La finestra è aperta, la leggera brezza della sera muove pigramente la
tenda, e il ventilatore sposta la calda aria estiva. Sono sdraiati sul letto,
le membra abbandonate tra le lenzuola aggrovigliate. Nell'aria l'odore del
sesso.
Il sesso ha un odore difficile da descrivere, alcune note sono sempre
uguali, altre invece cambiano in base alla stagione, alla stanza, all'uomo con
cui hai raggiunto l'orgasmo. Non puoi definire chiaramente l'odore del sesso,
ha qualcosa di primitivo e privato, una note dolce e amara insieme. No, non si
può definire l'odore del sesso, come si fa.
Lei si mette a sedere per prendere la birra poggiata sul pavimento. Ne beve
un sorso chiudendo gli occhi, ascoltando i suoni che arrivano dall'esterno. Li
riapre e lo guarda, steso accanto a lei.
Davvero un bel bocconcino, pensa. Avrebbe voglia di coccolarlo e fargli
male allo stesso tempo. Più o meno quello che vorrebbe venisse fatto a lei,
quello che fa con se stessa quando si da piacere masturbandosi.
Avrebbe voglia di mordicchiargli il corpo, di afferragli il cazzo e fargli
una sega, osservandolo con distaccato interesse mentre cede all'orgasmo.
avrebbe voglia di accarezzargli il torace, e il volto, perdendosi nel suo
sguardo, cercando di leggere nella sua anima, esplorargli la mente.
"Vuoi?" chiede porgendogli la birra. Solo dopo aver parlato si
rende conto che la sua domanda è un mix di ingenua offerta e perversa richiesta
di ricominciare da capo.
Lui rimane ipnotizzato, guardando le goccioline di condensa aggrappate al
vetro della bottiglia. Gli rimandano alla mente un vago ricordo della
sensazione di freddo, un lontano eco di qualcosa che di certo deve aver
provato, ma che nel caldo di quella camera sembra non conoscere più.
“Vuoi?” le sta chiedendo.
Incrocia per un attimo i suoi occhi, il suo sguardo serio e violento che
contrasta con il tentativo di cordialità nella piega all'insù delle labbra.
Quegli occhi che parlano un’altra lingua, che rimescolano in continuo nel loro
fondo oscuro, un turbine di sentimenti selvatici, mai domati.
Li tiene fissi nei suoi, per non perdersi nessuna sfumatura: il guizzo di
stupore, appena una frazione di secondo, quando si alza di scatto e afferra la
mano di lei sopra la bottiglia, per portarsela avidamente alla bocca; il lampo
di sfida e di intesa, quando l’altra mano si allunga e stringe con forza e
cattiveria la carne molle e umida tra le gambe di lei; il bagliore di languida
soddisfazione, quando le dita la penetrano rimescolando i nuovi umori che
ancora una volta colano abbondanti.
Gli odori densi dei loro corpi e dei loro amplessi riempiono la stanza. Da
tempo ormai i profumi artificiali sono stati lavati via dalle loro lingue e dal
loro sudore. Odori caldi, che si appiccicano addosso annebbiando ogni pensiero,
sciogliendo ogni remora e ogni traccia di lucidità mentale.
Adora sentire l’odore della carne di lei, il sapore del suo piacere che è
un tutt'uno con il proprio, e per questo unico e irripetibile. Annusa e
assapora ogni piega del suo corpo, senza smettere di esplorare a fondo le
pareti grondanti della sua figa.
Un rivolo di birra fredda gli cola sul mento, attraversa la barba e poi sul
petto lucido. Un rivolo di sudore le cola tra i seni, che ondeggiano sotto i
colpi decisi della mano di lui che la masturba veloce.
Solo quando lui le lecca avidamente il sudore, passando la lingua
dall'ombelico al collo, gli occhi avidi e orgogliosi di lei cedono al piacere,
nascondendosi dietro le palpebre per lasciar spazio all'urlo dell’orgasmo
improvviso.
Poco prima dell'orgasmo, la mente di lei si affolla di parole, è il momento
più pericoloso, basta un attimo e potrebbe lasciarsi sfuggire l'orgasmo. Basta
superare quel momento e poi è tutta discesa, o meglio un'eterna salita. Salita
verso un luogo inesistente, dove i sensi e il corpo spariscono, dove anche il
cervello smette di funzionare.
Al limite dell'orgasmo sente la lingua di lui sul collo, sente il suo
respiro sulla pelle. La sua barba che si sfrega contro di lei. La sua mano a
masturbarla, violenta, cattiva, avida. Una punizione, una dimostrazione di
possesso e di sottomissione, una sfida. Le loro mani intrecciate su quella
dannata birra. Percepisce tutto questo con assoluta chiarezza prima che tutto
si annebbi.
L'ultima cosa che sa è che grida il suo nome, poi si perde nell'orgasmo,
che lui crudelmente prolunga, senza sosta, senza lasciarla riposare tra un'onda
e l'altra. Non sente più niente se non la forza dell'orgasmo che lui le sta
dando.
Lei si riprende quando la sua mano l'abbandona. Ha ancora gli occhi chiusi,
vagamente cosciente del mondo che riemerge dalle nebbie del piacere. Sente che
lui si sta muovendo accanto a lei, lo sente togliergli di mano la birra.
Solleva mollemente le palpebre, rilassata, appagata, la mente silenziosa.
Di nuovo gli occhi di lui persi in quelli di lei, questa volta diversi da
prima, più famelici e bramosi. Sorride a quello guardo, sorride a ciò che
nasconde. Sorride alla sua stessa morbosa curiosità di entrargli in testa e
fottergli il cervello. Sorride al suo volto che si fa serio.
Non si sorprende quando il suo cazzo entra dentro di lei, non si sorprende
per il colpo secco che le toglie il respiro. Lo aspettava, lo esigeva quasi. Si
aggrappa a lui quando cominci a sbatterla con forza, quasi volesse entrare
completamente dentro di lei, quasi volesse fondersi col corpo di lei.
Le mani di lei sulla sua schiena, le sue unghie che affondano in risposta
all'assalto di lui, i loro volti vicinissimi, i loro sguardi fusi nel sesso.
Lei ha appena il tempo di chiedersi se lui vede ciò che si nasconde nelle
profondità del proprio sguardo, poi le sue spinte si fanno più rapide, chiude
gli occhi e nasconde il volto sul suo collo, lasciandosi nuovamente andare.
Adora quel momento. Adora prendersi il corpo di una donna nel momento più
vulnerabile, nell'istante in cui è se stessa come non mai. Quando ancora le
contrazioni dell’orgasmo la rendono impotente, quando il piacere si è diffuso
improvviso verso ogni estremità, facendo crollare qualsiasi maschera.
Sorride e la bacia a fondo, lingua contro lingua, mentre distende il corpo
sul suo, lasciando scivolare il cazzo dentro di lei, aperta e accogliente. Con
le gambe allarga le sue, con le mani afferra i suoi palmi ricalcando il suo
corpo con il proprio. La propria pancia che incontra la morbidezza della sua, i
suoi seni che si schiacciano contro il proprio petto.
Annusa il suo respiro che entra in sintonia con il proprio, che entra in
sintonia con le spinte decise della propria voglia di godere, della propria
voglia di strapparle quel piacere che affiora dal suo sorriso per farlo
diventare proprio. Il dolore delle unghie che affondano nella carne è quasi una
liberazione, un via libera a prendersi ciò che più gli aggrada, senza remore o
sensi di colpa.
Sente la sua figa stringergli il cazzo aumentando se possibile il piacere
che gli dona, prendendo per mano il proprio orgasmo e conducendolo dentro il
suo.
Ha caldo.
Ha sete.
Ride, con lei.
Il tempo. C'è qualcosa di più insulso che preoccuparsi del tempo? E'
passata un'ora, due, dieci.. che importanza vuoi che abbia? Nessuna. Perché non
si può semplicemente restare li, in quel letto fregandosene di impegni e del
mondo là fuori?
Guarda la notte mentre gli accarezza distrattamente la spalla. Il braccio
di lui poggiato su di lei, gli occhi chiusi e il respiro regolare. Sotto i
polpastrelli percepisce il segno dei graffi che gli ha lasciato. Un segno del
proprio passaggio. Si sposta piano per poterlo osservare, per cercare di
scorgere il suo volto. E' leggermente indolenzita, ma le piace, è così che si
dovrebbe sempre essere. Vivere il sesso senza finzioni, seguendo l'istinto.
L'intinto sa sempre cosa fare, è quando si comincia a ragionare che si fanno le
stronzate più colossali.
Le piacerebbe poterlo vedere meglio, ma nell'oscurità lui è solo un'ombra.
Sorride tra se e comincia a fargli le linguacce come farebbe una bambina. Le
nuvole nel cielo si diradano, la luna fa capolino e la stanza si riempie della
fredda luce lunare. Riesce finalmente a guardarlo in faccia: ha gli occhi
aperti. Si affretta a ricomporsi, imbarazzata per essere stata scoperta.
Cerca di voltarsi, per sottrarsi all'imbarazzo che prova per quel
comportamento infantile.
C’è un’ora nella notte in cui il tempo si ferma. Un confine labile, mai
percettibile, oltre il quale il giorno passato sfuma nei ricordi, mentre il
giorno incombente è troppo remoto per poter intaccare il presente. Sono le ore
riservate ai sogni, e se si occupa con i sensi questo spazio, forse si è in
grado di accedere ad un’altra dimensione. Una dimensione di pensieri leggeri,
dalle voci ovattate, gentili, accoglienti.
Lui chiude per un attimo gli occhi, assaporando la dolce carezza di questi
sussurri nei propri pensieri, distendendo il corpo molle e appagato sul
materasso caldo. Quando li riapre scorge in penombra lo scintillare del tuo
sorriso tra una smorfia e l’altra.
Sono ubriachi di loro stessi. Ubriachi di sesso e noncuranza per il mondo
esterno. Lei cerca di sottrarsi ma lui le afferra il viso attirandola sopra di
se. Lui intreccia pigramente la lingua con la sua, mordicchiandole
alternativamente il labbro. Il corpo di lei rilassato, abbandonato sul proprio,
gli dà un senso di stabilità, di protezione.
Lo percorre con le mani fin dove è possibile: contando le protuberanze
della spina dorsale, seguendo il solco tra i glutei strizzandone prima uno e
poi l’altro, per poi cercare le aperture nascoste lì in mezzo, saggiandone la
consistenza.
Lei mugola, poi, sospirando, abbandona la testa sul petto lui. I capelli
gli solleticano il naso, ma gli piace affondarvici dentro per sentirne l’odore.
Cosa c’è più bello e dolce del profumo dei capelli di una donna?
Lei si contorce appena quando lui le infila dolcemente un dito nel culo,
dopo averlo bagnato con gli umori di lei. Il contrasto del gesto in confronto
al momento di languida dolcezza lo affascina. Spinge dentro il dito più che
può, allargando per bene l’entrata che oppone ben poca resistenza.
Il respiro di lei si fa più affannoso. Alza il campo guardandolo maliziosa…
“Sei un porco”.
Piccolo essere insaziabile, ripaghi quel fare da buffone con un oscuro
piacere. Nutri la malizia senza sosta, ora con dolci carezze, ora con carne
inesorabilmente aperta a te. Oh piccolo essere insaziabile, quale folle fame
scateni dentro, non ne hai neppure idea.
"Sei un porco" gli dice, la voce roca, il corpo teso a quella sua
intrusione.
La bocca di lei lo cerca, avida e vogliosa, la sua lingua che gioca con
quella di lui, mentre le dita di lui affondano dentro di lei. Geme inarcandosi
contro di lui, sollevando il culo in offerta.
"Sei un maledetto porco" gli dice prima di mordicchiargli il
collo, la spalla, il torace.
Impreca tra i denti contorcendosi contro la mano di lui che gioca con
quella piccola apertura. Vorrebbe urlargli di scoparla, di fotterla. Vorrebbe
urlargli contro quanto lo vuole. Si limita ad alzare lo sguardo verso di lui,
gemendo in supplica e ordine insieme.
Lui sfila le dita e lei quasi lo rincorre perché non se ne vada. Lui la
spinge via, lei cerca di tornare da lui, ma lui la tiene schiacciata sotto di
se. La bianca schiena di lei illuminata dalla luna, i capelli anche nella
penombra lanciano riflessi ramati. Con destrezza lui l'afferra per le anche, le
allarga le gambe.
Vorrebbe vedersi come lui la sta guardando adesso. Vorrebbe vedere ciò che
vedi lui, vorrebbe guardare la sua stessa carne impudentemente aperta ed
eccitata. Il pensiero la eccita, la rende impaziente e aggressiva.
Dannazione, prendimi, che cazzo aspetti, pensa furiosa. Si agita, si muove,
prova a sgusciare via, ma lui è sei sempre lì a fermarla.
"Vuoi domarmi?" chiede lei, la voce ridotta quasi ad un ringhio.
“Shhhh… calmati. Dove vuoi andare?” le sussurra piano all'orecchio, mentre
la tiene saldamente ferma.
“Rilassati…” a poco a poco allenta la pressione, assecondando il rilassarsi
del corpo di lei.
“shhhhh…. rilassati…” continua a cantilenare piano al suo orecchio.
Sfiora appena le sue spalle con la punta delle dita... l’incavo del collo,
la linea delle scapole. Scende piano lungo il busto, tracciando lieve
l’attaccatura dei seni. Risale la linea dei fianchi, assecondo la morbidezza
delle cosce. Gira piano nell'incavo dietro le ginocchia, arrivando infine a
delinearle la forma dei piedi . Sente quanto le piace, quanto l'ipnotizza. Il
suo respiro è lento e regolare.
Risale sul lato interno delle gambe, sfiorando appena le labbra della sua
figa. Con delicatezza le afferra i glutei, dischiudendoli mentre si avvicina
con il viso. La carne di lei si apre, il suo ano si distende. Passa con gusto
la lingua ovunque riesca ad arrivare, lavando le tracce del piacere passato per
sostituirle con uno nuovo e fresco.
La sente acida, salata, inebriante. Il sapore gli dà alla testa, gli
esplode nel cazzo sempre più gonfio.
Perde la calma e la compostezza, diventa vorace succhiandole le labbra
della figa e cercando di forzarle il culo solo con l’uso della lingua.
Lei ansima, la testa affondata nel cuscino e le mani aggrappate
disperatamente al lenzuolo.
“Alza il culo!” L’ordine è secco, perentorio, e lei obbedisce senza
esitazione.
L'urlo di godimento di lei quando lui affonda completamente in lei, è il
tocco finale dell’opera d’arte che stanno compiendo.
Lui è un incantatore. Le sue mani e la sua voce addomesticano il corpo di
lei, placano la sua mente. Si lascia guidare da lui, si lascio plasmare dal suo
corpo, si lascio dipingere dal suo essere. Semplicemente si abbandona, e tutto
perde nuovamente importanza.
Crolla sul materasso quando tutto finisce. E' a malapena conscia del
proprio corpo, degli umori che colano dal suo culo e dalla sua figa. Resta
inerme davanti a lui, sfinita.
La sua mente è finalmente silenziosa, il suo palazzo della memoria è
chiuso. C'è solo quello stato di quiete, di pace assoluta. Si rannicchia, come
d'abitudine, abbracciando il cuscino.
Lo sente muoversi accanto a se, ormai è sempre più vicina al sonno. Lui le
sfila il cuscino, e lei risponde borbotto qualcosa, senza sapere esattamente
cosa, poi il corpo caldo di lui contro il proprio.
Il suo odore l'avvolge e lei scivola definitivamente nel sonno.
In cielo, la luna li osserva, sicuramente ridendo, quella gran burlona.
(Amplesso narrativo consumato con KRISTY )
2 commenti:
un racconto a quattro mani,bravi, mi sembra riuscito :)
meno male :P
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