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mercoledì 30 dicembre 2015

2015 ti ho amato, ma come te amerò tanti altri

Oggi mi sono riletto i post dell'ultimo anno.
E' stato bello, è il motivo per cui mi piace avere questo blog.
In realtà non è cambiato granché da gennaio ad adesso, specialmente per quanto riguarda i temi che affronto qui.

In ogni caso, mi piacerebbe concludere l'anno così, nudo e ascoltando bella musica:









p.s.: questa canzona è stata la prima ascoltata nel 2015, a detta di Spotify. Niente di meglio che concludere con la stessa.




Un saluto a tutti quelli che mi amano, e un altro a tutti quelli che amo.
Che se poi le cose coincidono, l'intensità del saluto raddoppia ;)

mercoledì 23 dicembre 2015

Perché io sono...

In effetti la mia struttura base di uomo maturo, dinamico, eclettico, consapevole e a suo agio con il suo tempo e con la performàns (cit.), affonda le su basi negli anni ottanta...

Sarà per questo che oggi mi sento un come questa canzone: morbido, sensuale, un po' retrò ma di grande attualità.




venerdì 18 settembre 2015

Sempre le estati scivolano via, troviamo un modo per farle restare

Deja vù.
Ancora questo viale, questi portici piastrellati e lucidi, quest’aria di paese in quest’angolo di città.
L’attesa, l’aspettativa, l’incertezza.
Siamo in una bolla sospesa nel tempo.
Due figure sfocate perse nel buio del parco.
Belli, non so se per le nostre singolarità, o per la scintilla che attraversa il vuoto tra di noi.
Mi sento alienato, uno scatto oltre la percezione della realtà, dov’è la tua mano?
Saranno le anime dei matti, forse è perché  le sento grattare da dentro i mattoni.
Questo locale è fuori dal tempo, le persone ci sono sempre state, e temo non andranno mai.
Sento scivolare addosso i loro sguardi, sembrano sorridere grati al nostro arrivo, come se li liberassimo da una sorta di apatia.
La ragazza mi porge il bicchiere, che forse abbonda troppo d’alcool.
Ghiaccio? Non hai niente per raffreddarmi?
No, scusa, possiamo solo vagare in tondo, a volte l’albero non fa il bosco e non ha senso perdersi se non s’appartiene al mondo.
Potrei portarti  nel buio e nel silenzio, ma i tuoi sorrisi mi chiedono aspetta! Non è oggi il nostro giorno.

Hai freddo?

No, abbracciami.





venerdì 10 luglio 2015

Vai avanti tu che mi vien…

E’ stata solo uno studio di sociologia applicata, vorrei fosse chiaro.
Io infatti, ribadisco e sottolineo, non sono un maniaco.
Ripeto, non sono un maniaco, né depravato o erotomane o importunatore seriale.

Che si sappia.

Fattostà che quella giovane donna di età indefinibile (diciamo dai 20 ai 35) spiccava nella ressa del grande magazzino, in quel  regno della grande distribuzione orrbile e aberrante, causa probabilmente del nostro stato di nazione repressa ad un passo dalla bancarotta, e io non ne potevo essere immune.

Che io poi odio questi posti.

Odio la grande distribuzione, soprattutto quando di origine francese.
Perché la Francia è bella e ci sono anche imparentato, ma ha tanti di quei lati tristi e deprimenti che ti vien voglia di scappare a gambe levate certe volte. E il primo aspetto triste e negativo sono i grandi centri commerciali di fine anni ottanta che scoprivo, in bilico tra meraviglie e presagio apocalittico, quando ero bambino, e che adesso ci ritroviamo qui da noi tali e quali.

Ma ogni tanto ci vengo in questi posti, e riesco pure a spendere un sacco di soldi rammaricandomi di non essere passato dal mio solito negozietto di paese, che tanto alla fine non è che si risparmi, e almeno faccio felice la signora negoziante-consorte che mi sembra sia stupida come una capra, però ha due polle d’acqua cristallina al posto degli occhi e un culo trionfale d’arte marmorea neoclassica.

Tutta colpa del destino (sempre lui) comunque, che mi ha fatto capitare da queste parti in attesa di altro e quindi per non aver di meglio da fare tanto valeva spendere un po’ di tempo  che tanto ero in zona e avevo bisogno di alcune cosette che da tempo non riuscivo a trovare altrove.

E poi ci sarebbe tutto un discorso sulla popolazione suburbana che affolla questi posti in periodi particolari come questo: alla soglia di saldi e ferie, ma poi decado nel mio lato snob e radical chic che non voglio m’appartenga e non ne usciamo più.

Insomma poteva essere un disastro di decadenza e folle consumismo impersonale, se quella figura d’altri luoghi e altri tempi non  avesse incrociato il mio sguardo mentre soppesavo l’acquisto di un paio di boxer sportivi color arancio–soccorso (che se cado giù per una scarpata mi basta togliere i pantaloni per essere ben visibile).

E’ alta e flessuosa, di quei visi senza tempo e senza epoca che potresti trovare a fianco di un re Longobardo così come sotto la consolle del resident-Dj più in voga a Milano Marittima.
La pelle chiara,  gli occhioni sgranati che si guardano in giro perplessi, i capelli  color del miele di castagno lasciati crescere a loro piacere e abbandonati sulle spalle, un vestitino di tela marrone in tinta con i sandali a suola alta intrecciati sulla caviglia fine.

L’ammiro con il mio consueto distacco da persona seria, da distanza notevole e all’ombra di decine di figure amene che scorrono tra i nostri possibili futuri fantastici, eppure mi dà l’impressione di percepire il mio sguardo.
Mi sembra di scorgere una certa tensione nei muscoli del collo, come volesse capire la fonte di una sensazione non ben definita, sfruttando al massimo la visione laterale senza dover voltare palesemente la testa.
Ci muoviamo entrambi, lei forse con mete e metodi precisi, io a cazzo solo per fare un giro largo e intercettarla nuovamente,  riuscendoci abilmente di fronte al cestone dei costumi da bagno in saldo, proprio mentre lei si piega leggermente in avanti per scegliere alcuni modelli di slip dai colori vivaci.

Attenzione.
Solo slip.
Non un completo.
Solo slip.
Questo potrebbe lasciare aperti scenari affascinanti.


Il vestito che indossa non riesce  a nascondere la linea perfetta dei fianchi e la rotondità del piccolo culo sodo, esaltato ancora di più dalla riga nera del tanga che indossa e che spicca tra la trama traditrice della stoffa.

(da ripetere velocemente: tralatramatraditrice)

No, basta.
Mi impongo di non guardarla. Butto a casaccio calzini rinforzati alla caviglia, magliette militari e canotte giallo fluorescente nella cesta della spesa, facendo affidamento sulla mia condizione di uomo-italiano-medio e prendendo quindi tutte taglie M senza pensare di provare qualcosa.
Mi soffermo su volti paffuti e lucidi di sudore, make-up dozzinali, occhi cerchiati da eye-liner o qualche strana malattia tropicale. Ragazze con clavicole sporgenti e altre che le clavicole non le troverebbero neanche dopo tre mesi di digiuno e lavori forzati, e poi mi dirigo a testa bassa verso le casse dove le code cominciano ad essere importanti in vista della chiusura.

E questa volta giuro che non sono io.
E’ lei che si mette in coda nella fila di fianco, poco più indietro.
Posso far altro se non ammirarla in tutta la sua semplicità?
Non credo abbia reggiseno, il poco seno può farne a meno.
La pelle ha una tonalità sana, un colore uniforme ed è praticamente priva di imperfezioni.
Si sporge di lato per vedere il proseguo dei pagamenti, e la gamba d’appoggio si tende di muscoli tonici e armoniosi.

Mi volto, fingo un interesse spropositato per le barrette dietetiche al cioccolato (??? ) e alle altre cianfrusaglie negli espositori vicino le casse.

Però rialzo lo sguardo e incontro i suoi occhi.
Solo qualche secondo, poco più che un passaggio casuale, ma l’istante in cui i due sguardi sono fissi uno nell’altro ha una sua dimensione ben precisa.

Poi tocca a me, tocca a lei, non c’è più altro.

Ma io posso arrendermi?
Finisco un attimo prima di lei, e mi fermo a sistemare inutilmente la mia borsa nei pressi dell’uscita in modo da attenderla.

Al suo passaggio mi accodo, e i pochi metri del corridoio d’uscita dietro quel culo perfetto sono le scale per il paradiso.





E adesso un po' di musica che non c'entra un cazzo, ma che io continuo ad ascoltare in loop (cosa che si verifica ad ogni album dei Muse ormai, anche se poi l'album in sé non mi convince mai e dopo poche settimane cade tutto nel dimenticatoio) e prego che qualcuno mi fermi...







lunedì 26 gennaio 2015

Lunedì: era questo che volevi?

Oh Romeo,lui pensa che sia amore,
tutte quelle maschere,e baci dai balconi...
Ma c’è molto di più sotto,fratello,è una cazzo di tragedia.

Gira la pagina, gira la pagina...
È cosi ansioso di arrivare alla fine.

Bene allora: gira la pagina amico mio.






mercoledì 3 dicembre 2014

20.000 days on earth



Non sono un fan ultra-sfegatato di Nick Cave, nel senso che non ascolto sistematicamente tutti i suoi dischi e non mi sono mai messo a seguire assiduamente la sua vita artistica.

Ho cominciato ad ascoltarlo una decina di anni fa, facendomi trascinare dalla passione di una ragazza di cui ero un po' innamorato.
Lei lo amava più per il suo lato post-punk/garage, quello di Jangling Jack e Deanna diciamo, io invece ho cominciato ad appassionarmi al suo lato più cupo, dalle Murder Ballads a brani come As I sat sadly by her side. 

Ho cominciato a farlo mio come artista, appassionandomi sempre più ai suoi testi e poi ai suoi romanzi. 
Il mondo che lui dipinge, sia con i racconti che con le atmosfere delle canzoni, lo sento "mio" come mi accade di rado con altri artisti.
Mi sembra di capirlo a priori, istintivamente.

E con il film di ieri questa sensazione è stata confermata.

Fin dalle prime scene e dai primi dialoghi, mi sono sentito catapultato in un mondo scintillante e decadente, permeato di una forza e un'intensità di emozioni uniche.
Ogni gesto di Nick Cave, dal sistemarsi il colletto di una delle improponibili camicie, all'accarezzare i tasti del pianoforte in cerca della giusta nota per dar corpo alle sue parole, aveva la forza evocativa e l'autorevolezza di un direttore d'orchestra o di un pittore nell'atto della creazione di un'opera d'arte uscita direttamente dal nocciolo più profondo della sua anima.

E io mi sentivo toccato e avvolto da ogni sussurro della sua voce contro il microfono, e da ogni nota scintillante che arrivava dal suo piano.

Esagerato?
Forse, forse ero già predisposto a farmi emozionare al minimo stimolo.

Il film racconta il giorno 20000 della vita dell'artista, dall'alba al tramonto. 
Non è un'autocelebrazione, ma un fermarsi e fare il punto della situazione della sua vita, tanto che chi non lo conosce più che bene potrebbe perdersi molti pezzi della narrazione.
Si passa dal dialogo con il suo psicologo, in cui vengono fuori alcuni aspetti dell'infanzia, alla visita all'amico Warren Ellis (Il pezzo che forse ho trovato più "forzato", nonostante l'atmosfera della casa di Ellis, affacciata sulle bianche scogliere di Dover,sia fantastica), passando per alcuni incontri immaginari di amici e collaboratori, come Kylie Minogue e Mick Harvey.

Il tutto intermezzato con le sessioni di registrazione dell'ultimo album Push the Sky Away.

Ma tutto è solo un contorno alla figura del protagonista, in ogni attimo forte e intenso, quasi il dio che dichiara debba essere la rock star.
Sicuramente un mago, uno stregone di altre ere, che dà l'impressione di poter maneggiare la musica come fosse un'energia che scorre nell'ambiente intorno a lui, e che basta afferrare e governare con la forza della sua voce e degli strumenti dei suoi compagni.

Chissà se anche gli altri dieci spettatori della sala sono rimasti colpiti come me?

In ogni caso per quasi tutto il tempo ho avuto le lacrime agli occhi, e quando sono uscito mi sentivo leggero e stranamente consapevole. Tutto mi sembrava più nitido e scintillante, come una fotografia a cui applichi una bella maschera di contrasto: la triste multisala tappezzata di cartelloni colorati, le persone in fila per l'ennesimo cinepanettone o il solito film tamarro, lo sfondo dell'inceneritore avvolto dai suoi fumi che la bassa pressione non permetteva di disperdere.

Era tutto bellissimo perché dotato di una propria e originale magia. 
E' sempre così, sta solo a noi coglierla.







giovedì 30 ottobre 2014

Call (Kill) me

E poi ti capita di fare una chiamata, e dall'altro capo ti risponde una voce dalla cadenza incredibilmente sensuale, in un tono caldo e basso che a fatica si sente nelle orecchie ma che, all'istante, si diffonde nel tuo corpo con un brivido caldo e denso, in grado di annullare ogni tipo di capacità cognitiva...



Ti prego uccidimi.




martedì 7 ottobre 2014

Due Sogni

I nostri corpi sono accaldati e sudati, i nostri respiri affannosi viaggiano allo stesso ritmo, al ritmo del cuore, al ritmo della batteria e del basso...

eppure i nostri corpi non si sono ancora sfiorati.

Ti guardo mentre protendi il collo verso il palco, per assorbire ogni immagine condita di musica che le luci impazzite ci rimandano.
Mi lasci il tempo di contemplare anche il più piccolo dettaglio del tuo viso, prima di voltarti e ricambiare lo sguardo.
Ci sorridiamo, ma tu devi aver letto esattamente ogni mio piccolo pensiero, perché all’improvviso ti sei fatta seria e ti sei avvicinata sfiorandomi con il tuo corpo.

Senza pensarci un attimo ti ho presa per mano, arretrando tra la folla verso la zona più buia dell’ampio locale, dove tendoni neri nascondono le uscite di sicurezza.
Ti lasci condurre, ti lasci prendere ed abbracciare non appena l’oscurità si richiude su di noi.

Perché la notte non può essere buia come vorrei?
Perché questa folla umana che pulsa e ondeggia a un passo da noi, non può essere vuoto e silenzio?

Invece ad ogni movimento eccessivo la tenda ondeggia, e sottili fasci di luce illuminano ad intermittenza i nostri corpi stretti uno all’altro.
Affondo il viso nei tuoi capelli scompigliati e umidi, ne assaporo il profumo e l’odore di te, l’odore della tua vitalità e della tua voglia di leggerezza.
La pelle dietro l’orecchio è chiara e calda, vi appoggio le labbra inspirando profondamente, seguendo lembo a lembo quella morbidezza fino ad incontrare l’umido delle tue labbra, che si dischiudono facendo incontrare le nostre lingue.

Siamo fame e voglia allo stato solido, mani che cercano, lingue che assaggiano...

Sento finalmente il tuo corpo, stringo i tuoi capezzoli da sopra il vestito fino a strapparti un gemito che soffochi nella mia bocca.
Ho fretta, voglio tutto, ho paura di perdermi qualcosa di te..
Ti faccio voltare con decisione, cercando con frenesia il bordo delle tue mutandine sotto la gonna del vestito leggero che indossi. Con una mano ti sostieni al muro, con l’altra cerchi il mio cazzo massaggiandolo sopra i jeans. Ti vengo in soccorso, sbottonando la patta e liberandolo per te.
Lo afferri decisa, voltando appena il capo per guardarmi negli occhi con aria di trionfo, forse soddisfatta nel sentire l’effetto che mi fai.
Il tuo sorriso si spegne di colpo, e un’espressione di sorpresa mista a piacere accompagna il mio lento farmi strada dentro di te.
Sei bagnata ed incredibilmente calda. Mi godo il contatto del tuo culo sulle mie anche, e la stretta della tua figa sul mio cazzo.
Ti scopro e afferro il seno stringendoti a me, premendoti poi contro il muro mentre assaporo tutte le sensazioni che il tuo corpo sa darmi.
Vorrei stare così per ore, sincronizzare il mio respiro con il tuo, seguire il tuo corpo nei suoi spasmi e nei suoi fremiti, per farlo mio in ogni sua minima parte.
Ma  quello che ci è concesso sono minuti, non ore, e la musica è la sola nostra alleata, nel poco tempo che l’è rimasto.
E allora mi lascio guidare dal  piacere e dal ritmo che ci circonda, scopandoti sempre più forte , quasi che le chitarre sul palco stiano guardando noi per trovare i loro tempi forsennati.
Urli il tuo orgasmo nel rombo di  applausi che ci sovrasta. Io vorrei venire con te, dentro di te, ma mi impongo di aspettare, lasciandoti libera di voltarti e inginocchiarti per prenderlo in bocca ancora caldo e bagnato di te.

Nell’ombra dell’angolo buio, il luccichio dei tuoi occhi mi riporta per una attimo alla realtà: alla consapevolezza dell’irrealtà di tutto questo. Ma è solo un attimo, prima che tutto si offuschi e io mi perda completamente nelle scosse di piacere che la tua bocca sa darmi.





martedì 9 settembre 2014

Bonjour Madame

“Cosa ti spinge a cercare donne mature?”

Attraverso le nebbie di un avvio di giornata difficoltoso, ripenso a questa frase buttatami lì tempo fa.
Innanzitutto è fuori luogo: io non incasello e non mi pongo limiti di età a priori, se una donna è bella lo è a 50 anni come lo è a 20.
Però riconosco che le donne mature (intorno ai 45 diciamo) mi affascinano molto.

Lo penso mentre mi godo timido sole rossastro, ancora intrappolato tra le nuvole sopra le colline lontane, con davanti un cappuccino fumante che spero mi dia la forza di andare al lavoro.

Quando lei entra nel dehor sembra quasi di sentire il mondo intorno a noi trattenere il respiro per un istante.

Avrà appunto quarantacinque anni, o giù di lì.
E’ alta, flessuosa, ricoperta da stoffe leggere e fresche, che si muovono con fare ipnotico ad ogni suo gesto.
La prima cosa che mi colpisce sono i suoi capelli, ciocche ribelli di diverse tonalità di biondo, dal castano chiaro all’oro, che lasciano scoperto un collo lungo armonioso, per poi scendere più lunghi sul davanti ad incorniciare il viso.

Ringrazio i raggi del sole bassi e obliqui, che mi obbligano a nascondere lo sguardo dietro gli occhiali da sole, e illuminano la sua figura in modo perfetto.

Mentre accavalla le gambe sotto il tavolino, mi godo la vista della pelle liscia e uniforma del polpaccio, e soprattutto la caviglia fine e il collo del piede magro e nervoso.
Ma mi piace soprattutto il suo portamento, i suoi gesti noncuranti ma armoniosi e affascinanti.

Come si aggiusta la maglia leggera e trasparente tirandola sul petto... come scosta le ciocche ribelli dal viso mentre porta alle labbra la tazza del caffè...

Chissà come fa l’amore.
Chissà  quali piaceri sa donare quel corpo, quelle mani...



Avrò lo sguardo da ebete depravato???

Meglio alzarsi e andare in ufficio, che qui la giornata si fa lunga.







mercoledì 27 agosto 2014

Alt-J

Sono emozionato.
Questo singolo lo trovo fantastico... evocativo, intenso, maturo.

Il primo album "An Awesom Wave", lasciava già intravedere grandi potenziali. Una buona miscela british di Folk, Trip Hop con sapienti dosi di elettronica.

Un po' troppo Hip Hop ogni tanto, io preferisco toni più cupi e intimi.

Vederemo il resto...



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