Mi è rimasto impresso quel suono d'aria che
abbandonava i miei polmoni...
Un lungo e profondo espiro, in sincronia con la
lenta e studiata discesa del tuo corpo verso il mio, mentre con intraprendenza e totale
autonomia ti penetravi a fondo con il mio cazzo lucido della tua saliva.
Quel suono leggero, nel silenzio della sera,
era la sola manifestazione della mia (mancanza di) volontà. Il mio rassegnarmi
alla tua totale padronanza di me.
E quando il tuo culo ha incontrato le mie
gambe, tu hai chiuso gli occhi inarcando la schiena, donandomi lo spettacolo
dei tuoi seni e dei tuoi capezzoli turgidi e svettanti.
Ma era lo spettacolo concesso
al suddito, che guarda schiacciato dal basso l’oggetto della sua venerazione.
Non osavo toccarli, e le braccia sono rimaste
abbandonate mollemente lungo i fianchi.
Perché c’è un momento in cui l’ultimo fiato
abbandona il corpo, il culmine del respiro, in cui tutto si svuota e il tempo
nello stesso istante si arresta e si dilata.
Forse è un po’ come morire, è quel punto in cui
uno potrebbe decidere di non ricominciare, di non richiamare altra aria e farla
finita così. E in questo limbo a volte è possibile sgombrare la mente, o forse
spegnerla, e ascoltare con incredibile chiarezza la marea di sussurri che
arrivano dagli angoli più nascosti e remoti del nostro corpo.
E così per un attimo ho sentito il contatto tra
i nostri corpi espandersi ed irradiare una ragnatela di calore e piacere
profondo, ma non acuto, intenso e perfettamente percettibile in ogni sua
sfumature da tutto il mio essere.
E’ stato solo un attimo, un secondo forse, ma
il beneficio e la consapevolezza si è radicato, e le ondate successive giungevano mai inaspettate
e di cristallina definizione.
Sembra quasi di precipitare in sé stessi, avvolti
e trasportati da qualcosa che assomiglia
al respiro meccanico e fisiologico, ma che in realtà veicola qualcosa di più
alto e complesso, verso cui è concesso soltanto il completo abbandono.
Inutile cercare di analizzare e razionalizzare, se ti fermi potrebbe
sparire.
E con questa infinita chiarezza accolgo i
movimenti del tuo corpo, la tua figa viva e sapiente che mi stringe e mi
massaggia, le tue mani che premono sul mio petto, e poi la cascata di capelli
che mi avvolge il viso quando ti chini a cercare la mia bocca.
Il rumore delle nostre bocche e delle nostre
lingue è simile a quello dei nostri sessi che si sfregano l’un l’altro
grondando liquidi...
Ecco, potrei andare avanti per sempre.
Non c’è più fine ormai, tutto questo non
richiede un punto di arrivo.