martedì 26 agosto 2014

La Dea Greca

In questi giorni pensavo a te.
Pensavo a quella primavera a Torino, più estate lei di quella che si è vista quest’anno.
Ricordo la luce viva sui vecchi palazzi del centro, e quei raggi tra gli alberi del parco a illuminare i tavolini pieni di ragazzi e di studenti.
Mi sembrava di essere tornato indietro di qualche anno, percepivo quell’energia data dalla spensieratezza e dalle possibilità offerte e a portata di mano, che aspettano solo di essere colte.
Ricordo quando ti ho vista arrivare lungo la via, splendente di vita e di colore, dal rosso dei tuoi capelli vaporosi, al verde delle tue calze sbarazzine.

Eri la primavera, eri solo vita e gioia.

Casa di tua nonna era poco distante, verso il fiume, una depandance d’altri tempi all’interno del quadrato di uno dei palazzi della via. Schiacciata da loro ma incredibilmente isolata dal mondo.

Su per le scale avrei potuto avere un primo cedimento all’imbarazzo, una prima crepa nella sicurezza di me e nella confidenza immediata e naturale che ci ha travolti. Ma tu forse lo sapevi, e in qualche modo l’hai scacciata girandoti verso di me, sfruttando quel gradino per avere i miei occhi davanti ai tuoi, e permettere alle nostre lingue di abbattere l’ultimo velo di imbarazzo e titubanza.

Dopo mi hai preso per mano, trascinandomi in quelle stanze alte e spoglie, ingombre di libri e di mobili essenziali, vecchi.
Non sarei mai riuscito ad immaginare nella mia fantasia un luogo più poetico. La luce forte tra le persiane, i suoi disegni sul legno usato del pavimento, il letto scarno buttato in mezzo alla stanza e coperto solo da un vecchio copriletto ruvido.

Mi guardavo intorno stupito e incredulo, ma i tuoi baci mi hanno  riportato alla realtà...


Ridi, ridiamo le mani fanno conoscenza dei corpi.
Ancora una volta giochi d’anticipo, non vuoi permettere nessun indugio e cancelli ogni traccia di esitazione tra di noi.
Guardo i tuoi occhi mentre ti inginocchi senza smettere di fissarmi con aria maliziosa.
Ti ricordi quanto ho desiderato vederli? E quanto mi siano piaciuti immediatamente?

Mi sbottoni i pantaloni quasi con frenesia, prendendomi il cazzo in bocca con un sospiro di trionfo.
Ti guardo rapito mentre affonda completamente nella tua bocca, fino a che il tuo naso mi preme sul pube.
E’ la prima volta che lo vedo ingoiare tutto, ed è fantastico.

Sei brava, esperta, e ti piace.
Faccio fatica a mantenere l’equilibrio a causa delle scosse di piacere che mi procuri, eppure ti lascio andare avanti per lunghi minuti, godendomi la tua bocca e le tue mani che mi accarezzano le gambe tese.


Lo ammetto i ricordi si fanno confusi.
Ricordo il tuo corpo finalmente nudo, bianco e generoso.
Ricordo il piacere di affondare il viso tra le tue gambe, succhiare le tue piccola labbra grosse e sporgenti.
Ricordo il tuo primo orgasmo nella mia bocca, e i tuoi urli di soddisfazione e appagamento.
Scoparti era la cosa più naturale del mondo. Il tuo corpo fatto per stringere, afferrare, condurre dove il mio piacere si incontra con il tuo...


Quando ti inginocchi sul letto, con il culo proteso verso di me e la luce della finestra, l’immagine della tua sensualità raggiunge il culmine.
Rimango in piedi discostato dal letto, allungando solo una mano per divaricare bene ed esporre la tua figa arrossata ed umida.
Sfioro con un dito l’ano contratto, è scuro ed elastico, molto esposto e quasi invitante. Ma purtroppo non te la senti, lo vuoi ancora sentire nella figa ed io ti accontento, afferrandoti per i fianchi e sbattendoti violentamene contro di me.

Il mio cazzo è teso al massimo, sento distintamente le pareti della tua figa massaggiarlo premurosamente.
Quando ti volti e mi sorridi vorrei morire per quanto sei bella, e sentirti dire quanto ti piace il mio cazzo e quanto ti fa godere mi lusinga, mi rende felice.
Affondi il viso sul materasso soffocando gli urli dell’ennesimo orgasmo.

Mi piace pensare che sia solo con me che ti capita di godere così tanto, che il nostro incontro sia il frutto di un’alchimia rara e speciale.
Mi piace pensare di essere io stesso un po’ speciale, di essere bravo a scopare e di avere un bel cazzo per far godere le donne.
Tutto questo mi serve per essere più forte, mi serve per ricominciare, domani, ed essere pronto ad affrontare qualsiasi cosa.
Se non ci fossero stati momenti come questo, donne come te, forse certe ferite sarebbero state mortali.

Tu invece mi dai vita e gioia di vivere.
Godo anch’io con te, dentro di te, adagiandomi sulla tua schiena e abbracciandoti da dietro.

Esausti ci nascondiamo sotto il copriletto, ridendo e baciandoci come due adolescenti.
La cosa che mi stupisce, è che non c’è tra di noi l’ombra di “qualcosa di più”, magari di una relazione sentimentale. Siamo amici, complici, con la sola voglia di gustarci il piacere che possono darci i nostri corpi.

Rifletto su questi strani meccanismi mentre mi prepari un panino con pan carré un po’ raffermo e tonno, una delle cose più buone che abbia mangiato (e l’unica cosa presente in casa).

Ho ancora le briciole sul petto mentre mi scopri e scendi tra le mie gambe per una rapida ed efficacissima opera di rianimazione…

Qualche ora dopo, mentre mi incammino stranito verso la stazione, il pensiero che più mi colpirà sarà il rammarico di aver perso il conto dei tuoi orgasmi, una cosa che probabilmente sarà ben difficile da eguagliare.






Grazie di tutto mia Dea.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono la stessa anonima concittadina del commento su Estate e Follia...
Questo racconto mi è piaciuto anche più dell'altro, sei molto bravo nella descrizione delle sensazioni che evocano i luoghi... Per curiosità, scrivi anche racconti di altro genere?

Viaggiatore Immaginario ha detto...

Grazie cara concittadina :)

C'era un tempo in cui scrivevo molto... e niente che avesse a che vedere con l'erotismo :P

Forse il mio difetto è che lo scrivere serve a riempire vuoti.
(O forse è per tutti così???)


Anonimo ha detto...

Credo sia per tutti così. Sarò banale, ma scrivere è libertà che non si ha e si vorrebbe, è la libertà che si ha la paura di sfruttare in tutto il suo potenziale. Permette di avere, anche solo finchè le parole fluiscono dal pensiero alle dita, su una tastiera o impugnando una penna, ciò che non si ha e di essere ciò che non si è (o si è)...
Almeno, credo sia così :)
G.

Viaggiatore Immaginario ha detto...

credo sia esattamente così, concordo con te ;)

quando scrivo, soprattutto in questo mio spazio, salto da un caso all'altro, soddisfacendo alternativamente la voglia di essere completamente me stesso, oppure di esprimere i miei sogni o desideri... e la cosa è molto terapeutica ;)

Anonimo ha detto...

Sì, permette di realizzarsi e ti fa stare meglio. Anche solo per quel poco. :)

G.