giovedì 20 gennaio 2022

21 days challenge

Ho deciso di provare una bella sfida:

21 days challenge... 21 giorni senza orgasmo.


Che sarà mai? Mi dicono alcuni.
Beh, per uno che ha una media di un orgasmo al giorno non è sicuramente una cosa semplice.

L'idea di base è che l'ORGASMO SPASMODICO, il tipico orgasmo maschile oppure il veloce orgasmo clitorideo femminile, comporti una spreco di energie e non permetta un controllo profondo dell'atto sessuale ed un incanalamento efficace di energie sessuali.

Inoltre c'è il rischio di assuefarsi alla masturbazione e al porno, perdendo la capacità di coltivare una profonda ed intensa vita sessuale con il partner.

In più c'è tutto il discorso tantrico dell' ORGASMO INTERNO maschile, che pare sia di un'intensità grandissima e che dia enormi benefici fisici all'uomo, ma questo devo ancora riuscire a comprenderlo.

La cosa difficile è che durante la pratica bisogna tenere alta la tensione sessuale, facendo sesso e masturbandosi senza mai andare oltre il limite.


Oggi siamo al settimo giorno, e la cosa diventa veramente dura...


Questa mattina al suono della sveglia avevo una bella erezione mattutina. Mi sono voltato verso il corpo caldo di Lei facendo percepire la situazione e stuzzicandola un po'.
Scostate le mutande ho apprezzato una piacevole umidità e cedevolezza della carne, quindi con poco sforzo, mi sono ritrovato dentro di lei piacevolmente stretto in una caldo e liquido abbraccio.

Dieci minuti esatti, dieci minuti tra un post-poni e l'altro della sveglia, dieci minuti di movimento lento fino a premere con forza la pancia contro il suo culo morbido, concentrandomi a fondo sulle sensazioni della mia cappella che premeva e accarezzava dentro di lei.

Poi basta.
Stop.

Alzarsi di corsa con ancora il cazzo umido per prepararsi al lavoro e ad una giornata di ulteriore sofferenza.



(Neanche la corsa e la doccia fresca in pausa pranzo è servita a molto)







 


martedì 11 gennaio 2022

La Strada verso la Perdizione (Post perduto tra le bozze)

Avevo scelto il ristorante con cura. Era uno dei più raffinati della zona, soprattutto per la sua rinomata cantina, ma allo stesso tempo era un luogo in cui io e mia moglie eravamo conosciuti, sia dal personale che dai frequentatori abituali.

Lei aveva indossato il vestito lungo verde e nero che adoro tanto. Morbido sul petto e dalla gonna ampia e voluminosa.
Sotto, il corpetto che le avevo regalato e che la stringeva perfettamente dando forma al seno che le gravidanze avevano reso meno tonico rispetto al passato.
I tacchi alti le mettevano in risalto la caviglia e l’inizio della gamba tonica durante ogni passo, soprattutto mentre saliva le scale.
Le feci strada, lasciando poi passare Marco e attendendo qualche secondo prima di seguirli.

Leggevo il nervosismo di lei nella tensione dei movimenti, forse sapeva che sia io che il mio socio le stavamo ammirando il culo guizzante sotto il tessuto leggero.

Attraversammo il locale attirando qualche sguardo. Normale, pensai, eravamo due uomini attraenti ed eleganti nelle nostre camice bianche, al seguito di una donna affascinante e non banale.

Come richiesto, la cameriera ci fece accomodare in uno dei separé, versandoci subito tre calici di champagne.

Mi piace osservare, mi piace godere dell’attesa e crogiolarmi in quel cullare di torbide aspettative.
Sorseggiando il mio rosso ascoltavo i discorsi ininterrotti di lei, sintomo del suo nervosismo, intervallati dagli sproloqui e dai pavoneggiamenti di Marco.

Il buon cibo e soprattutto il buon vino fecero effetto in fretta, sciogliendo l’atmosfera e rendendoci inclini a battute e ammiccamenti.
Sempre più spesso la mano di Valeria si posava sul braccio nudo e depilato di Marco, per rimarcare concetti o apprezzamenti a battute varie.
Io nel frattempo mi godevo lo spettacolo delle sue guance arrossate e degli occhi lucidi con le palpebre già pesanti per l’alcool.
Ad un certo punto lasciai scivolare la mano sotto il tavolo, cercando la pelle morbida della sua coscia sotto la stoffa.
Anziché scostarsi lei aprì leggermente la gamba, lanciandomi di sfuggita un’occhiata compiaciuta mentre ascoltava un qualche discorso sulle ultime vacanze in Spagna del nostro ospite.

-Ehi ragazzi, andiamo a vedere se troviamo qualche bella festicciola in centro?- Proposi ad un certo punto sul finire della cena -Prendiamo solo una macchina, tanto poi ripassiamo tutti di qua.

Mi avviai a pagare (Non volevo permettere di fare la figura dello scroccone), e poi attesi gli altri due per dirigermi alle auto.
Avevo cominciato ad essere vittima della solita urgenza che conosco bene... la voglia di realizzare uno dei miei intenti da depravato.
Valeria e Marco mi seguivano continuando a ridere e parlare, e arrivato alla macchina  potei per qualche secondo guardarli avanzare come una coppia fatta e finita... 

Come se io non esistessi neanche.

Marco afferrò la maniglia della portiera posteriore, mentre Valeria, come d’abitudine, si protese verso il suo posto davanti.

-Ehi! Non lasciamo il nostro ospite da solo! Siediti anche tu dietro Vale!

Per una attimo calò su di noi un leggero velo di imbarazzo, ma grazie alla prontezza di Marco la titubanza di Valeria fu usata a nostro vantaggio

-Ecco si! Non mi lasciate da solo! 
Piagnucolò con finto dispiacere aprendo la portiera a vale per farla accomodare.

Dopo pochi minuti di viaggio l’atmosfera era tornata ciarliera e spensierata come prima.
Nello specchietto vedevo lui parlarle fittamente e farla ridere, ma la musica volutamente alta creava una sorta di schermo invisibile che li isolava in una nuova intimità.
Ad un certo punto vidi il viso di lui avvicinarsi sempre di più a quello di mia moglie, senza smettere di parlare e ridere, fin quando con naturalezza e decisione le sue labbra si posarono sulle sue, mentre una mano le prendeva la nuca attirandola verso quel bacio.

Un attimo indelebile, che si scolpiva nella mia mente

Dopo mesi di pianificazioni e preparazione, avevo ottenuto il mio obiettivo.

La lingua di lui le entrava in bocca, grondante e vogliosa. Lei era senza difese, e ricambiava come poteva con quella lingua delicata che conoscevo bene.

-Vale! Ma che fai? Ti limoni il mio amico? 
Dissi ridendo.
Lei mi guardò disarmata, senza difese nei confronti del languido eccitarsi del suo corpo.

Senza riuscire a rispondere abbandonò la testa di lato con un sospiro, conquistata dai baci di marco sul suo collo candido.

-Che buona che sei Valeria, che morbida...

La mano forte di lui le strizzò un seno insinuandosi poi nel vestito per portare alla luce il capezzolo grosso e sporgente.

-Fabry tua moglie ha voglia, forse tu non le dai abbastanza! 
Disse ridendo

Vale si abbandonò sullo schienale, lasciandosi succhiare i capezzoli uno dopo l’altro.

-Ecco vedi!? Le ho raccontato di quanto ce l’hai grosso e adesso lei non riesce a resistere!

-Non è vero!- Ridendo tra un mugolio e l’altro.

-Fabry ha ragione, vuoi vederlo?

Lo sguardo di lei mentre annuiva, mordendosi le labbra con bramosia, per poco non mi fece sborrare.

Aggiustai lo specchietto per vedere le sua mani aprire i pantaloni, scostarne i lembi e afferrare con difficoltà quel cazzo di almeno 23 cm.
Faceva fatica a circondarlo con una mano tanto era spesso.
Lui le afferrò la nuca e la spinse tra le gambe, invito che Vale accettò di buon grado aprendo la bocca per ingoiare il più possibile quella bella cappella gonfia.

Io continuavo a guidare per la città, le luci entravamo a intermittenza illuminando la testa di mia moglie che si abbassava ritmicamente.
Ad ogni semaforo vetture ignare si accostavano, ma forse grazie ai vetri leggermente oscurati non si accorgevano di niente.

-Spogliati tutta!- Le disse.

-Ehi! Non vorrai mica farti scopare in macchina davanti a tuo marito!

Ormai non la fermava nessuno. Si tolse in fretta vestito e mutande, rimanendo con il corpetto semi abbassato che le faceva uscire il seno.
Con qualche difficoltà si arrampicò sopra marco seduto in centro, e vidi chiaramente la mano di lei afferrare il cazzo e puntarlo sulla figa, aprendosi poco per poco alla sua spinta.

-Oddio, che male! Mi spacchi!- Grugnì contro la sua bocca

Vedevo quella figa che conoscevo così bene tendersi e avvolgere l’asta che entrava piano. Il suo culo esposto alla luce della città cominciò a salire a scendere, prima piano per prendere confidenza con il grosso cazzo che la riempiva, poi sempre più veloce, fino in fondo.

Andò avanti per un tempo infinito, lo sciabordio di quella figa martoriata e i suoi lamenti di godimento diventarono un sottofondo ipnotico al mio vagare per la città, fino all'esplosione di un profondo e liberatorio orgasmo per entrambi, uno dentro l'altra...

Dove ci avrebbero portato quelle strade?









venerdì 18 ottobre 2019

Specchio specchio delle mie brame...

Questo blog è moribondo, non morto.

Il ME descritto su questo blog tanto meno lo è (O almeno mi illudo che sia così).

Qui ho descritto, raccontato, analizzato la parte più vera di me stesso, e chi mi ha conosciuto (letto, ascoltato, toccato) mi ha forse conosciuto come pochi altri.

Il mio Viaggiatore Immaginario.
Il mio Passeggero Oscuro.

Mi chiedo se il mio Io sia così complicato (o strano) da non essere adatto ad una normale vita relazionale o affettiva.
Mi chiedo anche se io non sia vittima di sovrastima, magari nascondendo a me stesso il fatto di essere privo di quelle doti che rendono semplice agli altri il relazionarsi tra loro e vivere in società.

Oggi mi hanno detto (non è una novità) che sarei più adatto ad una vita da lupo solitario. Autonomo e senza legami.

Cosa strana, poche ore prima riflettevo sulla stessa cosa.

Eppure ho una vita pubblica zeppa di rapporti e socialità... non capisco se è una reazione compensatrice, una paura profonda per la mia reale natura o più semplicemente un dualismo estremizzato.

Anche tornando al tema centrale di questo mio amato blog: il sesso e le donne...

Come faccio ad essere il più solido e longevo dei monogami, e allo stesso tempo la più turpe puttana possibile? (O almeno esserlo stato?)

Negli ultimi due/tre anni ho concentrato le mie energie e le mie fantasie all'interno della coppia.
L'idea era quella di non dover scappare altrove per coltivare una sessualità ingorda e fantasiosa. E poi diciamocelo, la più alta fantasia è quella di veder la propria compagna scopata da una altro. Ammirarla godere mentre un altro cazzo la penetra con forza.

Fantasia o incubo, il confine è labile.

Purtroppo, o per fortuna, a me questa fantasia non sembra poter essere concessa, pur avendole provate tutte.
Esattamente un anno fa, la mia ricerca ossessiva per trovare una strada nel mondo del "caudalesimo" raggiungeva l'apice con la conoscenza di Alberto.

Tutto è nato da siti appositi, in cui ho espresso la mia voglia.
Tra tutti, mi ha colpito il messaggio di Alberto, un uomo sulla sessantina, colto e intelligente, a suo dire esperto amante e conoscitore del gioco.
Con lui è iniziata una corrispondenza fitta, molto stimolante per me.
Mi ha fatto da coach, spronandomi a esplorare la sessualità della mia donna e metterla alla prova in un modo per me nuovo, spronandomi a indirizzare le mie voglie e le mie fantasie verso di lei e non, come forse sono più abituato, verso l'esterno della coppia.

I benefici si sono visti, sono stati mesi intensi e interessanti, coronati da una vacanza naturista ad alto tasso erotico.
Poi di nuovo lo slancio è scemato, le iniziative hanno perso vigore e le difficoltà della vita quotidiana hanno rallentato il processo.

Quanta fatica.
Quanta frustrazione.

Non era forse meglio cercare altrove, slegarsi da incombenze relazionali che inevitabilmente rallentano l'abbandono al piacere?

Ho voglia di esplorare più a fondo questi dubbi...











mercoledì 20 dicembre 2017

L'Uomo delle Foglie


L’uomo delle foglie arriva con il vento freddo del tramonto.

Porta aria di neve, di ghiaccio ormai vecchio e di larici ingialliti.

Racchiude in sé tutto il freddo della solitudine, del bisogno di amore profondo


La donna dei libri sorride alla gente.

Ha braccia forti per abbracci roventi, uno sguardo dolce di chi già comprende

Accoglie a sé l’uomo che guarda lontano, sussurrando alla sua mente e poi prendendolo per mano.



L’uomo delle foglie e la donna dei libri svaniscono agli occhi della città

Suonano i loro corpi solo in punta di dita, sussurrandosi verità.

Collezionano gli orgasmi e  le gocce di condensa,  arroventano l’inverno senza più alcuna pretesa.

giovedì 15 giugno 2017

Soddisfazioni

Una delle mie (tante, troppe) fantasie erotiche riguarda le due ragazze delle pulizie che lavorano nella mia ditta.

Della prima ne ho già parlato, ed è decisamente la migliore: carnale, riccia, sguardo sfrontato e culo generoso.
Un po’ grezza, ma è questo che ne esalta il fascino sessuale.
La seconda è arrivata da poco. Più giovane, 20/25 forse?, meno erotica ma comunque attraente, specie con quelle belle tute sformate che le fasciano il culo (non di certo tonico) quando si piega a novanta.

Decisamente impossibile concludere qualcosa con entrambe, né con la prima, anche se sembrerebbe più fattibile, né con la seconda che pare molto riservata e molto fidanzata.

Ma poi...

Una mattina particolarmente ricca di voglie e fantasie galoppanti, mi sono ritrovato con il cazzo troppo duro per poterlo lasciare rinchiuso nei jeans scomodi.
Decido che si necessita di una bella sega liberatoria nei bagni, alzandomi in fretta verso il corridoio.

I jeans piuttosto grandi, io che di certo non sembro Rocco, fatto sta che non mi preoccupo molto di nascondermi, neanche quando la ragazza più giovane spunta dai bagni puliti e mi incrocia.

Ciao
Ciao...

E subito vedo il suo sguardo che si abbassa, attraversato all'improvviso da un lampo di... sorpresa? Interesse? Sicuramente di comprensione.

Mi guardo e noto che in effetti la punta del cazzo preme con decisione all'altezza del taschino  (quello che non si capisce mai a che minchia serva, talmente è stretto e profondo), rendendo ovvio che non è qualcosa che ho in tasca a creare quello strano e pronunciato gonfiore.

La cosa mi piace, mi eccita ancora di più.
La sega successiva sarà veramente soddisfacente.

Chissà lei che pensieri si sarà fatta, e se un minimo di fantasie erotiche sia in fondo riuscito a causarle.
Me la vedo bene stesa sul letto, in uno di questi pomeriggi caldi e umidi, ad affondare le proprie dita in una bella figa pelosa e cicciotta, sognando magari di essere presa da dietro contro il muro piastrellato dell’antibagno da un cazzo voglioso di esplorare quella figa grondante.


Ma le donne le pensano queste cose???

lunedì 5 giugno 2017

Cedimenti

-Vieni a pranzo da me? Oggi mangio a casa da sola...

-(No forse è meglio di no, ho del lavoro da finire, poi in pausa volevo starmene tranquillo all'ombra leggendo un libro, perché la buona e sana solitudine introspettiva è la miglior scelta di vita possibile, e basta con queste storie infruttuose e complicate, che in fondo c’abbiamo la nostra età – tu specialmente – e dovremmo pensare a mantenere in ordine le nostre vite...)Ma certo! Ci vediamo all’una?


Ero stato bravo.
E anche se i suoi  occhi azzurri quel giorno racchiudevano il cielo, e la loro limpidezza lasciava intravedere squarci di paradiso, ce ne eravamo rimasti a debita distanza.
Avevamo mangiato, riso, bevuto sotto il sole allegro di maggio lì sulla terrazza, cercando ogni tanto conforto all’ombra di un vecchio ombrellone sbiadito e facendo finta di essere in vacanza lontano.

Il tempo era quasi scaduto, e da lì a poco sarei dovuto rientrare al lavoro. Facile quindi rilassarsi e abbassare le difese.

Fu sufficiente per lei appoggiare le sue gambe sulle mie, con i polpacci nudi e i piedi scalzi. Forse senza malizia, ma solo per rilassarsi bevendo l’ultimo bicchiere.
E forse senza malizia, le accarezzerai la linea snella della gamba, per poi massaggiarle piano la pianta del piede cercando i nodi di tensione che le ingarbugliavano la vita.

E fu in quel momento, senza che neanche mi offrisse il caffè, che tutto precipitò.

Fu un attimo, naturale, sporgersi verso il suo sporgersi e incontrare la sua lingua, così tanto desiderata in fin dei conti.

- Ci vedono! Andiamo dentro.

E’ incredibile come il ricordo più vivo è più forte siano le sue parole sussurrate, cariche di desiderio e di promesse, poi mantenute.
Forse perché il resto fu un turbine di vestiti e poi di corpi, di pelle, di gemiti e urla soffocate tra le lenzuola.

Il suo orgasmo nella mia bocca.
Il mio sulla sua pancia.

In sostanza, un altro ritardo al lavoro.

venerdì 5 maggio 2017

Il Labirinto del Porno-Fauno

Il “Labirinto” era un lungo e intricato corridoio sul quale si aprivano cubicoli con scomodi letti, zone buie con glory hole, e una stanza più ampia verso la fine, con delle strane amache ginecologiche appese al soffitto con delle catene, catene sulle quali erano presenti delle fasce per inserire i piedi e tenere le gambe divaricate e il sesso esposto all'utilizzatore di turno.

Il cambiamento di atmosfera in quella parte del locale era netto.

Gli scarsi avventori sembravano particolarmente timidi nel resto del locale, nel bar, nella sala cinema, nella sauna e nel bagno turco oscurato (anche qui una sorta di labirinto, ma troppo scomodo per praticare).
Nel labirinto invece le luci erano basse e tendenti al viola, posizionate a livello del pavimento per poter illuminare il cammino e vedere a grandi linee le parti basse del corpo, ma lasciando in ombra visi ed espressioni.
Alcuni angoli erano poi particolarmente bui, e spesso si vedevano guizzare corpi bianchi che si intersecavano e accarezzavano.

Si fermò in uno di questi angoli particolarmente buio, sul quale si aprivano tre piccoli loculi contenenti uno stretto letto-panca di simil pelle nera.
Subito tre uomini si fecero avanti, palpando e ansimando, protendendo i loro cazzi già duri e pronti.
Incredibilmente tutti bei cazzi: uno un po’ più lungo, un altro un po’ più largo, uno con una cappella davvero grossa e ben fatta. Si chinò avanti per prenderli in bocca a turno, mentre mani irruente allargavano il culo cercando altre vie di piacere.

La cosa andò avanti per qualche minuto, ma la scomodità del posto e ancora un certo impaccio e imbarazzo dei giocatori fece disperdere il gruppo dopo poco.

Ancora un giro per il locale, un bagno veloce nell’idromassaggio, una sosta davanti alla stanza cinema illuminata da uno scadente porno muto, poi si fermò nella sala delle “amache”, lasciando cadere l’asciugamano a terra ed esponendo il corpo nudo alla luce, in quel tratto più intensa.
Subito un uomo piuttosto insignificante, timido e impacciato, si avvicinò proponendo il suo cazzo.
L'offerta venne subito accettata, e il cazzo preso in mano. Lo segò per qualche attimo per ammirarlo e saggiarne la consistenza, poi si chinò prendendolo in bocca con calma.
I rantoli dell’uomo non lasciavano dubbi sugli effetti positivi di quelle attenzioni.

L’azione in corso attirò subito un altro uomo, decisamente un maschio alfa rispetto al primo, molto curioso assistere a queste dinamiche.
Il secondo uomo era sulla cinquantina, capelli grigi legati in un codino,  decisamente stempiato e con la pancia prominente.
Porse senza tanti preamboli il suo cazzo... ed era veramente bello, fatto apposta per essere venerato. Lungo più di una ventina di centimetri, largo da riempire per bene il palmo e con un cappella grossa dal bordo netto e ben definito.

Non si poteva far sfuggire una simile bellezza, e in poco tempo tutto l’azione si concentrò su quel grosso pezzo di carne, tanto che ”il rivale” si defilò in fretta senza dire niente.

Inginocchiarsi di fronte a quel cazzo, coccolarlo, percorrerlo in tutta la sua lunghezza con la lingua, proseguendo sulle belle palle gonfie, per poi ammirarlo lucido e teso in tutte le angolazioni, era un piacere infinito.
Il pompino proseguiva per un tempo lunghissimo,  senza segni di cedimento da parte dell’uomo.

Era grosso, ma alla fine bisognava provarlo per bene.

Non una parola; due bustine di gel spalmate per bene sul culo; l’abbandono a pancia in sotto sull'amaca; il culo esposto in alto in un chiaro invito.

L’uomo si fece prendere da un attimo di agitazione, armeggiando confusamente tra quelle cosce aperte con il suo cazzo proteso e ben inumidito.
Senza tante cerimonie diede una serie di colpi secchi all'imboccatura dello sfintere, strappando gemiti di dolore alla sua povera vittima sacrificale che ondeggiava su quella specie di altalena mentre veniva violata.

Quella cappella era veramente grossa, e i colpi decisi e poco gentili strapparono mugolii e gemiti di dolore sempre più forti.

Incredibile come il farsi scopare nel culo in quel modo provochi uno stato di trance, di mollezza e sfiancamento in ogni muscolo del corpo già dopo pochi attimi.
Poco a poco il piacere si fece strada, quando il cazzo invadente riuscì a trovare il suo spazio tra la carne arrossata massaggiando le parti interne più sensibili.
I rantoli di godimento si fecero ritmici seguendo i colpi profondi.


Quasi non si accorse, e comunque non riuscì a reagire, quando l’uomo si sfilò dal suo corpo e si portò all'altezza del viso stravolto, masturbandosi convulsamente fino a sborrare sulla guancia e sulle labbra del suo giocattolo di piacere, a cui non rimase che cercare il proprio godimento finale masturbandosi velocemente con la mano.