venerdì 8 aprile 2016

E poi il destino beffardo ci guarda , in un aprile che s’illude d’esser già estate

Una massa nera sovrasta la città.

Avvicinandomi vedo comparire la trama intricata dei lampi al suo interno, ed è una scena impressionante, bellissima.
L’aria è tiepida, umida ed elettrica. Tra poco verrà giù il finimondo, c’è solo da sperare che non grandini.

Ma non siamo mica a luglio, no?

Ti devo paccare. ..il temporale ha fatto danni ... Però sarebbe stato meraviglioso ascoltare il suono del temporale totalmente nudi dentro la macchina...

Si sarebbe stato bello.

Avevo voglia di abbandonarmi, di sentire il tuo corpo nudo e caldo sopra il mio, di affondare il viso tra i tuoi capelli per respirare il tuo odore mentre lo scroscio dell’acqua all'esterno allontanava ogni forma di pensiero contrario.
Potevo già sentire la scossa di piacere che avrei provato al momento di penetrarti, quando la tua mano sicura mi avrebbe guidato dentro di te, dentro quel sesso caldo e umido di cui comincio a perdere il ricordo.
Afferrare quel culo così perfetto, spingerti verso di me mentre la mia bocca cercava i tuoi seni.

E’ facile scacciare la tentazione, mantenere il controllo restando alla larga dal pericolo.
Ma quando molli i freni, ti lasci trasportare e oltrepassi il confine della reticenza, allora diventa doloroso vedersi portare via all'improvviso l’oggetto del desiderio.

Ma è il Destino a condurci l’una dall'altro.
Ed è il Destino a tenerci lontani.

Non l’ho mai forzato.

Non lo farò ora.

giovedì 7 aprile 2016

L'ho già detto che amo le rosse?

Credo di essere stato segnato dalla mia professoressa di italiano delle scuole medie, una donna austera e regale di cui non ricordo un sorriso, con la pelle bianchissima spruzzata appena di lentiggini leggere intorno al naso e due occhioni indagatori che erano per me impossibili da sostenere.

Quegli occhi mi hanno guardato come nessuno prima, e in quello sguardo ho visto per la prima volta un barlume del vero me stesso.
Ho visto quello che potevo essere, quello che potevo dare, e anche per questo sono passato dall'essere uno svogliato ragazzino avverso alla lettura e all'approfondimento al diventare il migliore della classe in italiano (come maschio... le femmine hanno sempre una marcia in più!).

Dopo?

Quel modello di donna non l'ho più ritrovato nelle mie amanti. Forse non lo vorrei neanche, mi spaventa l'idea di intaccare quella figura.

La Matta un po' si è avvicinata a questo stereotipo: più grande di me, non rossa ma castana rossiccia (in un certo periodo proprio tinta di rosso vivo), occhioni azzurri, pelle bianca, tratti affilati e lentiggini sul corpo.
Ma quella luce? 
Quell'intelligenza che si manifestava nelle parole, nei gesti, nei lunghi silenzi ben cadenzati?
No, quella no. Neanche lontanamente.



Tutto questo perché mi è venuto in mente?
Perché guardavo questo blog con le sue foto che mi piacciono sempre, perché questa donna ha una luce sua che mi ha sempre rapito e ipnotizzato:










mercoledì 23 marzo 2016

Disgelo

Lunedì era primavera.
Ma era lunedì, ed io ero troppo impegnato ad essere depresso per l’inizio nuova settimana per prenderne atto.
Martedì, a maggior ragione, era quasi primavera inoltrata, ma io soffrivo i postumi della depressione da lunedì.
Oggi però è decisamente primavera, pochi cazzi, e anche se stamattina pioveva, era d’obbligo tirare fuori la bicicletta per andare al lavoro.
Tanto ilmeteo.it diceva che non stava piovendo.
E io gli credo.

Quindi sono ufficialmente pronto: vita all’aria aperta, deambulazione a ciclo (o ciclica?), corsa serale, fotografia floreale...


Magari un timido dinamismo sessuale?


mercoledì 17 febbraio 2016

Tu, mia musa di pomeriggi annoiati

Le poche luci riescono a stento a tenere fuori il buio della sera.
Qualche monitor abbandonato, i corridoi al di là dei vetri, la mia lampada da scrivania schermata di verde.

La musica e la penombra mi isolano sempre di più, lasciandomi vagare tra i miei pensieri.
Sono comodo, rilassato, eccitato.
Scorro filmati porno, immagini di nudo. Vago in rete in cerca di racconti erotici, di spaccati di vita altrui, di buchi della serratura dietro i quali nascondermi crogiolandomi nel mio desiderio.

Alzo gli occhi e la vedo entrare con il necessario delle pulizie.
Sfortunatamente insieme al suo collega.

Sul mio monitor scorrono immagini di cazzi enormi che penetrano a fatica giovani donne dai visi distorti di piacere.
Lei è dal lato opposto non può vedere, a meno che non indovini qualcosa dal riflesso sulle vetrate alle mie spalle.

Dovrei forse interrompere?
No, mi piace il rischio.
Cos’accadrebbe se vedesse cosa sto facendo?
Rimarrebbe schifata e scandalizzata? Oppure un brivido di eccitazione contagerebbe anche lei?
Tengo sotto controllo il suo sguardo, ma questo è sempre abbassato sulle superfici da pulire.

Oggi è un giorno particolare, sono venuto al lavoro in tuta, e il fatto di avere un indumento così leggero e informale, veloce da togliere, amplifica i miei pensieri osceni.
Mi accarezzo piano sotto la scrivania, godendo della sensazione del mio cazzo che si indurisce pur costretto negli slip stretti.
Lei è ormai alla scrivania accanto la mia, quindi chiudo la finestra dove la ragazza di turno ha ormai estratto abilmente le ultime gocce di sperma dal cazzo che la sovrasta, godendomi lo spettacolo del suo culo generoso avvolto in un paio di jeans sformati.

E’ trasandata ultimamente, o forse ingrassata. Ha un’aria di sciatteria e noncuranza mista ad alterigia che mi eccita da morire.

Percepirà il mio sguardo scivolare umido lungo la curva della schiena?

Immagino il calore in mezzo a quelle cosce.
Immagino il pelo riccio e nero come la sua testa, denso e profumato di odori forti.

Mi alzo lentamente e le passo dietro, dirigendomi con calma verso i bagni.
Ho voglia di brividi più intensi, ho voglia di rimescolare le sensazioni sterili che invadono l’aria stanca della sera.
In bagno mi tolgo in fretta pantaloni e mutande, rimirando il mio cazzo semi eretto libero nell’aria fredda del locale.
Mi accarezzo ancora un attimo, immaginando lei inginocchiata sulle mattonelle  sudicie in attesa di farmi sentire la sua lingua.

Rimetto solo i pantaloni, e con le mutande in tasca ritorno al mio posto.
Il cazzo preme sulla stoffa leggera, delineando perfettamente la sua forma: il bordo della cappella, la vena prominente.
Gli sguardi dei due comunque rimangono lontani, soprattutto di lei, sempre ligia e concentrata sul suo lavoro.

Mi risiedo e continuo a fantasticare, accompagnando i miei sogni ad occhi aperti con un deciso massaggio del dito indice sulla cappella sempre più gonfia.
La premo, la stringo, trastullandomi dell’effetto quasi doloroso della stoffa e godendo del mio essere depravato e inopportuno.


Ma intanto lei è passata al alto opposto del locale, ormai quasi completamente nascosta ai miei occhi...



Tanto vale tornarsene a casa.

martedì 2 febbraio 2016

Homo Erettile

Essere uomini è davvero duro.

Ringrazio il cielo di essere stato previdente: doccia accurata, mutande sportive nere, calze anch'esse sportive ancora nuove e in buono stato (confesso di avere un rapporto complicato con le calze, a causa della pessima abitudine di girare sempre scalzo, sporcandole e usurandole così in maniera sproporzionata.)

Quando mi sono presentato per la seconda seduta di fisioterapia, in cui avrei effettuato la prima sessione di tecarterapia, ero già predisposto per passare il mio tempo con il ragazzo della volta precedente. Così quando si è presentata quella giovane  in camice bianco, poco più che ventenne, sono rimasto un po’ spiazzato...

Sarà mica lei a seguirmi?

“Prego signor Vì, si accomodi pure”

Oh cazzo.
Venti minuti di piacevole massaggio al ginocchio e alla coscia, con la sua mano incredibilmente morbida e vellutata che segue e asseconda il lavoro dello strumento.
La sua espressione assorta e concentrata, con il labbro inferiore carnoso e sporgente, estremamente sensuale, a poche spanne dalle mie parti intime...

Ce la posso fare.
Si, ce la posso fare.

Profughi siriani...
Intervento in Libia...
E’ giusto convogliare fondi verso la Turchia per la gestione immigrati?
La frattura della rotula deve essere molto dolorosa, ma forse è peggio il crociato, sicuramente entrambi...
Che poi Renzi fa bene a far girare le palle ai Crucchi, tanto l’alternativa a fare i bravi è vederli farsi i comodi loro e non ottenere mai niente...
E comunque chi è quello stronzo che ha messo incinta la Meloni???

No! La Meloni ingravidata no cazzo!!!

Naufragi primarie in Iowa Salvini al Family Day rottura scomposta del perone...

“Bene, per oggi basta. Possiamo già fissare una seconda seduta per giovedì?”

No.
Io non ce la posso fare.

Mi do malato.

mercoledì 27 gennaio 2016

Gennaio sta scivolando via, inesorabilmente malinconico

Non riesco a riprendermi, a ritrovare una mia dimensione, un mio posto.
Vagando pigramente tra le vecchie cartella di fotografie ho ritrovato questa, datata 2010 e pubblicata sul vecchio blog Splinder.



Questi sei anni di blog sono trascorsi in un attimo, e riguardando i vecchi post a volte mi sembra di aver progredito l’equivalente di sei giorni.


In realtà 6 anni sono un’eternità
Io in 6 anni sono nato e sono diventato "grande", attraversando trionfalmente quell'evento epocale che era il passaggio dagli anni settanta agli ottanta.
Da paffuto bambolotto sono diventato un ragazzino che andava a scuola! Con la sua cartella! Anche in bici! E che da lì a pochi mesi avrebbe cominciato le scorrerie sul Ciao dell’amico (ancora come passeggero per un paio d’anni) scorrazzando per i campi del paesello.

Gli anni settanta, gli anni ottanta...vi rendete conto?

E come rievocare ere mitologiche, periodo d’oro dell’umanità.
A volte sento dentro l’atmosfera di quelle giornate spese tra gli scaffali del supermercato dei miei, con la radio in diffusione e quelle canzoni che conosco perfettamente , ma di cui non saprei mai tirar giù un elenco.
Ora ho bruciato gli “Anni Zero” come se fossero un veloce intramezzo tra un tempo e l’altro di un triste sceneggiato Mediaset. E metà degli “Anni Dieci” se ne sono andati senza che qualcuno sia stato ancora in grado di classificarli con un etichetta almeno lontanamente evocativa.

Se non con quella di “Gli anni della crisi”.

Propositi per il 2016?

Godermi il 2016 cazzo.