martedì 7 ottobre 2014

Due Sogni

I nostri corpi sono accaldati e sudati, i nostri respiri affannosi viaggiano allo stesso ritmo, al ritmo del cuore, al ritmo della batteria e del basso...

eppure i nostri corpi non si sono ancora sfiorati.

Ti guardo mentre protendi il collo verso il palco, per assorbire ogni immagine condita di musica che le luci impazzite ci rimandano.
Mi lasci il tempo di contemplare anche il più piccolo dettaglio del tuo viso, prima di voltarti e ricambiare lo sguardo.
Ci sorridiamo, ma tu devi aver letto esattamente ogni mio piccolo pensiero, perché all’improvviso ti sei fatta seria e ti sei avvicinata sfiorandomi con il tuo corpo.

Senza pensarci un attimo ti ho presa per mano, arretrando tra la folla verso la zona più buia dell’ampio locale, dove tendoni neri nascondono le uscite di sicurezza.
Ti lasci condurre, ti lasci prendere ed abbracciare non appena l’oscurità si richiude su di noi.

Perché la notte non può essere buia come vorrei?
Perché questa folla umana che pulsa e ondeggia a un passo da noi, non può essere vuoto e silenzio?

Invece ad ogni movimento eccessivo la tenda ondeggia, e sottili fasci di luce illuminano ad intermittenza i nostri corpi stretti uno all’altro.
Affondo il viso nei tuoi capelli scompigliati e umidi, ne assaporo il profumo e l’odore di te, l’odore della tua vitalità e della tua voglia di leggerezza.
La pelle dietro l’orecchio è chiara e calda, vi appoggio le labbra inspirando profondamente, seguendo lembo a lembo quella morbidezza fino ad incontrare l’umido delle tue labbra, che si dischiudono facendo incontrare le nostre lingue.

Siamo fame e voglia allo stato solido, mani che cercano, lingue che assaggiano...

Sento finalmente il tuo corpo, stringo i tuoi capezzoli da sopra il vestito fino a strapparti un gemito che soffochi nella mia bocca.
Ho fretta, voglio tutto, ho paura di perdermi qualcosa di te..
Ti faccio voltare con decisione, cercando con frenesia il bordo delle tue mutandine sotto la gonna del vestito leggero che indossi. Con una mano ti sostieni al muro, con l’altra cerchi il mio cazzo massaggiandolo sopra i jeans. Ti vengo in soccorso, sbottonando la patta e liberandolo per te.
Lo afferri decisa, voltando appena il capo per guardarmi negli occhi con aria di trionfo, forse soddisfatta nel sentire l’effetto che mi fai.
Il tuo sorriso si spegne di colpo, e un’espressione di sorpresa mista a piacere accompagna il mio lento farmi strada dentro di te.
Sei bagnata ed incredibilmente calda. Mi godo il contatto del tuo culo sulle mie anche, e la stretta della tua figa sul mio cazzo.
Ti scopro e afferro il seno stringendoti a me, premendoti poi contro il muro mentre assaporo tutte le sensazioni che il tuo corpo sa darmi.
Vorrei stare così per ore, sincronizzare il mio respiro con il tuo, seguire il tuo corpo nei suoi spasmi e nei suoi fremiti, per farlo mio in ogni sua minima parte.
Ma  quello che ci è concesso sono minuti, non ore, e la musica è la sola nostra alleata, nel poco tempo che l’è rimasto.
E allora mi lascio guidare dal  piacere e dal ritmo che ci circonda, scopandoti sempre più forte , quasi che le chitarre sul palco stiano guardando noi per trovare i loro tempi forsennati.
Urli il tuo orgasmo nel rombo di  applausi che ci sovrasta. Io vorrei venire con te, dentro di te, ma mi impongo di aspettare, lasciandoti libera di voltarti e inginocchiarti per prenderlo in bocca ancora caldo e bagnato di te.

Nell’ombra dell’angolo buio, il luccichio dei tuoi occhi mi riporta per una attimo alla realtà: alla consapevolezza dell’irrealtà di tutto questo. Ma è solo un attimo, prima che tutto si offuschi e io mi perda completamente nelle scosse di piacere che la tua bocca sa darmi.





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