mercoledì 25 febbraio 2015

Auguri a me

Oggi è il mio compleanno, lo ammetto.

Generalmente non gradisco molto questa ricorrenza, non mi piace l'idea di "diventare grande".

Ma quest'anno mi sento più sereno del solito, forse più consapevole del punto in cui sono arrivato.

Festeggiamenti programmati: una cena a due in un ristorante vegano in centro e, forse, veloce aperitivo come preambolo.
A tutta l'organizzazione devo pensare io, ovvio.
Probabilità di fare sesso... circa il 3,6 percento... compresa la sega in solitaria.

La serata giusta per festeggiare me che, se potessi scegliere, farei carte false per una serata chiuso in camera di motel, a mangiare sashimi  passando poi da un tipo di carne cruda all'altra senza soluzione di continuità.



(Immagine presa da Wikipedia, quindi di chiaro fine didattico)







Vabbeh, c'è di peggio dai...








martedì 3 febbraio 2015

Ritorno e abbandono

Rieccoci qui, un anno dopo.
Un altro letto estraneo.
Lo stesso luogo straniero.
La stessa voglia repressa.

...

Eppure c'è molto di diverso.
Molta più serenità,
attese più dolci,
freschi ricordi gentili.

E soprattutto, cosa assai insolita, 
nessuna masturbazione notturna.
Solo musica e pensieri sfuggenti.

Gute nacht.





lunedì 26 gennaio 2015

Lunedì: era questo che volevi?

Oh Romeo,lui pensa che sia amore,
tutte quelle maschere,e baci dai balconi...
Ma c’è molto di più sotto,fratello,è una cazzo di tragedia.

Gira la pagina, gira la pagina...
È cosi ansioso di arrivare alla fine.

Bene allora: gira la pagina amico mio.






giovedì 22 gennaio 2015

Ego

"Ecco! Voi con il cazzo lungo sempre da dietro volete farlo!"



E se lo dice lei... chi sono io per pensare diversamente???
(A noi maschi a volta basta veramente poco per essere soddisfatti)


giovedì 15 gennaio 2015

Scampoli di intima chiarezza in una tiepida serata invernale

“Mi Chiamo Chiara... e voglio essere chiara!”

Chiara eccome, su questo non ci sono dubbi.
Mi è piaciuto subito il suo sguardo, schietto e malizioso. Mi ha messo a mio agio con poche parole, e ci siano trovati dopo poco a parlare in modo rilassato e sciolto.

“Sei un bell'uomo, credo che potremmo divertirci...”

Beh, io mi sto divertendo di certo...

Mi piace il suo odore, mi piace la passione con la quale me lo succhia, guardandomi divertita mentre sospiro e mi abbandono sul materasso.
Ed è questo a cui penso mentre chiudo gli occhi e mi rilasso: voglio divertirmi, voglio godere, voglio pensare a me stesso e basta.
Lascio fluire il piacere lungo il corpo, verso le estremità. Sono ondate lente e dolci, ma con quella punta di intensità intermittente in grado di mantenere ogni mio nervo sulla soglia della tensione.

Apro gli occhi ad incontrare nuovamente i suoi. Mi sorride, risalendo lentatemene verso il mio viso,  facendo sfiorare deliberatamente i suoi capezzoli sulla mia pelle.
Con una mossa improvvisa, quasi famelica, mi bacia a fondo con la lingua.
Un bel bacio, completo e profondo, che dice tutto quello di cui c’è bisogno in questo momento.
Mi piace, e lo accolgo con tutto l’entusiasmo possibile, stringendola contro di me e facendo aderire il più possibile i nostri corpi.
Mi piace la sua pelle, mi piace il suo calore e la sua morbidezza. Ha un corpo tonico ma con quelle aggiunte di morbidezza nei punti giusti che lo rendono confortante al tatto.

Confortante.

Ecco cos'è lei in questo momento.
Ed è proprio ciò di cui ho bisogno.
Qualcosa che mi ricordi che questi corpi sono solo materia inanimata, che non c’è niente di unico e di speciale (figuriamoci soprannaturale),  ma che siamo solo  reazioni chimiche e interconnessioni meccaniche, avvolte in sacche informi gettate e  ammassate su questo pianeta.

Siamo uguali io e Chiara. Uguali e profondamente uniti dalle nostre vite in antitesi tra loro.
La penetro con calma, abbandonandomi su di lei per ritrovare la sua lingua.
Non mi interessa muovermi bene per farla godere, pensare a cosa dovrei fare perché tutta vada come deve: per me non esiste futuro né passato, è solo un infinito presente.

Ecco, forse è questo il segreto.
O forse è il pericolo maggiore.

Mi fermo, staccandomi da lei e facendola voltare, per riprendere da una posizione che mi lasci apprezzare a pieno la linea della sua schiena inarcata e dei  fianchi morbidi.
Dopo poco sento distintamente la sua figa inondarsi, di colpo.
E’ una cosa particolare, molto piacevole.
I miei movimenti adesso creano un suono liquido, al limite dell’osceno, e lei si volta guardandomi con una dolce espressione di godimento disegnata sul viso.

Sfioro con le dite là dove i nostri due corpi si uniscono, sono teso al massimo e ho voglia di liberarmi dentro di lei…

Si, adesso, senza remore, per cogliere a pieno il momento di piacere che mi è stato regalato.

mercoledì 3 dicembre 2014

20.000 days on earth



Non sono un fan ultra-sfegatato di Nick Cave, nel senso che non ascolto sistematicamente tutti i suoi dischi e non mi sono mai messo a seguire assiduamente la sua vita artistica.

Ho cominciato ad ascoltarlo una decina di anni fa, facendomi trascinare dalla passione di una ragazza di cui ero un po' innamorato.
Lei lo amava più per il suo lato post-punk/garage, quello di Jangling Jack e Deanna diciamo, io invece ho cominciato ad appassionarmi al suo lato più cupo, dalle Murder Ballads a brani come As I sat sadly by her side. 

Ho cominciato a farlo mio come artista, appassionandomi sempre più ai suoi testi e poi ai suoi romanzi. 
Il mondo che lui dipinge, sia con i racconti che con le atmosfere delle canzoni, lo sento "mio" come mi accade di rado con altri artisti.
Mi sembra di capirlo a priori, istintivamente.

E con il film di ieri questa sensazione è stata confermata.

Fin dalle prime scene e dai primi dialoghi, mi sono sentito catapultato in un mondo scintillante e decadente, permeato di una forza e un'intensità di emozioni uniche.
Ogni gesto di Nick Cave, dal sistemarsi il colletto di una delle improponibili camicie, all'accarezzare i tasti del pianoforte in cerca della giusta nota per dar corpo alle sue parole, aveva la forza evocativa e l'autorevolezza di un direttore d'orchestra o di un pittore nell'atto della creazione di un'opera d'arte uscita direttamente dal nocciolo più profondo della sua anima.

E io mi sentivo toccato e avvolto da ogni sussurro della sua voce contro il microfono, e da ogni nota scintillante che arrivava dal suo piano.

Esagerato?
Forse, forse ero già predisposto a farmi emozionare al minimo stimolo.

Il film racconta il giorno 20000 della vita dell'artista, dall'alba al tramonto. 
Non è un'autocelebrazione, ma un fermarsi e fare il punto della situazione della sua vita, tanto che chi non lo conosce più che bene potrebbe perdersi molti pezzi della narrazione.
Si passa dal dialogo con il suo psicologo, in cui vengono fuori alcuni aspetti dell'infanzia, alla visita all'amico Warren Ellis (Il pezzo che forse ho trovato più "forzato", nonostante l'atmosfera della casa di Ellis, affacciata sulle bianche scogliere di Dover,sia fantastica), passando per alcuni incontri immaginari di amici e collaboratori, come Kylie Minogue e Mick Harvey.

Il tutto intermezzato con le sessioni di registrazione dell'ultimo album Push the Sky Away.

Ma tutto è solo un contorno alla figura del protagonista, in ogni attimo forte e intenso, quasi il dio che dichiara debba essere la rock star.
Sicuramente un mago, uno stregone di altre ere, che dà l'impressione di poter maneggiare la musica come fosse un'energia che scorre nell'ambiente intorno a lui, e che basta afferrare e governare con la forza della sua voce e degli strumenti dei suoi compagni.

Chissà se anche gli altri dieci spettatori della sala sono rimasti colpiti come me?

In ogni caso per quasi tutto il tempo ho avuto le lacrime agli occhi, e quando sono uscito mi sentivo leggero e stranamente consapevole. Tutto mi sembrava più nitido e scintillante, come una fotografia a cui applichi una bella maschera di contrasto: la triste multisala tappezzata di cartelloni colorati, le persone in fila per l'ennesimo cinepanettone o il solito film tamarro, lo sfondo dell'inceneritore avvolto dai suoi fumi che la bassa pressione non permetteva di disperdere.

Era tutto bellissimo perché dotato di una propria e originale magia. 
E' sempre così, sta solo a noi coglierla.