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mercoledì 10 aprile 2024

LA TANA DI ALICE

Alice non ricorda di essere stata bambina.

La sua vita è pesante, i suoi passi dolenti.

Alla soglia dei cinquanta i capelli sono ancora ramati, la pelle bianca è liscia e morbida, ma l’occhio tradisce tutta la sfiducia che le tormenta il cuore

 

Un giorno si sveglia e si rende conto che i suoi sogni sono stati rubati, che la sua vita non le è mai appartenuta.

 

E’ tardi per rimpiangersi.

Non è mai tardi per riprovarci.

 

La raccolgo nel bosco che ha l’aria smarrita.

La prendo per mano, e insieme saltiamo il fosso.

 

Ha il fiato corto, il cuore veloce, ma la mia lingua la conforta, tra le sue labbra e tra le sue gambe.

 

Siamo pazzi, siamo invincibili.

Ci siamo persi nell'attimo in cui ci siamo incontrati.

 

Non posso seguirti al di là, piccola Alice, i miei sogni sono contati.

Di lacrime seccate non mi resta che sale.





 

giovedì 23 febbraio 2017

Primavere timide lungo argini isolati

Sembra quasi che una timida primavera si affacci all'orizzonte.

Qualche nebbia appiccicosa e invadente ancora.
Qualche sbuffo di neve sulle cime più alte, che spinge in basso un vago odore di freddo gelido.

Ma ormai la testa è proiettata verso giorni caldi, verso pelle nuda che si colora. 
Si programmano gite spensierate in lontane spiaggette isolate, cercando sguardi complici tra occhiate lascive e carezze languide.

Tanta voglia di esibizionismo, di voyeurismo nei boschetti nascosti.
Perché il sesso all'aria aperta è sempre bello, e quando è condito dal fascino e dai brividi dell'ignoto, lo è ancora di più.




mercoledì 27 gennaio 2016

Gennaio sta scivolando via, inesorabilmente malinconico

Non riesco a riprendermi, a ritrovare una mia dimensione, un mio posto.
Vagando pigramente tra le vecchie cartella di fotografie ho ritrovato questa, datata 2010 e pubblicata sul vecchio blog Splinder.



Questi sei anni di blog sono trascorsi in un attimo, e riguardando i vecchi post a volte mi sembra di aver progredito l’equivalente di sei giorni.


In realtà 6 anni sono un’eternità
Io in 6 anni sono nato e sono diventato "grande", attraversando trionfalmente quell'evento epocale che era il passaggio dagli anni settanta agli ottanta.
Da paffuto bambolotto sono diventato un ragazzino che andava a scuola! Con la sua cartella! Anche in bici! E che da lì a pochi mesi avrebbe cominciato le scorrerie sul Ciao dell’amico (ancora come passeggero per un paio d’anni) scorrazzando per i campi del paesello.

Gli anni settanta, gli anni ottanta...vi rendete conto?

E come rievocare ere mitologiche, periodo d’oro dell’umanità.
A volte sento dentro l’atmosfera di quelle giornate spese tra gli scaffali del supermercato dei miei, con la radio in diffusione e quelle canzoni che conosco perfettamente , ma di cui non saprei mai tirar giù un elenco.
Ora ho bruciato gli “Anni Zero” come se fossero un veloce intramezzo tra un tempo e l’altro di un triste sceneggiato Mediaset. E metà degli “Anni Dieci” se ne sono andati senza che qualcuno sia stato ancora in grado di classificarli con un etichetta almeno lontanamente evocativa.

Se non con quella di “Gli anni della crisi”.

Propositi per il 2016?

Godermi il 2016 cazzo.

mercoledì 30 dicembre 2015

2015 ti ho amato, ma come te amerò tanti altri

Oggi mi sono riletto i post dell'ultimo anno.
E' stato bello, è il motivo per cui mi piace avere questo blog.
In realtà non è cambiato granché da gennaio ad adesso, specialmente per quanto riguarda i temi che affronto qui.

In ogni caso, mi piacerebbe concludere l'anno così, nudo e ascoltando bella musica:









p.s.: questa canzona è stata la prima ascoltata nel 2015, a detta di Spotify. Niente di meglio che concludere con la stessa.




Un saluto a tutti quelli che mi amano, e un altro a tutti quelli che amo.
Che se poi le cose coincidono, l'intensità del saluto raddoppia ;)

venerdì 17 luglio 2015

comunque...

...i boxer sportivi arancio-shocking di cui si parlava QUI li ho poi comprati, e devo dire che sono fantastici per andare a correre con questo caldo tropicale 





martedì 14 luglio 2015

calpestami



... si, mi piace molto il tuo acquisto compulsivo di mezz'estate.

Completamente nuda e con solo quelle scarpe saresti perfetta.



mercoledì 8 aprile 2015

Ciclicamente

Stamattina avevo voglia di freschezza, leggerezza. 
Una non troppo celata esigenza di sensualità, anche solo riflessa.
Sarà finalmente la primavera, la voglia di ritrovare l’abbronzatura su questa pelle pallida e soffocata dalla pesantezza dell’ inverno, di riscoprire la libertà della vita all'aria aperta.

In realtà la voglia la sentivo già ieri sera, perso a vagabondare nella periferia silenziosa sotto la limpida luce di una luna a tre quarti.
Avrei avuto voglia di perdermi in qualche anfratto buio, ritrovando anime inquiete come me per condividere un po’ di perdizione.


Come ho già detto più volte, tutti noi abbiamo un Passeggero Oscuro che ciclicamente torna a farci visita, a pretendere i suoi cinque minuti di gloria.
Il mio è impertinente, pretenzioso.
Con il passare del tempo mi rendo conto dell’inevitabilità di questi cicli, della necessaria accettazione di questo pegno.
E’ qualcosa che esula dalle nostre vite di tutti i giorni, dai nostri legami e dai nostri limiti. 

Vuole, pretende la sua indipendenza, la sua emancipazione nella nemesi dei nostri canoni ortodossi.

A volte lo riesco a sfamare con poco, anche solo un brivido di audacia nel freddo della notte.
Altre volte mi spinge a osare di più, a valicare i confini che mi portano a percorrere strade tanto familiari e confortevoli sul momento, quanto lontane e inaccettabili al sorgere di un nuovo giorno.


E allora sono partito per la mia giornata consapevole della mia frivolezza, sapendo già che è solo questione di tempo...

e di occasioni giuste al momento giusto.



mercoledì 1 aprile 2015

Corro all'orizzonte,
lontano argine allo sguardo,
per frenare la deriva dei pensieri.

Niente importa,
se sai dove tornare.




(foss'anche questo blog)

martedì 3 febbraio 2015

Ritorno e abbandono

Rieccoci qui, un anno dopo.
Un altro letto estraneo.
Lo stesso luogo straniero.
La stessa voglia repressa.

...

Eppure c'è molto di diverso.
Molta più serenità,
attese più dolci,
freschi ricordi gentili.

E soprattutto, cosa assai insolita, 
nessuna masturbazione notturna.
Solo musica e pensieri sfuggenti.

Gute nacht.





mercoledì 19 novembre 2014

nirvana

Mi è rimasto impresso quel suono d'aria che abbandonava i miei polmoni...

Un lungo e profondo espiro, in sincronia con la lenta e studiata discesa del tuo corpo verso il  mio, mentre con intraprendenza e totale autonomia ti penetravi a fondo con il mio cazzo lucido della tua saliva.

Quel suono leggero, nel silenzio della sera, era la sola manifestazione della mia (mancanza di) volontà. Il mio rassegnarmi alla tua totale padronanza di me.

E quando il tuo culo ha incontrato le mie gambe, tu hai chiuso gli occhi inarcando la schiena, donandomi lo spettacolo dei tuoi seni e dei tuoi capezzoli turgidi e svettanti. 
Ma era lo spettacolo concesso al suddito, che guarda schiacciato dal basso l’oggetto della sua venerazione.
Non osavo toccarli, e le braccia sono rimaste abbandonate mollemente lungo i fianchi.

Perché c’è un momento in cui l’ultimo fiato abbandona il corpo, il culmine del respiro, in cui tutto si svuota e il tempo nello stesso istante si arresta e si dilata.
Forse è un po’ come morire, è quel punto in cui uno potrebbe decidere di non ricominciare, di non richiamare altra aria e farla finita così. E in questo limbo a volte è possibile sgombrare la mente, o forse spegnerla, e ascoltare con incredibile chiarezza la marea di sussurri che arrivano dagli angoli più nascosti e remoti del nostro corpo.

E così per un attimo ho sentito il contatto tra i nostri corpi espandersi ed irradiare una ragnatela di calore e piacere profondo, ma non acuto, intenso e perfettamente percettibile in ogni sua sfumature da tutto il mio essere.
E’ stato solo un attimo, un secondo forse, ma il beneficio e la consapevolezza si è radicato, e le  ondate successive giungevano mai inaspettate e di cristallina definizione.

Sembra quasi di precipitare in sé stessi, avvolti  e trasportati da qualcosa che assomiglia al respiro meccanico e fisiologico, ma che in realtà veicola qualcosa di più alto e complesso, verso cui è concesso soltanto il completo abbandono.
Inutile cercare di analizzare  e razionalizzare, se ti fermi potrebbe sparire.

E con questa infinita chiarezza accolgo i movimenti del tuo corpo, la tua figa viva e sapiente che mi stringe e mi massaggia, le tue mani che premono sul mio petto, e poi la cascata di capelli che mi avvolge il viso quando ti chini a cercare la mia bocca.

Il rumore delle nostre bocche e delle nostre lingue è simile a quello dei nostri sessi che si sfregano l’un l’altro grondando liquidi...

Ecco, potrei andare avanti per sempre.

Non c’è più fine ormai, tutto questo non richiede  un punto di arrivo. 




martedì 4 novembre 2014

Dubbi esistenziali

L'altra sera sono andato a vedere questo film:






Impressionante.
Ti fa entrare veramente in contatto diretto con il più grande fotografo del nostro tempo.

Ci sarebbero tante cose da dire, ma essendo questo un blog banale e monotematico, voglio soffermarmi su una particolare sensazione che mi ha lasciato il film.

Salgado e la moglie, vengono ritratti come la coppia perfetta: sposati da ragazzi, una squadra perfetta sul lavoro, una venerazione di lui verso di lei che arriva fino alla vecchiaia.



Io ovviamente ho subito storto il naso verso questa rappresentazione.
La prima cosa che mi sono detto, è che di certo lei aveva qualche amante a casa. Vuoi dire che a Parigi, con il marito sempre perso in qualche deserto remoto, non ci fosse l'amico di fiducia che le portava la baguette ogni tanto?
E poi vuoi dirmi che lui in tutti questi viaggi non avesse scopato come un riccio tutte le donne che gli capitavano sotto mano?
Mesi lontano da casa, dall'altra parte del mondo, il fascino del fotografo-avventuriero...
Io forse cercherei di fare così. Almeno credo.


Ma forse questa mia visione è data dalla pochezza dei miei progetti di vita.
Di fronte a grandi lavori come quelli di Salgado, alle ricerche, ai viaggi nei posti più difficili del pianeta, il banale sesso diventa una cosa stupida e superficiale.
In una vita del genere, costellata di opere perfette, con viaggi dentro l'anima più nera dell'uomo e  poi tra la maestosità abbagliante delle meraviglie della natura, come puo' trovare spazio una banale scappatella con la ragazza di turno?

Il sesso, la pornografia, forse sono davvero solo cose per i poveri di spirito. O forse per gli annoiati dalla vita.
Quando hai ambizioni più alte, progetti che diventano parte integrante della tua vita, o addirittura la tua vita stessa, che senso ha preoccuparsi di cose del tipo scoparsi la collega, conoscere donne su internet per poi incontrarle in motel, eccetera?

Il sesso rimane una bella cosa, da fare con la donna che ami, magari per cercare un figlio con lei.

Non potrebbe essere così?
Sarà la pioggia, sarà l'odore di neve che quasi si avverte quaggiù, sarà la mancanza di luce...

ma stasera mi porto a letto questi dubbi.


(però una foto di un pisello la mettiamo sempre!)

mercoledì 29 ottobre 2014

Nella vita ci vuole...

... molta corsa in montagna.

Direi che tonifica ottimamente il corpo, oltre sgombrare la mente.




domenica 12 ottobre 2014

Bisogni

Anch'io ho bisogno di...

(parole)
(calore)
(amore)
(dolore)

...colore.


photo: viaggiatoreimmaginario

martedì 26 agosto 2014

La Dea Greca

In questi giorni pensavo a te.
Pensavo a quella primavera a Torino, più estate lei di quella che si è vista quest’anno.
Ricordo la luce viva sui vecchi palazzi del centro, e quei raggi tra gli alberi del parco a illuminare i tavolini pieni di ragazzi e di studenti.
Mi sembrava di essere tornato indietro di qualche anno, percepivo quell’energia data dalla spensieratezza e dalle possibilità offerte e a portata di mano, che aspettano solo di essere colte.
Ricordo quando ti ho vista arrivare lungo la via, splendente di vita e di colore, dal rosso dei tuoi capelli vaporosi, al verde delle tue calze sbarazzine.

Eri la primavera, eri solo vita e gioia.

Casa di tua nonna era poco distante, verso il fiume, una depandance d’altri tempi all’interno del quadrato di uno dei palazzi della via. Schiacciata da loro ma incredibilmente isolata dal mondo.

Su per le scale avrei potuto avere un primo cedimento all’imbarazzo, una prima crepa nella sicurezza di me e nella confidenza immediata e naturale che ci ha travolti. Ma tu forse lo sapevi, e in qualche modo l’hai scacciata girandoti verso di me, sfruttando quel gradino per avere i miei occhi davanti ai tuoi, e permettere alle nostre lingue di abbattere l’ultimo velo di imbarazzo e titubanza.

Dopo mi hai preso per mano, trascinandomi in quelle stanze alte e spoglie, ingombre di libri e di mobili essenziali, vecchi.
Non sarei mai riuscito ad immaginare nella mia fantasia un luogo più poetico. La luce forte tra le persiane, i suoi disegni sul legno usato del pavimento, il letto scarno buttato in mezzo alla stanza e coperto solo da un vecchio copriletto ruvido.

Mi guardavo intorno stupito e incredulo, ma i tuoi baci mi hanno  riportato alla realtà...


Ridi, ridiamo le mani fanno conoscenza dei corpi.
Ancora una volta giochi d’anticipo, non vuoi permettere nessun indugio e cancelli ogni traccia di esitazione tra di noi.
Guardo i tuoi occhi mentre ti inginocchi senza smettere di fissarmi con aria maliziosa.
Ti ricordi quanto ho desiderato vederli? E quanto mi siano piaciuti immediatamente?

Mi sbottoni i pantaloni quasi con frenesia, prendendomi il cazzo in bocca con un sospiro di trionfo.
Ti guardo rapito mentre affonda completamente nella tua bocca, fino a che il tuo naso mi preme sul pube.
E’ la prima volta che lo vedo ingoiare tutto, ed è fantastico.

Sei brava, esperta, e ti piace.
Faccio fatica a mantenere l’equilibrio a causa delle scosse di piacere che mi procuri, eppure ti lascio andare avanti per lunghi minuti, godendomi la tua bocca e le tue mani che mi accarezzano le gambe tese.


Lo ammetto i ricordi si fanno confusi.
Ricordo il tuo corpo finalmente nudo, bianco e generoso.
Ricordo il piacere di affondare il viso tra le tue gambe, succhiare le tue piccola labbra grosse e sporgenti.
Ricordo il tuo primo orgasmo nella mia bocca, e i tuoi urli di soddisfazione e appagamento.
Scoparti era la cosa più naturale del mondo. Il tuo corpo fatto per stringere, afferrare, condurre dove il mio piacere si incontra con il tuo...


Quando ti inginocchi sul letto, con il culo proteso verso di me e la luce della finestra, l’immagine della tua sensualità raggiunge il culmine.
Rimango in piedi discostato dal letto, allungando solo una mano per divaricare bene ed esporre la tua figa arrossata ed umida.
Sfioro con un dito l’ano contratto, è scuro ed elastico, molto esposto e quasi invitante. Ma purtroppo non te la senti, lo vuoi ancora sentire nella figa ed io ti accontento, afferrandoti per i fianchi e sbattendoti violentamene contro di me.

Il mio cazzo è teso al massimo, sento distintamente le pareti della tua figa massaggiarlo premurosamente.
Quando ti volti e mi sorridi vorrei morire per quanto sei bella, e sentirti dire quanto ti piace il mio cazzo e quanto ti fa godere mi lusinga, mi rende felice.
Affondi il viso sul materasso soffocando gli urli dell’ennesimo orgasmo.

Mi piace pensare che sia solo con me che ti capita di godere così tanto, che il nostro incontro sia il frutto di un’alchimia rara e speciale.
Mi piace pensare di essere io stesso un po’ speciale, di essere bravo a scopare e di avere un bel cazzo per far godere le donne.
Tutto questo mi serve per essere più forte, mi serve per ricominciare, domani, ed essere pronto ad affrontare qualsiasi cosa.
Se non ci fossero stati momenti come questo, donne come te, forse certe ferite sarebbero state mortali.

Tu invece mi dai vita e gioia di vivere.
Godo anch’io con te, dentro di te, adagiandomi sulla tua schiena e abbracciandoti da dietro.

Esausti ci nascondiamo sotto il copriletto, ridendo e baciandoci come due adolescenti.
La cosa che mi stupisce, è che non c’è tra di noi l’ombra di “qualcosa di più”, magari di una relazione sentimentale. Siamo amici, complici, con la sola voglia di gustarci il piacere che possono darci i nostri corpi.

Rifletto su questi strani meccanismi mentre mi prepari un panino con pan carré un po’ raffermo e tonno, una delle cose più buone che abbia mangiato (e l’unica cosa presente in casa).

Ho ancora le briciole sul petto mentre mi scopri e scendi tra le mie gambe per una rapida ed efficacissima opera di rianimazione…

Qualche ora dopo, mentre mi incammino stranito verso la stazione, il pensiero che più mi colpirà sarà il rammarico di aver perso il conto dei tuoi orgasmi, una cosa che probabilmente sarà ben difficile da eguagliare.






Grazie di tutto mia Dea.

giovedì 19 giugno 2014

Quesiti esistenziali

Forse i miei nuovi pantaloncini da corsa sono un po' sconci...




Ma come fanno i superdotati???

giovedì 23 gennaio 2014

Insonnia

Sono quasi le tre. 
Ancora. 

Questo hotel estraneo, anonimo, ben si sposa con la mia serenità labile e intermittente.

Quanto è forte la voglia di una donna...

Di una femmina, di un profumo dolce e intenso, di una risata spontanea e cristallina che ti stringe lo stomaco. 
È più di un corpo, della fame della carne.
È oltre. 

È il compimento di ciò che non siamo, colmare di quello che manca. 


È tutto stupido. 
È tutto inutile. 
È tutto qui. 







martedì 10 settembre 2013

imperfect circle

stiamo tornando ai soliti ritmi, alle abitudini e ai meccanismi giornalieri che danno pace, sicurezza.

perché gli uomini sono così in fondo, come i cani, hanno bisogno delle stesse azioni e degli stessi schemi giorno dopo giorno per potersi sentire tranquilli, al loro posto.

e allora il caffè, sempre alla solita ora
la corsa per la pausa pranzo
i commenti sui fatti del mondo che potevano andare bene sette anni fa, e che potranno benissimo andare bene tra sette anni.

aspettando le cinque
aspettando venerdì
aspettando il ventisette...


riprende anche il giro delle battute e dei piccoli approcci con le solite colleghe.
l'altro giorno ho pranzato vicino alla Matta, ma c'era troppo gente e non avevo voglia di socializzare.
oggi si è seduta poco lontano da me, e ho potuto godere per un attimo della visione di tutto quello che il suo vestitino estivo lasciava scoperto.

attraente, si, ma di un'attrazione che sa di eco lontano e di voglia di crogiolarsi nei ricordi.

più tardi ho visto quello che deve essere il suo nuovo amante attenderla nervoso all'esterno.
poveretto, è stato veramente strapazzato per bene, temo per la sua stabilità mentale.

da come ho potuto intuire guardando l'evolversi dei loro rapporti, lei adesso ha troncato di netto, e lui cerca in tutti i modi un contatto, forse un chiarimento.

non ha capito che quella donna è persa, ormai irrecuperabile.
fantastica per giocare, ma estremamente pericolosa se non si riconoscono i limiti.

ormai è passato del tempo, e forse posso esorcizzarla contemplando l'unica foto che mi ha mandato.
immortalarla in questo mio diario per non dimenticare quanto di positivo mi ha dato.




venerdì 9 agosto 2013

di me

amo decisamente la lettura...





...specie in totale libertà ;)

mercoledì 24 luglio 2013

attimi

aspetta, non c'è fretta di uscire...

fammi vedere...



mi piace quando siamo in mezzo alla gente, estranei se non a noi stessi e con il riverbero del sesso nei nostri sguardi che si rincorrono.

e mi piace sentirti sussurrare al mio orecchio quanto ti eccita sentire il mio sperma colarti tra le gambe mentre parli e sorridi ad altre persone...

attimi perfetti.