mercoledì 26 ottobre 2016

LEI

Inarcò il collo per osservare il proprio corpo disteso sul letto.
La luce bianca che filtrava dalle persiane illuminava la pelle nuda, la pancia distesa, i seni abbandonati verso l’esterno, il ciuffo di peli sul pube folto e scuro, circondato da una ricrescita sempre più fastidiosa.
I pensieri vagavano tra la giornata appena conclusa e le incombenze della successiva. Solo quando la mano di suo marito prese ad accarezzare con giusta delicatezza la zona dell’ombelico, un sussulto di caldo piacere cominciò a scioglierle il basso ventre, gonfiando appena ed inumidendole la figa.
Lui le prese tra le labbra un capezzolo, scendendo con il palmo tra le sue gambe. Represse una smorfia di fastidio quando il dito indelicato le scostò troppo bruscamente le grandi labbra, rimestando velocemente prima di entrare completamente dentro.
Si immedesimò in ricordi di passati e soddisfacenti amplessi con lui, del cazzo del suo uomo gonfio e paonazzo dopo averlo succhiato e leccato per lunghi minuti prima di farselo scivolare dentro in modo che le massaggiasse con efficacia il punto più sensibile.
Ma l’erezione che sentì farsi strada a fatica quella sera non era di certo al massimo della sua forma, e le spinte decise riuscivano a stimolarla ben poco.
Assecondò i suoi movimenti come meglio poteva, accarezzandogli con affetto la schiena e i glutei che si tendevano ad ogni colpo.
Poco prima che lui venisse, cominciò a sentirlo piacevolmente duro dentro di lei, ma non ebbe tempo di godere di quella sensazione che lui si ritrasse per sborrarle copiosamente sulla pancia.

Poverino, era da un po’ che non si svuotava le palle.

Era un bravo marito, e a volte era anche piacevole come amante, ma dopo essersi abituata a Ricky non riusciva proprio più ad accontentarsi.
Specialmente dopo aver scopato con lui solo pochi giorni prima.

Era convinta di aver superato la cosa, di essersi immedesimata in modo completo nel ruolo di moglie e madre appagata. Poi quel messaggio:

-Passo per lavoro proprio dalle tue parti? Un caffé?

La prima volta era stato solo un piacevole caffè.
La seconda volta aveva ceduto nell’arco di dieci minuti.

-Mi manca tanto il tuo odore, il tuo sapore…

Le si sciolsero le gambe al suono della voce di lui, alla vista della sua bella bocca carnosa. Afferrò la sua lingua con la propria, aprendo le gambe alla sua mano che frugava sotto la gonna e tra le mutande.
Il suo respiro era affannoso, incontrollato.

-Ti sono mancato? Ti è mancato il mio cazzo?

Le denudò con forza un seno, strizzandole con violenza il capezzolo.
Con l’altra mano si sbottonò in fretta i pantaloni, tirando fuori un cazzo grosso e di marmo, solcato da vene gonfie e marcate.

-Si mi sei mancato… mi è mancato.

Lo afferrò con delicatezza, godendosi la vista della sua mano piccola che a stento riusciva a gestire quell’arnese.
Lo masturbò lentamente mentre lui si distendeva sul divano. Osservò la pelle scura scoprire la cappella, le palle ondeggiare ad ogni movimento.

-Forza, succhia.

Le prese la testa e le fece ingoiare il cazzo in un solo colpo, soffocandola.

Era annebbiata dal piacere, dalle sensazioni forti che le sconvolgevano la mente: la mancanza di aria, i conati di vomito a stento ricacciati, le lacrime che colavano sulle guance, le dita che la penetravano inzuppandosi dei suoi umori.

-Dio che bocca! 

Lui si strinse il cazzo alla base per godere al meglio, lasciandole alla fine il controllo dei movimenti -

-Vieni qui che ti voglio scopare.

La rigirò sul divano, portandole le ginocchia all’altezza della testa per inchiodarla senza possibilità di movimento con la figa esposta al suo piacere.
Indirizzo appena la cappella, per poi sorreggersi sulle braccia lasciando che fosse il suo peso a far entrare il cazzo dentro.
Lei sentì quel coso dischiuderla e dilatarla con forza, e mordendosi un labbro soffocò un urlo di dolore mentre la sua carne molle si adattava alla rigidità imponente di lui.

-Piano piano piano, ti prego, piano!

Il dolore divenne tutt’uno con il piacere, se possibile esaltandone le diverse sfumature.
Inarcò la schiena grugnendo oscenamente, mentre lui  le gonfiava il ventre riempiendola completamente.
Rialzò la testa per godere dello spettacolo, delle labbra tese e del clitoride esposto e arrossato.
Una densa schiuma bianca contornava quel grosso cazzo quando cominciò con la prima fuoriuscita, per poi colare lentamente  fino a formare una macchia scura sul tessuto chiaro del divano.

Il piacere era una cosa unica, localizzato solo con il suo essere.

Urlò trai denti quando il primo orgasmo la raggiunse, seguito da altri due in rapida successione mentre lui la rigirava in ogni modo per riuscire ad affondare meglio che poteva il cazzo dentro di lei.

-Ti fa godere così tuo marito? Ti fa sentire così piena? O il suo cazzo neanche lo senti eh? Vero?

Sentire quelle parole la faceva sprofondare ancora di più in turbine di eccitazione velata di senso di colpa.
Si sentiva oscena, si sentiva un tutt’uno con la parte oscura di sé che l’aveva sempre spaventata.

Si sentiva completa.

-Non mi venire dentro, sono a rischio!

Troppo tardi. 
Sentì il cazzo gonfiarsi ancora di più e, dopo un attimo di rigida immobilità, i fiotti caldi che le raggiungevano la cervice.
Un ultimo orgasmo travolgente la fece urlare di gioia

mercoledì 28 settembre 2016

Parole al Vento (D'Autunno)

L'altro giorno parlavo con un utente di Tumblr di quanto il mondo dei blog sia in declino, ricordando i tempi d'oro di Splinder, Libero ecc. 

Affermiamo di avere poco tempo, di non riuscire a seguire una pagina complessa aggiornando con post, link interessanti o immagini degne di nota.
Forse è vero, ma forse quello che è aumentato a dismisura è il flusso di inutilità che ci bombardano attraverso i social attuali.

Facebook, certo, ma lo stesso Tumblr mi rendo conto essere un tritacarne impazzito di post per lo più uguali a sé stessi e di pessima qualità.
Non mi tiro indietro: ne sono rapito io stesso. Ed il risultato è sempre quello di infondermi un subdolo senso di noia generalizzato, che si ripercuote su tutte le mie "attività da tempo perso", incluso questo blog.

Che poi questo luogo era dedicato al coltivare (o rielaborare) piccoli pensieri e avvenimenti legati alla sfera più oscura e nascosta della mia vita, spesso coincidente con la sfera sessuale.
Sento la mancanza di questi momenti, di queste fughe nel conforto dell'ombra.

Dovrei concentrarmi di più sulla cura dei momenti, dei pensieri, delle parole.
Accudire i piccoli piaceri, le fantasie, farli crescere e godere della loro compagnia.

Sarà l'autunno a reclamare la sua dose di introspezione?



giovedì 1 settembre 2016

L'estetica della figa

-Hai proprio una bella figa, lo sai? Nettamente la migliore nei dintorni...

Le parole di suo marito le risuonavano in testa.
Con una mano, inarcando il collo in avanti per vedere meglio, sfiorò il rado ciuffetto di pelo scuro che sovrastava il clitoride. Un sottile manto di peluria le ricopriva anche le grandi labbra, al momento sgonfie e chiuse.

Quei giorni di spiaggia naturista le avevano fatto confrontare seni e soprattutto peni di ogni forma e dimensione, mentre aveva sempre pensato alla figa non come ad un tratto distintivo di una donna.
Né bella né brutta.
C’era e basta.

Voltò la testa per guardarsi intorno.
A sinistra, poco lontano, una coppia sulla cinquantina. Lui magro e abbronzatissimo, con la pelle un po’ troppo invecchiata dal sole. Se ne stava seduto fumando con gusto, con lo sguardo perso nel blu del mare. Lei decisamente più bianca e in carne, sdraiata di pancia con il florido sedere esposto all’aria.
A destra una coppia più giovane, lui sicuramente. Lei oltre i quaranta, una bionda amena e dai tratti troppo marcati e troppo nordici. Leggeva supina, e il monte di venere rasato di fresco risaltava sullo sfondo del mare.
In effetti non era una bella figa, troppo… inconsistente, ecco.
Dischiuse leggermente le gambe, passando orgogliosa un dito tra le grandi labbra, sfiorando appena la carne morbida e abbronzata.
Il lui della coppia di sinistra era decisamente più giovane della compagna, strano abbinamento. Sembravano insieme per caso.
Più mediterraneo come aspetto, una faccia da bravo ragazzo con i capelli neri e la barbetta incolta.
Mentre le osservava di nascosto, lui si portò una mano al cazzo scappellandolo.

Un bel cazzo, non ci aveva fatto caso.

Lui lo sistemò di traverso sulla pancia, e già così arrivava all’altezza dell’ombelico, per un calibro che difficilmente la mano di lei avrebbe potuto circondare.
L’uomo scacciò degli inesistenti granelli di sabbia, e quando lei alzò lo sguardo verso il suo viso era sicura che i loro occhi si fossero incontrati dietro le lenti scure.

Tornò a pensare all'estetica della figa, girandosi verso il sole calante e divaricando soddisfatta le gambe per abbronzare al meglio quella parte.
Il caldo piacevole della sera incombente la fece appisolare dopo breve.
Si ridestò dopo qualche minuto, ricoperta da un sottile strato di sudore. Forse aveva sognato, sentiva un brivido tra le gambe e aveva i capezzoli ritti verso il cielo.
Si mise a sedere, cercando di mostrare indifferenza mentre passava un dito dal perineo al clitoride.
Le grandi labbra erano gonfie e discostate, e le piccole si intravedevano lucide di umori.
Assaporò per un attimo il piacere del proprio tocco, fino a quando un’ombra la distrasse.
L’uomo giovane passò davanti a lei, sul bagnasciuga, gettò un’occhiata attenta durante il passaggio: figa, tette, viso, per poi dirigersi verso la sua compagna, con il cazzo turgido e scappellato che ondeggiava ostentatamente.

Lei sospirò alzandosi un po’ imbarazzata e a disagio. Meglio andarsi a fare una doccia e poi raggiungere il marito per la cena, pensò.

Si diresse nella pineta e verso l’edificio dei bagni, entrando nella parte con le docce riservate alle donne, anche se in quel posto non si badava molto alla separazione dei sessi, essendo tutti nudi abitualmente.
Appoggiò la borsa da mare su un ripiano, dirigendosi verso una cabina… quando lui entrò.

-Ciao, sei italiana vero?

-S..si, perché?

Lui la guardò sorridente, aveva una bel fisico asciutto, con la giusta dose di peluria sul petto e sul pube. Non palestrato ma in forma… e quel cazzo era proprio bello!

Posso fare la doccia con te?

Le veniva quasi da ridere, ma allo stesso tempo le vacillarono le gambe dall’eccitazione.

-Sei bella.

Le si avvicinò dandole una bacio sulla guancia, sfiorandole la gamba con il cazzo ormai semi eretto.
Lei abbasso d’istinto lo sguardo, senza dire niente, e lui fu abile e deciso a prenderla dolcemente per i fianchi stringendola a sé.

Una donna entrò in quell’istante, ma nessuno dei due si mosse mentre l’intrusa entrava nella sua cabina come niente fosse.

-Andiamo dentro dai. Le disse

Il tempo si dilatò all’infinito durante un battito del suo cuore.
Vide quel corpo avvinghiato al suo, vide quelle mani dare piacere alla sua figa ormai troppa gonfia e bagnata, vide quel cazzo fantastico penetrarla e riempirla fino a farla godere senza controllo.

Si fece condurre dagli eventi, da quell’aria di normalità nell’essere nudi e nel vivere costantemente sotto la presenza palpabile della sessualità  che la accompagnava tutto il giorno.



Afferrò la mano di lui ed entrò decisa dentro la cabina, richiudendo accuratamente la porta dietro di sé.

martedì 30 agosto 2016

Adieu estate 2016

E' stata un'estate un po' "così" per questo blog, come forse tutto questo anno.
Una generale perdita di stimoli, forse di identità dello stesso.

In generale devo riconoscere che c'è stato un significativo inaridimento della mia sfera sessuale, sia concreta che fantasticata.

Mi interrogo, chiedendomi se questo sia un bene o un male.

Mi chiedo se sia meglio evitare, non coltivare quei fremiti di voglia di trasgressione ed evasione che in queste pigre mattine di fine agosto bussano alla mia testa (e soprattutto al mio cazzo).


Per ora rimango in attesa e in ascolto, di me stesso e dei suggerimenti che mi arrivano dal mondo.



martedì 26 luglio 2016

L'altra faccia della Luna

La finestra è aperta, la leggera brezza della sera muove pigramente la tenda, e il ventilatore sposta la calda aria estiva. Sono sdraiati sul letto, le membra abbandonate tra le lenzuola aggrovigliate. Nell'aria l'odore del sesso. 
Il sesso ha un odore difficile da descrivere, alcune note sono sempre uguali, altre invece cambiano in base alla stagione, alla stanza, all'uomo con cui hai raggiunto l'orgasmo. Non puoi definire chiaramente l'odore del sesso, ha qualcosa di primitivo e privato, una note dolce e amara insieme. No, non si può definire l'odore del sesso, come si fa.
Lei si mette a sedere per prendere la birra poggiata sul pavimento. Ne beve un sorso chiudendo gli occhi, ascoltando i suoni che arrivano dall'esterno. Li riapre e lo guarda, steso accanto a lei.
Davvero un bel bocconcino, pensa. Avrebbe voglia di coccolarlo e fargli male allo stesso tempo. Più o meno quello che vorrebbe venisse fatto a lei, quello che fa con se stessa quando si da piacere masturbandosi.
Avrebbe voglia di mordicchiargli il corpo, di afferragli il cazzo e fargli una sega, osservandolo con distaccato interesse mentre cede all'orgasmo. avrebbe voglia di accarezzargli il torace, e il volto, perdendosi nel suo sguardo, cercando di leggere nella sua anima, esplorargli la mente.
"Vuoi?" chiede porgendogli la birra. Solo dopo aver parlato si rende conto che la sua domanda è un mix di ingenua offerta e perversa richiesta di ricominciare da capo.

Lui rimane ipnotizzato, guardando le goccioline di condensa aggrappate al vetro della bottiglia. Gli rimandano alla mente un vago ricordo della sensazione di freddo, un lontano eco di qualcosa che di certo deve aver provato, ma che nel caldo di quella camera sembra non conoscere più.
“Vuoi?” le sta chiedendo.
Incrocia per un attimo i suoi occhi, il suo sguardo serio e violento che contrasta con il tentativo di cordialità nella piega all'insù delle labbra. Quegli occhi che parlano un’altra lingua, che rimescolano in continuo nel loro fondo oscuro, un turbine di sentimenti  selvatici, mai domati.
Li tiene fissi nei suoi, per non perdersi nessuna sfumatura: il guizzo di stupore, appena una frazione di secondo, quando si alza di scatto e afferra la mano di lei sopra la bottiglia, per portarsela avidamente alla bocca; il lampo di sfida e di intesa, quando l’altra mano si allunga e stringe con forza e cattiveria la carne molle e umida tra le gambe di lei; il bagliore di languida soddisfazione, quando le dita la penetrano rimescolando i nuovi umori che ancora una volta colano abbondanti.
Gli odori densi dei loro corpi e dei loro amplessi riempiono la stanza. Da tempo ormai i profumi artificiali sono stati lavati via dalle loro lingue e dal loro sudore. Odori caldi, che si appiccicano addosso annebbiando ogni pensiero, sciogliendo ogni remora e ogni traccia di lucidità mentale.
Adora sentire l’odore della carne di lei, il sapore del suo piacere che è un tutt'uno con il proprio, e per questo unico e irripetibile. Annusa e assapora ogni piega del suo corpo, senza smettere di esplorare a fondo le pareti grondanti della sua figa.
Un rivolo di birra fredda gli cola sul mento, attraversa la barba e poi sul petto lucido. Un rivolo di sudore le cola tra i seni, che ondeggiano sotto i colpi decisi della mano di lui  che la masturba veloce.
Solo quando lui le lecca avidamente il sudore, passando la lingua dall'ombelico al collo, gli occhi avidi e orgogliosi di lei cedono al piacere, nascondendosi dietro le palpebre per lasciar spazio all'urlo dell’orgasmo improvviso.

Poco prima dell'orgasmo, la mente di lei si affolla di parole, è il momento più pericoloso, basta un attimo e potrebbe lasciarsi sfuggire l'orgasmo. Basta superare quel momento e poi è tutta discesa, o meglio un'eterna salita. Salita verso un luogo inesistente, dove i sensi e il corpo spariscono, dove anche il cervello smette di funzionare.
Al limite dell'orgasmo sente la lingua di lui sul collo, sente il suo respiro sulla pelle. La sua barba che si sfrega contro di lei. La sua mano a masturbarla, violenta, cattiva, avida. Una punizione, una dimostrazione di possesso e di sottomissione, una sfida. Le loro mani intrecciate su quella dannata birra. Percepisce tutto questo con assoluta chiarezza prima che tutto si annebbi.
L'ultima cosa che sa è che grida il suo nome, poi si perde nell'orgasmo, che lui crudelmente prolunga, senza sosta, senza lasciarla riposare tra un'onda e l'altra. Non sente più niente se non la forza dell'orgasmo che lui le sta dando.
Lei si riprende quando la sua mano l'abbandona. Ha ancora gli occhi chiusi, vagamente cosciente del mondo che riemerge dalle nebbie del piacere. Sente che lui si sta muovendo accanto a lei, lo sente togliergli di mano la birra. Solleva mollemente le palpebre, rilassata, appagata, la mente silenziosa.
Di nuovo gli occhi di lui persi in quelli di lei, questa volta diversi da prima, più famelici e bramosi. Sorride a quello guardo, sorride a ciò che nasconde. Sorride alla sua stessa morbosa curiosità di entrargli in testa e fottergli il cervello. Sorride al suo volto che si fa serio.
Non si sorprende quando il suo cazzo entra dentro di lei, non si sorprende per il colpo secco che le toglie il respiro. Lo aspettava, lo esigeva quasi. Si aggrappa a lui quando cominci a sbatterla con forza, quasi volesse entrare completamente dentro di lei, quasi volesse fondersi col corpo di lei.
Le mani di lei sulla sua schiena, le sue unghie che affondano in risposta all'assalto di lui, i loro volti vicinissimi, i loro sguardi fusi nel sesso. Lei ha appena il tempo di chiedersi se lui vede ciò che si nasconde nelle profondità del proprio sguardo, poi le sue spinte si fanno più rapide, chiude gli occhi e nasconde il volto sul suo collo, lasciandosi nuovamente andare.

Adora quel momento. Adora prendersi il corpo di una donna nel momento più vulnerabile, nell'istante in cui è se stessa come non mai. Quando ancora le contrazioni dell’orgasmo la rendono impotente, quando il piacere si è diffuso improvviso verso ogni estremità, facendo crollare qualsiasi maschera.
Sorride e la bacia a fondo, lingua contro lingua, mentre distende il corpo sul suo, lasciando scivolare il cazzo dentro di lei, aperta e accogliente. Con le gambe allarga le sue, con le mani afferra i suoi palmi ricalcando il suo corpo con il proprio. La propria pancia che incontra la morbidezza della sua, i suoi seni che si schiacciano contro il proprio petto.
Annusa il suo respiro che entra in sintonia con il proprio, che entra in sintonia con le spinte decise della propria voglia di godere, della propria voglia di strapparle quel piacere che affiora dal suo sorriso per farlo diventare proprio. Il dolore delle unghie che affondano nella carne è quasi una liberazione, un via libera a prendersi ciò che più gli aggrada, senza remore o sensi di colpa. 
Sente la sua figa stringergli il cazzo aumentando se possibile il piacere che gli dona, prendendo per mano il proprio orgasmo e conducendolo dentro il suo.
Ha caldo.
Ha sete.
Ride, con lei.

Il tempo. C'è qualcosa di più insulso che preoccuparsi del tempo? E' passata un'ora, due, dieci.. che importanza vuoi che abbia? Nessuna. Perché non si può semplicemente restare li, in quel letto fregandosene di impegni e del mondo là fuori?
Guarda la notte mentre gli accarezza distrattamente la spalla. Il braccio di lui poggiato su di lei, gli occhi chiusi e il respiro regolare. Sotto i polpastrelli percepisce il segno dei graffi che gli ha lasciato. Un segno del proprio passaggio. Si sposta piano per poterlo osservare, per cercare di scorgere il suo volto. E' leggermente indolenzita, ma le piace, è così che si dovrebbe sempre essere. Vivere il sesso senza finzioni, seguendo l'istinto. L'intinto sa sempre cosa fare, è quando si comincia a ragionare che si fanno le stronzate più colossali.
Le piacerebbe poterlo vedere meglio, ma nell'oscurità lui è solo un'ombra. Sorride tra se e comincia a fargli le linguacce come farebbe una bambina. Le nuvole nel cielo si diradano, la luna fa capolino e la stanza si riempie della fredda luce lunare. Riesce finalmente a guardarlo in faccia: ha gli occhi aperti. Si affretta a ricomporsi, imbarazzata per essere stata scoperta.
Cerca di voltarsi, per sottrarsi all'imbarazzo che prova per quel comportamento infantile.

C’è un’ora nella notte in cui il tempo si ferma. Un confine labile, mai percettibile, oltre il quale il giorno passato sfuma nei ricordi, mentre il giorno incombente è troppo remoto per poter intaccare il presente. Sono le ore riservate ai sogni, e se si occupa con i sensi questo spazio, forse si è in grado di accedere ad un’altra dimensione. Una dimensione di pensieri leggeri, dalle voci ovattate, gentili, accoglienti.
Lui chiude per un attimo gli occhi, assaporando la dolce carezza di questi sussurri nei propri pensieri, distendendo il corpo molle e appagato sul materasso caldo. Quando li riapre scorge in penombra lo scintillare del tuo sorriso tra una smorfia e l’altra.
Sono ubriachi di loro stessi. Ubriachi di sesso e noncuranza per il mondo esterno. Lei cerca di sottrarsi ma lui le afferra il viso attirandola sopra di se. Lui intreccia pigramente la lingua con la sua, mordicchiandole alternativamente il labbro. Il corpo di lei rilassato, abbandonato sul proprio, gli dà un senso di stabilità, di protezione.
Lo percorre con le mani fin dove è possibile: contando le protuberanze della spina dorsale, seguendo il solco tra i glutei strizzandone prima uno e poi l’altro, per poi cercare le aperture nascoste lì in mezzo, saggiandone la consistenza.
Lei mugola, poi, sospirando, abbandona la testa sul petto lui. I capelli gli solleticano il naso, ma gli piace affondarvici dentro per sentirne l’odore. Cosa c’è più bello e dolce del profumo dei capelli di una donna?
Lei si contorce appena quando lui le infila dolcemente un dito nel culo, dopo averlo bagnato con gli umori di lei. Il contrasto del gesto in confronto al momento di languida dolcezza lo affascina. Spinge dentro il dito più che può, allargando per bene l’entrata che oppone ben poca resistenza.
Il respiro di lei si fa più affannoso. Alza il campo guardandolo maliziosa…
“Sei un porco”.

Piccolo essere insaziabile, ripaghi quel fare da buffone con un oscuro piacere. Nutri la malizia senza sosta, ora con dolci carezze, ora con carne inesorabilmente aperta a te. Oh piccolo essere insaziabile, quale folle fame scateni dentro, non ne hai neppure idea.
"Sei un porco" gli dice, la voce roca, il corpo teso a quella sua intrusione.
La bocca di lei lo cerca, avida e vogliosa, la sua lingua che gioca con quella di lui, mentre le dita di lui affondano dentro di lei. Geme inarcandosi contro di lui, sollevando il culo in offerta.
"Sei un maledetto porco" gli dice prima di mordicchiargli il collo, la spalla, il torace. 
Impreca tra i denti contorcendosi contro la mano di lui che gioca con quella piccola apertura. Vorrebbe urlargli di scoparla, di fotterla. Vorrebbe urlargli contro quanto lo vuole. Si limita ad alzare lo sguardo verso di lui, gemendo in supplica e ordine insieme.
Lui sfila le dita e lei quasi lo rincorre perché non se ne vada. Lui la spinge via, lei cerca di tornare da lui, ma lui la tiene schiacciata sotto di se. La bianca schiena di lei illuminata dalla luna, i capelli anche nella penombra lanciano riflessi ramati. Con destrezza lui l'afferra per le anche, le allarga le gambe.
Vorrebbe vedersi come lui la sta guardando adesso. Vorrebbe vedere ciò che vedi lui, vorrebbe guardare la sua stessa carne impudentemente aperta ed eccitata. Il pensiero la eccita, la rende impaziente e aggressiva.
Dannazione, prendimi, che cazzo aspetti, pensa furiosa. Si agita, si muove, prova a sgusciare via, ma lui è sei sempre lì a fermarla.
"Vuoi domarmi?" chiede lei, la voce ridotta quasi ad un ringhio.

“Shhhh… calmati. Dove vuoi andare?” le sussurra piano all'orecchio, mentre la tiene saldamente ferma.
“Rilassati…” a poco a poco allenta la pressione, assecondando il rilassarsi del corpo di lei.
“shhhhh…. rilassati…” continua a cantilenare piano al suo orecchio.
Sfiora appena le sue spalle con la punta delle dita... l’incavo del collo, la linea delle scapole. Scende piano lungo il busto, tracciando lieve l’attaccatura dei seni. Risale la linea dei fianchi, assecondo la morbidezza delle cosce. Gira piano nell'incavo dietro le ginocchia, arrivando infine a delinearle la forma dei piedi . Sente quanto le piace, quanto l'ipnotizza. Il suo respiro è lento e regolare.
Risale sul lato interno delle gambe, sfiorando appena le labbra della sua figa. Con delicatezza le afferra i glutei, dischiudendoli mentre si avvicina con il viso. La carne di lei si apre, il suo ano si distende. Passa con gusto la lingua ovunque riesca ad arrivare, lavando le tracce del piacere passato per sostituirle con uno nuovo e fresco.
La sente acida, salata, inebriante. Il sapore gli dà alla testa, gli esplode nel cazzo sempre più gonfio.
Perde la calma e la compostezza, diventa vorace succhiandole le labbra della figa e cercando di forzarle il culo solo con l’uso della lingua.
Lei ansima, la testa affondata nel cuscino e le mani aggrappate disperatamente al lenzuolo.
“Alza il culo!” L’ordine è secco, perentorio, e lei obbedisce senza esitazione.
L'urlo di godimento di lei quando lui affonda completamente in lei, è il tocco finale dell’opera d’arte che stanno compiendo.

Lui è un incantatore. Le sue mani e la sua voce addomesticano il corpo di lei, placano la sua mente. Si lascia guidare da lui, si lascio plasmare dal suo corpo, si lascio dipingere dal suo essere. Semplicemente si abbandona, e tutto perde nuovamente importanza.
Crolla sul materasso quando tutto finisce. E' a malapena conscia del proprio corpo, degli umori che colano dal suo culo e dalla sua figa. Resta inerme davanti a lui, sfinita.
La sua mente è finalmente silenziosa, il suo palazzo della memoria è chiuso. C'è solo quello stato di quiete, di pace assoluta. Si rannicchia, come d'abitudine, abbracciando il cuscino.
Lo sente muoversi accanto a se, ormai è sempre più vicina al sonno. Lui le sfila il cuscino, e lei risponde borbotto qualcosa, senza sapere esattamente cosa, poi il corpo caldo di lui contro il proprio.
Il suo odore l'avvolge e lei scivola definitivamente nel sonno.

In cielo, la luna li osserva, sicuramente ridendo, quella gran burlona.

(Amplesso narrativo consumato con KRISTY ) 

mercoledì 8 giugno 2016

Nodi

Lei era così, tutto si ingarbugliava nella bella testolina ricoperta da quel cespuglio arruffato.
I pensieri si contorcevano l’uno sull'altro, creando nodi sempre più grandi che le mozzavano il fiato all'altezza del collo, non permettendo al resto del suo corpo di dialogare con il cervello, mandandola nel panico.

A volte riusciva a ritardare il processo, ma non appena le sensazioni diventavano troppo forti e importanti da gestire i nodi s’ingrossavano e s’infittivano, bloccando il corpo e facendo impazzire la mente.
Un modo per ingannarla era arrivare a lei piano piano, quasi distrattamente, assolutamente senza aspettative.
Orgasmi di lingua, comprensivi e accomodanti.
Lenti dialoghi tra corpi che accompagnano, sussurro dopo sussurro, ad un inaspettato trionfo di piacere.

Un altro modo era cederle il controllo, darle l’illusione di non essere dipendente da nessuno.
Allora la sua mano si metteva in contatto direttamente con il sesso, dando forse l’illusione di avere un controllo totale. 
In questo ménage era accettato il mio penetrarla lento e sapiente, toccando il punto giusto che in quel momento era il retrobottega oscuro del suo sordido godimento.

Ma ben presto questa variante fu uccisa dall'ennesimo nodo.
Non è giusto toccarsi da sola, non è così che deve andare, è un artifizio laddove la naturalità dell’unione di due corpi dovrebbe far fluire un naturale e ininterrotto rivolo di piacere!

E proprio i suoi rivoli mi davano l’idea della contraddizione radicata nel suo corpo tanto piacente quanto inaccessibile.
Più lei si inondava al mio tocco o al mio penetrarla, e il mio operare si dirigeva nel profondo per non accontentarsi della superficie, più il nodo s’ingrossava bloccando tragicamente l’esplosione dirompente che già lanciava indiscutibili avvisaglie.

E’ troppo!
Non lo so gestire!

Può il piacere essere troppo?
Nel mio immaginario non esiste ossimoro più grandioso.

E così l’ultima volta ho ceduto all'esasperazione.
La sua voglia e le sue titubanze erano palesi, il grondare dei suoi umori direttamente proporzionale (e funzionale) alla mia erezione.
Era finito il tempo delle remore, non era il momento ma era l’attimo perfetto, non era il caso ma era l’unica cosa necessaria a entrambi.

Deve aver visto il lampo nel mio sguardo, nella tensione della mascella, perché di colpo diventò remissiva e ubbidiente.
Va’ sul letto, affonda la testa nel materasso e alza il culo al cielo!
Dimentica la prima, ora non esiste più, sei solo culo e fica aperta, ragiona con questa!
Le sibilavo parole dure e gentili mentre le afferravo la tempia, fermandola sul materasso morbido.
Le chiudevo gli occhi mentre affondavo il cazzo dentro di lei, assecondando la voglia di quella carne fino al suo cuore più tenero.

Il ritmo forte di una cavalcata.
Che corra più dei pensieri.
Forza che la tenga ancorata, che le entri nella carne e nelle ossa come il piacere che le viaggia accanto.
Prima ancora che se ne renda conto, prima che possa pensare di rifiutarla.

Vedi? Devi solo farti scopare! C’è qualcosa di male?
C’è qualcosa di male nel riconoscere che ti piace?
Ti piace farti scopare, godi nel farlo.
Godi nell'essere usata ed usare per un banale fine che si riduce a questo momento.
Potrebbe essere un cazzo sconosciuto, potrebbe essere il cazzo che conosci da una vita, potrebbero essere due tre quattro cazzi.

Le stringevo i capelli voltando il capo per sentire meglio i suoi sì e i suoi gemiti incontrollati.
Spruzzò sul copriletto pulito quando le infilai un pollice nel culo facendola venire urlando.
Ci voleva tanto?
Non era semplice?

No, non è mai semplice.
Quando la rividi dopo mesi, seduta in quel locale, la mano grossa di quell'uomo rozzo frugare il suo sesso mentre rideva  sguaiata, ripensai ai momenti passati tra quelle gambe.
Lo vidi alzarsi e prenderla per mano,  le spalle larghe che la sovrastavano, la mano ingorda che le  stringeva la chiappa avvolta dal vestito nero, elegante.

Non resistetti, seguendoli da lontano fino all'angolo buio del parcheggio dov'era parcheggiata la macchina grande e vistosa di lui.
Nell'ombra osservai il corpo grosso e sgraziato rigirare il suo bianco e minuto all'interno dell’abitacolo.
Schiacciarle il viso contro il finestrino mentre la pompava con decisione da dietro.
Ascoltai ipnotizzato le grida soffocate fino all'urlo finale, vedendo poi distintamente la  testa di lei abbassarsi ritmicamente sul cazzo e concludere la prestazione frettolosa.

Quando l’auto mi passò accanto i suoi occhi brillanti sembrarono incrociare i miei con un lampo di malizia.


Ma forse era solo un’illusione.

mercoledì 1 giugno 2016

Non credevo fosse possibile.
Passare da lei a te come se fosse il normale proseguimento del mio essere più vero e sincero.

Senza limiti e barriere, come di rado mi è successo.
In un breve istante sono stato veramente Io, con tutte le mie facce fuse in una...

Con tutte le mie anime donate a te.


Il mio corpo ancora caldo, la pelle sensibile e ricettiva, il naso pieno dell’odore di lei, il cazzo ancora gonfio dopo la lunga e intensa scopata.

Guardarti estasiato mentre lo afferri e lo ingoi con gusto, senza sapere che appena un’ora prima un’altra faceva lo stesso, prima di lasciarselo scivolare tra le gambe.

Ma tutto questo non intacca minimamente l’effetto che hai su di me.
Anzi, lo esalta.

C’è forse prova più grande di Fedeltà?
Tentare di abbatterne direttamente le fondamenta nel modo più brutale e diretto...

E scoprire che l’unico effetto è rafforzarla.




L’impossibilità della negazione che delinea l’Assoluto.