mercoledì 1 giugno 2016

Non credevo fosse possibile.
Passare da lei a te come se fosse il normale proseguimento del mio essere più vero e sincero.

Senza limiti e barriere, come di rado mi è successo.
In un breve istante sono stato veramente Io, con tutte le mie facce fuse in una...

Con tutte le mie anime donate a te.


Il mio corpo ancora caldo, la pelle sensibile e ricettiva, il naso pieno dell’odore di lei, il cazzo ancora gonfio dopo la lunga e intensa scopata.

Guardarti estasiato mentre lo afferri e lo ingoi con gusto, senza sapere che appena un’ora prima un’altra faceva lo stesso, prima di lasciarselo scivolare tra le gambe.

Ma tutto questo non intacca minimamente l’effetto che hai su di me.
Anzi, lo esalta.

C’è forse prova più grande di Fedeltà?
Tentare di abbatterne direttamente le fondamenta nel modo più brutale e diretto...

E scoprire che l’unico effetto è rafforzarla.




L’impossibilità della negazione che delinea l’Assoluto.

martedì 17 maggio 2016

Fammi sognare di essere giovane e bello...

Sono uscita, stasera, con un vestitino nuovo, corto, scollato profondamente a V sul davanti. Sento la mia pelle liscia, profumata e leggermente accaldata, i capezzoli nudi a contatto con il tessuto del vestito e con l'aria fresca delle sere d'estate. Sento gli sguardi degli uomini, dei ragazzi attorno a me frugarmi nella scollatura, girarsi a guardarmi il culo e più che esserne infastidita stasera ne sono lusingata. Sto andando a ballare con le mie amiche, non vedo l'ora di essere arrivata. Ci mettiamo a bordo pista, osserviamo la situazione, capiamo come muoverci e ci facciamo avanti. Balliamo noi tre, ogni tanto si aggiunge qualche ragazzo che viene subito ricacciato indietro.
Sono eccitata, sarà l'estate, sarà che questo vestito è davvero corto ma ho in testa una cosa sola. Prima di uscire di casa mi sono toccata a lungo, sotto la doccia, mi venivano in mente momenti di totale perdizione, in cui non capivo quale fosse il mio corpo e quale quello dell'altro. Baci sulla pelle, lingue in bocca, scambi di salive e di liquidi, mani che afferrano e stringono, quasi strappano il corpo dell'altro. L'orgasmo non ha tardato ad arrivare mentre sognavo del sesso orale, mentre gli umori mi bagnavano le cosce e urlavo il mio piacere.
Mi arriva un messaggio, ecco l'occasione che aspettavo, le mie amiche già l'hanno capito e già sanno che le abbandonerò a breve. Mi piacciono le cose così senza preavviso ma voglio fare qualcosa di meglio rispetto al semplice sesso. Vado in bagno e tolgo il tanga, dubito mi servirà stasera. Dopo poco arrivi, ti vedo da lontano ma decido di far finta di non vederti, vediamo cosa fai.
Mi si avvicina un ragazzo, carino, ci ballo un po', giusto per fargli sentire di cosa sono capace, poi lo allontano e mi trovo faccia a faccia con te. Non ho nemmeno il tempo di dirti “ciao” che mi infili la lingua in bocca e una mano sul culo, quasi dandomi uno schiaffo, quanto mi ecciti. Non avendo le mutande già sento che comincio a bagnarmi. Ti infilo le mani sotto la maglietta, graffiandoti un po', poi constato la tua eccitazione strusciandomi contro i tuoi pantaloni. La tua erezione è evidente ed è chiaro che gradisci i miei movimenti. Mi infili una mano sotto il vestito e sorridi, già sapevi che non le avrei avute. Ti sorrido. Restiamo ancora un po' nel locale, balliamo svogliatamente proiettati verso ciò che faremo dopo. Ora basta, ti prendo, ti bacio a lungo e ti fisso, mentre tu vai fuori a chiamare una taxi io saluto le mie amiche.
Una volta nel taxi mi prende l'eccitazione: ti voglio qui subito e ora. Ti tasto i pantaloni e mi guardi a metà tra lo spaventato e lo stupito, ghigno e slaccio la cintura. Mi prenderai per matta, o ninfomane. Facendo finta di niente infilo una mano dentro i tuoi boxer e lo tiro fuori, scappellandolo lentamente poi, facendo cadere la borsa tra i tuoi piedi e sperando il tassista non noti niente mi chino e lo prendo in bocca. Abbiamo poco tempo ma è la situazione che rende tutto più eccitante che mai. I boxer mi impicciano, li abbasso ancora un po' in modo da potermelo infilare tutto in bocca, sussulti sentendo la fine della mia gola sulla cappella. La lingua lo percorre su e giù zizzagando, succhio un po' e sento le prime gocce di sborra uscire, che goduria. Mi fermi e mi fai tirare su, mi baci frettolosamente mentre mi rimetto seduta. Ti guardo interrogandoti con lo sguardo. Di colpo mi infili un dito dentro, non me lo aspettavo e mi scappa un gemito, il tassista guarda nello specchietto e sorrido. Non può immaginare niente, credo. Sadico cominci a muoverti dentro di me, sto davvero facendo fatica a trattenere anche solo i sospiri. Nel frattempo mi baci e mi mordi il collo, allargo le gambe permettendoti di entrare più in profondità e tu ne approfitti e ci infili un secondo dito, sono davvero eccitata, al limite con l'orgasmo. Ti tocco, ti voglio, ti vorrei qui ed ora ma devo trattenermi. Mi sento sempre più bagnata, le tue dita scivolano su di me, indugiano sul clitoride, seguono percorsi che mi provocano vibrazioni interne ed esterne che vorrei esternare gridando. Sto per venire e ti guardo per fartelo capire.
In quel momento il taxi si ferma, siamo arrivati. Togli la mano, abbasso il vestito velocemente e paghiamo, quando scendiamo dal taxi ti prendo per mano e sento le tue dita ancora bagnate del mio liquido e me le metto in bocca, come a far loro un pompino. Quasi corriamo di sopra, questi preliminari nel taxi sono stati efficaci e non pensiamo ad altro tanto che ancor prima di arrivare in casa siamo già quasi nudi. Mi butti di peso sul tavolo, mi apri le gambe e mi penetri violentemente e finalmente posso gridare di piacere quanto voglio. Mi scopi, mi fotti, mi devasti fisicamente. Sento le tue unghie nella mia carne, le mie unghie sul tuo culo che ti incitano a darmene ancora, di più. Scopiamo come se non lo avessimo mai fatto, i nostri corpi scivolano l'uno sull'altro, ne vogliamo sempre di più, sempre più dentro e più profondo. Ti voglio sentire godere, voglio sentire quanto godi dentro di me. Ti mordo, ti graffio, ti stringo finché non ti sento contrarre, quanto mi eccita vederti venire.
Esausti ci buttiamo sul letto senza parlare.

(Scritto da C, Non contaminato dalle sordide manacce di Vì )


venerdì 8 aprile 2016

E poi il destino beffardo ci guarda , in un aprile che s’illude d’esser già estate

Una massa nera sovrasta la città.

Avvicinandomi vedo comparire la trama intricata dei lampi al suo interno, ed è una scena impressionante, bellissima.
L’aria è tiepida, umida ed elettrica. Tra poco verrà giù il finimondo, c’è solo da sperare che non grandini.

Ma non siamo mica a luglio, no?

Ti devo paccare. ..il temporale ha fatto danni ... Però sarebbe stato meraviglioso ascoltare il suono del temporale totalmente nudi dentro la macchina...

Si sarebbe stato bello.

Avevo voglia di abbandonarmi, di sentire il tuo corpo nudo e caldo sopra il mio, di affondare il viso tra i tuoi capelli per respirare il tuo odore mentre lo scroscio dell’acqua all'esterno allontanava ogni forma di pensiero contrario.
Potevo già sentire la scossa di piacere che avrei provato al momento di penetrarti, quando la tua mano sicura mi avrebbe guidato dentro di te, dentro quel sesso caldo e umido di cui comincio a perdere il ricordo.
Afferrare quel culo così perfetto, spingerti verso di me mentre la mia bocca cercava i tuoi seni.

E’ facile scacciare la tentazione, mantenere il controllo restando alla larga dal pericolo.
Ma quando molli i freni, ti lasci trasportare e oltrepassi il confine della reticenza, allora diventa doloroso vedersi portare via all'improvviso l’oggetto del desiderio.

Ma è il Destino a condurci l’una dall'altro.
Ed è il Destino a tenerci lontani.

Non l’ho mai forzato.

Non lo farò ora.

giovedì 7 aprile 2016

L'ho già detto che amo le rosse?

Credo di essere stato segnato dalla mia professoressa di italiano delle scuole medie, una donna austera e regale di cui non ricordo un sorriso, con la pelle bianchissima spruzzata appena di lentiggini leggere intorno al naso e due occhioni indagatori che erano per me impossibili da sostenere.

Quegli occhi mi hanno guardato come nessuno prima, e in quello sguardo ho visto per la prima volta un barlume del vero me stesso.
Ho visto quello che potevo essere, quello che potevo dare, e anche per questo sono passato dall'essere uno svogliato ragazzino avverso alla lettura e all'approfondimento al diventare il migliore della classe in italiano (come maschio... le femmine hanno sempre una marcia in più!).

Dopo?

Quel modello di donna non l'ho più ritrovato nelle mie amanti. Forse non lo vorrei neanche, mi spaventa l'idea di intaccare quella figura.

La Matta un po' si è avvicinata a questo stereotipo: più grande di me, non rossa ma castana rossiccia (in un certo periodo proprio tinta di rosso vivo), occhioni azzurri, pelle bianca, tratti affilati e lentiggini sul corpo.
Ma quella luce? 
Quell'intelligenza che si manifestava nelle parole, nei gesti, nei lunghi silenzi ben cadenzati?
No, quella no. Neanche lontanamente.



Tutto questo perché mi è venuto in mente?
Perché guardavo questo blog con le sue foto che mi piacciono sempre, perché questa donna ha una luce sua che mi ha sempre rapito e ipnotizzato:










mercoledì 23 marzo 2016

Disgelo

Lunedì era primavera.
Ma era lunedì, ed io ero troppo impegnato ad essere depresso per l’inizio nuova settimana per prenderne atto.
Martedì, a maggior ragione, era quasi primavera inoltrata, ma io soffrivo i postumi della depressione da lunedì.
Oggi però è decisamente primavera, pochi cazzi, e anche se stamattina pioveva, era d’obbligo tirare fuori la bicicletta per andare al lavoro.
Tanto ilmeteo.it diceva che non stava piovendo.
E io gli credo.

Quindi sono ufficialmente pronto: vita all’aria aperta, deambulazione a ciclo (o ciclica?), corsa serale, fotografia floreale...


Magari un timido dinamismo sessuale?


mercoledì 17 febbraio 2016

Tu, mia musa di pomeriggi annoiati

Le poche luci riescono a stento a tenere fuori il buio della sera.
Qualche monitor abbandonato, i corridoi al di là dei vetri, la mia lampada da scrivania schermata di verde.

La musica e la penombra mi isolano sempre di più, lasciandomi vagare tra i miei pensieri.
Sono comodo, rilassato, eccitato.
Scorro filmati porno, immagini di nudo. Vago in rete in cerca di racconti erotici, di spaccati di vita altrui, di buchi della serratura dietro i quali nascondermi crogiolandomi nel mio desiderio.

Alzo gli occhi e la vedo entrare con il necessario delle pulizie.
Sfortunatamente insieme al suo collega.

Sul mio monitor scorrono immagini di cazzi enormi che penetrano a fatica giovani donne dai visi distorti di piacere.
Lei è dal lato opposto non può vedere, a meno che non indovini qualcosa dal riflesso sulle vetrate alle mie spalle.

Dovrei forse interrompere?
No, mi piace il rischio.
Cos’accadrebbe se vedesse cosa sto facendo?
Rimarrebbe schifata e scandalizzata? Oppure un brivido di eccitazione contagerebbe anche lei?
Tengo sotto controllo il suo sguardo, ma questo è sempre abbassato sulle superfici da pulire.

Oggi è un giorno particolare, sono venuto al lavoro in tuta, e il fatto di avere un indumento così leggero e informale, veloce da togliere, amplifica i miei pensieri osceni.
Mi accarezzo piano sotto la scrivania, godendo della sensazione del mio cazzo che si indurisce pur costretto negli slip stretti.
Lei è ormai alla scrivania accanto la mia, quindi chiudo la finestra dove la ragazza di turno ha ormai estratto abilmente le ultime gocce di sperma dal cazzo che la sovrasta, godendomi lo spettacolo del suo culo generoso avvolto in un paio di jeans sformati.

E’ trasandata ultimamente, o forse ingrassata. Ha un’aria di sciatteria e noncuranza mista ad alterigia che mi eccita da morire.

Percepirà il mio sguardo scivolare umido lungo la curva della schiena?

Immagino il calore in mezzo a quelle cosce.
Immagino il pelo riccio e nero come la sua testa, denso e profumato di odori forti.

Mi alzo lentamente e le passo dietro, dirigendomi con calma verso i bagni.
Ho voglia di brividi più intensi, ho voglia di rimescolare le sensazioni sterili che invadono l’aria stanca della sera.
In bagno mi tolgo in fretta pantaloni e mutande, rimirando il mio cazzo semi eretto libero nell’aria fredda del locale.
Mi accarezzo ancora un attimo, immaginando lei inginocchiata sulle mattonelle  sudicie in attesa di farmi sentire la sua lingua.

Rimetto solo i pantaloni, e con le mutande in tasca ritorno al mio posto.
Il cazzo preme sulla stoffa leggera, delineando perfettamente la sua forma: il bordo della cappella, la vena prominente.
Gli sguardi dei due comunque rimangono lontani, soprattutto di lei, sempre ligia e concentrata sul suo lavoro.

Mi risiedo e continuo a fantasticare, accompagnando i miei sogni ad occhi aperti con un deciso massaggio del dito indice sulla cappella sempre più gonfia.
La premo, la stringo, trastullandomi dell’effetto quasi doloroso della stoffa e godendo del mio essere depravato e inopportuno.


Ma intanto lei è passata al alto opposto del locale, ormai quasi completamente nascosta ai miei occhi...



Tanto vale tornarsene a casa.