Convergiamo verso l’uscita della ditta e ci incolonniamo, loro tre ed
io, per immergerci in questo fantastico
sole primaverile.
Le prime due deviano a destra, io e lei ci dirigiamo a sinistra, verso
il viale alberato.
Cammino in silenzio stringendo il mio libro con il solito moto di
nervosismo e impazienza al pensiero che la mia panchina preferita possa essermi
sottratta da qualcuno.
All'attraversamento pedonale la affianco, guardandola con un sorriso di
sfida e ricevendone uno troppo forzatamente distaccato e noncurante.
-Guarda che non ti seguo, non ti preoccupare
Risata sprezzante di lei
-Ne sono certa
-Vieni a rilassarti un po’ con me su una panchina? Mica vorrai
chiuderti in ufficio anche durante la pausa come sempre?
Mantiene un atteggiamento di distacco, quasi di sfida. Eppure non è per
me, ma per quelli che potrebbero vederla.
-Non credo proprio. Devo andare a spostare la macchina se no mi becco
la multa.
Mi colpisce il distacco, o meglio, la mancanza di vicinanza a livello
fisico, o comunque a livello di manifestazioni esplicite, che ci caratterizza in questi momenti.
Quando ci sentiamo via mail la nostra intesa, la nostra amicizia direi, è forte è viva.
Possiamo non vederci né sentirci per settimane, mesi, poi lei magari si fa
viva quando io attraverso un momento negativo, chiedendomi subito se sto bene
perché mi ha visto “strano”.
Purtroppo i nostri sessi e, con le implicazione che essi comportano, ci
portano a scontrarci con i pregiudizi e gli schemi mentali della gente comune.
Un po' a causa dell'ambiente in cui ci troviamo, un po' a causa dei nostri trascorsi, seppur archiviati per entrambi.
Così mi limito a scriverle che parlare a quattr’occhi con lei mi manca,
pur sapendo che i veri noi stessi non andranno oltre poche linee di caratteri
impressi su una mail.
2 commenti:
io ci verrei con te a rilassarmi su una panchina :P
Allora scegli la panchina ;)
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