alla larga, perché una “figuraccia” in questo caso sarebbe stata piuttosto compromettente, visto che la frequentazione tra di noi si estende anche alla vita “normale”.

In ogni caso la sintonia è tanta, e sprazzi colgo le occhiate incuriosite (ammirate?) degli altri tavoli intorno a noi, così come del cameriere mentre ci saluta incrociandoci sulle scale mentre ce ne andiamo.

Alla fine ci salutiamo con un abbraccio e un grosso bacio stampato sulle labbra.
Le sfioro la schiene e lei mi guarda assassina

-Allora un giorno di questi vengo a prenderti al lavoro e ti porto dal mio amico tatuatore per fare il piercing sul pisello!  - E ride sorniona


Mmmh… quasi quasi.

7 commenti:

S. ha detto...

che dolore!!! solo al pensiero...
farmi bucherellare non è un mio desiderio, decisamente :)

Viaggiatore Immaginario ha detto...

attraverso il dolore passa la redenzione, mia cara S. !

(ma perchè poi? Boh, non lo so...anche no)

S. ha detto...

la redenzione da che?
preferisco non essere redenta allora :P

Viaggiatore Immaginario ha detto...

Dal peccato??? :D

Comunque io parlo ma la paura per il dolore non credo mi permetterà mai di farmi bucare proprio lì.
Anche se il tema è ritornato di moda ( http://viaggiatoreimmaginario.blogspot.it/2014/10/idee-malsane.html )dopo che la mia amica mi ha confermato che è molto piacevole per la donna quando un uomo è dotato di questi piercing :P

lolita. ha detto...

cioè viaggiatore..da quel che scrivi lei ci stava provando nemmeno troppo velatamente(a meno che non sia la classica profumiera) e sembra anzi non veda l'ora di passare all'azione...il tuo complesso d'inferiorità ti ha fatto davvero sfuggire una bella occasione.
Se ricapita, approfittane senza troppi pensieri..

Viaggiatore Immaginario ha detto...

No no lolita... la serata non poteva finire in altro modo per motivi di tempo di entrambi, in ogni caso.

Il complesso di inferiorità forse ha contribuito, in passato, ma è solo l'ultima delle componenti che mi ha fatto mantenere le distanze.

G. ha detto...

Concordavo con Lolita, prima di leggere la tua risposta. Peccato che a volte con le persone con cui si sente maggiore affinità si ha paura di esporsi un po' di poù per il timore di rovinare tutto. In certi casi ci sta l'estremità: o tutto o niente.
La concittadina G.