"Voleva quell’arnese, lo voleva pelle su pelle: sentirne la forza squarciarla in due. Il ventre pieno. Non conosceva altro linguaggio se non quello del corpo, e l’abbandono come ultima chance da giocare. Colava muco mentre il ritmo non cedeva e le natiche rimbalzavano sulle cosce di lui. Avrebbe fatto di tutto pur di vederlo godere e morire di desiderio. Sentirselo venire dentro, in gola. Avrebbe strisciato lungo tutto il pavimento pur di leccare tutta la sua sborra se fosse schizzata fuori. Aveva deciso che sarebbe stata sua e, dunque, a lei bastava sentirselo addosso, a decidere per lei."
Il Divano, by Lindalov
giovedì 9 ottobre 2014
martedì 7 ottobre 2014
Due Sogni
I nostri corpi sono accaldati e sudati, i nostri respiri affannosi
viaggiano allo stesso ritmo, al ritmo del cuore, al ritmo della batteria e del
basso...
eppure i nostri corpi non si sono ancora sfiorati.
Ti guardo mentre protendi il collo verso il palco, per assorbire ogni immagine condita di musica che le luci
impazzite ci rimandano.
Mi lasci il tempo di contemplare anche il più piccolo dettaglio del tuo
viso, prima di voltarti e ricambiare lo sguardo.
Ci sorridiamo, ma tu devi aver letto esattamente ogni mio piccolo
pensiero, perché all’improvviso ti sei fatta seria e ti sei avvicinata
sfiorandomi con il tuo corpo.
Senza pensarci un attimo ti ho presa per mano, arretrando tra la folla
verso la zona più buia dell’ampio locale, dove tendoni neri nascondono le
uscite di sicurezza.
Ti lasci condurre, ti lasci prendere ed abbracciare non
appena l’oscurità si richiude su di noi.
Perché la notte non può essere buia come vorrei?
Perché questa folla umana che pulsa e ondeggia a un passo da noi, non
può essere vuoto e silenzio?
Invece ad ogni movimento eccessivo la tenda ondeggia, e sottili fasci
di luce illuminano ad intermittenza i nostri corpi stretti uno all’altro.
Affondo il viso nei tuoi capelli scompigliati e umidi, ne assaporo il profumo
e l’odore di te, l’odore della tua vitalità e della tua voglia di leggerezza.
La pelle dietro l’orecchio è chiara e calda, vi appoggio le labbra
inspirando profondamente, seguendo lembo a lembo quella morbidezza fino ad
incontrare l’umido delle tue labbra, che si dischiudono facendo incontrare le
nostre lingue.
Siamo fame e voglia allo stato solido, mani che cercano, lingue che assaggiano...
Sento finalmente il tuo corpo, stringo i tuoi capezzoli da sopra il
vestito fino a strapparti un gemito che soffochi nella mia bocca.
Ho fretta, voglio tutto, ho paura di perdermi qualcosa di te..
Ti faccio voltare con decisione, cercando con frenesia il bordo delle
tue mutandine sotto la gonna del vestito leggero che indossi. Con una mano ti
sostieni al muro, con l’altra cerchi il mio cazzo massaggiandolo sopra i jeans.
Ti vengo in soccorso, sbottonando la patta e liberandolo per te.
Lo afferri decisa, voltando appena il capo per guardarmi negli occhi
con aria di trionfo, forse soddisfatta nel sentire l’effetto che mi fai.
Il tuo sorriso si spegne di colpo, e un’espressione di sorpresa mista a
piacere accompagna il mio lento farmi strada dentro di te.
Sei bagnata ed incredibilmente calda. Mi godo il contatto del tuo culo
sulle mie anche, e la stretta della tua figa sul mio cazzo.
Ti scopro e afferro il seno stringendoti a me, premendoti poi contro il
muro mentre assaporo tutte le sensazioni che il tuo corpo sa darmi.
Vorrei stare così per ore, sincronizzare il mio respiro con il tuo,
seguire il tuo corpo nei suoi spasmi e nei suoi fremiti, per farlo mio in ogni
sua minima parte.
Ma quello che ci è concesso sono
minuti, non ore, e la musica è la sola nostra alleata, nel poco tempo che l’è rimasto.
E allora mi lascio guidare dal
piacere e dal ritmo che ci circonda, scopandoti sempre più forte , quasi
che le chitarre sul palco stiano guardando noi per trovare i loro tempi
forsennati.
Urli il tuo orgasmo nel rombo di applausi che ci sovrasta. Io vorrei venire con
te, dentro di te, ma mi impongo di aspettare, lasciandoti libera di voltarti e
inginocchiarti per prenderlo in bocca ancora caldo e bagnato di te.
Nell’ombra dell’angolo buio, il luccichio dei tuoi occhi mi riporta per
una attimo alla realtà: alla consapevolezza dell’irrealtà di tutto questo. Ma è
solo un attimo, prima che tutto si offuschi e io mi perda completamente nelle
scosse di piacere che la tua bocca sa darmi.
giovedì 2 ottobre 2014
mattine da considerare e considerazioni mattutine
giunta una certa età, la sera, bisognerebbe avere l'accortezza di limitarsi ad un pasto leggero....
non dico altro.
mercoledì 1 ottobre 2014
lunedì 29 settembre 2014
martedì 23 settembre 2014
mercoledì 10 settembre 2014
La vita è Dark
Passo dietro il bancone e cerco nel frigo la bottigia di Campari, la base amara, che dà il giusto corpo al tutto.
Due dita di liquido rosso, due dite di Cinzano sempre rosso...
Questo si che è un vero Americano, non il solito fatto con il Martini che ti rifilano tutti.
Acqua tonica poca, appena uno spruzzo, per mitigare l'intensità degli alcolici, e il tocco finale dell'arancia che non può mancare.
Ho sempre preferito questo cocktail rispetto al più classico Negroni, perché il gin proprio non mi convince, mi sa di adolescenti in discoteca, o di ubriaconi da quattro soldi...
Schemi mentali stupidi, di certo.
Mi assaporo il mio aperitivo e mi gusto il veloce stordimento che mi procura...
Oggi ne ho bisogno, oggi potrebbe essere il primo giorno della mia prossima vita.
Questo aperitivo, e un saluto sul blog da parte di una vecchia conoscenza, mi riporta alla miente il mio caro vecchio amico Tazio .
Un blog importantissimo in questi anni, che mi ha aperto dei mondi.
Lo confesso pubblicamente, ritengo tuttora che molto sia inventato, che sia un personaggio di fantasia ben costruito, però lo amavo.
Leggendolo rivedevo un mio possibile futuro...
La sua storia è quella di un erotomane poco più che quarantenne, sconvolto dall'abbandono di Valentina, sua moglie, e perso in un vortice autodistruttivo di sesso e droga. Da questo prima si risolleva alla grande, dimsotrando doti invidiabili, poi dopo innumerevoli alti e bassi, piomba in uno stato di depressione e di smarrimento, interrompendo il racconto.
Per carità, io certi limiti, certe prestazioni e certe... dimensioni! non riuscirò mai a raggiungerle. Però leggendolo mi ponevo degli interrogativi, mi chiedevo cosa avrei fatto, mi chiedevo quanto in basso la vita puo' gettarti... o quanto puoi gettarti tu stesso con le tue mani.
Lo spettro del Viaggiatoretazializzato non è ancora scacciato, forse è dietro l'angolo.
Io per adesso non lo voglio scacciare, non lo voglio demonizzare e disconoscere.
Un po' di Tazio vive in me, e io lo amo profondamente.
Amico ti voglio bene, ritorna.
Due dita di liquido rosso, due dite di Cinzano sempre rosso...
Questo si che è un vero Americano, non il solito fatto con il Martini che ti rifilano tutti.
Acqua tonica poca, appena uno spruzzo, per mitigare l'intensità degli alcolici, e il tocco finale dell'arancia che non può mancare.
Ho sempre preferito questo cocktail rispetto al più classico Negroni, perché il gin proprio non mi convince, mi sa di adolescenti in discoteca, o di ubriaconi da quattro soldi...
Schemi mentali stupidi, di certo.
Mi assaporo il mio aperitivo e mi gusto il veloce stordimento che mi procura...
Oggi ne ho bisogno, oggi potrebbe essere il primo giorno della mia prossima vita.
Questo aperitivo, e un saluto sul blog da parte di una vecchia conoscenza, mi riporta alla miente il mio caro vecchio amico Tazio .
Un blog importantissimo in questi anni, che mi ha aperto dei mondi.
Lo confesso pubblicamente, ritengo tuttora che molto sia inventato, che sia un personaggio di fantasia ben costruito, però lo amavo.
Leggendolo rivedevo un mio possibile futuro...
La sua storia è quella di un erotomane poco più che quarantenne, sconvolto dall'abbandono di Valentina, sua moglie, e perso in un vortice autodistruttivo di sesso e droga. Da questo prima si risolleva alla grande, dimsotrando doti invidiabili, poi dopo innumerevoli alti e bassi, piomba in uno stato di depressione e di smarrimento, interrompendo il racconto.
Per carità, io certi limiti, certe prestazioni e certe... dimensioni! non riuscirò mai a raggiungerle. Però leggendolo mi ponevo degli interrogativi, mi chiedevo cosa avrei fatto, mi chiedevo quanto in basso la vita puo' gettarti... o quanto puoi gettarti tu stesso con le tue mani.
Lo spettro del Viaggiatoretazializzato non è ancora scacciato, forse è dietro l'angolo.
Io per adesso non lo voglio scacciare, non lo voglio demonizzare e disconoscere.
Un po' di Tazio vive in me, e io lo amo profondamente.
Amico ti voglio bene, ritorna.
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