Forse non pensavo a questo, forse immaginavo
momenti di tenerezza e tranquillità, farmi scopare lentamente, avvolta da un
abbraccio protettivo mentre lo sento entrare piano dentro di me: una mano che
stringe un seno, bocca e denti che stringono il capezzolo dell’altro, il
respiro che si libera per lasciar posto al piacere...
Invece le sue mani mi afferrano mentre sono
ancora umida di doccia, con la pelle fresca, ammorbidita dall’acqua, percorsa da leggeri brividi di freddo che mi
fanno sporgere i capezzoli duri e scuri sui seni ancora troppo bianchi dopo
questo lungo inverno.
Le mani ruvide mi afferrano il culo, saggiandone
la consistenza e scoprendo la carne morbida all’interno, e la sorpresa e il
freddo della ceramica contro la quale vengo premuta mi strappano un piccolo
gemito, anche se è il dolore della stretta e del leggero morso al lobo dell’orecchio
che mi scuote con un brivido profondo e improvviso, che si mescola in risonanza
con la scossa causata dal dito che schiude le grandi labbra alla ricerca di
quel varco che inesorabilmente comincia a inondarsi. Mi cerca la bocca e la
lingua quasi volesse strapparmele, voltandomi con decisione la testa mentre mi
preme sempre di più contro il lavabo, cercando l’angolazione migliore per
infilare il medio ben bene su per la figa. Mugolo e sporgo il culo per
facilitarlo, e un rimescolare liquido accompagna il movimento del suo dito che
ormai affonda fino a farmi sentire le nocche nell’incavo delle cosce. Mi sento
colare e avvolgere dal piacere mentre le gambe cedono. Mi abbandono sul piano
di ceramica cadendo quasi in ginocchio, e allora lui riesce a lavorare meglio e
infila a fondo due dita, rigirando la mano e allargando con decisione il culo
per avere una visione più diretta.
E’ soddisfatto del lavoro, è soddisfatto del
liquido chiaro che lo bagna fino al polso, della figa rossa e aperta che sembra
solo aspettare il vero protagonista.
Con il fiato corto mi abbandono alla presa che
mi spinge definitivamente in ginocchio, portandomi all’altezza del suo cazzo.
Lui si china ancora e mi bacia rumorosamente
afferrandomi per i capelli e bagnandomi di saliva... forse la sua, forse la mia... con voce stridula e spezzata gli dico quanto è bello, quanto mi piace quel
cazzo che afferro e stringo ruotando un po’ il polso, facendo scoprire al
massimo la cappella.
Lo bacio sulla punta, poi giù seguendo la sua
lunghezza, sistemo meglio la presa godendo di quello spessore e di quella
consistenza.
Lo vedo tendere gli addominali, spremere tutta
la sua erezione con orgoglio puntandomela verso il viso. Mi afferra la testa e me
lo guida in bocca, dicendomi che me lo darà tutto e che mi riempirà bocca e
figa fino allo stremo.
Mugolo, annuisco, sbavo con la cappella che mi
riempie e mi soffoca. La posizione tende il perineo, e sporgo ancora di più il
bacino indietro sentendo l’ano dilatarsi e pulsare.
Lui apprezza, è sempre più grosso e più duro, mi
punta sul palato e faccio fatica a trattenere i denti. Poi all’improvviso mi spinge
via, facendo un passo indietro col fiato pesante mentre quell’asta lucida
ondeggia nell’aria.
Si inginocchia e mi gira a quattro zampe,
aprendomi ancora per bene il culo. Farfuglio qualcosa sull’uso del
preservativo, sul letto e sulla comodità della stanza mentre debolmente cerco
di voltarmi, ma le sue mani sono forti, la mia lucidità troppo labile, il
pulsare del mio sesso troppo intenso per poterlo ignorare, e allora posso solo
cercare di soffocare l’urlo quando sento che si fa strada dentro di me, con la
sensazione che mi si stia spaccando in due e che il piacere sia troppo da
sopportare.
Senza tante riserve trova il suo spazio dentro
di me, poi comincia a scoparmi con forza
facendo scorrere il cazzo per tutta la sua lunghezza avanti e indietro, con
affondi potenti che mi spingono a cercare in qualche modo l’appoggio del mobile
di fronte e del pavimento.
E’ rude, mi afferra e mi scopa con forza, dandomi
la sensazione di essere un oggetto nelle sue mani. Mi volto a guadarlo mentre
un altro colpo mi strappa un urlo di godimento misto a dolore... dolore per
la figa dilatata e martoriata, per le
dita che afferrano il culo guidando i movimenti, che corrono a cercare i capezzoli
stringendoli e tirandoli.
Stremata imploro Dio e imploro quel cazzo di
farmi godere ancora, come non mai, come non credevo fossi capace. Lui si esalta
e si eccita ancora di più, lo sento gonfio che non so se posso trattenerlo e
allora godo colando liquido caldo sulle mattonelle chiare, urlando il suo
nome mentre lo sperma caldo mi colma e
condisce il dolce pulsare dell’ orgasmo.
Crollo esausta quando si alza scostandosi da me,
ammirando soddisfatto nello specchio il suo corpo magro e il grosso cazzo che
pende semi turgido con una bava di sperma
che cola ancora.
Sento il resto di quel seme sgusciare fuori,
spinto dagli spasmi dei miei muscoli. Mi rannicchio su un fianco e con una mano
accarezzo e raccolgo quello che posso, protestando debolmente che avevo detto
di usare il preservativo, che non uso precauzioni, ma lui mi prende per mano
alzandomi e spingendomi verso la stanza da letto, dove mi lascio cadere di
schiena sulle lenzuola bianche divaricando le gambe giusto in tempo per
accogliere il suo corpo caldo e il suo cazzo ancora duro e pronto a
ricominciare.
Non ho neanche il tempo di pensare al fatto che
non mi sia mai capitato di provare due orgasmi a breve distanza, che già il mio urlo liberatorio si diffonde nella
stanza accompagnato dai colpi veloci dei nostri corpi che si incontrano
ritmicamente.
Non è ancora tempo per la calma e la dolcezza... forse dopo.
Forse.
1 commento:
quando si dice la decisione!
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