lunedì 15 luglio 2013

solo una noce di burro

Forse è il primo vero pomeriggio caldo di quest’estate.
La casa è immersa nella penombra, soffocata dall’aria pesante e immobile che ci si appiccica addosso come un velo umido.

Rassetto la cucina con aria distratta, osservando i resti del nostro pranzetto come sempre curato e soddisfacente.
E’ la cura delle piccole cose a dare un senso alla vita, guai a voler andare troppo oltre, cogliere la visione d’insieme o il senso finale.
Una spolverata di spezie e una manciata di semi nell’insalata di zucchine, la giusta cottura del risotto in un brodo leggero che sappia fare il suo ruolo senza eccessiva invadenza, e poi quella noce di burro finale, appena un fiocco, che è la giusta concessione alla voluttuosità del gusto.

Queste giornate possono raggiungere gradi di perfezione assoluta, senza dover condurre a niente di particolare.

Tutto è cominciato per il meglio, con una scopata lenta e umida in una stanza inondata dalla luce del mattino, con le voci dei vicini e i loro passi nel cortile ad un metro da noi.
E il sentirti rispondere al grassone della casa di fronte, che urla da sotto per sapere se ci sei, mentre con una mano ti torturi il clitoride assaporando la punta del mio cazzo che preme e massaggia a fondo le pareti della tua figa, mi fa quasi perdere il controllo e schizzare prima del tempo…

Ripenso a tutto questo in piedi davanti al piano cottura sporco e disordinato, nudo a parte un paio di vecchie ciabatte da camera (invernali, sarebbe il caso di cambiarle) e un paio di pantaloncini da corsa troppo leggeri e troppo trasparenti per nascondere il cazzo che comincia già ad indurirsi.
Metto via il piattino del burro, pulendo il coltello per spalmare con le dita prima di gettarlo nella vasca del lavabo.
Guardo le mie dita sporche e unte, poi guardo te abbandonata sul divano con il tuo vestitino leggero da casa, quello blu a fiori bianchi con le spalline lunghe e fini e i bordi un po’ consumati, tirato su sulle cosce per prendere più aria.

Con lenta noncuranza, quasi noia, mi avvicino e ti guardo...

...mmmhcchefaiii?...

Shhh, non ti agitare che sporchi il divano, qual era quel film in cui usavano il burro? La Loren e Mastroianni forse? Non l’ho mai visto però mi piace l’effetto che fa spalmarlo intorno buco del culo, si presta bene, specie con questo caldo...

Ride, mi insulta, e la pelle raggrinzita si contrae e si distende ritmicamente, lasciando intravedere un interno roseo rispetto all’alone di scuro dell’esterno.
Opero in silenzio e con fare clinico, inserendo un dito unto e rigirando con attenzione saggiando la cedevolezza della tua carne  fino a quando sudore, umori e burro fuso non si amalgamo per bene rendendo l’entrata del mio cazzo un atto assolutamente naturale per il tuo culo.

Ti allargo per bene le gambe, portandoti giusto al bordo del divano, in modo da affondare il più possibile, e sentire la stretta del tuo sfintere fino alla base del cazzo.

E’ fantastico, e mi godo i movimenti dentro il tuo corpo in ogni millimetro.

Mi piace questa posizione, perché mentre ti scopo lentamente il culo vedo la figa aprirsi e richiudersi , quasi un muto richiamo a qualcosa o qualcuno che si occupi anche di lei.

Quanto vorrei un altro cazzo che venga ad occuparsi di te. Vorrei godere così, come adesso, affondato completamente dentro il tuo culo, e poi mettermi da parte, e vedere un grosso cazzo estraneo farti urlare e godere mentre il mio sperma ti cola ancora da dietro.


Ma oggi sono solo fantasie, e i nostri orgasmi caldi e silenziosi sono solo soffio di vento nell’aria immobile del pomeriggio.

venerdì 12 luglio 2013

risvegli

Sono davvero giorni di vita ordinaria, di una routine fatta di impegni, preoccupazioni, doveri che ti cadono addosso senza lasciarti il tempo di capire come cazzo ci sei finito in una situazione del genere.
E la cosa brutta è che in queste condizioni il tempo vola, i giorni scivolano via lasciandomi stordito e confuso, perso tra mille impegni e vicissitudini che non sono altro che la solita vita di un uomo qualunque.

Ma non ho certo voglia di sentirmi qualunque.
Non pretendo di non esserlo, non ho queste aspettative, ma almeno vorrei illudermi di essere in qualche modo particolare.

E questa sottile differenza tra percezione e realtà a fare la differenza...(forse)

Si, è un periodo in cui l’intraprendenza e l’autostima hanno raggiunto dei minimi storici, e soprattutto ha raggiunto i minimi storici la mia attività sessuale.
Non che questo sia conseguenza di avvenimenti negativi, anzi, però comincio a convincermi che una vita concentrata sul sesso voglia dire una vita concentrata su sé stessi, e quando gli altri richiedono (o catturano) tutta la tua attenzione, rischi di perderti.

Stamattina però ho voluto darmi una svegliata, riprendere un po’ l’abitudine di prestare attenzione a me stesso, sia fisicamente che mentalmente:

una sveglia puntata un’ora indietro, una corsa intensa con il fresco dell’alba, tra campi e boschi che ancora trattengono brandelli di notte negli angoli più nascosti; una colazione all’aperto, in completo silenzio e con la sola compagnia di una cane addormentato ai miei piedi...

L’effetto è oltremodo benefico.

Ho bisogno di sentire il mio corpo, perché da troppi mesi l’ho trascurato. E per me il connubio tra corpo e mente è fondamentale, l’uno si nutre dell’altra.

Ho bisogno anche di complimenti, di riscontri, perché la mia autostima e la mia sicurezza sono da sempre labili incerte.
Ed in questo periodo dal lavoro, non solo dalle donne,  non ricevo molto conforto...ma forse mi rendo conto che prima di tutto sono io che non do molto ad entrambi.


C’è molto musica però (come sempre, anche se qua non ne parlo mai), e allora per ridestarmi sempre meglio ne condivido anche un po’...



martedì 29 gennaio 2013


Che vomito passare la mattinata tra buisness manager con la forfora sul loro bel completo, filosofi bocconiani con aspirazioni da psicologi e designer d’avanguardia sfigati e frustrati che pur di racimolare qualche soldo metterebbero il loro marchio sui pacchetti di biscotti del Mulino Bianco…

Finti, tutti finti… non li sopporto più.

Meno male che la giornata ha cambiato decisamente piega con un pranzo in compagnia delle due "Veline"...
Che figliole! Belle, sane, emancipate, sorridenti.
Oddio, non un pozzo di scienza e di cultura, ma prese a piccole dosi le minchiate che sparano si possono anche sopportare. Specie quando ci si addentra in discorsi simpatici come feticismo del piede e piercing in zone intime.
La bionda è più timida, lo si nota dal vizio di nascondere con abiti comprimenti le sue immense tettone, che su una figura magra e slanciata come la sua risaltano facendole acquistare un paio di taglie in più oltre la quinta che secondo me porta.
La mora è un po’ più tonta, ma secondo me nasconde una propensione alla trasgressione molto marcata, e più di una volta l’ho beccata a fissarmi con aria trasognata (ma magari si tratta di un latente strascico di autismo).
Certo che quella volta che si è messa a decantare la serie di libracci sulle varie sfumature di colore, facendomi leggere il passo sul dilatatore anale, una certa voglia di mettere in pratica con lei questi simpatici giochini me l’ha fatta venire.
Oggi invece le parlo di quanto mi piace il piercing alle piccole labbra, quello con la catenella che penzola tra le gambe e il cui luccichio rende obbligatorio posarci lo sguardo sopra.

Ne aveva uno del genere quella bellissima mammina francese di quest’estate…
Capelli rossi, pelle bianchissima, filo di pelo fulvo a decorare una bella figa carnosa e rosea, con questa catenina scintillante che spuntava dalle labbra.
Ma che arte, che poesia…

La velina bionda arrossisce un po’, la mora invece ride con i grandi occhioni luminosi.

Che belle cavallone nel pieno della loro maturità sessuale…
Per carità, preferisco le quasi quarantenni alle poco più che ventenni , però il pensiero di loro due che si avvinghiano su di me in un letto mi fa schizzare ad un livello di erezione da fondo scala.
Farei vedere alla Mora che bastano due dita e molta lingua per dilatare come si vede il ano, e che godere di un bel cazzo che la esplora là dietro può portare a punte di godimento sublimi e inaspettate.

Vabbeh, le guardo alzarsi ed ancheggiare orgogliose verso l’uscita, lasciandomi da solo con i miei pensieri e con la mia erezione... 

che vita difficile.

sabato 26 gennaio 2013

2013???


Il 2012 sta diventando solo più un ricordo, distaccato e quasi neutro.
Eppure quel dicembre così pesante era solo qualche giorno fa... quasi non mi sembra vero.
E’ stato duro (forse è ancora duro), ma il vedere di nuovo un po’ di sole durante la mattinata mi infonde un po’ di coraggio.
I giorni non sembrano più appiccicarmisi addosso, togliendomi ogni forza e rischiando di soffocarmi.

Adesso però non so bene cosa aspettarmi, o cosa cercare.
L’altra sera lo sapevo molto bene, quando ho composto il numero di camera della Matta, per sentirmi dire una volta per tutte che non è più tempo per queste pazzie, che bisogna mettere la testa a posto e “fare i bravi”.

Che spreco, che notte sarebbe potuta essere…
A saperlo prima almeno, avrei potuto organizzarmi e cercare il divertimento da qualche altra parte.
Invece ho passato la notte attendendo un suo messaggio, o addirittura un suo bussare alla mia porta, e svegliarsi di colpo con il suono della sveglia nelle orecchie, rendendosi conto che la notte è volata via in un nulla, lascia nella bocca dello stomaco un senso di amarezza davvero doloroso.
Però forse serviva un strappo definitivo a questa storia, che ormai si trascinava tra dubbi e speranze per troppi mesi.

Forse dovrei concentrarmi su questo periodo più di riflessione che di azione, lasciar perdere sperimentazioni e pazzie, per gettare basi solide di una vita più equilibrata.

Intanto però sento passare la ragazza delle pulizie nel corridoio dietro di me…
Porta come sempre una bottiglia d’acqua nella tasca posteriore dei jeans, dimostrando una certa morbidezza di glutei pur ben fatti e contenuti.
La guarda assorto e ho già il cazzo duro, come sempre quando mi immagino cosa potrei farle mentre pulisce i cessi, dato che in pratica siamo da soli qui dentro.

Se me lo tiro fuori da sotto la scrivania se ne accorgerà?
Adesso provo…

giovedì 15 novembre 2012

non ne posso più...

... non appena arrivo a casa, mi dedicherò ad una gratificante sessione di autoerotismo spinto.

mercoledì 14 novembre 2012

ma non è come nei film...

lunedì sera ho chiamato sul numero inviatomi via mail...

ha risposto lei, e devo dire che la voce era davvero invitante: dolce e calda, con un tono deciso che lasciava trasparire una certa sicurezza.

mi avevano scritto che al primo incontro volevano andarci un po' cauti, conoscere bene la persona che si trovavano di fronte, ed io mi immaginavo un incontro in qualche locale, per parlare mentre si beveva qualcosa. 
invece lei è stata subito schietta... incontro in un privè appena fuori Torino dopo mezzanotte.

mi ha colto alla sprovvista, lasciandomi un vago senso di diffidenza.
in ogni caso troppo macchinoso e complicato per me organizzare in un posto del genere, non ho assolutamente tempo e voglia.

le dico che ci devo pensare, ma già so che annullerò l'incontro, e infatti così è stato.

mi attirava l'idea di conoscere una coppia semplice, più simile a me, con la quale si sarebbe potuto sviluppare un crescendo di esperienze.
invece credo di essere incappato in due habitué, magari addirittura in combutta con il club per attirare singoli dal portafoglio facile.

non mi dispiace di come è andata alla fine, sono contento e sono stato molto meglio a casa mia ieri sera...


...ho decisamente altre priorità in questo momento.






venerdì 9 novembre 2012

thanks god it's bloody friday...

oggi era una di quelle giornate da incorniciare...

oro fuso sui pendii, cielo azzurro e aria profumata di vento e neve.
un mondo in cornice ad effetto placebo per i miei spiriti inquieti...

dopo aver passato gli ultimi mesi in una sorta di letargo sensoriale -che grazie all'aiuto dei blog mi rendo conto essere  ciclico- il mio "passeggero oscuro" ha ricominciato a farsi vivo...

si, forse sono proprio da accomunare a un serial killer posseduto dal suo lato oscuro e inconsapevole.
cos'ha altro puo' avermi portato in quella piazzola illuminata solo dal lontano riverbero di una tangenziale stretta a cappio intorno a questa città coperta di polvere?

un piccolo raptus di follia, sostituito però quasi subito dal senso di estraneità in una situazione del genere, che mi ha permesso di trovare la decisione per ignorare ogni richiamo e ritrovare la rotta di casa.

eppure la voglia continua a farsi sentire prepotentemente...

voglia di gettarsi nel baratro, uscire da questa dimensione e sperimentare lampi di follia.
un primo passo l'ho fatto, e questo martedì potrei ottenere i primi risultati (o i primi danni???)con un incontro quasi al buio insieme a una coppia.


mi lascio trasportare e non ci penso più di tanto...