mercoledì 25 settembre 2013

Turn Off

serate da rumore bianco nella testa.

troppi input da gestire in così poco tempo (e spazio).

mi fermo, e sogno il mare.



martedì 17 settembre 2013

Who R We?

Giornata strana, giornata di vento...

una punta di emicrania si nasconde esattamente al centro della mia testa, nel punto ideale per non farmi quasi percepire la sua presenza, ma lasciandomi solo una vaga sensazione di malessere.

E in queste giornate le pareti sembrano chiudertisi attorno, fredde è opprimenti.

Ho voglia di scappare.
Ma non per fuggire...

per raggiungere.





venerdì 13 settembre 2013

TGIF

Stamattina mi sono svegliato con un’erezione veramente impressionante (in senso relativo, non assoluto ovviamente…)
Completamente nudo, bello e abbronzato mi sono ritrovato dubbioso di fronte al WC.

Avete provato ad usarlo in queste condizioni?
E’ ardua, vi assicuro.
Lui punta in su, l’obiettivo è giù, e nel calcolo balistico intervengono una serie di variabili aggiuntive che complicano enormemente il già complicato lavoro.
Che io poi d’abitudine mi siedo, cosa che ogni maschio abituato sin da giovane a pulirsi il bagno credo sia costretto a fare. Ma in questi casi da seduti non lo si riesce neanche a far passare e comincia a toccare dappertutto, rischiando di fare ancora più danni.

E così mi sono seduto comunque sulla tazza, con la vescica gonfia e il cazzo che puntava verso il soffitto in un bell’arco elegante.
Che carino in effetti, fa quasi tenerezza.
L’ho massaggiato, accarezzato, stretto fino a farlo diventare violaceo, con le vane gonfie pronte ad esplodere.

Veramente un peccato lasciare tutto quel potenziale di energia e di entusiasmo inutilizzato.

Ho fantasticato un po’ mentre il sole cominciava ad entrare dalla finestra, lasciando presagire una stupenda giornata che ovviamente sprecherò stando chiuso in un ufficio.
Ho ripensato alla collega pin-up, eccezionale ieri in quel vestito nero e con i capelli ricci e neri acconciati di recente.
Quella ragazza si sta avvicinando alla perfezione, e quando ieri mi si è affiancata mentre eravamo in mezzo ad altri colleghi, non ho potuto fare a meno di sporgermi leggermente per godere del suo leggero profumo di buono.

Ma non era davvero il momento di perdersi in quei pensieri.
Mi sono infilato al volo un paio di jeans e una maglietta bianca piuttosto aderente, semplice ma elegante che di venerdì non ho voglia di camicie, mocassini scamosciati e cintura di pelle scamosciata beige chiaro.
Niente calze e niente mutande, in spregio all’aria gelida del mattino.
Non mi pettino, anzi mi spettino, e da anni non uso il profumo, volendo sentire solo quello del sapone naturale dopo la doccia.

Con un giacchetta leggera, sempre sul beige chiaro e dal taglio piuttosto aderente ai fianchi, mi sono sentito davvero bene e a mio agio.
E’ importante essere convinti di essere carini e appariscenti, cambia volto alla giornata, che già si prospetta lunga ed estenuante.

Il mio iPhone, con il lettore musicale sempre impostato su tutti i brani random, questa mattina è partito con Cat Power, Nothing But Time.
Bella scelta, mi piace avere Chan come modello guida di donna per questa giornata:
bellissima ma imbruttita per protesta, spavalda ma fragilissima e dolce,  selvaggia e focosa che ti verrebbe voglia di scappare con lei e rifugiarti in una fattoria sperduta del Nuovo Messico.


Bene, insieme ce la possiamo fare.


martedì 10 settembre 2013

imperfect circle

stiamo tornando ai soliti ritmi, alle abitudini e ai meccanismi giornalieri che danno pace, sicurezza.

perché gli uomini sono così in fondo, come i cani, hanno bisogno delle stesse azioni e degli stessi schemi giorno dopo giorno per potersi sentire tranquilli, al loro posto.

e allora il caffè, sempre alla solita ora
la corsa per la pausa pranzo
i commenti sui fatti del mondo che potevano andare bene sette anni fa, e che potranno benissimo andare bene tra sette anni.

aspettando le cinque
aspettando venerdì
aspettando il ventisette...


riprende anche il giro delle battute e dei piccoli approcci con le solite colleghe.
l'altro giorno ho pranzato vicino alla Matta, ma c'era troppo gente e non avevo voglia di socializzare.
oggi si è seduta poco lontano da me, e ho potuto godere per un attimo della visione di tutto quello che il suo vestitino estivo lasciava scoperto.

attraente, si, ma di un'attrazione che sa di eco lontano e di voglia di crogiolarsi nei ricordi.

più tardi ho visto quello che deve essere il suo nuovo amante attenderla nervoso all'esterno.
poveretto, è stato veramente strapazzato per bene, temo per la sua stabilità mentale.

da come ho potuto intuire guardando l'evolversi dei loro rapporti, lei adesso ha troncato di netto, e lui cerca in tutti i modi un contatto, forse un chiarimento.

non ha capito che quella donna è persa, ormai irrecuperabile.
fantastica per giocare, ma estremamente pericolosa se non si riconoscono i limiti.

ormai è passato del tempo, e forse posso esorcizzarla contemplando l'unica foto che mi ha mandato.
immortalarla in questo mio diario per non dimenticare quanto di positivo mi ha dato.




martedì 27 agosto 2013

pensieri di fine estate

il primo mattino senza le vacanze è stato accolto da un vento freddo da ovest e da un velo di neve sulla cima delle montagne.

più in basso, sui pendii, il verde vivo e uniforme dei boschi sta cominciando a sbiadire e rivelare qualche sfumatura di rosso.

è strano come questo periodo dell'anno sia caratterizzato da serate cariche di attesa, di energia troppo a lungo trattenuta.

il tempo è così: inquieto e violento. 
e anche io mi sento incapace di dominare sentimenti e impulsi.

violento nelle parole e nelle emozioni, forse con una certa dose di rabbia in sottofondo, lontana eppure limpida e pura nella sua essenza.

tanto la mia vita, le mie azioni e i sentimenti che esprimo all'esterno sono privi di rabbia e violenza, tanto questo istinto si nutre e si alimenta nel profondo, eredità primordiale di certo innegabile.

questi istinti sono affascinanti, bello riconoscerli ed osservarli.
di certo preferisco di gran lunga l'istinto sessuale, canalizzatore ideale e proficuo di ogni energia fisica, anche se in questo momento un'inquietudine diversa mi distrae da questi pensieri.



sono perplesso... ci penserò su.



venerdì 9 agosto 2013

di me

amo decisamente la lettura...





...specie in totale libertà ;)

venerdì 26 luglio 2013

Negazioni

<< Quando è arrivato a letto viaggiavo già in bilico tra sogni e realtà…
Braccia e gambe scomposte sul letto sfatto, l’aria fresca della notte ad accarezzare appena il mio corpo nudo e umido di doccia.

I fruscii e i leggeri scricchiolii dei suoi passi sul parquet mi giungono appena, scalfendo un modo di odori e sensazioni che cerco di rievocare e fissare nella mia mente.

Sento il suo respiro caldo, e il tocco lieve delle dita che seguono il profilo del mio fianco, dalla spalla alla coscia.
Ma la mia mente è sconnessa, e il mio corpo freme ancora di sensazioni estranee a queste mura e a queste mani.

“Che bel culo che hai…”

Mi afferra un natica saggiandone la consistenza e  scostandola poco per volta per osservare meglio la mia figa scoperta ed esposta.

Io continuo a farmi cullare dai miei pensieri, lasciandomi trasportare dalla dolce insensibilità del sonno incipiente.
Sento il suo naso sfiorarmi la pelle, e subito dopo il tocco umido della lingua che percorre il solco tra le mie natiche.
Indugia sul mio ano, penetrandolo lentamente mentre con le mani divarica per bene il culo.

Va avanti per un bel po’ leccando con calma intorno, e poi riprendendo a penetrarmi e allargarmi il buco con il solo uso della lingua.

La mia figa si bagna, lo percepisco come un’eco lontana. Una sensazione di calore che si diffonde dal perineo all'addome, facendomi contrarre ritmicamente e involontariamente i muscoli.

Ma la cosa mi procura anche un certo moto di fastidio, in quanto mi distoglie dai miei pensieri.

Mi sfioro un capezzolo, pizzicandolo appena tra due dita per sentirlo inturgidirsi poco a poco. Il gesto mi riporta a poche ore fa, quando nel fresco del sottobosco potevo sentire il cazzo di Alessandro finalmente riempirmi la bocca, fino quasi a soffocarmi.
Mentre lo afferravo dalla base per spingermelo bene in bocca, lui soppesava e palpava i miei seni gonfi martoriandomi i capezzoli… riesco quasi a sentirlo come se accadesse ora.

Era la nostra ultima occasione, probabilmente a settembre non mi rinnoveranno il contratto, e quando ho accettato di uscire a pranzo con lui sapevamo entrambi che dovevamo approfittarne.
Non ci siamo neanche arrivati al solito bar, mi sono ritrovata la sua lingua in bocca già nel parcheggio della ditta, incuranti dei colleghi che ci potevano vedere.
Non ho opposto resistenza, rilassandomi sul sedile comodo della sua macchina con le braccia abbandonate sui fianchi e le cosce dischiuse per dare sollievo alle pulsazioni della mia figa fradicia e gonfia di voglia repressa.

“Portami da qualche parte, voglio scopare”

Non se l’è fatto ripetere, e in un silenzio carico di attese si è diretto verso la collina, oltre il castello.
Deve essere pratico di scappatelle in questa zona, chissà quante colleghe si è già scopato, infatti a colpo sicuro ha imboccato una stradina sterrata e parcheggiato in un tranquillo spiazzo all'ombra dei castagni.
Ci siamo seduti sui sedili posteriori continuando ad intrecciare le nostre lingue, ma volevo di più, volevo l’abbandono totale.

“Voglio stare nuda…”.

L’ho guardato con aria trasognata mentre mi spogliavo completamente, inginocchiandomi poi sul sedile per potermi occupare meglio di lui.
Il suo sguardo è corso lungo la mia schiena inarcata, fino al mio culo esposto verso il finestrino e completamente dilatato.

“...che bel culo che hai…”

Io armeggiavo con i suoi pantaloni, lui armeggiava con il mio culo cercando di raggiungere  l’apertura tra le grandi labbra.
Mentre riuscivo a liberare il cazzo e mettermelo in bocca, lui trovava la strada giusta, infilando il medio in un lago di umori.
 Ho mormorato tutto il mio godimento muovendomi avanti indietro, e facendo così entrare e uscire il suo cazzo e il suo dito per assaporarli al meglio.

“…che troia… che troia… guarda come spompini…”

Mi accompagnava con la mano posata sulla nuca, invitandomi a prenderlo sempre di più. Ma mi mancava il fiato, e solo quel dito non mi bastava più.

“Spogliati anche tu.”

Era il primo uomo oltre mio marito con cui facevo sesso da anni, e la sensazione di estraneità e di eccitazione mi stordiva.
Ha il corpo di un quarantacinquenne, massiccio ma non molto sportivo, con folti peli sulle cosce e sul pube, ma accorciati sul petto ampio.
E’ molto diverso da quello a cui sono abituata, e la cosa mi è piaciuta.

“Adesso scopami.”

Mi sono adagiata  contro la portiera attirandolo a me. Mi baciava con foga, stringendomi i seni che strabordavano dalle sue mani. Ondeggiava il bacino facendo scorrere la cappella tra le mie gambe, forse con l’intenzione di penetrarmi senza l’aiuto delle mani.
Io però non avevo pazienza, e con la mano ho indirizzato il cazzo dentro di me, quasi a volermi scopare da sola. L’ho afferro saldamente dalla base stringendo con forza, e assecondando i suoi movimenti che mi aprivano per bene strappandomi gemiti di godimento.
 Lui voleva sentirmi meglio, e mi ha tolto la mano allargandomi per bene le gambe prima di affondare completamente dentro di me , facendo aderire i nostri bacini.

“Che figa fantastica che hai… mi fai morire…”

Mi scopava bene, con forza. Il suo cazzo mi riempiva e mi provocava scosse di puro piacere aprendosi la strada dentro di me.
Ho puntato un piede sul soffitto dell’auto per rispondere ai suo colpi il meglio possibile, e non perdermi niente di quelle sensazioni.

“Ti piace scoparmi vero? Da quanto tempo volevi farlo?”

Lo stuzzicavo, lo incitavo, la sensazione di essere l’oggetto del suo desiderio mi faceva impazzire.

“Voglio sborrarti dentro, fartelo sentire tutto…”

Ormai non  capivo più niente, sentivo solo i colpi che mi sconquassano e l’orgasmo che onda dopo onda cominciava ad esplodermi da dentro.
Il suo cazzo è diventato talmente duro e gonfio che rischiava di spaccarmi.
Gli ho urlato il godimento in bocca mentre lo sentivo pulsare e schizzarmi dentro, per poi rimanere abbandonata sotto di lui mentre i nostri respiri affannosi piano piano si placavano…



Un altro cazzo mi riporta alla realtà, mentre preme sulle mie cosce provando a strappare un consenso per godere un po’ di me.

No. Stasera non sono tua, stasera non puoi godere di questo corpo.

Mi  scosto e mi copro con il lenzuolo mormorando vaghe e assonate parole di rifiuto.

Ti sento mentre ti volti, percepisco la tua rigidità e il tuo disappunto. Ma non mi importa… anzi, la cosa mi eccita ancora di più, e quando affondo due dita nella figa fradicia, riprendo a sentire suoni e odori di un pomeriggio di sesso clandestino. >>