Avevo scelto il ristorante con cura. Era uno dei più raffinati della
zona, soprattutto per la sua rinomata cantina, ma allo stesso tempo era un
luogo in cui io e mia moglie eravamo conosciuti, sia dal personale che dai
frequentatori abituali.
Lei aveva indossato il vestito lungo verde e nero che adoro tanto.
Morbido sul petto e dalla gonna ampia e voluminosa.
Sotto, il corpetto che le avevo regalato e che la stringeva
perfettamente dando forma al seno che le gravidanze avevano reso meno tonico
rispetto al passato.
I tacchi alti le mettevano in risalto la caviglia e l’inizio della
gamba tonica durante ogni passo, soprattutto mentre saliva le scale.
Le feci strada, lasciando poi passare Marco e attendendo qualche
secondo prima di seguirli.
Leggevo il nervosismo di lei nella tensione dei movimenti, forse sapeva che sia io che il mio socio le
stavamo ammirando il culo guizzante sotto il tessuto leggero.
Attraversammo il locale attirando qualche sguardo. Normale, pensai,
eravamo due uomini attraenti ed eleganti nelle nostre camice bianche, al
seguito di una donna affascinante e non banale.
Come richiesto, la cameriera ci fece accomodare in uno dei separé,
versandoci subito tre calici di champagne.
Mi piace osservare, mi piace godere dell’attesa e crogiolarmi in quel cullare di torbide aspettative.
Sorseggiando il mio rosso ascoltavo i discorsi ininterrotti di lei,
sintomo del suo nervosismo, intervallati dagli sproloqui e dai pavoneggiamenti
di Marco.
Il buon cibo e soprattutto il buon vino fecero effetto in fretta,
sciogliendo l’atmosfera e rendendoci inclini a battute e ammiccamenti.
Sempre più spesso la mano di Valeria si posava sul braccio nudo e depilato
di Marco, per rimarcare concetti o apprezzamenti a battute varie.
Io nel frattempo mi godevo lo spettacolo delle sue guance arrossate e
degli occhi lucidi con le palpebre già pesanti per l’alcool.
Ad un certo punto lasciai scivolare la mano sotto il tavolo, cercando
la pelle morbida della sua coscia sotto la stoffa.
Anziché scostarsi lei aprì leggermente la gamba, lanciandomi di
sfuggita un’occhiata compiaciuta mentre ascoltava un qualche discorso sulle
ultime vacanze in Spagna del nostro ospite.
-Ehi ragazzi, andiamo a vedere se troviamo qualche bella festicciola in
centro?- Proposi ad un certo punto sul finire della cena -Prendiamo solo una macchina, tanto poi ripassiamo tutti di qua.
Mi avviai a pagare (Non volevo permettere di fare la figura dello
scroccone), e poi attesi gli altri due per dirigermi alle auto.
Avevo cominciato ad essere vittima della solita urgenza che conosco
bene... la voglia di realizzare uno dei miei intenti da depravato.
Valeria e Marco mi seguivano continuando a ridere e parlare, e arrivato
alla macchina potei per qualche secondo
guardarli avanzare come una coppia fatta e finita...
Come se io non esistessi
neanche.
Marco afferrò la maniglia della portiera posteriore, mentre Valeria,
come d’abitudine, si protese verso il suo posto davanti.
-Ehi! Non lasciamo il nostro ospite da solo! Siediti anche tu dietro Vale!
Per una attimo calò su di noi un leggero velo di imbarazzo, ma grazie
alla prontezza di Marco la titubanza di Valeria fu usata a nostro vantaggio
-Ecco si! Non mi lasciate da solo!
Piagnucolò con finto dispiacere
aprendo la portiera a vale per farla accomodare.
Dopo pochi minuti di viaggio l’atmosfera era tornata ciarliera e
spensierata come prima.
Nello specchietto vedevo lui parlarle fittamente e farla ridere, ma la
musica volutamente alta creava una sorta di schermo invisibile che li isolava
in una nuova intimità.
Ad un certo punto vidi il viso di lui avvicinarsi sempre di più a
quello di mia moglie, senza smettere di parlare e ridere, fin quando con
naturalezza e decisione le sue labbra si posarono sulle sue, mentre una mano le
prendeva la nuca attirandola verso quel bacio.
Un attimo indelebile, che si scolpiva nella mia mente
Dopo mesi di pianificazioni e preparazione, avevo ottenuto il mio
obiettivo.
La lingua di lui le entrava in bocca, grondante e vogliosa. Lei era
senza difese, e ricambiava come poteva con quella lingua delicata che conoscevo
bene.
-Vale! Ma che fai? Ti limoni il mio amico?
Dissi ridendo.
Lei mi guardò disarmata, senza difese nei confronti del languido
eccitarsi del suo corpo.
Senza riuscire a rispondere abbandonò la testa di lato con un sospiro,
conquistata dai baci di marco sul suo collo candido.
-Che buona che sei Valeria, che morbida...
La mano forte di lui le strizzò un seno insinuandosi poi nel vestito
per portare alla luce il capezzolo grosso e sporgente.
-Fabry tua moglie ha voglia, forse tu non le dai abbastanza!
Disse
ridendo
Vale si abbandonò sullo schienale, lasciandosi succhiare i capezzoli
uno dopo l’altro.
-Ecco vedi!? Le ho raccontato di quanto ce l’hai grosso e adesso lei non
riesce a resistere!
-Non è vero!- Ridendo tra un mugolio e l’altro.
-Fabry ha ragione, vuoi vederlo?
Lo sguardo di lei mentre annuiva, mordendosi le labbra con bramosia,
per poco non mi fece sborrare.
Aggiustai lo specchietto per vedere le sua mani aprire i pantaloni,
scostarne i lembi e afferrare con difficoltà quel cazzo di almeno 23 cm.
Faceva fatica a circondarlo con una mano tanto era spesso.
Lui le afferrò la nuca e la spinse tra le gambe, invito che Vale
accettò di buon grado aprendo la bocca per ingoiare il più possibile quella
bella cappella gonfia.
Io continuavo a guidare per la città, le luci entravamo a intermittenza
illuminando la testa di mia moglie che si abbassava ritmicamente.
Ad ogni semaforo vetture ignare si accostavano, ma forse grazie ai
vetri leggermente oscurati non si accorgevano di niente.
-Spogliati tutta!- Le disse.
-Ehi! Non vorrai mica farti scopare in macchina davanti a tuo marito!
Ormai non la fermava nessuno. Si tolse in fretta vestito e mutande,
rimanendo con il corpetto semi abbassato che le faceva uscire il seno.
Con qualche difficoltà si arrampicò sopra marco seduto in centro, e vidi
chiaramente la mano di lei afferrare il cazzo e puntarlo sulla figa, aprendosi
poco per poco alla sua spinta.
-Oddio, che male! Mi spacchi!- Grugnì contro la sua bocca
Vedevo quella figa che conoscevo così bene tendersi e avvolgere l’asta
che entrava piano. Il suo culo esposto alla luce della città cominciò a salire
a scendere, prima piano per prendere confidenza con il grosso cazzo che la
riempiva, poi sempre più veloce, fino in fondo.
Andò avanti per un tempo infinito, lo sciabordio di quella figa
martoriata e i suoi lamenti di godimento diventarono un sottofondo ipnotico al
mio vagare per la città, fino all'esplosione di un profondo e liberatorio orgasmo per entrambi, uno dentro l'altra...
Dove ci avrebbero portato quelle strade?