mercoledì 19 novembre 2014

nirvana

Mi è rimasto impresso quel suono d'aria che abbandonava i miei polmoni...

Un lungo e profondo espiro, in sincronia con la lenta e studiata discesa del tuo corpo verso il  mio, mentre con intraprendenza e totale autonomia ti penetravi a fondo con il mio cazzo lucido della tua saliva.

Quel suono leggero, nel silenzio della sera, era la sola manifestazione della mia (mancanza di) volontà. Il mio rassegnarmi alla tua totale padronanza di me.

E quando il tuo culo ha incontrato le mie gambe, tu hai chiuso gli occhi inarcando la schiena, donandomi lo spettacolo dei tuoi seni e dei tuoi capezzoli turgidi e svettanti. 
Ma era lo spettacolo concesso al suddito, che guarda schiacciato dal basso l’oggetto della sua venerazione.
Non osavo toccarli, e le braccia sono rimaste abbandonate mollemente lungo i fianchi.

Perché c’è un momento in cui l’ultimo fiato abbandona il corpo, il culmine del respiro, in cui tutto si svuota e il tempo nello stesso istante si arresta e si dilata.
Forse è un po’ come morire, è quel punto in cui uno potrebbe decidere di non ricominciare, di non richiamare altra aria e farla finita così. E in questo limbo a volte è possibile sgombrare la mente, o forse spegnerla, e ascoltare con incredibile chiarezza la marea di sussurri che arrivano dagli angoli più nascosti e remoti del nostro corpo.

E così per un attimo ho sentito il contatto tra i nostri corpi espandersi ed irradiare una ragnatela di calore e piacere profondo, ma non acuto, intenso e perfettamente percettibile in ogni sua sfumature da tutto il mio essere.
E’ stato solo un attimo, un secondo forse, ma il beneficio e la consapevolezza si è radicato, e le  ondate successive giungevano mai inaspettate e di cristallina definizione.

Sembra quasi di precipitare in sé stessi, avvolti  e trasportati da qualcosa che assomiglia al respiro meccanico e fisiologico, ma che in realtà veicola qualcosa di più alto e complesso, verso cui è concesso soltanto il completo abbandono.
Inutile cercare di analizzare  e razionalizzare, se ti fermi potrebbe sparire.

E con questa infinita chiarezza accolgo i movimenti del tuo corpo, la tua figa viva e sapiente che mi stringe e mi massaggia, le tue mani che premono sul mio petto, e poi la cascata di capelli che mi avvolge il viso quando ti chini a cercare la mia bocca.

Il rumore delle nostre bocche e delle nostre lingue è simile a quello dei nostri sessi che si sfregano l’un l’altro grondando liquidi...

Ecco, potrei andare avanti per sempre.

Non c’è più fine ormai, tutto questo non richiede  un punto di arrivo. 




4 commenti:

S. ha detto...

anche tu fallocentrico?
peccato...

Viaggiatore Immaginario ha detto...

In realtà no, completamente l'opposto di solito.

Per questo mi stupisce e mi viene da fissare meglio con le parole una situazione che stranamente mi vede passivo e introspettivo.

Milk ha detto...

Fallocentrico? Per aver postato la foto di un cazzo (il suo?)? Ohibò.

Viaggiatore Immaginario ha detto...

Bentornato Milk! ;)