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giovedì 23 febbraio 2017

Primavere timide lungo argini isolati

Sembra quasi che una timida primavera si affacci all'orizzonte.

Qualche nebbia appiccicosa e invadente ancora.
Qualche sbuffo di neve sulle cime più alte, che spinge in basso un vago odore di freddo gelido.

Ma ormai la testa è proiettata verso giorni caldi, verso pelle nuda che si colora. 
Si programmano gite spensierate in lontane spiaggette isolate, cercando sguardi complici tra occhiate lascive e carezze languide.

Tanta voglia di esibizionismo, di voyeurismo nei boschetti nascosti.
Perché il sesso all'aria aperta è sempre bello, e quando è condito dal fascino e dai brividi dell'ignoto, lo è ancora di più.




mercoledì 16 dicembre 2015

E poi aspetti l'inverno e il gelo del mondo per riprovare a sentirti vivo

Breve pausa dal letargo forse?

Eppure non mi credevo in pausa, per nulla, molto attivo fisicamente e intellettualmente, per quanto mi consentano alcuni vincoli impellenti.
Ma forse questo dinamismo dimostra, come non mai, la presenza di un lato a sé stante ben definito, quel lato oscuro e folle che a volte mi sembra di percepire in modo così netto, e che solo un infantile senso di negazione e di autoprotezione mi porta a identificare come un’entità separata.

Sono sempre io.
Sono solo mio.

E la strada, la notte, il freddo, mi riportano piacevolmente in me.
Vorrei soltanto vagare per questi luoghi abbandonati a sé stessi, godere del piacevole tepore donatomi dall'alcol, aumentarne il livello oltre il limite di guardia, magari trovando un pub dimenticato dal mondo in cui potermi sedere al bancone per chiacchierare di tutto e di niente con il barista di turno.

Esistono ancora posti del genere?
Credo di si, la solitudine dell’uomo è sempre di moda.

Guardo il cellulare, un messaggio della Cacciatrice mi avverte che i suoi piani sono stati stravolti dal lavoro, e che sarà impossibile incontrarci.
Peccato?
Sollievo?

Ineluttabilità.

La voglia di ignoto si rafforza. 
Vorrei perdere la strada del ritorno, farmi trasportare da asfalto sconosciuto.
Ripenso a corpi caldi che ho incontrato tempo fa. Ricordi di seni morbidi e pieni, fica calda e umida che mi accoglieva e mi sfamava, il culo soffice che si divaricava sotto la mia presa mentre affondavo dentro di lei, dentro di loro.
Voci e odori che si mischiano e si sommano nei miei ricordi. Sensazioni tattili  che avvolgono i sensi e rafforzano la mia erezione sterile.

Sale la voglia di perdizione, mi seduce attraversando gli angoli bui delle periferie.

Riconosco il pulsare vivo della bestia che vive di notte: un organismo unico fatto di una moltitudine umana apparentemente disconnessa, ma in realtà perfettamente in sincronia con una ben determinata tensione vibrante diffusa dell’aria.
La vedo nei movimenti lenti tra le ombre dei parcheggi poco illuminati, lungo i viali deserti, oppure nei viottoli stretti pronti a perdersi nei campi.
Riconosco queste dinamiche, riconosco il ritmo che assume chi ne è parte.

E’ affascinante, a tratti inquietante.

L’attrazione è forte, ma il gioco è farsi lacerare da essa.
Immagino me stesso fermarsi nel cono d’ombra giusto, attendere con trepidazione l’auto che si affianca.
Il terno al lotto, il tiro cieco a cui non ci si può più sottrarre.
Affrontare l’altro uomo che si avvicina al finestrino, estraendo senza cerimonie il cazzo semi eretto, già posizionato all'altezza dei tuoi occhi.
Sei pronto a prenderlo in mano?
Sentire la carne morbida e calda riempirti il palmo?
Conosci alla perfezione le sensazioni che stai dando scoprendo poco a poco la cappella gonfia, tirando a fondo la pelle per spremere al massimo l’erezione mentre lo avvicini alla bocca.
E’ un bel cazzo?
E’ grosso?
Ti piace vero?
Senti il tuo ano che pulsa e si schiude, mentre l’eccitazione ti invade?
Potresti accoglierlo facilmente, sentirti aprire e usare come una puttana, segarti lentamente con una mano e sostenerti con l’altra al muretto scrostato, per non crollare sotto i lunghi affondi.

Vedi tutto in un attimo, come un gabbiano che sfiora la superficie dell’oceano per assaporare il potere magnetico e l’intensità viva ed aliena che risale prepotente da quegli abissi.


Ma il tuo mondo è aria e nuvole.. e il leggero tocco di un’ala che ti porta lontano.

mercoledì 8 aprile 2015

Ciclicamente

Stamattina avevo voglia di freschezza, leggerezza. 
Una non troppo celata esigenza di sensualità, anche solo riflessa.
Sarà finalmente la primavera, la voglia di ritrovare l’abbronzatura su questa pelle pallida e soffocata dalla pesantezza dell’ inverno, di riscoprire la libertà della vita all'aria aperta.

In realtà la voglia la sentivo già ieri sera, perso a vagabondare nella periferia silenziosa sotto la limpida luce di una luna a tre quarti.
Avrei avuto voglia di perdermi in qualche anfratto buio, ritrovando anime inquiete come me per condividere un po’ di perdizione.


Come ho già detto più volte, tutti noi abbiamo un Passeggero Oscuro che ciclicamente torna a farci visita, a pretendere i suoi cinque minuti di gloria.
Il mio è impertinente, pretenzioso.
Con il passare del tempo mi rendo conto dell’inevitabilità di questi cicli, della necessaria accettazione di questo pegno.
E’ qualcosa che esula dalle nostre vite di tutti i giorni, dai nostri legami e dai nostri limiti. 

Vuole, pretende la sua indipendenza, la sua emancipazione nella nemesi dei nostri canoni ortodossi.

A volte lo riesco a sfamare con poco, anche solo un brivido di audacia nel freddo della notte.
Altre volte mi spinge a osare di più, a valicare i confini che mi portano a percorrere strade tanto familiari e confortevoli sul momento, quanto lontane e inaccettabili al sorgere di un nuovo giorno.


E allora sono partito per la mia giornata consapevole della mia frivolezza, sapendo già che è solo questione di tempo...

e di occasioni giuste al momento giusto.



venerdì 9 novembre 2012

thanks god it's bloody friday...

oggi era una di quelle giornate da incorniciare...

oro fuso sui pendii, cielo azzurro e aria profumata di vento e neve.
un mondo in cornice ad effetto placebo per i miei spiriti inquieti...

dopo aver passato gli ultimi mesi in una sorta di letargo sensoriale -che grazie all'aiuto dei blog mi rendo conto essere  ciclico- il mio "passeggero oscuro" ha ricominciato a farsi vivo...

si, forse sono proprio da accomunare a un serial killer posseduto dal suo lato oscuro e inconsapevole.
cos'ha altro puo' avermi portato in quella piazzola illuminata solo dal lontano riverbero di una tangenziale stretta a cappio intorno a questa città coperta di polvere?

un piccolo raptus di follia, sostituito però quasi subito dal senso di estraneità in una situazione del genere, che mi ha permesso di trovare la decisione per ignorare ogni richiamo e ritrovare la rotta di casa.

eppure la voglia continua a farsi sentire prepotentemente...

voglia di gettarsi nel baratro, uscire da questa dimensione e sperimentare lampi di follia.
un primo passo l'ho fatto, e questo martedì potrei ottenere i primi risultati (o i primi danni???)con un incontro quasi al buio insieme a una coppia.


mi lascio trasportare e non ci penso più di tanto...