lunedì 27 luglio 2015

Luci al neon e scritte cinesi nel caldo africano come simbolo del nostro destino.

Il corso scorre lungo e lento, grazie anche alla selva di grigi pali degli autovelox che ormai spuntano ogni dieci metri.
E il corso più lungo d’Europa, di certo un posto decente dove fermarci lo troveremo, no?
Invece no, solo  squallidi chioschi di pizza e kebab o bar e pizzerie inondati da luci artificiali a tutto campo.

Ma perché chiudersi in un locale? Proprio in questa bella sera d’estate poi?
Che se non hai l’aria condizionata al massimo rischi di scioglierti sulla sedia, per cui meglio cercare il fresco della campagna o della collina, con magari una bella bottiglia di vino ghiacciato acquistata per strada.

Ma io non sono adatto ad improvvisare queste cose, dovrei ricordarmelo. Se non mi preparo prima, cercando un posto con tranquillità, magari alla luce del sole, rischio poi di girare a vuoto per chilometri.
E infatti vaghiamo per stradine sempre troppo affollate e frequentate. Ma tutti in giro questa sera? E dire che è quasi mezzanotte.
Abbandoniamo la collina e il primo bivio mi obbliga a scegliere tra un deciso ritorno verso la città o un ulteriore allontanamento verso la campagna.

C’è una consapevolizza palpabile che aleggia tra di noi, un morbido velo di resa che ci avvolge e attutisce la necessità di gesti, parole o espressioni che mitighino una tensione figlia dell’azzardo, della voglia di osare che si scontra con la paura di eccedere e sconfinare in campi pericolosi.
E i campi sono dannatamente pericolosi, eppure ci stiamo buttando in mezzo a testa bassa con aria quasi rassegnata, come se ormai fosse inutile resistere ancora.

‘Fanculo mi dico, svoltando deciso verso il panorama aperto dei campi. Poco dopo una stradina sterrata si apre alla nostra sinistra, e anche se conduce ad un grosso agriturismo, per i primi cinque-seicento metri sembra bella e tranquilla grazie alla fila di alberi che la costeggia.

Il posto è pure bello: il prato digrada leggermente verso il grosso complesso illuminato. Una seconda linea di collina morenica si staglia nera di fronte a noi, nascondendo la lunga pianura punteggiata di centri abitati. In cielo banchi intermittenti di nuvole riflettono le luci della città, nascondendo le stelle e rendendo vana la scusante di essere lì solo per quello.
Lei scende dalla macchina con la bottiglia in mano, facendo il giro e venendo verso di me. Beviamo e ridiamo, mentre sulla stradina vicino a noi passano alcune macchine provenienti dall’agriturismo, forse al termina di qualche festa.
Per fortuna il mio fuoristrada è alto e ingombrante, facile nascondervisi dietro.

Non immaginavo potesse succedere tutto così in fretta.

Il corpo steso sui sedili posteriori è bianchissimo sotto la luce delle stelle.
Sistemo meglio la gamba destra, quella verso lo schienale, sulla mia spalla, allargando l’altra il più possibile in modo da muovermi dentro di lei nella maniera più agevole.

Da quant'è che andiamo avanti? Ho perso il senso del tempo.

E’ piacevolmente stretta e calda, quasi rovente. Faccio aderire il mio bacino al suo, e con un movimento rotatorio riesco a catturare il meglio delle sensazioni che il contatto della mia cappella all'interno della sua figa riesce a trasmettermi.
E’ un piacere netto ed intenso, una sensazione dai contorni delineati con tratti decisi e marcati che la fanno discostare dal rumore di fondo che potrebbe offuscarne la vera essenza.
Chiudo gli occhi e la faccio mia: nessun pensiero, nessuno stimolo esterno che mi privi di questa visione tattile che ha origine da me stesso e per me stesso, a senso unico.
Eppure il riverbero arriva anche a lei, e il suo urlo di piacere e le unghie che si conficcano nella mia spalla mi spingono ad invertire il senso delle mie azioni: non verso di me, ma da me a lei, al suo corpo e ai suoi bisogni.
Inarca la schiena spalancando la bocca in muto grido di piacere, l’ampio spazio tra i seni piccoli e sodi è ricoperto da un sottile strato di sudore che rende ancora più irreale la pelle pallida e perfetta.
Distendo la mano a palmo aperto sul torace bagnato, per poi chinarmi e stringere tra i denti i piccoli capezzoli rosa uno dopo l’altro, senza interrompere il movimento profondo dentro lei.
Ad un tratto alza il capo guardandomi con un misto di odio e godimento, riabbandonandosi poi indietro sui sedili in preda agli spasmi dell’orgasmo.

Esco dal suo corpo e dalla macchina, lasciandola tremante con una mano premuta tra le gambe.
L’aria fresca sul mio corpo nudo e sudato mi dà un po’ di sollievo.
Per un attimo mi chiedo se le macchine che passano sulla strada principale dietro di me riescano a vedermi, poi lei mi afferra rimettendomi la lingua in bocca e rubandomi la bottiglia di vino.

Adesso voglio che mi scopi da dietro.

Si appoggia al sedile del guidatore sporgendo quel culo perfetto, bianco, incorniciato da arabeschi neri e sinuosi. Mi guida dentro con fare autoritario e poi per me non rimane altro che abbattere l’ultimo ostacolo alla totale perdizione.
Viene un’altra volta, crollando in ginocchio per poi rimanere a terra ridendo e tenendosi la testa.
La rialzo facendola sedere appena sul sedile e scopandola quasi in piedi.
E’ davvero calda, bollente, una cosa particolarmente piacevole, continuiamo a scopare baciandoci a fondo, io che quasi le stacco la lunga lingua e il piercing che l’attraversa.

Voglio che mi vieni in bocca, capito? mi sussurra tra le labbra.

Senza dire niente le permetto di inginocchiarsi ai miei piedi, lasciando che sia lei a finire appoggiandomi esausto all’auto con le  le braccia stese in avanti.
Il mio orgasmo è devastante, mi scuote in ogni angolo del corpo e si riversa in quella bocca che sembra non voler più lasciarmi andare via.

Mi chiede se sto bene, se è tutto ok (Richiesta che ha fatto spesso durante la serata, con una premura a volte quasi fastidiosa.)

Tutto ok?
Ma ti rendi conto che razza di scopata?
In piena vista, in mezzo ad un campo aperto, completamente nudi, andando avanti per quasi un’ora, con i tuoi (quattro, cinque?) orgasmi, tu che continui a succhiarmelo infilandomi un dito nel culo mentre io con nonchalance guardo la macchina che si ferma di fianco alla mia, le tue urla e gli schiocchi liquidi che si ripetevano a ritmi impazziti...

No, non è tutto ok.
Qui c’è da impazzire e cadere in un turbine di depravazione sempre più incontrollabile...


...e io non vedo l’ora.

venerdì 17 luglio 2015

comunque...

...i boxer sportivi arancio-shocking di cui si parlava QUI li ho poi comprati, e devo dire che sono fantastici per andare a correre con questo caldo tropicale 





martedì 14 luglio 2015

calpestami



... si, mi piace molto il tuo acquisto compulsivo di mezz'estate.

Completamente nuda e con solo quelle scarpe saresti perfetta.



venerdì 10 luglio 2015

Vai avanti tu che mi vien…

E’ stata solo uno studio di sociologia applicata, vorrei fosse chiaro.
Io infatti, ribadisco e sottolineo, non sono un maniaco.
Ripeto, non sono un maniaco, né depravato o erotomane o importunatore seriale.

Che si sappia.

Fattostà che quella giovane donna di età indefinibile (diciamo dai 20 ai 35) spiccava nella ressa del grande magazzino, in quel  regno della grande distribuzione orrbile e aberrante, causa probabilmente del nostro stato di nazione repressa ad un passo dalla bancarotta, e io non ne potevo essere immune.

Che io poi odio questi posti.

Odio la grande distribuzione, soprattutto quando di origine francese.
Perché la Francia è bella e ci sono anche imparentato, ma ha tanti di quei lati tristi e deprimenti che ti vien voglia di scappare a gambe levate certe volte. E il primo aspetto triste e negativo sono i grandi centri commerciali di fine anni ottanta che scoprivo, in bilico tra meraviglie e presagio apocalittico, quando ero bambino, e che adesso ci ritroviamo qui da noi tali e quali.

Ma ogni tanto ci vengo in questi posti, e riesco pure a spendere un sacco di soldi rammaricandomi di non essere passato dal mio solito negozietto di paese, che tanto alla fine non è che si risparmi, e almeno faccio felice la signora negoziante-consorte che mi sembra sia stupida come una capra, però ha due polle d’acqua cristallina al posto degli occhi e un culo trionfale d’arte marmorea neoclassica.

Tutta colpa del destino (sempre lui) comunque, che mi ha fatto capitare da queste parti in attesa di altro e quindi per non aver di meglio da fare tanto valeva spendere un po’ di tempo  che tanto ero in zona e avevo bisogno di alcune cosette che da tempo non riuscivo a trovare altrove.

E poi ci sarebbe tutto un discorso sulla popolazione suburbana che affolla questi posti in periodi particolari come questo: alla soglia di saldi e ferie, ma poi decado nel mio lato snob e radical chic che non voglio m’appartenga e non ne usciamo più.

Insomma poteva essere un disastro di decadenza e folle consumismo impersonale, se quella figura d’altri luoghi e altri tempi non  avesse incrociato il mio sguardo mentre soppesavo l’acquisto di un paio di boxer sportivi color arancio–soccorso (che se cado giù per una scarpata mi basta togliere i pantaloni per essere ben visibile).

E’ alta e flessuosa, di quei visi senza tempo e senza epoca che potresti trovare a fianco di un re Longobardo così come sotto la consolle del resident-Dj più in voga a Milano Marittima.
La pelle chiara,  gli occhioni sgranati che si guardano in giro perplessi, i capelli  color del miele di castagno lasciati crescere a loro piacere e abbandonati sulle spalle, un vestitino di tela marrone in tinta con i sandali a suola alta intrecciati sulla caviglia fine.

L’ammiro con il mio consueto distacco da persona seria, da distanza notevole e all’ombra di decine di figure amene che scorrono tra i nostri possibili futuri fantastici, eppure mi dà l’impressione di percepire il mio sguardo.
Mi sembra di scorgere una certa tensione nei muscoli del collo, come volesse capire la fonte di una sensazione non ben definita, sfruttando al massimo la visione laterale senza dover voltare palesemente la testa.
Ci muoviamo entrambi, lei forse con mete e metodi precisi, io a cazzo solo per fare un giro largo e intercettarla nuovamente,  riuscendoci abilmente di fronte al cestone dei costumi da bagno in saldo, proprio mentre lei si piega leggermente in avanti per scegliere alcuni modelli di slip dai colori vivaci.

Attenzione.
Solo slip.
Non un completo.
Solo slip.
Questo potrebbe lasciare aperti scenari affascinanti.


Il vestito che indossa non riesce  a nascondere la linea perfetta dei fianchi e la rotondità del piccolo culo sodo, esaltato ancora di più dalla riga nera del tanga che indossa e che spicca tra la trama traditrice della stoffa.

(da ripetere velocemente: tralatramatraditrice)

No, basta.
Mi impongo di non guardarla. Butto a casaccio calzini rinforzati alla caviglia, magliette militari e canotte giallo fluorescente nella cesta della spesa, facendo affidamento sulla mia condizione di uomo-italiano-medio e prendendo quindi tutte taglie M senza pensare di provare qualcosa.
Mi soffermo su volti paffuti e lucidi di sudore, make-up dozzinali, occhi cerchiati da eye-liner o qualche strana malattia tropicale. Ragazze con clavicole sporgenti e altre che le clavicole non le troverebbero neanche dopo tre mesi di digiuno e lavori forzati, e poi mi dirigo a testa bassa verso le casse dove le code cominciano ad essere importanti in vista della chiusura.

E questa volta giuro che non sono io.
E’ lei che si mette in coda nella fila di fianco, poco più indietro.
Posso far altro se non ammirarla in tutta la sua semplicità?
Non credo abbia reggiseno, il poco seno può farne a meno.
La pelle ha una tonalità sana, un colore uniforme ed è praticamente priva di imperfezioni.
Si sporge di lato per vedere il proseguo dei pagamenti, e la gamba d’appoggio si tende di muscoli tonici e armoniosi.

Mi volto, fingo un interesse spropositato per le barrette dietetiche al cioccolato (??? ) e alle altre cianfrusaglie negli espositori vicino le casse.

Però rialzo lo sguardo e incontro i suoi occhi.
Solo qualche secondo, poco più che un passaggio casuale, ma l’istante in cui i due sguardi sono fissi uno nell’altro ha una sua dimensione ben precisa.

Poi tocca a me, tocca a lei, non c’è più altro.

Ma io posso arrendermi?
Finisco un attimo prima di lei, e mi fermo a sistemare inutilmente la mia borsa nei pressi dell’uscita in modo da attenderla.

Al suo passaggio mi accodo, e i pochi metri del corridoio d’uscita dietro quel culo perfetto sono le scale per il paradiso.





E adesso un po' di musica che non c'entra un cazzo, ma che io continuo ad ascoltare in loop (cosa che si verifica ad ogni album dei Muse ormai, anche se poi l'album in sé non mi convince mai e dopo poche settimane cade tutto nel dimenticatoio) e prego che qualcuno mi fermi...







venerdì 3 luglio 2015

E poi è Luglio e la notte esplode di meraviglie

L’ho già detto: è il destino a guidare il tutto.

Io volevo prendere le distanze, non invischiarmi in qualcosa che potrebbe portarmi più problemi che altro.
Fondamentalmente perché non mi fido di lei, non mi fido della sua stabilità mentale ed emotiva, non mi fido delle sue intenzioni.
E paradossalmente mi spaventano entrambe le possibilità: che sia sincera e veramente attratta da me a livello empatico, o che non lo sia e che voglia solo dimostrare che può ottenere tutto ciò che vuole, e che nessun uomo le può dire di no.

E in effetti come fai a dirle di no?
Alla fine ho scoperto che abita a poche centinaia di metri dalla sede della mia riunione settimanale, e non dall'altra parte della città come mi ero immaginato.

- Quindi puoi liberarti un attimo prima e ci prendiamo qualcosa da bere, no?

E come dirti di no?

Come resistere a questa serata estiva, all'atmosfera di questi sobborghi che sembrano quasi paesini di provincia, ai vestiti larghi e succinti che fanno venire voglia di libertà e di follie adolescenziali?
La aspetto su una panchina del viale, tra i nonni che discutono e le mamme che accompagnano i bambini a prendere il gelato.
La vedo da lontano, nello stesso istante in cui volta l’angolo.
E come se avesse un’aura luminosa, un’enorme freccia lampeggiante al neon che la sovrasta e la indica, e che urla al mondo che Ehi! questa è di un altro pianeta, non c’entra niente con voi e forse è meglio starne alla larga! 

Cammina svelta e decisa, le gambe nascoste da pantaloni larghi e leggeri, un top nero che comprime delinea le piccole tette sode. Mi cerca nel posto sbagliato, e posso passare qualche istante ad osservarla divertito ed ammirato.
Poi finalmente mi vede, e con il suo solito sguardo criminale mi raggiunge.
E dopo è subito completa sintonia e confidenza, come sempre.
Passiamo un paio d’ore davanti ad una bottiglia di vino bianco gelato, tra risate e ammiccamenti vari senza mai smettere di parlare a raffica...
Ed è questo il mio punto debole, non tanto il suo culo perfetto, il suo corpo magro e tonico e quella lingua prensile che dovrebbero obbligare a portarla solo con porto d’armi al seguito, ma è il fatto di poter aprirmi e parlare liberamente con un’altra persona, un’amica e una complice con cui non devi trattenerti.
Ho sempre avuto troppe difficoltà in questo campo, e spesso questa mia esigenza diventa un punto debole, soprattutto perché mi ritrovo il più delle volte con una controparte femminile, e la deriva sessuale o sentimentale è sempre dietro l’angolo.

La gente la guarda quando passa per andare al bagno, gli uomini la mangiano con gli occhi e le donne storgono la bocca (se sapessero di essere potenzialmente le vittime più probabili...)
E questo mi rende orgoglioso, fa scattare il meccanismo dell’uomo che esibisce il suo trofeo e si illumina di luce riflessa.
Ecco, c’è anche questa componente, un trofeo per il mio ego,  la voglia di misurarmi rispetto a lei, di sentirmi migliore perché nel giro delle nostre conoscenze tutti cercavano di conquistare lei, ma per lei il premio più ambito ero io, che quindi per logica dovrei essere di un altro livello, ma di un livello superiore e più ambito.
Mi distoglie dai pensieri arrivandomi silenziosa alle spalle e mordendomi il collo con aria famelica, e nonostante il caldo opprimente mi riempio di brividi.

Quando usciamo siamo decisamente brilli tutti e due, la signora del locale ci saluta con aria bonaria e divertita, quasi contenta per noi.
Facciamo due passi nel parco, ormai deserto tranne qualche gruppo di ragazzi sparso qua e là, un po’ abbracciandoci per la vita e un po’ tenendoci per mano.
Le dico che mi sembra di essere un adolescente in vacanza al mare che finalmente è riuscito ad uscire con la figa del gruppo.
Un po’ ride, un po’ mi insulta e un po’ mi infila la lingua in bocca mentre le stringo una chiappa.
Poi scappa, si sottrae guardandosi intorno, la riafferro e la bacio a fondo succhiandole la lingua e gustandomi la sensazione del piercing per me così nuova.
Intanto infilo le mani nei pantaloni per godere di quel culo così fantastico, e stringerla bene a me per permettere al cazzo di strusciare un po’ sulla sua pancia.

-Lo sapevo lo sapevo, tu sei pericoloso...

Andiamo avanti così per un po’, spostandoci da albero ad albero e da panchina a panchina
Mi minaccia di non tirare troppo la corda, che non immagino cosa potrei scatenare, ma questo mi fa venire ancora più voglia.
E a me manca ancora una cosa, scoprire quelle tettine e succhiarle come si deve. Lo faccio contro il muro del vicolo ormai in vista della macchina, e lei ne gode decisamente,  ansimando mentre mi massaggia il cazzo da sopra i pantaloni di lino.

Basta andiamo! Mi implora ridendo. S’è fatto tardi per tutti e due, e anche per lei fare la matta a due passi da casa non è il massimo.

Le dico che vorrei ancora vederle per bene la figa, leccarla e sentirne il gusto. Tutto a suo tempo, mi dice. Magari la settimana prossima replichiamo e ce ne andiamo in quel parco dall'altra parte della città?

Ci sentiamo, ok, ciao, grazie, a te, alla prossima, certo.

Sono euforico, pieno di energia e con il cazzo durissimo.
Domani mattina sarà un disastro riuscirsi ad alzare e smaltire l’alcool... ma ne vale ben la pena.

martedì 30 giugno 2015

Motel (Seconda Parte)

Forse non pensavo a questo, forse immaginavo momenti di tenerezza e tranquillità, farmi scopare lentamente, avvolta da un abbraccio protettivo mentre lo sento entrare piano dentro di me: una mano che stringe un seno, bocca e denti che stringono il capezzolo dell’altro, il respiro che si libera per lasciar posto al piacere...


Invece le sue mani mi afferrano mentre sono ancora umida di doccia, con la pelle fresca, ammorbidita dall’acqua, percorsa da leggeri brividi di freddo che mi fanno sporgere i capezzoli duri e scuri sui seni ancora troppo bianchi dopo questo lungo inverno.
Le mani ruvide mi afferrano il culo, saggiandone la consistenza e scoprendo la carne morbida all’interno, e la sorpresa e il freddo della ceramica contro la quale vengo premuta mi strappano un piccolo gemito, anche se è il dolore della stretta e del leggero morso al lobo dell’orecchio che mi scuote con un brivido profondo e improvviso, che si mescola in risonanza con la scossa causata dal dito che schiude le grandi labbra alla ricerca di quel varco che inesorabilmente comincia a inondarsi. Mi cerca la bocca e la lingua quasi volesse strapparmele, voltandomi con decisione la testa mentre mi preme sempre di più contro il lavabo, cercando l’angolazione migliore per infilare il medio ben bene su per la figa. Mugolo e sporgo il culo per facilitarlo, e un rimescolare liquido accompagna il movimento del suo dito che ormai affonda fino a farmi sentire le nocche nell’incavo delle cosce. Mi sento colare e avvolgere dal piacere mentre le gambe cedono. Mi abbandono sul piano di ceramica cadendo quasi in ginocchio, e allora lui riesce a lavorare meglio e infila a fondo due dita, rigirando la mano e allargando con decisione il culo per avere una visione più diretta.

E’ soddisfatto del lavoro, è soddisfatto del liquido chiaro che lo bagna fino al polso, della figa rossa e aperta che sembra solo aspettare il vero protagonista.

Con il fiato corto mi abbandono alla presa che mi spinge definitivamente in ginocchio, portandomi all’altezza del suo cazzo.
Lui si china ancora e mi bacia rumorosamente afferrandomi per i capelli e bagnandomi di saliva... forse la sua, forse la mia... con voce stridula e spezzata gli dico quanto è bello, quanto mi piace quel cazzo che afferro e stringo ruotando un po’ il polso, facendo scoprire al massimo la cappella.
Lo bacio sulla punta, poi giù seguendo la sua lunghezza, sistemo meglio la presa godendo di quello spessore e di quella consistenza.
Lo vedo tendere gli addominali, spremere tutta la sua erezione con orgoglio puntandomela verso il viso. Mi afferra la testa e me lo guida in bocca, dicendomi che me lo darà tutto e che mi riempirà bocca e figa fino allo stremo.
Mugolo, annuisco, sbavo con la cappella che mi riempie e mi soffoca. La posizione tende il perineo, e sporgo ancora di più il bacino indietro sentendo l’ano dilatarsi e pulsare.
Lui apprezza, è sempre più grosso e più duro, mi punta sul palato e faccio fatica a trattenere i denti. Poi all’improvviso mi spinge via, facendo un passo indietro col fiato pesante mentre quell’asta lucida ondeggia nell’aria.

Si inginocchia e mi gira a quattro zampe, aprendomi ancora per bene il culo. Farfuglio qualcosa sull’uso del preservativo, sul letto e sulla comodità della stanza mentre debolmente cerco di voltarmi, ma le sue mani sono forti, la mia lucidità troppo labile, il pulsare del mio sesso troppo intenso per poterlo ignorare, e allora posso solo cercare di soffocare l’urlo quando sento che si fa strada dentro di me, con la sensazione che mi si stia spaccando in due e che il piacere sia troppo da sopportare.
Senza tante riserve trova il suo spazio dentro di me, poi comincia  a scoparmi con forza facendo scorrere il cazzo per tutta la sua lunghezza avanti e indietro, con affondi potenti che mi spingono a cercare in qualche modo l’appoggio del mobile di fronte e del pavimento.
E’ rude, mi afferra e mi scopa con forza, dandomi la sensazione di essere un oggetto nelle sue mani. Mi volto a guadarlo mentre un altro colpo mi strappa un urlo di godimento misto a dolore... dolore per la  figa dilatata e martoriata, per le dita che afferrano il culo guidando i movimenti, che corrono a cercare i capezzoli stringendoli e tirandoli.
Stremata imploro Dio e imploro quel cazzo di farmi godere ancora, come non mai, come non credevo fossi capace. Lui si esalta e si eccita ancora di più, lo sento gonfio che non so se posso trattenerlo e allora godo colando liquido caldo sulle mattonelle chiare, urlando il suo nome  mentre lo sperma caldo mi colma e condisce il dolce pulsare dell’ orgasmo.

Crollo esausta quando si alza scostandosi da me, ammirando soddisfatto nello specchio il suo corpo magro e il grosso cazzo che pende semi turgido con una bava di sperma  che cola ancora.
Sento il resto di quel seme sgusciare fuori, spinto dagli spasmi dei miei muscoli. Mi rannicchio su un fianco e con una mano accarezzo e raccolgo quello che posso, protestando debolmente che avevo detto di usare il preservativo, che non uso precauzioni, ma lui mi prende per mano alzandomi e spingendomi verso la stanza da letto, dove mi lascio cadere di schiena sulle lenzuola bianche divaricando le gambe giusto in tempo per accogliere il suo corpo caldo e il suo cazzo ancora duro e pronto a ricominciare.

Non ho neanche il tempo di pensare al fatto che non mi sia mai capitato di provare due orgasmi a breve distanza, che già  il mio urlo liberatorio si diffonde nella stanza accompagnato dai colpi veloci dei nostri corpi che si incontrano ritmicamente.


Non è ancora tempo per la calma e la dolcezza... forse dopo. 
Forse.

venerdì 26 giugno 2015

Motel (Prima parte)

La tensione negli ultimi tempi era diventata palpabile, inutile resistergli.
Alla fine mi sono arresa: 

-D’accordo, voglio scopare con te.

Mi abbracciò nel buio del parcheggio deserto, stringendomi a sé e baciandomi dolcemente con la lingua.
La sua mano scese sul mio culo, facendo aderire il più possibile il suo bacino contro la mia pancia, in modo che mi rendessi conto dell’intensità della sua erezione.

Infilai una mano tra i nostri corpi, saggiando la sua consistenza e massaggiandolo sempre più appassionatamente, con i nostri respiri che diventavano affannosi e profondi.

-Dai, tiramelo fuori, non ci vedrà nessuno!
-No no, c’era ancora gente in ufficio.

La magia era rotta, un barlume di lucidità mi era tornato.

-Devo andare che è tardi, mio marito si chiederà che fine abbia fatto.

Lui mi attirò ancora una volta a sé, palpandomi il seno attraverso l’apertura del cappotto.

-Dio che voglia di scoparti!

Mi alzai sulle punte dei piedi schioccandoli un ultimo bacio sulle labbra

-I piaceri vanno rimandati il più possibile per goderseli a pieno.



La settimana dopo mio marito sarebbe stato via per lavoro due giorni, era l’occasione giusta.
Non me la sentivo di tornare a casa da lui dopo averlo tradito con un altro, non ero sicura della tenuta delle mie emozioni.

Lasciai organizzare tutto a lui, rimanendo d’accordo che ci saremmo incontrati nei pressi della tangenziale dopo il lavoro.
Questo un po’ mi preoccupava, non avrei avuto modo di prepararmi a dovere, sarei dovuta stare con lui dopo l’intera giornata in ufficio.
Optai per un abbigliamento semplice: pantaloni di stoffa aderenti, stivali corti con un tacco non eccessivo, e una maglia lunga tutta aperta sulle braccia, ma molto accollata e “casta”.

Arrivai nel parcheggio concordato trovandolo un po’ in anticipo,  avendo io meno problemi di orario.
Arrivò poco dopo, e quando scese dalla macchina gli andai incontro un po’ nervosa.

-Parcheggia, prendiamo la mia. Il motel è qui vicino.

Arrivammo in un struttura ampia e bassa, molto nuova e appariscente.
Le camere erano in un’ala, dotate di accesso indipendente.
Rimasi in macchina ad attendere che lui facesse la registrazione, stringendomi con forza le mani in mezzo alle gambe per dominare la paura e l’eccitazione.
Lo vidi arrivare tutto sorridente con la chiave: ormai era fatta.

La stanza era spaziosa e piuttosto asettica, con il grosso letto che dominava l’ambiente.

Mi prese subito per mano, conducendomi verso il letto  ma lo fermai con un sorriso malizioso.

-Stai calmo, abbiamo tutto il tempo che vogliamo...voglio prima farmi una doccia con tranquillità.