martedì 2 febbraio 2016

Homo Erettile

Essere uomini è davvero duro.

Ringrazio il cielo di essere stato previdente: doccia accurata, mutande sportive nere, calze anch'esse sportive ancora nuove e in buono stato (confesso di avere un rapporto complicato con le calze, a causa della pessima abitudine di girare sempre scalzo, sporcandole e usurandole così in maniera sproporzionata.)

Quando mi sono presentato per la seconda seduta di fisioterapia, in cui avrei effettuato la prima sessione di tecarterapia, ero già predisposto per passare il mio tempo con il ragazzo della volta precedente. Così quando si è presentata quella giovane  in camice bianco, poco più che ventenne, sono rimasto un po’ spiazzato...

Sarà mica lei a seguirmi?

“Prego signor Vì, si accomodi pure”

Oh cazzo.
Venti minuti di piacevole massaggio al ginocchio e alla coscia, con la sua mano incredibilmente morbida e vellutata che segue e asseconda il lavoro dello strumento.
La sua espressione assorta e concentrata, con il labbro inferiore carnoso e sporgente, estremamente sensuale, a poche spanne dalle mie parti intime...

Ce la posso fare.
Si, ce la posso fare.

Profughi siriani...
Intervento in Libia...
E’ giusto convogliare fondi verso la Turchia per la gestione immigrati?
La frattura della rotula deve essere molto dolorosa, ma forse è peggio il crociato, sicuramente entrambi...
Che poi Renzi fa bene a far girare le palle ai Crucchi, tanto l’alternativa a fare i bravi è vederli farsi i comodi loro e non ottenere mai niente...
E comunque chi è quello stronzo che ha messo incinta la Meloni???

No! La Meloni ingravidata no cazzo!!!

Naufragi primarie in Iowa Salvini al Family Day rottura scomposta del perone...

“Bene, per oggi basta. Possiamo già fissare una seconda seduta per giovedì?”

No.
Io non ce la posso fare.

Mi do malato.

mercoledì 27 gennaio 2016

Gennaio sta scivolando via, inesorabilmente malinconico

Non riesco a riprendermi, a ritrovare una mia dimensione, un mio posto.
Vagando pigramente tra le vecchie cartella di fotografie ho ritrovato questa, datata 2010 e pubblicata sul vecchio blog Splinder.



Questi sei anni di blog sono trascorsi in un attimo, e riguardando i vecchi post a volte mi sembra di aver progredito l’equivalente di sei giorni.


In realtà 6 anni sono un’eternità
Io in 6 anni sono nato e sono diventato "grande", attraversando trionfalmente quell'evento epocale che era il passaggio dagli anni settanta agli ottanta.
Da paffuto bambolotto sono diventato un ragazzino che andava a scuola! Con la sua cartella! Anche in bici! E che da lì a pochi mesi avrebbe cominciato le scorrerie sul Ciao dell’amico (ancora come passeggero per un paio d’anni) scorrazzando per i campi del paesello.

Gli anni settanta, gli anni ottanta...vi rendete conto?

E come rievocare ere mitologiche, periodo d’oro dell’umanità.
A volte sento dentro l’atmosfera di quelle giornate spese tra gli scaffali del supermercato dei miei, con la radio in diffusione e quelle canzoni che conosco perfettamente , ma di cui non saprei mai tirar giù un elenco.
Ora ho bruciato gli “Anni Zero” come se fossero un veloce intramezzo tra un tempo e l’altro di un triste sceneggiato Mediaset. E metà degli “Anni Dieci” se ne sono andati senza che qualcuno sia stato ancora in grado di classificarli con un etichetta almeno lontanamente evocativa.

Se non con quella di “Gli anni della crisi”.

Propositi per il 2016?

Godermi il 2016 cazzo.

mercoledì 30 dicembre 2015

2015 ti ho amato, ma come te amerò tanti altri

Oggi mi sono riletto i post dell'ultimo anno.
E' stato bello, è il motivo per cui mi piace avere questo blog.
In realtà non è cambiato granché da gennaio ad adesso, specialmente per quanto riguarda i temi che affronto qui.

In ogni caso, mi piacerebbe concludere l'anno così, nudo e ascoltando bella musica:









p.s.: questa canzona è stata la prima ascoltata nel 2015, a detta di Spotify. Niente di meglio che concludere con la stessa.




Un saluto a tutti quelli che mi amano, e un altro a tutti quelli che amo.
Che se poi le cose coincidono, l'intensità del saluto raddoppia ;)

lunedì 28 dicembre 2015

Merry Fuckin' Christmas

Non pensavo di essere così vulnerabile, a te.
Sarà la malinconia dei ricordi, i canoni della ricorrenza che mi riportano a sentimenti passati.
Eppure l'aria mi sembrava opprimente, la percezione di un me reale aleatoria.
Tutto diverso, tutto così uguale...

Anche noi?

Bastavano pochi passi, un sorriso di circostanza, un saluto e un bacio per sentire ancora il tuo profumo, per scambiare due parole guardandoti negli occhi.

Ma non ne ho avuto il coraggio, perché ancora una volta mi riscopro debole e insicuro. 

Inadeguato agli altri.

E così mi sono ritrovato da solo, scontento, e sicuro di aver sbagliato di nuovo.
E affrontare i giorni di festa con questo peso non mi andava.
Così forse mi sono comportato ancora più da stupido, dicendoti per messaggio quello che mi passava per la mente.

Perché poi? 
Perché rischiare di turbare la tua vita ormai tranquilla, lontanissima da me?
Per cosa se so benissimo di non voler niente da te?

Forse solo perché farti gli auguri era importante, era il minimo segno di rispetto per quello che mi hai dato...

e per quello che ti ho tolto.





mercoledì 23 dicembre 2015

Perché io sono...

In effetti la mia struttura base di uomo maturo, dinamico, eclettico, consapevole e a suo agio con il suo tempo e con la performàns (cit.), affonda le su basi negli anni ottanta...

Sarà per questo che oggi mi sento un come questa canzone: morbido, sensuale, un po' retrò ma di grande attualità.




lunedì 21 dicembre 2015

Quello che le donne dicono

Ho visto alcune sue foto: ha un bel fisico tonico e muscoloso, di quelli che ti fanno venire voglia di essere presa in ogni modo.

Me lo immagino un caffè con lui, che dopotutto deve essere anche una persona interessante. Forse parleremmo di ciò che facciamo, giusto per conoscerci, forse invece parleremmo di viaggi, di libri e di fotografie, di cose che stuzzicano intellettualmente la mia mente e la rendono ricettiva e curiosa nei confronti di chi ho davanti.
Non so però immaginarmi un bacio, o il momento in cui inizierebbe tutto. Forse saremmo entrambi andati per caso in bagno e finiremmo, passando per la porta a toccarci più di quanto avremmo fatto fino a quel momento. Magari la sua mano finirebbe sulla mia schiena, nel punto più sensibile e le mie mani distrattamente sui suoi addominali. Basterebbe poco allora per finire a baciarci con foga e impazienza contro una parete. Frugando con le mani in direzione di ciò che fino a quel momento avevamo solo potuto immaginare attraverso i vestiti. Tenendoci stretti, a contatto sentirei la sua erezione contro di me e percepirei la mia eccitazione cominciare a bagnarmi tra le gambe e ad annebbiarmi la vista.
Uscendo dal bar sentirei sempre di più la voglia di vederlo nudo e comincerei ad immaginare i suoi movimenti da li a breve, facendo trasparire tutto ciò che vorrei fargli.

Detto questo è noto il mio amore per i pompini e chi potrebbe fermarmi dal prenderlo in bocca subito?
Mi piace, ma non sempre, stupire con una sicurezza che normalmente non è da me. Maliziosamente comincerei a sbottonare la camicia o alzare la maglietta per poi scendere verso la pancia, baciando e leccando. Indugerei quel poco che basta per verificare che sta per scoppiare e, inginocchiandomi, con lentezza estrema e guardandolo negli occhi slaccerei la cintura e abbasserei i pantaloni, baciando il pene sopra i boxer. Poi toglierei ciò che mi separa da quello che aspetto da tutto il pomeriggio: cominciando da sotto prenderei in bocca ad una ad una le palle delicatamente, accarezzandole con la lingua e stuzzicandole con la punta della stessa. Poi sempre con calma, e godendomi la sua reazione, risalirei con la lingua lungo l'asta fino ad arrivare alla cappella che metterei in bocca scoprendola poco alla volta, per poi infilarlo tutto in bocca al massimo che posso, avvolgendolo e solleticandolo con la lingua.
Vorrei sentirlo ansimare, contorcersi al tocco della mia bocca, delle mie mani. Vorrei vedere quell'espressione nei suoi occhi mentre non capisce più niente, in balia della sua e della mia eccitazione. Vorrei sentire, in gola il suo pene che pulsa contro la mia lingua che si muove veloce, nella mia bocca calda e umida pronta a sentire tutto ciò che ha da offrirmi. Quanto mi bagnerei allora quando verrebbe, con uno spasmo, spingendomi con la mano la testa sul pene fino in fondo. Sentirei il suo sapore forte e caldo, frutto del pompino appena fatto con soddisfazione.
A quel punto vorrei che non lasciasse passare nemmeno il tempo di riflettere e mi prendesse subito, infilandomi un dito sotto le mutande e constatando di persona la mia eccitazione. Non vorrei più avere il controllo delle mie azioni e soccombere totalmente ai suoi gesti.

E' noto che vengo solo con il sesso orale ma non disdegno la penetrazione se sapientemente alternata con il sesso orale.

(Scritto da C.)

mercoledì 16 dicembre 2015

E poi aspetti l'inverno e il gelo del mondo per riprovare a sentirti vivo

Breve pausa dal letargo forse?

Eppure non mi credevo in pausa, per nulla, molto attivo fisicamente e intellettualmente, per quanto mi consentano alcuni vincoli impellenti.
Ma forse questo dinamismo dimostra, come non mai, la presenza di un lato a sé stante ben definito, quel lato oscuro e folle che a volte mi sembra di percepire in modo così netto, e che solo un infantile senso di negazione e di autoprotezione mi porta a identificare come un’entità separata.

Sono sempre io.
Sono solo mio.

E la strada, la notte, il freddo, mi riportano piacevolmente in me.
Vorrei soltanto vagare per questi luoghi abbandonati a sé stessi, godere del piacevole tepore donatomi dall'alcol, aumentarne il livello oltre il limite di guardia, magari trovando un pub dimenticato dal mondo in cui potermi sedere al bancone per chiacchierare di tutto e di niente con il barista di turno.

Esistono ancora posti del genere?
Credo di si, la solitudine dell’uomo è sempre di moda.

Guardo il cellulare, un messaggio della Cacciatrice mi avverte che i suoi piani sono stati stravolti dal lavoro, e che sarà impossibile incontrarci.
Peccato?
Sollievo?

Ineluttabilità.

La voglia di ignoto si rafforza. 
Vorrei perdere la strada del ritorno, farmi trasportare da asfalto sconosciuto.
Ripenso a corpi caldi che ho incontrato tempo fa. Ricordi di seni morbidi e pieni, fica calda e umida che mi accoglieva e mi sfamava, il culo soffice che si divaricava sotto la mia presa mentre affondavo dentro di lei, dentro di loro.
Voci e odori che si mischiano e si sommano nei miei ricordi. Sensazioni tattili  che avvolgono i sensi e rafforzano la mia erezione sterile.

Sale la voglia di perdizione, mi seduce attraversando gli angoli bui delle periferie.

Riconosco il pulsare vivo della bestia che vive di notte: un organismo unico fatto di una moltitudine umana apparentemente disconnessa, ma in realtà perfettamente in sincronia con una ben determinata tensione vibrante diffusa dell’aria.
La vedo nei movimenti lenti tra le ombre dei parcheggi poco illuminati, lungo i viali deserti, oppure nei viottoli stretti pronti a perdersi nei campi.
Riconosco queste dinamiche, riconosco il ritmo che assume chi ne è parte.

E’ affascinante, a tratti inquietante.

L’attrazione è forte, ma il gioco è farsi lacerare da essa.
Immagino me stesso fermarsi nel cono d’ombra giusto, attendere con trepidazione l’auto che si affianca.
Il terno al lotto, il tiro cieco a cui non ci si può più sottrarre.
Affrontare l’altro uomo che si avvicina al finestrino, estraendo senza cerimonie il cazzo semi eretto, già posizionato all'altezza dei tuoi occhi.
Sei pronto a prenderlo in mano?
Sentire la carne morbida e calda riempirti il palmo?
Conosci alla perfezione le sensazioni che stai dando scoprendo poco a poco la cappella gonfia, tirando a fondo la pelle per spremere al massimo l’erezione mentre lo avvicini alla bocca.
E’ un bel cazzo?
E’ grosso?
Ti piace vero?
Senti il tuo ano che pulsa e si schiude, mentre l’eccitazione ti invade?
Potresti accoglierlo facilmente, sentirti aprire e usare come una puttana, segarti lentamente con una mano e sostenerti con l’altra al muretto scrostato, per non crollare sotto i lunghi affondi.

Vedi tutto in un attimo, come un gabbiano che sfiora la superficie dell’oceano per assaporare il potere magnetico e l’intensità viva ed aliena che risale prepotente da quegli abissi.


Ma il tuo mondo è aria e nuvole.. e il leggero tocco di un’ala che ti porta lontano.