venerdì 26 giugno 2015

Motel (Prima parte)

La tensione negli ultimi tempi era diventata palpabile, inutile resistergli.
Alla fine mi sono arresa: 

-D’accordo, voglio scopare con te.

Mi abbracciò nel buio del parcheggio deserto, stringendomi a sé e baciandomi dolcemente con la lingua.
La sua mano scese sul mio culo, facendo aderire il più possibile il suo bacino contro la mia pancia, in modo che mi rendessi conto dell’intensità della sua erezione.

Infilai una mano tra i nostri corpi, saggiando la sua consistenza e massaggiandolo sempre più appassionatamente, con i nostri respiri che diventavano affannosi e profondi.

-Dai, tiramelo fuori, non ci vedrà nessuno!
-No no, c’era ancora gente in ufficio.

La magia era rotta, un barlume di lucidità mi era tornato.

-Devo andare che è tardi, mio marito si chiederà che fine abbia fatto.

Lui mi attirò ancora una volta a sé, palpandomi il seno attraverso l’apertura del cappotto.

-Dio che voglia di scoparti!

Mi alzai sulle punte dei piedi schioccandoli un ultimo bacio sulle labbra

-I piaceri vanno rimandati il più possibile per goderseli a pieno.



La settimana dopo mio marito sarebbe stato via per lavoro due giorni, era l’occasione giusta.
Non me la sentivo di tornare a casa da lui dopo averlo tradito con un altro, non ero sicura della tenuta delle mie emozioni.

Lasciai organizzare tutto a lui, rimanendo d’accordo che ci saremmo incontrati nei pressi della tangenziale dopo il lavoro.
Questo un po’ mi preoccupava, non avrei avuto modo di prepararmi a dovere, sarei dovuta stare con lui dopo l’intera giornata in ufficio.
Optai per un abbigliamento semplice: pantaloni di stoffa aderenti, stivali corti con un tacco non eccessivo, e una maglia lunga tutta aperta sulle braccia, ma molto accollata e “casta”.

Arrivai nel parcheggio concordato trovandolo un po’ in anticipo,  avendo io meno problemi di orario.
Arrivò poco dopo, e quando scese dalla macchina gli andai incontro un po’ nervosa.

-Parcheggia, prendiamo la mia. Il motel è qui vicino.

Arrivammo in un struttura ampia e bassa, molto nuova e appariscente.
Le camere erano in un’ala, dotate di accesso indipendente.
Rimasi in macchina ad attendere che lui facesse la registrazione, stringendomi con forza le mani in mezzo alle gambe per dominare la paura e l’eccitazione.
Lo vidi arrivare tutto sorridente con la chiave: ormai era fatta.

La stanza era spaziosa e piuttosto asettica, con il grosso letto che dominava l’ambiente.

Mi prese subito per mano, conducendomi verso il letto  ma lo fermai con un sorriso malizioso.

-Stai calmo, abbiamo tutto il tempo che vogliamo...voglio prima farmi una doccia con tranquillità.