L’aria che sale dal fiume è fredda, soprattutto la sera.
Non è più tempo per spogliarci nudi sotto le stelle, e divorare a
vicenda corpi lucidi e accaldati.
Vorrei andare in letargo, e forse lo sono già.
Vorrei scivolare in una nido accogliente, anestetizzato dal tepore e
cullato da odori familiari.
Mi sta stretta un’autovettura nascosta nelle ombre della città, anche
se tu trovi il tuo spazio tra le mie gambe, accoccolandoti comoda per prendere
in bocca quel mio cazzo con cui forse trovi una sintonia migliore che con me.
Sono insofferente, non riesco a prenderti come vorrei. Mi sfuggi,
sembra che tu non voglia abbandonarti e perdere il controllo della situazione.
Io vorrei esplorare con calma il tuo corpo, in ogni sua parte, dai piedi lunghi
e nervosi, su per le gambe e fino alle pieghe della tua figa così liscia e
morbida da non parer vera. Vorrei toccarla e penetrarla calmo, con una e poi
con due dita, capirla, conoscerne a fondo la consistenza e la reattività.
Scendere poi al perineo, leccarlo e massaggiarlo fino solleticare l’ano in
previsione del momento in cui verrà dischiuso in modo appropriato.
Invece sei famelica, mi scopi, resisto, ti scopo, giriamo contorcendoci
e scontrandoci.
Alla fine mi abbandono sul sedile, lasciando che sia tu a scoparmi
mentre accolgo la tua lingua nervosa nella mia bocca.
Lascio che tutto finisca, il più presto possibile.
E’ quasi come togliermi un peso, chiudere i conti con qualcosa che mi è
capitato di dover fare, quasi un obbligo.
Follia, ovvio.
Eppure qui non ci sono sbocchi, e a parte il piccolo brivido dell’avventura
e la follia dei giochi clandestini, prevale la sensazione di buttarsi a
capofitto verso un dirupo di guai e dolori.
Letargo.
Vorrei andare in letargo.
Svegliarmi a primavera che tutto è nuovo e pieno di colori.
2 commenti:
Ah, la primavera. Nostalgia canaglia.
ahah... forse siamo figli della primavera, ed è sempre lei che cerchiamo nel nostro peregrinare inquieto :P
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