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venerdì 18 settembre 2015

Sempre le estati scivolano via, troviamo un modo per farle restare

Deja vù.
Ancora questo viale, questi portici piastrellati e lucidi, quest’aria di paese in quest’angolo di città.
L’attesa, l’aspettativa, l’incertezza.
Siamo in una bolla sospesa nel tempo.
Due figure sfocate perse nel buio del parco.
Belli, non so se per le nostre singolarità, o per la scintilla che attraversa il vuoto tra di noi.
Mi sento alienato, uno scatto oltre la percezione della realtà, dov’è la tua mano?
Saranno le anime dei matti, forse è perché  le sento grattare da dentro i mattoni.
Questo locale è fuori dal tempo, le persone ci sono sempre state, e temo non andranno mai.
Sento scivolare addosso i loro sguardi, sembrano sorridere grati al nostro arrivo, come se li liberassimo da una sorta di apatia.
La ragazza mi porge il bicchiere, che forse abbonda troppo d’alcool.
Ghiaccio? Non hai niente per raffreddarmi?
No, scusa, possiamo solo vagare in tondo, a volte l’albero non fa il bosco e non ha senso perdersi se non s’appartiene al mondo.
Potrei portarti  nel buio e nel silenzio, ma i tuoi sorrisi mi chiedono aspetta! Non è oggi il nostro giorno.

Hai freddo?

No, abbracciami.





venerdì 10 luglio 2015

Vai avanti tu che mi vien…

E’ stata solo uno studio di sociologia applicata, vorrei fosse chiaro.
Io infatti, ribadisco e sottolineo, non sono un maniaco.
Ripeto, non sono un maniaco, né depravato o erotomane o importunatore seriale.

Che si sappia.

Fattostà che quella giovane donna di età indefinibile (diciamo dai 20 ai 35) spiccava nella ressa del grande magazzino, in quel  regno della grande distribuzione orrbile e aberrante, causa probabilmente del nostro stato di nazione repressa ad un passo dalla bancarotta, e io non ne potevo essere immune.

Che io poi odio questi posti.

Odio la grande distribuzione, soprattutto quando di origine francese.
Perché la Francia è bella e ci sono anche imparentato, ma ha tanti di quei lati tristi e deprimenti che ti vien voglia di scappare a gambe levate certe volte. E il primo aspetto triste e negativo sono i grandi centri commerciali di fine anni ottanta che scoprivo, in bilico tra meraviglie e presagio apocalittico, quando ero bambino, e che adesso ci ritroviamo qui da noi tali e quali.

Ma ogni tanto ci vengo in questi posti, e riesco pure a spendere un sacco di soldi rammaricandomi di non essere passato dal mio solito negozietto di paese, che tanto alla fine non è che si risparmi, e almeno faccio felice la signora negoziante-consorte che mi sembra sia stupida come una capra, però ha due polle d’acqua cristallina al posto degli occhi e un culo trionfale d’arte marmorea neoclassica.

Tutta colpa del destino (sempre lui) comunque, che mi ha fatto capitare da queste parti in attesa di altro e quindi per non aver di meglio da fare tanto valeva spendere un po’ di tempo  che tanto ero in zona e avevo bisogno di alcune cosette che da tempo non riuscivo a trovare altrove.

E poi ci sarebbe tutto un discorso sulla popolazione suburbana che affolla questi posti in periodi particolari come questo: alla soglia di saldi e ferie, ma poi decado nel mio lato snob e radical chic che non voglio m’appartenga e non ne usciamo più.

Insomma poteva essere un disastro di decadenza e folle consumismo impersonale, se quella figura d’altri luoghi e altri tempi non  avesse incrociato il mio sguardo mentre soppesavo l’acquisto di un paio di boxer sportivi color arancio–soccorso (che se cado giù per una scarpata mi basta togliere i pantaloni per essere ben visibile).

E’ alta e flessuosa, di quei visi senza tempo e senza epoca che potresti trovare a fianco di un re Longobardo così come sotto la consolle del resident-Dj più in voga a Milano Marittima.
La pelle chiara,  gli occhioni sgranati che si guardano in giro perplessi, i capelli  color del miele di castagno lasciati crescere a loro piacere e abbandonati sulle spalle, un vestitino di tela marrone in tinta con i sandali a suola alta intrecciati sulla caviglia fine.

L’ammiro con il mio consueto distacco da persona seria, da distanza notevole e all’ombra di decine di figure amene che scorrono tra i nostri possibili futuri fantastici, eppure mi dà l’impressione di percepire il mio sguardo.
Mi sembra di scorgere una certa tensione nei muscoli del collo, come volesse capire la fonte di una sensazione non ben definita, sfruttando al massimo la visione laterale senza dover voltare palesemente la testa.
Ci muoviamo entrambi, lei forse con mete e metodi precisi, io a cazzo solo per fare un giro largo e intercettarla nuovamente,  riuscendoci abilmente di fronte al cestone dei costumi da bagno in saldo, proprio mentre lei si piega leggermente in avanti per scegliere alcuni modelli di slip dai colori vivaci.

Attenzione.
Solo slip.
Non un completo.
Solo slip.
Questo potrebbe lasciare aperti scenari affascinanti.


Il vestito che indossa non riesce  a nascondere la linea perfetta dei fianchi e la rotondità del piccolo culo sodo, esaltato ancora di più dalla riga nera del tanga che indossa e che spicca tra la trama traditrice della stoffa.

(da ripetere velocemente: tralatramatraditrice)

No, basta.
Mi impongo di non guardarla. Butto a casaccio calzini rinforzati alla caviglia, magliette militari e canotte giallo fluorescente nella cesta della spesa, facendo affidamento sulla mia condizione di uomo-italiano-medio e prendendo quindi tutte taglie M senza pensare di provare qualcosa.
Mi soffermo su volti paffuti e lucidi di sudore, make-up dozzinali, occhi cerchiati da eye-liner o qualche strana malattia tropicale. Ragazze con clavicole sporgenti e altre che le clavicole non le troverebbero neanche dopo tre mesi di digiuno e lavori forzati, e poi mi dirigo a testa bassa verso le casse dove le code cominciano ad essere importanti in vista della chiusura.

E questa volta giuro che non sono io.
E’ lei che si mette in coda nella fila di fianco, poco più indietro.
Posso far altro se non ammirarla in tutta la sua semplicità?
Non credo abbia reggiseno, il poco seno può farne a meno.
La pelle ha una tonalità sana, un colore uniforme ed è praticamente priva di imperfezioni.
Si sporge di lato per vedere il proseguo dei pagamenti, e la gamba d’appoggio si tende di muscoli tonici e armoniosi.

Mi volto, fingo un interesse spropositato per le barrette dietetiche al cioccolato (??? ) e alle altre cianfrusaglie negli espositori vicino le casse.

Però rialzo lo sguardo e incontro i suoi occhi.
Solo qualche secondo, poco più che un passaggio casuale, ma l’istante in cui i due sguardi sono fissi uno nell’altro ha una sua dimensione ben precisa.

Poi tocca a me, tocca a lei, non c’è più altro.

Ma io posso arrendermi?
Finisco un attimo prima di lei, e mi fermo a sistemare inutilmente la mia borsa nei pressi dell’uscita in modo da attenderla.

Al suo passaggio mi accodo, e i pochi metri del corridoio d’uscita dietro quel culo perfetto sono le scale per il paradiso.





E adesso un po' di musica che non c'entra un cazzo, ma che io continuo ad ascoltare in loop (cosa che si verifica ad ogni album dei Muse ormai, anche se poi l'album in sé non mi convince mai e dopo poche settimane cade tutto nel dimenticatoio) e prego che qualcuno mi fermi...







venerdì 7 novembre 2014

Fuckin' Friday

Non è possibile...
la settimana è passata in un momento senza che abbia concluso un cazzo di utile.

Mi rendo conto di aver passato queste ultime due settimane praticamente sempre nervoso e incazzato con il mondo.
Sono costantemente insofferente, scatto alla minima provocazione o alla minima mancanza nei miei confronti.
Con i colleghi sopratutto, avendo ormai raggiunto livelli di insofferenza allarmanti. 
Non ho voglia di mediare, di collaborare nonostante le inculate o gli atteggiamenti da "paraculo" perseguiti con lo scopo di trarre vantaggio personale a dispetto dell'onestà intellettuale e della lealtà verso gli altri.

Non li reggo più ad averceli davanti che fanno i simpatici tra di loro, i piacioni alla mano con la battuta pronta, quando qualche minuto prima hanno tentato in tutti i modi di mettersela nel culo l'un l'altro via mail o in una riunione insieme ai pezzi grossi.
Qualche giorno fa uno di loro ci ha provato con me, cercando prima di mortificarmi e denigrarmi con una mail messa in copia a tutto l'Olimpo, poi presentandosi alla mia postazione con aria da amicone che vuole risolvere al meglio e "tra di noi" i problemi...

Se n'è tornato a posto con un bel vaffanculo, e adesso non osa neanche guardarmi più in faccia.

Non sono e non sono mai stato un duro, tutt'altro, ma piano piano ho imparato ad essere chiaro e coerente.
Al lavoro soprattutto, e ormai i miei colleghi più anziani lo sanno bene (e lo apprezzano). 
Chi mi sta sul culo o chi disapprovo lo sa, perché ormai glielo detto chiaramente in faccia, mentre gli altri sanno che possono contare su di me in ogni momento.
Magari questo comportamento mi ha precluso o mi precluderà certe porte, e spesso mi rende le cose meno facili, ma mi fa stare bene con me stesso, e questo è ciò che conta.

Ma perché non sono sereno allora?

Perché sono stanco
Perché stare rinchiuso mi logora
Perché la gente mi logora ancora di più
Perché se la gente è solo di genere maschile, oltre a logorarmi mi deprime...


...perché forse dovrei cambiare aria.

venerdì 24 ottobre 2014

Considerazioni sparse



  • un buon giorno dato come si deve, può' realmente portare un buon giorno

  • "ti leccavo con passione il polso, poi tu ti sei spostato e mi hai infilato il tuo cazzo in bocca, c'era un primo piano solo su quello, grosso e duro" ... ma dirà a me o ha sbagliato numero?

  • anche in relazione a questo post, come dovrei categorizzare uno che scrive "ci sono rimasto un po male.." e si mette le polo con il colletto alzato? Non so se devo sentirmi sollevato o terribilmente offeso.

  • domani cambia l'ora. I due cambi d'ora sono il periodo più triste e quello più felice dell'anno. A seconda delle condizioni al contorno, o uno o l'altro si prende l'agognato riconoscimento... quest'anno non so ancora decidere.

  • voglio comprarmi una capra. Magari faccio due che se no mi muore di solitudine.

  • oggi passando davanti allo specchio del bagno ho visto che ero proprio carino, e le due cameriere del locale di ieri sera sembravano d'accordo con me. Se poi non è vero, peggio per loro. E peggio per tutti se lo penso solo io.

  • una bella prostatite può aumentare la potenza e la consistenza della sborrata. Ma la cronicizzazione è sempre dietro l'angolo.

venerdì 17 ottobre 2014

Gli ultimi Cavalieri

Tu ed io lottiamo per ciò in cui crediamo...

O forse solo per sopravvivere?

Per non affogare in questo mare di di merda?







(che io già un po' ne sento il sapore...)