E’ stata solo uno studio di sociologia applicata, vorrei fosse chiaro.
Io infatti, ribadisco e sottolineo, non sono un maniaco.
Ripeto, non sono un maniaco, né depravato o erotomane o importunatore
seriale.
Che si sappia.
Fattostà che quella giovane donna di età indefinibile (diciamo dai 20
ai 35) spiccava nella ressa del grande magazzino, in quel regno della grande distribuzione orrbile e
aberrante, causa probabilmente del nostro stato di nazione repressa ad un passo
dalla bancarotta, e io non ne potevo essere immune.
Che io poi odio questi posti.
Odio la grande distribuzione, soprattutto quando di origine francese.
Perché la Francia è bella e ci sono anche imparentato, ma ha tanti di
quei lati tristi e deprimenti che ti vien voglia di scappare a gambe levate
certe volte. E il primo aspetto triste e negativo sono i grandi centri
commerciali di fine anni ottanta che scoprivo, in bilico tra meraviglie e
presagio apocalittico, quando ero bambino, e che adesso ci ritroviamo qui da
noi tali e quali.
Ma ogni tanto ci vengo in questi posti, e riesco pure a spendere un
sacco di soldi rammaricandomi di non essere passato dal mio solito negozietto
di paese, che tanto alla fine non è che si risparmi, e almeno faccio
felice la signora negoziante-consorte che mi sembra sia stupida come una capra,
però ha due polle d’acqua cristallina al posto degli occhi e un culo trionfale
d’arte marmorea neoclassica.
Tutta colpa del destino (sempre
lui) comunque, che mi ha fatto capitare da queste parti in attesa di altro
e quindi per non aver di meglio da fare tanto valeva spendere un po’ di tempo che tanto ero in zona e avevo bisogno di
alcune cosette che da tempo non riuscivo a trovare altrove.
E poi ci sarebbe tutto un discorso sulla popolazione suburbana che
affolla questi posti in periodi particolari come questo: alla soglia di saldi e
ferie, ma poi decado nel mio lato snob e radical chic che non voglio m’appartenga
e non ne usciamo più.
Insomma poteva essere un disastro di decadenza e folle consumismo
impersonale, se quella figura d’altri luoghi e altri tempi non avesse incrociato il mio sguardo mentre soppesavo
l’acquisto di un paio di boxer sportivi color arancio–soccorso (che se cado
giù per una scarpata mi basta togliere i pantaloni per essere ben visibile).
E’ alta e flessuosa, di quei visi senza tempo e senza epoca che potresti
trovare a fianco di un re Longobardo così come sotto la consolle del
resident-Dj più in voga a Milano Marittima.
La pelle chiara, gli occhioni
sgranati che si guardano in giro perplessi, i capelli color del miele di castagno lasciati
crescere a loro piacere e abbandonati sulle spalle, un vestitino di tela
marrone in tinta con i sandali a suola alta intrecciati sulla caviglia fine.
L’ammiro con il mio consueto distacco da persona seria, da distanza
notevole e all’ombra di decine di figure amene che scorrono tra i nostri
possibili futuri fantastici, eppure mi dà l’impressione di percepire il mio sguardo.
Mi sembra di scorgere una certa tensione nei muscoli del collo, come
volesse capire la fonte di una sensazione non ben definita, sfruttando al
massimo la visione laterale senza dover voltare palesemente la testa.
Ci muoviamo entrambi, lei forse con mete e metodi precisi, io a cazzo
solo per fare un giro largo e intercettarla nuovamente, riuscendoci abilmente di fronte al cestone dei
costumi da bagno in saldo, proprio mentre lei si piega leggermente in avanti
per scegliere alcuni modelli di slip dai colori vivaci.
Attenzione.
Solo slip.
Non un completo.
Solo slip.
Questo potrebbe lasciare aperti scenari affascinanti.
Il vestito che indossa non riesce
a nascondere la linea perfetta dei fianchi e la rotondità del piccolo
culo sodo, esaltato ancora di più dalla riga nera del tanga che indossa e che
spicca tra la trama traditrice della stoffa.
(da ripetere velocemente: tralatramatraditrice)
No, basta.
Mi impongo di non guardarla. Butto a casaccio calzini rinforzati alla
caviglia, magliette militari e canotte giallo fluorescente nella cesta della spesa, facendo
affidamento sulla mia condizione di uomo-italiano-medio e prendendo quindi tutte
taglie M senza pensare di provare qualcosa.
Mi soffermo su volti paffuti e lucidi di sudore, make-up dozzinali,
occhi cerchiati da eye-liner o qualche strana malattia tropicale. Ragazze con
clavicole sporgenti e altre che le clavicole non le troverebbero neanche dopo
tre mesi di digiuno e lavori forzati, e poi mi dirigo a testa bassa verso le
casse dove le code cominciano ad essere importanti in vista della chiusura.
E questa volta giuro che non sono io.
E’ lei che si mette in coda nella fila di fianco, poco più indietro.
Posso far altro se non ammirarla in tutta la sua semplicità?
Non credo abbia reggiseno, il poco seno può farne a meno.
La pelle ha una tonalità sana, un colore uniforme ed è praticamente
priva di imperfezioni.
Si sporge di lato per vedere il proseguo dei pagamenti, e la gamba d’appoggio
si tende di muscoli tonici e armoniosi.
Mi volto, fingo un interesse spropositato per le barrette dietetiche al
cioccolato (??? ) e alle altre cianfrusaglie negli espositori vicino le casse.
Però rialzo lo sguardo e incontro i suoi occhi.
Solo qualche secondo, poco più che un passaggio casuale, ma l’istante
in cui i due sguardi sono fissi uno nell’altro ha una sua dimensione ben
precisa.
Poi tocca a me, tocca a lei, non c’è più altro.
Ma io posso arrendermi?
Finisco un attimo prima di lei, e mi fermo a sistemare inutilmente la
mia borsa nei pressi dell’uscita in modo da attenderla.
Al suo passaggio mi accodo, e i pochi metri del corridoio d’uscita
dietro quel culo perfetto sono le scale per il paradiso.
E adesso un po' di musica che non c'entra un cazzo, ma che io continuo ad ascoltare in loop (cosa che si verifica ad ogni album dei Muse ormai, anche se poi l'album in sé non mi convince mai e dopo poche settimane cade tutto nel dimenticatoio) e prego che qualcuno mi fermi...
Non è possibile... la settimana è passata in un momento senza che abbia concluso un cazzo di utile. Mi rendo conto di aver passato queste ultime due settimane praticamente sempre nervoso e incazzato con il mondo. Sono costantemente insofferente, scatto alla minima provocazione o alla minima mancanza nei miei confronti. Con i colleghi sopratutto, avendo ormai raggiunto livelli di insofferenza allarmanti. Non ho voglia di mediare, di collaborare nonostante le inculate o gli atteggiamenti da "paraculo" perseguiti con lo scopo di trarre vantaggio personale a dispetto dell'onestà intellettuale e della lealtà verso gli altri. Non li reggo più ad averceli davanti che fanno i simpatici tra di loro, i piacioni alla mano con la battuta pronta, quando qualche minuto prima hanno tentato in tutti i modi di mettersela nel culo l'un l'altro via mail o in una riunione insieme ai pezzi grossi. Qualche giorno fa uno di loro ci ha provato con me, cercando prima di mortificarmi e denigrarmi con una mail messa in copia a tutto l'Olimpo, poi presentandosi alla mia postazione con aria da amicone che vuole risolvere al meglio e "tra di noi" i problemi... Se n'è tornato a posto con un bel vaffanculo, e adesso non osa neanche guardarmi più in faccia. Non sono e non sono mai stato un duro, tutt'altro, ma piano piano ho imparato ad essere chiaro e coerente. Al lavoro soprattutto, e ormai i miei colleghi più anziani lo sanno bene (e lo apprezzano). Chi mi sta sul culo o chi disapprovo lo sa, perché ormai glielo detto chiaramente in faccia, mentre gli altri sanno che possono contare su di me in ogni momento. Magari questo comportamento mi ha precluso o mi precluderà certe porte, e spesso mi rende le cose meno facili, ma mi fa stare bene con me stesso, e questo è ciò che conta. Ma perché non sono sereno allora? Perché sono stanco Perché stare rinchiuso mi logora Perché la gente mi logora ancora di più Perché se la gente è solo di genere maschile, oltre a logorarmi mi deprime... ...perché forse dovrei cambiare aria.
un buon giorno dato come si deve, può' realmente portare un buon giorno
"ti leccavo con passione il polso, poi tu ti sei spostato e mi hai infilato il tuo cazzo in bocca, c'era un primo piano solo su quello, grosso e duro" ... ma dirà a me o ha sbagliato numero?
anche in relazione a questo post, come dovrei categorizzare uno che scrive "ci sono rimasto un po male.." e si mette le polo con il colletto alzato? Non so se devo sentirmi sollevato o terribilmente offeso.
domani cambia l'ora. I due cambi d'ora sono il periodo più triste e quello più felice dell'anno. A seconda delle condizioni al contorno, o uno o l'altro si prende l'agognato riconoscimento... quest'anno non so ancora decidere.
voglio comprarmi una capra. Magari faccio due che se no mi muore di solitudine.
oggi passando davanti allo specchio del bagno ho visto che ero proprio carino, e le due cameriere del locale di ieri sera sembravano d'accordo con me. Se poi non è vero, peggio per loro. E peggio per tutti se lo penso solo io.
una bella prostatite può aumentare la potenza e la consistenza della sborrata. Ma la cronicizzazione è sempre dietro l'angolo.