martedì 9 settembre 2014

Bonjour Madame

“Cosa ti spinge a cercare donne mature?”

Attraverso le nebbie di un avvio di giornata difficoltoso, ripenso a questa frase buttatami lì tempo fa.
Innanzitutto è fuori luogo: io non incasello e non mi pongo limiti di età a priori, se una donna è bella lo è a 50 anni come lo è a 20.
Però riconosco che le donne mature (intorno ai 45 diciamo) mi affascinano molto.

Lo penso mentre mi godo timido sole rossastro, ancora intrappolato tra le nuvole sopra le colline lontane, con davanti un cappuccino fumante che spero mi dia la forza di andare al lavoro.

Quando lei entra nel dehor sembra quasi di sentire il mondo intorno a noi trattenere il respiro per un istante.

Avrà appunto quarantacinque anni, o giù di lì.
E’ alta, flessuosa, ricoperta da stoffe leggere e fresche, che si muovono con fare ipnotico ad ogni suo gesto.
La prima cosa che mi colpisce sono i suoi capelli, ciocche ribelli di diverse tonalità di biondo, dal castano chiaro all’oro, che lasciano scoperto un collo lungo armonioso, per poi scendere più lunghi sul davanti ad incorniciare il viso.

Ringrazio i raggi del sole bassi e obliqui, che mi obbligano a nascondere lo sguardo dietro gli occhiali da sole, e illuminano la sua figura in modo perfetto.

Mentre accavalla le gambe sotto il tavolino, mi godo la vista della pelle liscia e uniforma del polpaccio, e soprattutto la caviglia fine e il collo del piede magro e nervoso.
Ma mi piace soprattutto il suo portamento, i suoi gesti noncuranti ma armoniosi e affascinanti.

Come si aggiusta la maglia leggera e trasparente tirandola sul petto... come scosta le ciocche ribelli dal viso mentre porta alle labbra la tazza del caffè...

Chissà come fa l’amore.
Chissà  quali piaceri sa donare quel corpo, quelle mani...



Avrò lo sguardo da ebete depravato???

Meglio alzarsi e andare in ufficio, che qui la giornata si fa lunga.







mercoledì 3 settembre 2014

Chi ha paura del buio?

"Leggero..
Devi imparare ad essere leggero."

Sogno di svegliarmi dal sogno per appuntare su un pezzo di carta queste parole.
L’ennesimo sogno di questo genere, in cui vengo abbandonato e sento il mondo crollarmi addosso.
In realtà questo non è ancora il risveglio, e gli ultimi tentacoli di questa irrealtà mi tengono intrappolato.
Quando alla fine riesco ad aprire gli occhi, faccio fatica a trovare conforto dal mondo che mi circonda.

Tempo fa ho realizzato che la paura dell’abbandono ha tormentato i miei primi anni di vita.
Intorno ai  cinque anni avevo il terrore che i miei genitori scappassero via la notte abbandonando me e mio fratello.
Mi addormentavo con questa paura e mi risvegliavo con l’ansia di non sentirli muovere per la casa.

Avevo rimosso questa cosa, ma qualche tempo fa, parlando di traumi infantili, mi è tornata in mente.

Eppure crescendo non sono diventato un mammone, o un ragazzo dipendente dagli altri e sempre in cerca di protezione. Anzi.
Sono sempre rimasto molto indipendente e solitario…

Che sia stata una forma di autodifesa?

Adesso la paura dell’abbandono ha più preso i connotati di una paura del rifiuto.
Di essere scartato, di non essere all'altezza cosicché altri vengano preferiti a me.

E’ un circolo vizio pericolosissimo, lo percepisco nettamente.
La paura di qualcosa è in grado di condurci direttamente dove temiamo.

Eppure il tarlo del malessere, del sospetto e della sfiducia avanza inesorabile ed è difficile da contrastare anche quando lo si riconosce per quello che é.
Il potere dei sogni poi è devastante, e quando ti alzi con l’affanno e il cuore accelerato, ancora dubbioso se quelle che ricordi sia realtà oppure no, le tue difese sono completamente abbassate e ogni inquietudine può farsi strada indisturbata.

So come devo essere.
Sono consapevole di dove devo andare e di come governare i miei pensieri…


Ma in questo momento non ci riesco.

mercoledì 27 agosto 2014

Alt-J

Sono emozionato.
Questo singolo lo trovo fantastico... evocativo, intenso, maturo.

Il primo album "An Awesom Wave", lasciava già intravedere grandi potenziali. Una buona miscela british di Folk, Trip Hop con sapienti dosi di elettronica.

Un po' troppo Hip Hop ogni tanto, io preferisco toni più cupi e intimi.

Vederemo il resto...



Da Wiki

martedì 26 agosto 2014

La Dea Greca

In questi giorni pensavo a te.
Pensavo a quella primavera a Torino, più estate lei di quella che si è vista quest’anno.
Ricordo la luce viva sui vecchi palazzi del centro, e quei raggi tra gli alberi del parco a illuminare i tavolini pieni di ragazzi e di studenti.
Mi sembrava di essere tornato indietro di qualche anno, percepivo quell’energia data dalla spensieratezza e dalle possibilità offerte e a portata di mano, che aspettano solo di essere colte.
Ricordo quando ti ho vista arrivare lungo la via, splendente di vita e di colore, dal rosso dei tuoi capelli vaporosi, al verde delle tue calze sbarazzine.

Eri la primavera, eri solo vita e gioia.

Casa di tua nonna era poco distante, verso il fiume, una depandance d’altri tempi all’interno del quadrato di uno dei palazzi della via. Schiacciata da loro ma incredibilmente isolata dal mondo.

Su per le scale avrei potuto avere un primo cedimento all’imbarazzo, una prima crepa nella sicurezza di me e nella confidenza immediata e naturale che ci ha travolti. Ma tu forse lo sapevi, e in qualche modo l’hai scacciata girandoti verso di me, sfruttando quel gradino per avere i miei occhi davanti ai tuoi, e permettere alle nostre lingue di abbattere l’ultimo velo di imbarazzo e titubanza.

Dopo mi hai preso per mano, trascinandomi in quelle stanze alte e spoglie, ingombre di libri e di mobili essenziali, vecchi.
Non sarei mai riuscito ad immaginare nella mia fantasia un luogo più poetico. La luce forte tra le persiane, i suoi disegni sul legno usato del pavimento, il letto scarno buttato in mezzo alla stanza e coperto solo da un vecchio copriletto ruvido.

Mi guardavo intorno stupito e incredulo, ma i tuoi baci mi hanno  riportato alla realtà...


Ridi, ridiamo le mani fanno conoscenza dei corpi.
Ancora una volta giochi d’anticipo, non vuoi permettere nessun indugio e cancelli ogni traccia di esitazione tra di noi.
Guardo i tuoi occhi mentre ti inginocchi senza smettere di fissarmi con aria maliziosa.
Ti ricordi quanto ho desiderato vederli? E quanto mi siano piaciuti immediatamente?

Mi sbottoni i pantaloni quasi con frenesia, prendendomi il cazzo in bocca con un sospiro di trionfo.
Ti guardo rapito mentre affonda completamente nella tua bocca, fino a che il tuo naso mi preme sul pube.
E’ la prima volta che lo vedo ingoiare tutto, ed è fantastico.

Sei brava, esperta, e ti piace.
Faccio fatica a mantenere l’equilibrio a causa delle scosse di piacere che mi procuri, eppure ti lascio andare avanti per lunghi minuti, godendomi la tua bocca e le tue mani che mi accarezzano le gambe tese.


Lo ammetto i ricordi si fanno confusi.
Ricordo il tuo corpo finalmente nudo, bianco e generoso.
Ricordo il piacere di affondare il viso tra le tue gambe, succhiare le tue piccola labbra grosse e sporgenti.
Ricordo il tuo primo orgasmo nella mia bocca, e i tuoi urli di soddisfazione e appagamento.
Scoparti era la cosa più naturale del mondo. Il tuo corpo fatto per stringere, afferrare, condurre dove il mio piacere si incontra con il tuo...


Quando ti inginocchi sul letto, con il culo proteso verso di me e la luce della finestra, l’immagine della tua sensualità raggiunge il culmine.
Rimango in piedi discostato dal letto, allungando solo una mano per divaricare bene ed esporre la tua figa arrossata ed umida.
Sfioro con un dito l’ano contratto, è scuro ed elastico, molto esposto e quasi invitante. Ma purtroppo non te la senti, lo vuoi ancora sentire nella figa ed io ti accontento, afferrandoti per i fianchi e sbattendoti violentamene contro di me.

Il mio cazzo è teso al massimo, sento distintamente le pareti della tua figa massaggiarlo premurosamente.
Quando ti volti e mi sorridi vorrei morire per quanto sei bella, e sentirti dire quanto ti piace il mio cazzo e quanto ti fa godere mi lusinga, mi rende felice.
Affondi il viso sul materasso soffocando gli urli dell’ennesimo orgasmo.

Mi piace pensare che sia solo con me che ti capita di godere così tanto, che il nostro incontro sia il frutto di un’alchimia rara e speciale.
Mi piace pensare di essere io stesso un po’ speciale, di essere bravo a scopare e di avere un bel cazzo per far godere le donne.
Tutto questo mi serve per essere più forte, mi serve per ricominciare, domani, ed essere pronto ad affrontare qualsiasi cosa.
Se non ci fossero stati momenti come questo, donne come te, forse certe ferite sarebbero state mortali.

Tu invece mi dai vita e gioia di vivere.
Godo anch’io con te, dentro di te, adagiandomi sulla tua schiena e abbracciandoti da dietro.

Esausti ci nascondiamo sotto il copriletto, ridendo e baciandoci come due adolescenti.
La cosa che mi stupisce, è che non c’è tra di noi l’ombra di “qualcosa di più”, magari di una relazione sentimentale. Siamo amici, complici, con la sola voglia di gustarci il piacere che possono darci i nostri corpi.

Rifletto su questi strani meccanismi mentre mi prepari un panino con pan carré un po’ raffermo e tonno, una delle cose più buone che abbia mangiato (e l’unica cosa presente in casa).

Ho ancora le briciole sul petto mentre mi scopri e scendi tra le mie gambe per una rapida ed efficacissima opera di rianimazione…

Qualche ora dopo, mentre mi incammino stranito verso la stazione, il pensiero che più mi colpirà sarà il rammarico di aver perso il conto dei tuoi orgasmi, una cosa che probabilmente sarà ben difficile da eguagliare.






Grazie di tutto mia Dea.

lunedì 25 agosto 2014

I see your dark...

Il mio Viaggiatore Immaginario è stanco.
Ho perso il contatto con lui.

Non mi libero dai cupi pensieri, non riesco a staccare i piedi dalla terra, e il contatto brucia…
Da morire.

Io sono io, nonostante gli altri.

E’ davvero così?

Io sono io, ma in fondo gli altri sono come me.
Senza eccezioni.

E questo è ancora più vero se la distanza tra le nostre vite si assottiglia.



Dicono che tutti abbiamo un lato oscuro, una zona d’ombra che può essere il rifugio nel quale nascondersi, fermarsi per guardarsi dentro, oppure osservare fuori da un punto di vista imparziale.

Tutti lo abbiamo, o almeno tutti ne sentiamo l’esigenza (più o meno consapevolmente).

Il mio è bello scuro, e ampio.
Mi ci potrei perdere.
Ci potrei vivere.

Ma ultimamente ho scoperto che anche le persone vicino a me potrebbero averlo, e il tarlo della curiosità mi ammorba.


Ma il dubbio più atroce è:


I lati oscuri potranno mai essere condivisi?

venerdì 18 luglio 2014

Sono in convalescenza...

devo evitare cibi pesanti
zero alcol
niente caffè
poco sesso

in pratica una vita senza senso.

Non mi rimane quindi che pensale alla musica...
Ormai la prima metà dell'anno se n'è andata, quindi cosa c'è di meglio se non cominciare a tirare le somme del meglio uscito in questo inizio 2014?

Per adesso il mio cuore è conquistato dal caro vecchio Beck. 
Sarà che io ho un debole per chi mi ricorda i gioiosi inizi '90, però questo disco è veramente bello, leggero e un po' folk ( A tratti mi ricorda quasi Nick Drake)